dicembre 12, 2002
 Centrali turbogas, il Wwf denuncia: c'è il Far West energetico @ 23.02.22
di Marco Ceravolo

Una sola centrale turbogas nel Molise? Oppure tre? Viene voglia di dire: magari fossero solo una o solo tre. Le notizie che arrivano da quello che è stato definito il "Far West energetico" sono ancora più preoccupanti. Perché le centrali potrebbero addirittura essere cinque. Due a Termoli - delle quali una è ormai in dirittura d"arrivo, e una a Montenero di Bisaccia, Ururi e Venafro. L"allarme lo lancia il Wwf dal vicino Abruzzo, interessato alla costruzione di altri impianti proprio al confine del Molise. In Abruzzo l"associazione ambientalista ha chiesto alla Regione di approvare subito il piano energetico disponendo una "moratoria immediata che blocchi l"iter autorizzativo per la costruzione di nuovi impianti". Di questi temi si parlerà in un"assemblea pubblica del Forum ambientalista Abruzzo e Molise, domani venerdì alle 17 nell’auditorium Apc della Regione, a Vasto.


dicembre 11, 2002
 Centrale turbogas di Termoli, il centrosinistra annuncia battaglia @ 0.00.06
di Giorgio Duri

Quando i buoi sono scappati, si cerca di chiudere la stalla. Il vecchio adagio si adatta benissimo a ciò che sta accadendo per la centrale turbogas di Termoli. Dopo che tutta la procedura è stata chiusa e definita, con l"ultimo via libera del ministro Marzano, l"Ulivo del Molise si mobilita. In una conferenza stampa tenuta oggi sono state illustrate le iniziative di lotta e di protesta che però, al punto in cui è arrivata la situazione, sembrano avere davvero scarse possibilità di successo. Il più combattivo è senza dubbio il deputato della Margherita, Roberto Ruta, affiancato dal presidente della Provincia di Campobasso, Augusto Massa. Il meno combattivo è senza dubbio Antonio D"Alete, che alcune settimane fa aveva liquidato le proteste sulle centrali turbogas come "ingiustificato allarmismo". Ruta ha annunciato che sarà attuata una serie d"iniziative a partire da una raccolta di firme di sottoscrizione di un documento per scongiurare la costruzione della centrale, fino ad un ricorso al Tar del Molise. "Per la raccolta delle firme - ha detto Ruta - non ci rivolgiamo solo a iscritti, militanti e simpatizzanti del centro sinistra, ma a tutti i molisani perchè il problema delle centrali turbogas riguarda tutti i molisani". Massa, dal canto suo, ha spiegato che la centrale di Termoli modificherà il clima della zona e quindi va contro la vocazione turistica dell"intera regione. "Non è possibile - ha detto - che il governo regionale di centrodestra indichi il turismo quale settore di rilancio dell"economia dell"intero Molise e poi sia favorevole all"istallazione di una centrale sulla fascia costiera, una delle zone più vocate al turismo della regione". Ma, come detto, si ha la sensazione che il centrosinistra si stia impegnando in una battaglia persa. Infatti sembra che già nei prossimi giorni inizieranno le pratiche per iniziare la realizzazione dell"impianto. Così, mentre il centrosinistra si preparerà a raccogliere il suoi risultati, la società che ha presentato il progetto avrà già completato i lavori. Nel centrosinistra c"è anche chi sostiene che, impegnando tutte le energie sul fronte della centrale di Termoli, si stanno perdendo di vista i pericoli che si profilano all"orizzonte per altri due progetti di centrali turbogas a Montenero di Bisaccia e Venafro. Qualcuno consiglia, per non perdere su tutti i fronti, di puntare soprattutto a bloccare gli altri due progetti. Insomma salvare il salvabile, senza distrazioni. Oppure mettere insieme tutte e tre le centrali (Termoli, Montenero e Venafro) in un"unica azione unitaria di lotta. Sarebbe un modo, per citare Ruta, di dimostrare che "il problema delle centrali turbogas riguarda tutti i molisani". Anche D"Alete?


dicembre 9, 2002
 Centrale turbogas di Venafro, martedì saranno consegnate oltre 5.000 firme a Iorio @ 3.03.03
di a cura della redazione

Una delegazione del Comitato Valle del Volturno che si oppone alla realizzazione di una centrale turbogas di grandi dimensioni e potenza progettata nella Piana di Venafro, consegnerà martedì 10 dicembre alle ore 11,30, presso il Consiglio regionale del Molise, al Presidente della Regione On. Michele Iorio, 5200 firme di cittadini venafrani che si oppongono con fermezza alla realizzazione dell’impianto. Negative le valutazioni del Comitato anche sul nuovo progetto presentato dall’Ansaldo concordemente con quanto sostenuto nei giorni scorsi a mezzo stampa dal Presidente della Provincia di Isernia Avv. Raffaele Mauro, il quale ha saputo cogliere l’inadeguatezza della proposta di realizzare una centrale turbogas rispetto alle vocazioni agricole e naturalistiche dell’area interessata dal progetto. Intanto il Comitato è ancora in attesa di essere convocato dalla Commissione istituita dal Comune di Venafro per valutare la compatibilità ambientale della Centrale, a due mesi dalla sua costituzione.


dicembre 8, 2002
 Via libera alla centrale turbogas di Termoli, centinaia di persone in piazza @ 0.21.04
di Marco Ceravolo

Si è chiuso l"iter del progetto per la costruzione della centrale turbogas di Termoli. Il ministro delle attività produttive, Antonio Marzano, ha firmato il provvedimento che dà adesso il via alla fase della realizzazione. Sono tre le centrali per le quali saranno rilasciate le autorizzazioni sulla base delle disposizioni del ministro. La prima, come detto, rugarda la la centrale di Energia spa, da realizzare nell"area industriale di Termoli, della potenza elettrica di 750 mw. Le altre autorizzazioni riguardano la centrale Sef srl (società Enipower Ferrara) della potenza elettrica di circa 800 mw, all"interno dello stabilimento Petrolchimico di Ferrara e la centrale Edison termoelettrica spa della potenza di 250 mw da realizzare nell"area del polo integrato di sviluppo di Settimo Torinese. La notizia ha subito provocato reazioni. Mentre tace la politica, di destra e di sinistra, scendono in piazza i cittadini e le associazioni. Ieri sera a Termoli si è tenuta una fiaccolata con centinaia di persone che hanno dato vita ad un corteo che ha manifestato davanti alla sede del Municipio. Le associazioni, che in questi mesi si sono battute strenuamente contro la centrale di Termoli, hanno annunciato che la mobilitazione continuerà anche nei prossimi giorni.


novembre 26, 2002
 Centrale turbogas di Venafro, Mauro vuole vederci chiaro @ 17.32.53
di Walter Lepre

"Ritengo che l"Amministrazione provinciale debba intervenire nelle questioni che ha sollevato e va sollevando l"ipotesi di una costruzione di una centrale a turbogas da realizzare nella piana di Venafro": lo afferma Raffaele Mauro, presidente della Provincia di Isernia. Mauro aggiunge che "l"iniziativa ha suscitato la reazione negativa di buona parte della popolazione locale e la creazione di comitati popolari spontanei, talché si è alimentata una discussione che ora investe tutte le varie istituzioni". Il presidente, attraverso una nota del suo ufficio relazioni esterne, fa sapere che intende porre la questione in termini "estremamente chiari" e "per il rispetto dei quali è intenzionato a far valere in tutti i campi e in ogni momento la sua posizione". Secondo Mauro "la questione va ricondotta nei giusti ambiti e cioè in quello della compatibilità ambientale dell"iniziativa". "Secondo il mio punto di vista - aggiunge il presidente - ritengo che il problema non sia il minore o maggiore tasso di inquinamento in sé, ma la sua incidenza in un ambiente già toccato da forme di inquinamento. Gradirei sapere dal ministro dell"Ambiente, on. Matteoli, che ho interessato del problema, l"utilità per la Provincia di un tale impianto che va ad inserirsi in un contesto di bellezze naturali e in un territorio vocato al turismo e alle colture biologiche che possono costituire, e già in parte lo costituiscono, il motore dello sviluppo locale". Come è noto la Provincia può esprimere un parere consultivo non vincolante. La Provincia di Campobasso, ad esempio, ha già espresso un durissimo parere negativo sulle centrali che si stanno per realizzare o che si dovrebbero realizzare nel basso Molise. Dalla segreteria del Ministro Matteoli avrebbero già preparato la risposta a Mauro che, in estrema sintesi, è questa: la questione è di interesse nazionale, la Provincia non ha poteri e quindi non ti impicciare in fatti che non ti riguardano. Intanto oggi i tecnici incaricati dal Ministero per la valutazione dell"impatto ambientale hanno effettuato un sopralluogo sul sito che dovrebbe ospitare la centrale Ansaldo.


ottobre 30, 2002
 Centrale turbogas, la Provincia di Isernia incontra l'Ansaldo e il Comitato @ 22.21.23
di Ufficio Relazioni Esterne Provincia Isernia

Sono pervenute alla Presidenza del Consiglio Provinciale di Isernia numerose pressioni da parte di consiglieri e da associazioni ambientaliste della Provincia, affinché il Consiglio provinciale prenda posizione ufficiale in merito alla costruenda Centrale Energetica a turbogas da realizzare a Venafro. La conferenza dei capigruppo consiliari, riunitasi nei giorni scorsi, volendo apprendere in via istituzionale la portata reale della centrale e della sua effettiva ricaduta ambientale sul territorio, ha deciso di chiedere all"Ansaldo Energia Spa di illustrare direttamente con un suo rappresentante il progetto alla conferenza che si svolgerà il giorno 5 novembre 2002 alle ore 11,30 nella sala giunta, al 6° piano della Provincia. A seguire si terrà un incontro con il comitato ambientalista.


 Centrale turbogas di Venafro, pronte le nuove osservazioni del Comitato: eccole in esclusiva @ 22.14.24
di Comitato Valle del Volturno

Il Comitato Valle del Volturno informa di aver inviato a tutte le parti interessate al procedimento di autorizzazione alla costruzione della centrale turbogas nella piana di Venafro le proprie osservazioni alla modifica di progetto presentato dall’Ansaldo Energia s.p.a.

Nella integrazione alle osservazioni il Comitato Valle del Volturno ribadisce la più decisa contrarietà alla realizzazione dell’impianto Ansaldo a Venafro.

Il nuovo progetto vede addirittura aumentata la potenza, invariati i problemi che influenzerebbero il microclima della Piana di Venafro con l’emissione di grandi quantità di aria calda e di inquinanti; è notevolmente aumentato l’inquinamento acustico prodotto dalla centrale.

Il Comitato Valle del Volturno registra come l’Ansaldo non abbia risposto alle sollecitazioni della Soprintendenza e del Ministero per i Beni e le Attività culturali, riguardo le motivazioni che hanno spinto l’Azienda a non prevedere ipotesi insediative diverse ed alternative e a prediligere invece un’area agricola di grande pregio, distante meno di un chilometro da un pregevole zona umida (Le Mortine), inserita per la sua importanza nel Parco Regionale del Matese e nel Piano Stralcio di Bacino di Tutela Ambientale.

Seri dubbi e perplessità sulle effettive motivazioni circa la scelta dei luoghi da parte dell’Ansaldo nascono dall’esame del contratto preliminare di vendita dei terreni dove dovrebbe essere realizzata la centrale, sottoscritto da soggetti diversi dall’Ansaldo e legati ad aziende del posto.

Il Comitato fa rilevare le irregolarità della conferenza dei servizi:
E’ evidente la volontà di accelerare il procedimento, al punto che l’intero progetto presentato dall’Ansaldo è carente in tutti i suoi aspetti. Basti pensare che la modifica al sistema di raffreddamento è descritto in poche righe e che nessun rilievo è stato fornito al fatto che è aumentata la potenza dell’impianto, passando da 760 MW a 780 MW, così come sono aumentati i volumi dei fabbricati della centrale.

LA CENTRALE TURBSOGAS NELLA PIANA DI VENAFRO NON SERVE AL MOLISE:
Per ammissione della stessa Ansaldo, l’energia elettrica prodotta dalla centrale turbogas servirebbe solo ad alimentare la centrale di Presenzano e ad essere venduta alla rete nazionale.

La proposta centrale turbogas non è coerente con le esigenze del fabbisogno energetico della Regione Molise e del suo sviluppo produttivo come previsto dal Piano energetico elaborato dall’ENEA e da Ambiente Italia per conto della Regione Molise.

La combinazione degli effetti derivanti dalle emissioni della Colacem con quelle di alcune aziende del Nucleo Industriale e con quelle della centrale potrebbe determinare rischi per la salute; la centrale turbogas produrrà 30 milioni di metri cubi al giorno di gas contenenti notevoli quantità di ossidi di azoto ed ossidi di carbonio. Con la modifica al sistema di raffreddamento proposta dall’Ansaldo non muta il problema dell’emissione di gas inquinanti, quali Ossido di Carbonio, Ossidi di Azoto ed altri. Ricordiamo che, dai dati climatologici ERSAM allegati nelle precedenti osservazioni, sono risultati lunghi periodi (anche mesi) di assenza di vento.

La centrale turbogas non crea occupazione, piuttosto mette a rischio il lavoro delle aziende agricole della valle ed un fatturato di oltre 10 milioni euro da esse prodotte.

Comitato Valle del Volturno
http://comitatovalledelvolturno.supereva.it
comitatovolturno@katamail.it

(nell"articolo pubblicato di seguito il testo integrale delle Osservazioni. Mancano, perché non disponibili come file, i documenti relativi alle "manovre" in atto per la compravendita dei terreni interessati)


ottobre 28, 2002
 Venafro: centrale turbogas, il Comitato contesta l'Ansaldo. Ecco le nuove osservazioni @ 19.16.46
di a cura della redazione

COMITATO “VALLE DEL VOLTURNO”
COLDIRETTI Isernia, WWF ITALIA–Sezione Regionale Molise,
CAMERA DEL LAVORO (CGIL)–Venafro, LEGAMBIENTE–Circolo di Isernia, OLEIFICIO COOPERATIVO DI VENAFRO, CISAL– Isernia,
CONFCOMMERCIO–Isernia, l’Associazione Vigili del Fuoco in Congedo, l’Associazione Paolo Balestrazzi, l’Associazione AUSER, il CIF-Venafro, l’Associazione Volontari Primo Soccorso, l’Arco Molise,
l’Associazione teatrale “Dietro le quinte” – Venafro,
nonché migliaia di liberi cittadini
(ad oggi circa 5000 su una popolazione residente di 10.000)
firmatari di una mozione contraria alla installazione della centrale termoelettrica






Oggetto:
Procedura per il rilascio di autorizzazione unica, ai sensi del D.L. 07/02/2002, n. 7 convertito con modificazioni nella L. 09/04/2002, n. 55, per l’installazione e l’esercizio di una centrale a ciclo combinato della potenza elettrica di 760 MW circa, nonché per le opere connesse e le infrastrutture indispensabili all’esercizio della stessa.

ADDENDUM AL SIA




O S S E R V A Z I O N I






Al MINISTERO DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE
Direzione generale per l’energia e le risorse minerarie
Ufficio C2 – mercato elettrico
Via Molise, 2
00187 ROMA


AL MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA
TUTELA DEL TERRITORIO
Servizio VIA
Servizio IAR
Via C. Colombo, 44
00147 ROMA

AL MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA
TUTELA DEL TERRITORIO
Direzione generale della Prevenzione
Ufficio VIII
Via Serra Nevada, 60
00144 ROMA

AL MINISTERO PER I BENI E
LE ATTIVITA’ CULTURALI
Direzione generale per i beni architettonici
Ed il paesaggio – Servizio IV
Piazza del Popolo, 18
00187 ROMA

ALLA REGIONE MOLISE
Assessorato Ambiente
Via Trento, 1
86100 CAMPOBASSO

ALLA PROVINCIA DI ISERNIA
Settore Ambiente
86170 ISERNIA

AL COMUNE DI VENAFRO
Ufficio Sig. Sindaco
86079 VENAFRO

AL COMUNE DI SESTO CAMPANO
Ufficio Sig. Sindaco
86078 SESTO CAMPANO

AL COMUNE DI POZZILLI
Ufficio Sig. Sindaco
86077 POZZILLI

ALLA REGIONE CAMPANIA
Area Generale di Coordinamento
Ecologia, Tutela dell’ambiente
Disinquinamento
Via De Gasperi, 28
80133 NAPOLI

ALLA PROVINCIA DI CASERTA
Settore Ambiente
81100 CASERTA


AL COMUNE DI PRESENZANO
Ufficio Sig. Sindaco
81050 PRESENZANO (CE)

AL COMUNE DI CAPRIATI AL VOLTURNO
Ufficio Sig. Sindaco
81014 CAPRIATI AL VOLTURNO (CE)

ALL’AUTORITA’ DI BACINO
dei fiumi Liri- Garigliano e Volturno
Via del Grande Archivio, 9
81100 NAPOLI

AL G.R.T.N. Spa
Viale Maresciallo Pilsudski, 92
00197 ROMA

Alla SOPRINTENDENZA per i B.A.P.P.S.A.D.
via Chiarizia, 14
86100 CAMPOBASSO

Alla SOPRINTENDENZA per i B.A.P.P.S.A.D.
di Caserta e Benevento
Palazzo Reale
81100 CASERTA


Oggetto: -
Procedura per il rilascio di autorizzazione unica, ai sensi del D.L. 07/02/2002, n. 7 convertito con modificazioni nella L. 09/04/2002, n. 55, per l’installazione e l’esercizio di una centrale a ciclo combinato della potenza elettrica di 760 MW circa, nonché per le opere connesse e le infrastrutture indispensabili all’esercizio della stessa.


ADDENDUM AL SIA - OSSERVAZIONI


PREMESSA
Con avviso pubblicato sul Corriere della Sera il 28.09.2002, le società proponenti International Power plc e Ansaldo Energia Spa, nell’annunciare che nell’ambito del procedimento autorizzatorio ai sensi della L. 09.04.2002, n. 55, hanno presentato istanza per la pronuncia di compatibilità ambientale ai sensi del DPCM 10.08.1988 n. 377 e successive norme tecniche, comunicano che ad integrazione del progetto di massima della centrale e delle opere connesse, nonché degli Studi di impatto ambientale, è stata inoltrata ai Ministeri per le Attività Produttive, Ambientale e Territorio, Beni Culturali e Ambientali e agli altri enti coinvolti, la seguente documentazione:
1) il progetto preliminare relativo al gasdotto;
2) le modifiche al progetto preliminare di centrale conseguenti all’adozione di un sistema di raffreddamento ad aria anziché ad acqua di fiume;
3) la modifica al progetto preliminare dell’elettrodotto.
4) L’allacciamento della centrale al gasdotto SNAM avverrà mediate la realizzazione di un gasdotto (DN400) della lunghezza di Km 15,3 circa che si svilupperà attraverso le provincie di Isernia e Caserta nei Comuni di Venafro (IS), Sesto Campano (IS), Presenzano (CE) e Vairano Patenora (CE).
5) La centrale termoelettrica sarà dotata di un sistema di raffreddamento ad aria. Nella soluzione adottata non saranno più necessarie le opere di presa, restituzione e trasporto delle acque del fiume Volturno previste precedentemente.

In merito alla documentazione prodotta,

Il COMITATO “VALLE DEL VOLTURNO”
cui hanno aderito: la COLDIRETTI Isernia, il WWF ITALIA – Sezione Regionale Molise, l’OLEIFICIO COOPERATIVO DI VENAFRO, la CAMERA DEL LAVORO (CGIL)- Venafro, Legambiente – Circolo di Isernia, la CISAL – Isernia la Confcommercio-Isernia, l’Associazione Vigili del Fuoco in Congedo, l’Associazione Paolo Balestrazzi, l’Associazione AUSER, il CIF-Venafro, l’Associazione Volontari Primo Soccorso, l’Arco Molise, l’Associazione teatrale “Dietro le quinte” – Venafro, nonché migliaia di liberi cittadini (ad oggi circa 5000 su una popolazione residente di 10.000) firmatari di una mozione contraria alla installazione della centrale termoelettrica tutti rappresentati ai fini del presente documento di osservazioni dall’avv. Giuseppina Negro, quale Presidente del Comitato sottopone all’attenzione di tutti le Amministrazioni chiamate a rilasciare assensi e autorizzazioni secondo le normative vigenti, le seguenti:


O S S E R V A Z I O N I

1. VIZI DEL PROCEDIMENTO AUTORIZZATORIO.
ILLEGITTIMITÀ / IRRITUALITÀ DELLA CONFERENZA DEI SERVIZI.
L’istanza per l’autorizzazione all’installazione e all’esercizio della centrale è stata presentata in data 04.04.2002, protocollata in data 08.04.2002.
Con nota del 18/04/2002 prot. n. 206854, il Ministero per le Attività Produttive ha avviato il procedimento disponendo che le società proponenti, entro il termine massimo di una settimana, depositassero copia del progetto preliminare presso le Amministrazioni interessate e procedessero alle prescritte pubblicazioni. Contestualmente indiceva la Conferenza dei Servizi per il 17 maggio 2002.
Sicché l’avviso fu pubblicato sul quotidiano Nuovo Molise il 21 maggio 2002 così determinando al 20.06.2002 il termine per la presentazione di osservazioni.

Si denuncia pertanto la grave omissione delle società proponenti che con il loro ritardo hanno viziato ab origine il procedimento, nonché la grave omissione da parte del responsabile del procedimento che non ha rilevato la intempestività degli adempimenti come imposti con la sua nota del precedente 18.04.2002.

La Conferenza dei Servizi, convocata per il giorno 17 maggio 2002, fu tenuta successivamente il giorno 11.06.2002. In tale seduta le Amministrazioni avrebbero dovuto “indicare le condizioni per ottenere gli assensi previste dalle leggi vigenti, nonché ad indicare l’eventuale necessità di ottenere ulteriori informazioni sul progetto in esame, per l’espressione delle determinazioni di competenza. In considerazione del termine previsto per la conclusione del procedimento (180 giorni dalla presentazione del progetto preliminare e dello SIA), verrà anche stabilito il programma dei lavori della Conferenza”. Dal resoconto verbale della conferenza si evince che le autorità presenti hanno argomentato per le rispettive competenze e sono stati trasmessi gli atti per la VIA.
In sostanza la seduta preliminare della Conferenza dei Servizi, deputata all’esame della completezza del progetto e della esaustività della documentazione prodotta e all’indicazione di quella da ulteriormente produrre per dare corso all’istruttoria, nonché all’ordine dei lavori, è stata convocata e addirittura tenuta prima che le comunità locali potessero far giungere le proprie osservazioni.
Tenuto conto del fatto che il documento di osservazioni presentato da questo Comitato non si limitava a offrire criteri o argomenti di valutazione, ma evidenziava numerose lacune del progetto preliminare e la necessità che le società proponenti rendessero chiarimenti e informazioni e ripresentassero e/o integrassero lo SIA di analisi significative, decisive e importanti ai fini del giudizio di compatibilità ambientale e paesaggistica, appare evidente che:

1.1 I lavori della conferenza sono iniziati in violazione del diritto di intervento riconosciuto ai cittadini e del principio di imparzialità che sottende all’obbligo di informazione e di partecipazione delle comunità territoriali coinvolte.

La compressione dei diritti tutelati dei cittadini e la irritualità / illegittimità della procedura instaurata e avviata appaiono ancor più gravi se consideriamo, da un lato, che la procedura di VIA -da applicarsi nel procedimento autorizzatorio de quo- è estremamente semplificata, in quanto non prevede l’inchiesta pubblica, ma sembra che debba svolgersi allo stato degli atti e, dall’altro, che per legge i chiarimenti e le integrazioni, che interrompono il termine dei 180 gg. fissato per la conclusione del procedimento, possono essere richiesti una volta sola.

1.2 La stessa istruttoria della VIA è stata avviata senza che venisse imposto alle società proponenti di produrre le informazioni e le integrazioni richieste dal Comitato.



2. MANCATO RISPETTO DELLE PRESCRIZIONI IMPOSTE NELLA CONFERENZA DEI SERVIZI DEL 11.06.2002. IMPOSSIBILITÀ DI COMPIERE LE VALUTAZIONI ED EMETTERE IL PARERE COME PRESCRITTI DALLA L. 08.07.1986 n. 349.

Nella premessa all’addendum le società proponenti dichiarano di aver predisposto delle modifiche al progetto volte ad annullare il prelievo di acqua dal fiume Volturno e minimizzare l’utilizzo di acqua nella centrale, resesi necessarie a seguito di osservazioni e segnalazioni emerse in sede di Conferenza dei Servizi del 11.06.2002, in sede di incontri informali con l’Autorità di Bacino e con le organizzazioni locali.

2.1 L’Ansaldo non risponde alla nota N. 909 / 6 GIUGNO 2002 della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Molise e non chiarisce la motivazione della scelta della localizzazione.
Infatti dalle integrazioni progettuali manca la documentazione integrativa richiesta dalla Soprintendenza e relativa all’elettrodotto e alla compatibilità degli interventi con la pianificazione di bacino attuata dall’Autorità di Bacino dei fiumi Liri-Garigliano e Volturno, nonché agli interventi antropici con particolare riguardo alle emergenze residenziali sparse sia di recente che di antica edificazione e come la centrale si relaziona con queste.
Manca anche la “relazione dettagliata, accompagnata da documentazione cartografica IGM, sulle motivazioni che hanno indotto alla scelta del sito in oggetto per il complesso industriale, tenuto conto che nell’ambito della pianura venafrana esistono già due aree industriali consolidate: quella del Consorzio industriale Pozzilli Venafro e quella ricadente nel Comune di Sesto Campano (impianti Colacem). Ciò anche in considerazione di verificare l’impatto delle opere sulla vicina oasi naturale del WWF “Le Mortine”.


2.2 L’ANSALDO IGNORA LE INTEGRAZIONI DOCUMENTALI RICHIESTE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI CON NOTA ST/402/22521/2002 DEL 12 GIUGNO 2002 ed in particolare non fornisce:

a) “approfondimenti del “quadro di riferimento ambientale”, con particolare riguardo ai riferimenti vincolistici che interessano l’area individuata per l’ubicazione della centrale;
b) ampia documentazione fotografica, nonché uno studio vegetazionale del sito della centrale e del territorio circostante, tale da rappresentarne in modo esaustivo le qualità paesaggistiche;
c) una corretta valutazione dell’incidenza del nuovo complesso industriale sul contesto paesaggistico, una integrazione della simulazione grafica e/o fotografica dell’inserimento del nuovo complesso industriale in tale contesto;
d) uno studio più approfondito degli interventi di mitigazione, in cui sia specificato, tra l’altro il tipo di piantumazione perimetrale proposto, specificandone il numero, la specie, l’altezza, le dimensioni e le caratteristiche cromatiche delle chiome”.
Trattasi di copiosa documentazione necessaria e propedeutica alla verifica di compatibilità ambientale e di tutela e salvaguardia del paesaggio.

L’unica documentazione fotografica proposta, ottenuta con la tecnica del fotomontaggio, è fuorviante in quanto le immagini allegate, oltre a risultare confuse, sono tratte in soluzioni prospettiche che nascondono il reale impatto sul paesaggio dell’insediamento industriale proposto.

2.3 L’addendum, inoltre, non rimuove le lacune evidenziate dal “Comitato Valle del Volturno” nelle osservazioni presentate nei termini e, in particolare, quelle relative:

a) alle motivazioni della localizzazione;

b) alla coerenza con i fabbisogni energetici della regione Molise;

c) alla coerenza con i piani paesistici, alla compatibilità con le vocazioni del territorio e con le attività produttive su di esso disseminate;

d) agli incrementi di calore alle condizioni climatiche effettive e, quindi, alle valutazioni delle conseguenze sull’ambiente;

e) agli incrementi di umidità attesi alle condizioni microclimatiche effettive della zona;

f) agli effetti delle emissioni di CO2 e agli impatti complessivi di tutte le emissioni, comprese il calore e l’umidità, nelle interferenze ed effetti sommati a quelli provenienti da altre fonti;

g) a dati tecnici rilevanti;

h) alle incongruenze nell’analisi dei dati ambientali (temperatura e umidità);

i) all’analisi dei fattori chimico-fisico-meteorologico e biologico dell’ecosistema locale, nonché all’analisi dell’impatto;

j) alla qualità dell’aria, alle variazioni microclimatiche e agli effetti sulle vegetazioni e le colture agrarie;

k) al piano di sicurezza;

2.4 Infine, si segnala che le stesse società proponenti, con riferimento all’approvvigionamento di acqua al grezzo, a pag. 4 dell’addendum, si riservano di sviluppare un progetto ad hoc per il pozzo e la relativa procedura di autorizzazione.

L’assenza delle richieste integrazioni e di significativi elementi progettuali non consente l’emissione del parere e delle valutazioni come prescritti dalla L. 08.07.1986 n. 349.


3. NECESSITÀ DELL’INIZIO DI UN NUOVO PROCEDIMENTO AUTORIZZATORIO
Come si evince dalle poche pagine dell’addendum, le società proponenti hanno prodotto delle modifiche sostanziali al progetto preliminare sì che la centrale termoelettrica proposta è completamente diversa da quella originariamente progettata.

Si tenga anche in conto che la documentazione originaria non conteneva né il progetto dell’elettrodotto né quello del gasdotto.

Solo la localizzazione è rimasta invariata, ma quest’unico elemento non giustifica il mantenimento della medesima procedura autorizzatoria. Questa va senz’altro iniziata d’accapo anche per ripristinare la dovuta imparzialità e il rispetto del diritto d’intervento delle comunità locali.

4. INGRESSO NELLA CONFERENZA DEI SERVIZI DI TUTTI I COMUNI INTERESSATI NONCHÉ DEL CONSORZIO DI BONIFICA DELLA PIANA DI VENAFRO e DELL’ANAS.
Il sito individuato dalla centrale è posto al confine con i Comuni di Sesto Campano, Capriati al Volturno e Pozzilli e peraltro è equidistante dai centri abitati di tali comuni. Inoltre l’iniziativa industriale, per varie parti, è destinata a interferire con programmi, progetti, opere e, più genericamente, funzioni e competenze istituzionali del Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro. Le immissioni di vapore genereranno, con alta prevedibilità, nebbie che influenzeranno i tratti stradali esistenti e quelli progettati, quali la variante, comportando la necessità di opere migliorative della visibilità.
Ne consegue che anche i citati comuni e il Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro e l’ANAS devono essere ammessi a partecipare alla Conferenza dei Servizi al fine di tutelarsi ed esprimere il proprio parere.

5. MANCATO ADEGUAMENTO AI CRITERI DI VALUTAZIONE PREVISTI DALL’ACCORDO STATO-REGIONI DEL 5/9/2002 – allegato A).
IMPOSSIBILITA’ DI EMETTERE VALUTAZIONE POSITIVA.
INCOERENZE GRAVI DEL PROGETTO E CONSEGUENTE INUTILITA E IRRAZIONALITÀ DI UN’APPROFONDITA ISTRUTTORIA.
Le società proponenti non hanno adeguato il loro progetto ai criteri generali di valutazione previsti nell’allegato A), lettera a), dell’accordo raggiunto tra Governo, Regioni, Province, Comuni e Comunità montane in sede di Conferenza Unificata di cui all"art. 8 DLgs 281/97 (G.U. n.220 del 19.9.2002). L’accordo si pone nel rispetto degli impegni stabiliti dalla direttiva europea 96/92/CE e dal DL 7/2/2002 n. 79, convertito nella L. 9/4/2002 n. 55.

IL MANCATO ADEGUAMENTO AI SUDDETTI CRITERI GENERALI IMPEDISCE LA VALUTAZIONE POSITIVA DEL PROGETTO
I criteri generali previsti nell’allegato A trovano immediata applicazione . Infatti, espressamente cita l’accordo: “ Essendo già state presentate molte richieste di autorizzazione, i medesimi criteri saranno applicati ai fini di una più celere valutazione delle medesime, fermo restando la possibilità dei richiedenti, ove il singolo progetto non risultasse adeguato nella stesura attuale, di adeguarlo per gli aspetti carenti”. Nella parte finale cita: “ Nella valutazione verrà specificato l’eventuale carattere di priorità attribuito, sulla base dei criteri generali di alla lettera A, ad un progetto valutato positivamente, al fine di valorizzarne gli aspetti positivi, che qualificano il progetto come meritevole di appoggio da parte di tutte le amministrazioni coinvolte, e gli aspetti migliorabili, in un’ottica di massimizzazione dei benefici. Il giudizio negativo verrà anch’esso motivato, tenendo conto dei criteri sopraelencati”.

La volontà manifestata è di evitare il dispendio di tempo ed energie per un esame approfondito di progetti già evidentemente carenti.
Poiché il progetto Ansaldo di centrale termoelettrica nella Piana di Venafro, mostrando già ictu oculi un oggettivo scostamento e incoerenza rispetto ai criteri generali di cui all’allegato A), lettera a, dell’accordo, va senz’altro emesso giudizio negativo senza necessità di ulteriore approfondita istruttoria.

In particolare:

5.1 L"intervento risulta assolutamente incompatibile con gli strumenti di pianificazione esistenti . L"area prescelta, infatti, ricade in zona agricola del PRG e nell"area N2A dei P.P.T.A.V per cui, se realizzata, l"opera stravolgerebbe tutte le previsioni degli strumenti di pianificazione, soprattutto sotto il profilo paesaggistico. Alcune opere annesse alla centrale, quali l’elettrodotto, ricadono nella zona perimetrata dal PSTA (Piano Stralcio di Tutela Ambientale) – Piano Pilota Le Mortine. L’area interessata è soggetta altresì alle prescrizioni e misure di salvaguardia del PSTA, concernenti “il vincolo di non edificazione e proposte di interventi concernenti opere di conservazione, di ripristino e di riqualificazione (di cui all’art. 12 del decreto legge 5 ottobre 1993, n. 398, così come modificato ed integrato dalla legge di conversione 4/12/1993, n. 493) per l’area delle Mortine e le zone ad essa limitrofe, ricadenti nei comuni di Capriati al Volturno, Ciorlano, Sesto Campano, Pozzilli e Venafro”. – rif. Allegato A, lettera A), punto a).



5.2 L"intervento non è coerente con le esigenze del fabbisogno energetico della Regione Molise e del suo sviluppo produttivo, pur tenendo conto di eventuali ricadute di soddisfacimento del fabbisogno delle regioni confinanti. Il Piano energetico, infatti, elaborato da Ambiente Italia per conto della Regione Molise (allegato n. 1), anche se formalmente ancora non approvato, ha puntualmente rappresentato le esigenze del fabbisogno futuro di energia elettrica con proiezione al 2010 . Tale piano prevede due ipotesi statistiche:

IPOTESI DI BASSA CRESCITA : fabbisogno 1800 - 2000 GWh

IPOTESI DI ALTA CRESCITA : fabbisogno 2100 - 2300 GWh:

A fronte di queste ipotesi di fabbisogno futuro, la situazione dell"energia elettrica nel Molise negli anni 1997 e 2000 è stata la seguente:

Anno 1997 Anno 2000
DOMANDA : 1200 GWh DOMANDA : 1352 GWh
OFFERTA : 1000 GWh OFFERTA : 1144 GWh
IMPORTAZIONE : 200 GWh IMPORTAZIONE : 208 GWH

L"analisi di questi dati evidenzia chiaramente che l"andamento tendenziale del fabbisogno energetico regionale al 2010 sarà ampiamente contenuto nell"ipotesi di bassa crescita, per cui la necessità sarà quella di colmare la differenza tra il fabbisogno massimo di 2000 GWh e la produzione attuale di 1144 GWh. Il gap, quindi, di appena 856 GWh, che potrebbe essere incrementato di un ulteriore 20% per il soddisfacimento di eventuali ricadute di fabbisogno delle regioni confinanti, potrà essere facilmente colmato con strutture produttive di modeste dimensioni e soprattutto da fonti rinnovabili.

A tale riguardo va osservato che LA REGIONE MOLISE HA GIÀ ESPRESSO PARERE FAVOREVOLE ALLA REALIZZAZIONE NEL TERRITORIO DEL COMUNE DI TERMOLI DI UNA CENTRALE TURBOGAS DI ANALOGA POTENZA, TEORICAMENTE CAPACE DI PRODURRE 6000 (SEIMILA) GWH ALL"ANNO, CON UN"ECCEDENZA, QUINDI, TRE VOLTE SUPERIORE AL FABBISOGNO DELLA REGIONE PROIETTATO AL 2010, senza tener conto degli attuali livelli di capacità produttive.

Pertanto, la centrale turbogas proposta da Ansaldo Energia è irrazionale perché enormemente sproporzionata rispetto alle esigenze di fabbisogno energetico della Regione Molise. – rif. Allegato A, lettera A), punto b).


5.3 L"intervento è del tutto incoerente con le esigenze di diversificazione delle fonti energetiche. Va segnalato al riguardo che nella Regione Molise esistono numerosi progetti di impianti eolici e sono giacenti presso il GRTN numerose domande di connessione. Nella sola provincia di Isernia il numero di pali che si vorrebbero installare si aggira intorno a 500.
Molti di questi progetti sono in fase avanzata autorizzatoria. Ci sono, quindi, tutte le condizioni per escludere la possibilità di costruire nuove centrali termoelettriche che utilizzano combustibili fossili che, com’è noto, oltre che produrre forte inquinamento ambientale (gas serra) sono fonti non rinnovabili. Lo stesso Consiglio Regionale, con deliberazione n. 37 assunta nella seduta del 29/01/2002 (allegato n. 2), nell’impegnare la Giunta regionale a relazionare sullo stato di attuazione del progetto di PER e sulle effettive necessità di energia elettrica nel medio e lungo periodo, ha puntato sul risparmio energetico e sulle fonti di energia rinnovabili, esprimendo così direttive precise della politica energetica regionale.
– rif. Allegato A, lettera A), punto c).


5.4 La centrale progettata, è fortemente impattante per una piccola valle, quale è quella venafrana, dove, come ampiamente spiegato nelle precedenti osservazioni, non ricorrono oggettivamente le condizioni ambientali (rectius meteorologiche) idonee alla sua realizzazione soprattutto per l"estrema mutabilità dei venti con periodi anche lunghi di assenza assoluta (calme). Rispetto alla specifica dimensione dell"impianto si osserva che una centrale del tipo di quella proposta, immetterebbe continuamente nell"aria a temperature notevolmente superiori a quelle ambientali circa 5 milioni di metri cubi l"ora di gas, tra i quali non mancherebbero notevoli quantità di ossidi di azoto ed ossidi di carbonio che finirebbero per concentrarsi nell’ambiente, come già evidenziato dagli allegati alle precedenti osservazioni presentate. – rif. Allegato A, lettera A), punto d).



5.5 L’impianto proposto non consente il massimo utilizzo possibile dell’energia termica cogenerata. Anzi esso è strutturato per la dispersione di enormi quantità di calore nell’ambiente. L"impianto infatti è stato localizzato in un ambito territoriale con scarsa consistenza demografica e con assenza assoluta di attività industriali che richiedano una grande quantità di vapore per i processi produttivi. Del resto, come già evidenziato con le precedenti osservazioni, le società proponenti affrontano la problematica dell"energia termica cogenerata solo marginalmente facendo venire meno il pregio del sistema cogenerativo. La produzione contemporanea infatti di energia termica ed elettrica costituisce senz"altro una delle vie migliori per ridurre complessivamente l"impatto ambientale e limitare le emissioni in atmosfera ma a condizione che il calore di scarto venga utilizzato al massimo. A tale proposito deve essere pure evidenziato che un corretto piano industriale di un impianto cogenerativo non può prescindere da una attenta indagine di mercato per accertare non solo la esistenza di un reale bacino di potenziali utenti ma anche la loro disponibilità ad allacciarsi alla rete della potenza termica cogenerata.
– rif. Allegato A, lettera A), punto f).

5.6 La progettata centrale turbogas è aggiuntiva rispetto agli impianti di produzione esistenti nella Regione, in relazione anche alle proiezioni di fabbisogno futuro. Non risulta infatti che sia stata presentata alcuna convenzione o accordo con le società produttrici operanti nella Regione per la eliminazione o riduzione degli impianti esistenti.
– rif. Allegato A, lettera A), punto g).

5.7 Il progetto non prevede alcuna opera funzionale al teleriscaldamento. Per quanto concerne la diffusione del teleriscaldamento si precisa che le società proponenti, nel merito, non hanno prodotto alcuna soluzione progettuale né hanno indicato le attività produttive, esistenti sul territorio, ed i centri urbani che intendono servire. A tale ultimo riguardo deve essere anche evidenziato, come sancito dalla Conferenza Unificata nel succitato accordo del 5.9.2002, lett. h) dell"allegato A, che le proponenti società avrebbero dovuto esplicitare le modalità con le quali intendono mettere a disposizione dei singoli centri urbani coinvolti un servizio di pubblica utilità.
– rif. Allegato A, lettera A), punto h).




5.8 La localizzazione dell’impianto non consente la minimizzazione dei costi di trasporto dell’energia.
Atteso che il fabbisogno energetico regionale è ridotto rispetto alle potenzialità della centrale proposta, l’energia prodotta verrà utilizzata in luoghi lontani dal centro di produzione. Essa, di notte sarà accumulata nella centrale di Presenzano, mentre di giorno sommata a quella accumulata (e quindi raddoppiata) dovrà essere inviata ai centri di utilizzazione. Le perdite totali di trasmissione non vengono ridotte. – rif. Allegato A, lettera A), punto i).

5.9 La localizzazione dell’impianto non consente la minimizzazione dell’impatto ambientale delle nuove strutture di collegamento alle reti esistenti. Sarà realizzato un elettrodotto di notevoli dimensioni che si eleverebbe dal suolo per oltre 60 metri e per un tracciato di 15 Km., nonché un gasdotto della medesima lunghezza. L’elettrodotto per le sue dimensioni, sarebbe di notevole impatto visivo ed elettromagnetico soprattutto se si considera che tutto il territorio del Comune di Venafro è sottoposto a tutela ambientale. – rif. Allegato A, lettera A), punto i).

5.10 Non risulta che le società proponenti abbiano presentato un piano finalizzato alla valorizzazione del territorio o altre misure di compensazione e riequilibrio ambientale. – rif. Allegato A, lettera A), punto k).
5.11 Resta, infine, da verificare se le società proponenti abbiano soddisfatto l"obbligo previsto dall"art.11 del DLgs n.79/99 relativamente alla immissione nella rete nazionale una quota da fonti rinnovabili pari al 2% della energia eccedente i 100 GWh per ciascun anno. Il progetto, al riguardo, è assolutamente carente. – rif. Allegato A, lettera A), punto l).
5.12 Nella stessa vallata è prevista l’installazione di altre due centrali termoelettriche (Pozzilli-Presenzano) non è stata promossa presso e dalla Regione la valutazione comparativa degli stessi sulla base dei criteri generali di valutazione di cui all’allegato A)
– rif. Allegato A, lettera A), punto k).

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Può notarsi che già le osservazioni precedentemente presentate da questo Comitato evidenziavano, per il progetto di centrale termoelettrica nella piana di Venafro, l’assenza di ragionevolezza e l’incompatibilità sotto vari profili oggi tutti considerati tra i criteri generali del citato accordo.



Sulla base di quanto analiticamente esposto, è lecito concludere che essendo consentito, in base all’accordo Stato-Regioni, di applicare i criteri generali previsti dall’allegato A, lettera A) AI FINI DI UNA PIÙ CELERE VALUTAZIONE delle richieste presentate, all’evidente scopo di evitare il dispendio di tempo ed energie per esami approfonditi di progetti già evidentemente carenti, il progetto Ansaldo di centrale termoelettrica nella Piana di Venafro VA RIGETTATO senza necessità di ulteriore approfondita istruttoria.

Va, inoltre, segnalato che il progetto di centrale turbogas nella Piana di Venafro dell’allegato A all’accordo Stato – Regioni, si pone in contrasto anche con i criteri di cui alle lettere B) e C). Infatti la centrale non è coerente con le direttive programmatiche di sviluppo economico della piana di Venafro ed è incompatibile con le attività produttive su di esso sviluppate sì da costituire un oggettivo fattore di crisi delle stesse con riflessi negativi in termini di perdita degli attuali livelli di occupazione senza che sia garantito alcun serio ed adeguato incremento.
Si rinvia al prosieguo delle osservazioni per un più approfondito esame.


6. SCELTA DELLA LOCALIZZAZIONE:
I DUBBI SULL’OPERATO DI ANSALDO ENERGIA s.p.a.
Il Comitato Valle del Volturno contesta ampiamente i criteri di scelta del sito ove realizzare la Centrale termoelettrica, al punto che l’operato dell’Ansaldo, ad un più attento esame della documentazione allegata, non può che far sorgere seri dubbi e perplessità sulla correttezza e la serenità di giudizio dell’Ansaldo stessa circa la scelta dei luoghi.

Il sistema di raffreddamento ad aria e quindi la non necessaria vicinanza dell’impianto al fiume Volturno, rende ancor più inconcepibile la localizzazione prescelta in un’area agricola di grande pregio, distante meno di un chilometro da un pregevole zona umida (Le Mortine), oasi WWF, inserita per la sua importanza nel Parco Regionale del Matese e nel Piano Stralcio di Bacino di Tutela Ambientale, il primo Piano Stralcio di protezione ambientale concepito da un’Autorità di Bacino in Italia.


6.1 L’ANSALDO NELLA NUOVA ELABORAZIONE PROGETTUALE CONTINUA AD IGNORARE ALTRE IPOTESI INSEDIATIVE
Nell’addendum progettuale si continuano ad ignorare ipotesi alternative di localizzazione in aree eventualmente vocate ad ospitare simili insediamenti, come quelle industriali ad esempio, ed anche al di fuori dei limiti territoriali amministrativi previsti in progetto.

Non si può che ritenere deleteria l’ipotesi di un nuovo insediamento industriale nell’area agricola più fertile della Piana di Venafro, in presenza ed in concomitanza di un numero già eccessivo di insediamenti, industriali:
zona PIP di Venafro, zona PIP di Sesto Campano, zona PIP di Capriati al Volturno, NUCLEO INDUSTRIALE ISERNIA-VENAFRO, ipotesi di variante al Piano Regolatore del Nucleo Industriale Isernia Venafro (e cioè l’Agglomerato Industriale San Bartolomeo), tutte racchiuse nella Piana di Venafro!
Si evidenzia inoltre, e con riferimento ad altre parti delle presenti osservazioni, come tale impianto di produzione di energia non serva agli insediamenti predetti, già sufficientemente serviti di energia elettrica, ma serva per buona parte a fornire energia alla centrale idroelettrica eretta nel comune di Presenzano, per esplicita ammissione dell’Ansaldo stessa, e alla mera rivendita dell’energia prodotta ad altre regioni d’Italia.


6.2 L’ANSALDO NON RISPONDE ALLA NOTA N. 909 / 6 GIUGNO 2002 DELLA SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHITETTONICI E PER IL PAESAGGIO DEL MOLISE E NON CHIARISCE LE MOTIVAZIONE DELLA SCELTA DELLA LOCALIZZAZIONE

Manca la documentazione integrativa richiesta dalla Soprintendenza

Manca la “relazione dettagliata, accompagnata da documentazione cartografica IGM, sulle motivazioni che hanno indotto alla scelta del sito in oggetto per il complesso industriale, tenuto conto che nell’ambito della pianura venafrana esistono già due aree industriali consolidate: quella del Consorzio industriale Pozzilli Venafro e quella ricadente nel Comune di Sesto Campano (impianti Colacem). Ciò anche in considerazione di verificare l’impatto delle opere sulla vicina oasi naturale del WWF “Le Mortine”;

6.3 L’ANSALDO IGNORA LE INTEGRAZIONI DOCUMENTALI RICHIESTE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI CON NOTA ST/402/22521/2002 DEL 12 GIUGNO 2002
L’unica documentazione fotografica proposta è ampiamente fuorviante in quanto le immagini, oltre a risultare confuse, sono tratte in soluzioni prospettiche che nascondono il reale impatto sul paesaggio dell’insediamento industriale.



PER QUANTO PREMESSO C’E’ DA CHIEDERSI QUALI SIANO LE REALI MOTIVAZIONI CHE HANNO INDOTTO ANSALDO ENERGIA ALLA SCELTA DEL SITO, CONSIDERATO CHE UNA PIU’ IDONEA LOCALIZZAZIONE AVREBBE EVITATO DI REALIZZARE 15 KM DI ELETTRODOTTO E IL GASDOTTO PER UN EGUALE DISTANZA, NONCHÉ A CONTENERE I COSTI DI PRODUZIONE.

6.4 INDAGINE VOLTA A CHIARIRE GLI ASPETTI MENO NOTI CONNESSI ALLA SCELTA DEL SITO CHE SONO STATI OSTATIVI ALLA PRESENTAZIONE DI IPOTESI INSEDIATIVE DIVERSE

Il Comitato Valle del Volturno rimette alla Vs. valutazione i risultati di un’indagine conoscitiva volta a chiarire gli aspetti meno noti connessi alla scelta del sito.

Ad una prima analisi dei documenti acquisiti si possono ipotizzare, salvo smentita, motivi estranei alla normale valutazione tecnico-economica della localizzazione che possono aver indotto l’Ansaldo a non proporre insediamenti alternativi

In particolare, è stato visionato il contratto preliminare di vendita stipulato il 5 giugno 2002 riguardante i terreni prescelti per l’insediamento, unitamente all’atto di procura speciale rilasciato in pari data e alle visure camerali relative alle società e alle persone comparse in tali atti (allegati nn. 3, 4, 5, 6).

Premesso che Ansaldo Energia non ha ritenuto di dover richiedere al Ministero competente la dichiarazione di pubblica utilità per l’impianto proposto, dall’analisi dei documenti allegati si può rilevare quanto segue:

I terreni indicati nelle mappe allegate al progetto quale sito ove dovrebbe essere realizzata la centrale termoelettrica, sono stati oggetto di una trattativa privata tra la SOCIETA’ GENERAL COSTRUCTION S.p.a. ed il proprietario terriero. Le parti hanno stipulato con apposito atto notarile un contratto preliminare di vendita.

Nel citato preliminare di vendita si afferma espressamente la società General Construction S.p.a. intende acquisire, nei modi e nei tempi indicati nel medesimo documento, i terreni prescelti dall’Ansaldo per realizzare un impianto termoelettrico.

A sua volta la General Construction S.p.a affida a terzi, l’incarico di condurre la trattativa di acquisto con il proprietario dei terreni interessati alla costruzione della centrale, come risulta dall’atto di procura speciale qui in allegato.

L’ultimo anello della catena è il procuratore prescelto per la trattativa. Questi risulta essere, alla data della visura camerale allegata, componente del consiglio di amministrazione di una società del posto.


A fronte della documentazione esibita, sarà compito dell’Ansaldo Energia S.p.a., società del gruppo Finmeccanica, spiegare i motivi che l’abbiano indotta a non trattare direttamente con i proprietari dei suoli, evitando così di ingenerare legittimi dubbi sulla linearità e sulla correttezza economica dell’operazione.



7. OSSERVAZIONI TECNICHE

Le modifiche al progetto di centrale turbogas – Venafro presentate riguardano il sistema di raffreddamento del sistema combinato ( gruppo vapore ).
Lo stesso, inizialmente previsto ad acqua, cioè con evaporazione media di circa 200 litri/sec di acqua prelevata dal fiume Volturno, per l’indisponibilità della stessa, è stato trasformato a raffreddamento ad aria, cioè con ventilatori.
E’ stato, inoltre, previsto un pozzo per la fornitura di acqua di funzionamento per una portata di 40 mc/h.
I problemi desunti dall’analisi del nuovo progetto sono trattati in:
7.1 CONSIDERAZIONI PRELIMINARI
7.2 EMISSIONI DI VAPORE;
7.3 EMISSIONI DI CALORE;
7.4 EMISSIONI DI INQUINANTI:
7.5 GESTIONE DELLE ACQUE
7. 6 IMPATTO ACUSTICO
7.7 RAPPORTI FRA MALATTIE DELLE PIANTE E AMBIENTE NELL’AREA VENAFRANA
7.8 INSERIMENTO PAESAGGISTICO



7.1 CONSIDERAZIONI PRELIMINARI
Preliminarmente occorre osservare che:
a) lo SIA non è stato integrato di dati e analisi importanti per la definizione dell’impatto, come già ampiamente segnalato nelle precedenti osservazioni e ripreso nel precedente capitolo 2;

b) l’addendum è estremamente carente e lacunoso rispetto alle rilevanti modifiche apportate al progetto originario:

Mancano informazioni dettagliate (anche con riferimento alle parti originarie modificate trattate in modo puntuale), presenta uno scarso grado di sviluppo dell’elaborato progettuale modificato.

Manca il progetto del pozzo per l’approvvigionamento di acqua grezza e, quindi la valutazione degli effetti della captazione idrica sul sistema locale delle acque superficiali e di falda.

Manca le modalità con cui si intende smaltire i fanghi ispessiti e disidratati.

Manca lo studio dell’impatto del nuovo sistema di raffreddamento sull’ambiente alle condizioni microclimatiche effettive e nelle varie stagioni.

Riporta scarse informazioni in merito allo studio di impatto acustico.

Manca la previsione di mitigazioni significative dell’impatto paesaggistico pur essendo la nuova struttura di più grandi dimensioni ed estensione.

SUSCITA FORTI PERPLESSITÀ NEL SUO COMPLESSO


7.2 EMISSIONI DI VAPORE IN ATMOSFERA
L’emissione di vapore nell’atmosfera, nel progetto iniziale, era relativo a due addendi principali:

a) vapore dovuto al raffreddamento per evaporazione, mediamente per circa 150 litri/sec di acqua;

b) vapore stechiometrico, dovuto cioè alla combustione del metano, per 60 litri/sec di acqua;

Col nuovo sistema di raffreddamento viene eliminata l’evaporazione di cui al punto a); restano comunque i 60 litri d’acqua al secondo dovuti al punto b).

Tale quantità totale di acqua immessa in atmosfera è comunque elevata, e può determinare la formazione di nebbie nei periodi invernali.

A titolo puramente indicativo viene presentato un esempio con dati relativi ai mesi di Gennaio- Febbraio 2001.

Utilizzando i dati della Centralina di rilevazione dell’azienda Carcillo, compatibili coi dati Ersam presentati nelle Osservazioni precedenti, risulta che nel periodo in oggetto la temperatura media è stata di circa 10 °C, mentre l’umidità relativa notturna è stata di circa il 90% (dovuta ad evaporazioni / traspirazioni naturali del suolo, elevati d’estate ma trascurabili d’inverno).

In tali condizioni di temperatura, la solubilità dell’aria può essere considerata pari a 9.4 grammi di acqua per metro cubo di aria.
Per la formazione della nebbia è necessario che l’umidità relativa arrivi al 100%, resta quindi da coprire esclusivamente il restante 10 %.

Da semplici calcoli, con l’emissione di 60 litri/sec di acqua stechiometrica si possono portare a saturazione 63.000 mc/sec di aria, pari ad oltre 5.5 Miliardi di metri cubi al giorno di nebbia.

E’ opportuno ricordare che tale fenomeno si verifica in assenza di vento, e quindi in condizioni di alta pressione.
In tali condizioni la nebbia si appiattisce al suolo formando uno strato di circa 100 metri.

Con tale altezza, la superficie della valle del Volturno, di circa 4.400 ettari, pari a 44.000.000 mq, determina un volume di 4.4 Miliardi di metri cubi.

Pertanto esiste confrontabilità fra volume di nebbia generato (5.5 Miliardi di mc al giorno ) ed il volume interessato della pianura di Venafro (4.4 Miliardi di mc ).

Dal confronto dei due dati risulta evidente la formazione della nebbia invernale a meno di 24 ore dalla caduta del vento.

Si trascura, per semplicità di esposizione, il problema relativo alla non uniforme distribuzione iniziale della nebbia, ma è chiaro che nella zona indicata per la costruzione della centrale ci sarà più nebbia e per più tempo.

Si coglie l’occasione per ricordare che in tutto il mondo sono in atto ricerche ed esperimenti per l’abbattimento della nebbia che tanti problemi crea soprattutto al traffico, non escluso le vite umane perse negli incidenti automobilistici.

Mentre si spendono svariati miliardi di vecchie lire per cercare di ridurre la nebbia anche su pochi chilometri di autostrade, a Venafro, dove la nebbia attualmente non è presente, si vuole generarla.

Sulla costruenda “variante stradale “ alla S.S. 85, che passa a poche decine di metri dal sito della centrale, sarà necessario prevedere almeno l’illuminazione notturna in caso di nebbia, con i costi facilmente prevedibili.
A tal riguardo riteniamo che anche l’Anas sia interessata all’argomento.

7.3 IMMISSIONE DI CALORE NELL’AMBIENTE

Il nuovo sistema di raffreddamento della centrale prevede l’aria come solo mezzo di scambio, a differenza del precedente progetto che vaporizzava notevoli quantità di acqua.

Fermo restando che il calore da smaltire è sempre lo stesso, il cambio della modalità di raffreddamento comporta un notevole aumento della quantità d’aria utilizzata per lo smaltimento del calore.

Effettuando delle rapide simulazioni sul bilancio energetico alle diverse condizioni climatiche ipotizzate negli elaborati progettuali dell’Ansaldo, si evince che la quantità di aria utilizzata per il processo di raffreddamento risulta essere circa di 2 milioni di metri cubi al giorno con una temperatura di 18 gradi superiore a quella ambientale.

A questo punto si rilevano le carenze più significative dell’addendum.

INFATTI LE SOCIETÀ PROPONENTI NON OFFRONO NESSUNO STUDIO SULLE DINAMICHE DI DISPERSIONE DI TALE ENORME QUANTITÀ DI ARIA CALDA IMMESSA IN ATMOSFERA.

Tali vistose lacune suscitano notevoli perplessità se consideriamo che trattasi di un progetto sottoposto a valutazione di impatto ambientale.
Orbene, resta da chiarire su quali previsioni deve effettuare la valutazione la preposta Commissione tecnica di VIA.

Riteniamo che non sia possibile ipotizzare che le enormi quantità di aria calda prodotta dalla centrale, possano “semplicemente” innalzarsi nell’atmosfera fino a scomparire ad una certa altezza, ciò in palese contrasto con il principio di conservazione dell’energia.

E’ verosimile, per contro, l’instaurarsi di moti convettivi tali da influenzare significativamente la temperatura della vallata. In questo caso, i comuni di Venafro, Sesto Campano, Pozzilli e Capriati al Volturno saranno investiti da aria calda anche con un’alta concentrazione di inquinanti.
Tale scenario trova fondamento nelle rilevazioni dei venti già allegate nelle precedenti osservazioni.

7. 4 EMISSIONE DI INQUINANTI
Con la modifica proposta non muta il problema dell’emissione di gas inquinanti, quali Ossido di Carbonio, Ossidi di Azoto ed altri.
L’NOx, in particolare, sempre per l’assenza di venti costanti, finirà per concentrarsi nell’ambiente.

Si ricorda che tale gas, oltre a causare di per se problemi pneumologici, è il precursore della formazione di Ozono: NO2 + O2 => NO + O3

Riteniamo sia il caso di ricordare che l’effetto sul corpo umano degli ossidi di azoto, dell’ozono e degli altri inquinanti emessi dalla centrale sia riconducibile a malattie polmonari, di cui l’asma bronchiale risulta essere la più dannosa.

Statistiche epidemiologiche riferiscono di aumento della mortalità per tali malattie in caso di esposizione a concentrazioni oltre i limiti di legge e per lunghi periodi.

Ricordiamo che, dai dati climatologici ERSAM allegati nelle precedenti osservazioni, sono risultati lunghi periodi (anche mesi) di assenza di vento.
Quando la concentrazione di ozono troposferico, anche per la presenza di altre fonti di inquinamento, supererà i valori di legge, a nulla servirà il fermo del traffico e degli impianti di riscaldamento, presentando questi ultimi valori del tutto trascurabili rispetto alle emissioni della centrale.
Il progetto, peraltro, non prevede il fermo automatico della centrale per motivi di inquinamento ambientale.
Si sottolinea che non si è notato, da parte dell’Ansaldo, l’intenzione di affrontare tale problema, ad esempio prevedendo l’installazione di un abbattitore di NOx (DENOX) di cui sono fornite molte altre centrali a turbogas attualmente in funzione.


7.5 GESTIONE DELLE ACQUE

Il documento di addendum al SIA rivede completamente, rispetto al SIA originario, la filosofia di gestione e trattamento delle acque. L’approvvigionamento idrico viene stimato in circa 40 m3/h da prelevarsi mediante un pozzo di nuova realizzazione ed il ciclo di trattamento delle acque rilascia in condizioni nominali di funzionamento circa 15 m3/h. Un ulteriore apporto idrico al sistema di gestione e trattamento delle acque, con portata ovviamente discontinua, viene dal drenaggio delle acque piovane che l’Allegato 3 stima nell’ordine dei 300 m3/h.

In merito all’approvvigionamento di acqua grezza, l’elaborato progettuale risulta incompleto.

Infatti, al secondo paragrafo di p. 5 si legge testualmente che “il progetto del pozzo e la relativa procedura di autorizzazione saranno sviluppate ad hoc”. L’assenza dei dati progettuali non consente evidentemente di valutare eventuali effetti di tale captazione idrica sul sistema locale delle acque superficiali e di falda.

In caso di abbassamento della falda, si potrà verificare l’essiccazione dei pozzi della zona in quanto gli stessi presentano una profondità variabile fra i 15 ed i 30 metri. Vi è da aggiungere che le aziende agricole della zona non sono servite dall’acquedotto.

Un altro dato mancante riguarda le modalità con cui si intende smaltire i fanghi ispessiti e disidratati. Tali fanghi costituiscono uno scarto di trattamento consistente, visto che dall’Allegato 3 se ne desume una produzione di 2,4 m3/die in ciclo di funzionamento continuo.
Dall’analisi dell’Allegato 3 risulta che, pur essendo stato previsto il drenaggio ed il trattamento dell’acqua piovana, il bilancio delle acque è fondamentalmente calibrato sulle portate derivanti dal funzionamento ordinario dell’impianto in regime non piovoso. In particolare, il trattamento delle acque oleose è limitato alla portata di 5 m3/h (che sembrerebbe collimare con le portate provenienti dal drenaggio oleoso della sola “acqua servizi”) e la capacità di transito dalla “ossidazione e denitrificazione (biofiltrazione)” alla “vasca di omogeneizzazione degli scarichi” è soggetta ad una portata massima di 20 m3/h (che sembrerebbe collimare con il totale dei flussi provenienti dagli “scarichi fognari”, dall’“acqua servizi” –attraverso il “trattamento acque oleose” ed il “drenaggio pavimenti”– e dalla “demineralizzazione ad osmosi inversa”). Non vi è traccia tanto nell’Allegato 3 quanto nell’Allegato 1 della “vasca di accumulo prime piogge” ipotizzata a p. 7 dell’addendum al SIA.

L’omissione nell’Allegato 3 dell’indicazione di effettiva presenza e del dimensionamento di una “vasca di accumulo prime piogge” nonché delle indicazioni di portata, sia pure discontinua, su molti rami del flusso delle acque da assoggettarsi alla depurazione delle sostanze oleose ed alla biofiltrazione non fornisce elementi sufficienti per poter valutare il corretto dimensionamento delle parti dell’impianto interessate ed è fonte di perplessità.
Per esemplificare gli effetti potenziali di tale lacuna sulla funzionalità del ciclo di trattamento delle acque, si consideri che l’Allegato 3 riporta una stima della sola portata proveniente dai drenaggi delle aree non contaminate pari a 300 m3/h; tale flusso, proprio perché supposto non contaminato, viene direttamente convogliato in “vasca di omogeneizzazione degli scarichi”.
Senza entrare nel merito di come questa portata sia stata valutata ed in assenza di un dato di progetto dell’Ansaldo, limitando in maniera molto prudenziale il totale delle acque raccolte dalle aree a cielo aperto potenzialmente contaminate (trattasi, così come dettagliato a pp. 6-7 dell’addendum al SIA, di quelle relative alla caldaia a recupero, ai parcheggi, allo scarico degli automezzi, al servizio ed alla manutenzione dell’impianto ed ai trasformatori) al 5% della portata proveniente dai drenaggi delle aree non contaminate, in regime di pioggia una portata equivalente a circa 15 m3/h andrebbe a riversarsi in un sistema di trattamento di acque oleose dimensionato per trattare un flusso di 5 m3/h; non va trascurato, peraltro, che allo stesso sistema di trattamento pervengono con discontinuità gli altri drenaggi oleosi dall’“acqua servizi” che, per quanto sopra osservato, può essa sola saturare la capacità dichiarata del blocco “trattamento acque oleose”.
Il mancato trattamento di depurazione delle sostanze oleose che ne conseguirebbe verrebbe a propagarsi al sistema di biofiltrazione che, a fronte di una portata massima gestibile di 20 m3/h, riceverebbe dai 15 ai 25 m3/h in eccesso ai 10 m3/h che riceve durante il normale funzionamento dell’impianto. L’esubero di portata ridurrebbe i tempi medi di permanenza dell’acqua nel sistema di biofiltrazione con conseguente riduzione dell’efficacia del processo e relativa propagazione alla vasca di omogeneizzazione degli scarichi; quest’ultima vedrebbe tale acqua in rapido transito verso la rete irrigua (cfr. con il picco di 340 m3/h riportato nell’Allegato 3 allo scarico). Per quanto considerato, tale portata potrebbe contenere quantità significative di sostanze contaminanti che verrebbero così ad essere immesse direttamente in rete irrigua.

Le problematiche di gestione degli esuberi di portata che si manifestano nell’impianto in regime piovoso sono di particolare rilevanza anche alla luce dei recenti eventi meteorologici che hanno colpito la piana di Venafro (ALLUVIONE). Durante tali eventi si sono avuti picchi di piovosità notevoli per intensità e durata che, in ragione della superficie complessiva dell’impianto, potrebbero qualificare i 300 m3/h indicati nell’Allegato 3 come una stima conservativa.

Ovviamente, il dimensionamento del trattamento dell’acqua piovana deve avvenire sul picco massimo rilevabile in area soprattutto in ragione della potenziale immissione in rete irrigua di acque non completamente trattate.

Proprio in merito al destino delle acque rilasciate, va anche segnalata una contraddizione riscontrabile ben due volte nell’addendum al SIA (al penultimo paragrafo di p. 3 e all’ultimo paragrafo di p. 8). Infatti, in entrambi i passi, prima si afferma che “le acque di scarico sono rilasciate alla rete irrigua locale” e subito dopo si dice che “tali acque sono utilizzabili, se necessario, per scopi irrigui”.

Da tener presente, infine, l’impossibilità di utilizzare le acque di scarico per usi irrigui. L’impianto di irrigazione locale, infatti, è in condotta interrata, ad alta pressione. Non è evidentemente possibile l’inserimento in esso di altra acqua superficiale.

Non risulta, inoltre, alcun progetto di ampliamento dell’acquedotto, da cui si dichiara voler prendere l’acqua potabile, visto che la zona di progetto non è servita dall’ERIM.

7. 6 IMPATTO ACUSTICO

Come evidenziato nella Tabella 2.13.1.2.2.1 a p. 75 del precedente SIA, il sistema di raffreddamento con condensatori ad aria, oltre a presentare un “alto” impatto visuale, comporta un “alto” impatto acustico. Nel progetto ora proposto l’incremento di rumorosità è da ascriversi fondamentalmente alla presenza di circa 50 gruppi di ventilazione delle celle a superficie alettata.
A p. 74 del SIA rilasciato nel Marzo 2002, si legge testualmente “Data la configurazione geometrica, nel caso specifico della centrale di Venafro, il rumore prodotto dai condensatori ad aria e sistemi associati (tipicamente il condotto di vapore) costituisce un problema tecnicamente difficile e complesso, oltre che economicamente oneroso.”.

Di fatto, a fronte della complessità e della difficoltà tecnica del problema e del significativo incremento delle emissioni acustiche rispetto alla precedente soluzione progettuale, l’unica evidente contromisura proposta consiste nell’elevare le barriere antirumore fino a 18 metri dal suolo (con 13 m di elevazione libera su 5 m di terrapieno) lungo una porzione del perimetro del sito.

Tale intervento, che peraltro induce perplessità dal punto di vista della stabilità meccanica dell’opera, comporta un abbattimento del rumore soltanto a livello del suolo a breve raggio nell’intorno dell’impianto.

Paradossalmente, a causa dell’elevato ingombro dei corpi di fabbrica che ospitano il sistema di condensazione ad aria, i progettisti dell’Ansaldo sono stati costretti ad eliminare del tutto il terrapieno sul versante dell’impianto che volge verso la città di Venafro (vedi Allegato 1) con conseguente incremento dell’impatto visivo dell’opera.

L’addendum al SIA riporta poche informazioni in merito allo studio di impatto acustico alle pp. 9-10 ed allega soltanto le nuove curve isofone. Non poche perplessità derivano dal paragrafo a piede della p. 9 che recita testualmente: “Qui di seguito sono inoltre descritte le principali sorgenti di rumore nell’impianto e le misure adottate / adottabili per ridurne l’impatto”. Si ritene indispensabile che venga precisato quali misure saranno effettivamente adottate e quali invece sono soltanto ipotizzate, e che le studio delle emissioni acustiche sia redatto congruentemente.

Per la valutazione del rumore di fondo preesistente l’impianto proposto, l’addendum al SIA continua a riferirsi ai rilievi effettuati dall’Ansaldo in data 7/3/2002 e descritti nel precedente SIA del marzo 2002. I dati di misura riportati sembrerebbero testimoniare una notevole rumorosità diurna dovuta ad “intenso” traffico veicolare lungo la Strada Provinciale di Bonifica; ma l’attendibilità della campagna di misura viene messa in dubbio dagli stessi estensori del SIA che nella Sezione 3.3.3.7.2 a p. 186 dichiarano: “È comunque prevista una nuova campagna di misure da effettuarsi prima delle attività di cantiere allo scopo di individuare il reale livello di pressione sonora di fondo a cui far riferimento per le successive verifiche durante il funzionamento dell’impianto”.

Una corretta rilevazione del rumore di fondo risulta ovviamente indispensabile per valutare l’effettivo impatto acustico dell’impianto proposto ed i dati attualmente forniti non sembrano rispondere a questa esigenza in maniera convincente. Sarebbe stato opportuno che la campagna metrica fosse stata condotta da un Ente competente che possa quindi ufficializzare i dati rilevati.

Non bisogna infine dimenticare che a circa 1 km dal sito dell’impianto proposto si estende l’Oasi del WWF “Le Mortine” che, ai fini del rumore ammissibile, deve essere considerata nella zonizzazione acustica di classe I. Al di là delle mere categorizzazioni normative, sembra doveroso chiedersi quale effetto potrà avere l’incremento del livello sonoro sulla fauna che abita il territorio dell’Oasi e che unicamente in quell’habitat trova le condizioni necessarie alla sopravvivenza.

Non si ravvede, inoltre, una facile portabilità di eventuali risultati di studi previsionali calibrati sulle capacità percettive dell’udito umano al caso dell’udito animale, in molti casi notoriamente più sensibile di quello dell’uomo.



7.7 RAPPORTI FRA MALATTIE DELLE PIANTE E AMBIENTE NELL’AREA
VENAFRANA

La realtà agricola venafrana si è inserita a pieno titolo nel mercato, attraverso il riconoscimento a tutti i livelli istituzionali, per le produzione agricole di qualità.

Agli orientamenti europei sulle produzione eco-compatibili ed alla realizzazione di programmi operativi Regionali attinenti la misura F “agroambientale” (ex. Reg.C.E. 2078/92, Reg. C.E.1257/1999 e Reg.C.E. 2092/91 e successive integrazione e modifiche riguardanti le produzioni biologiche), indirizzate agli imprenditori agricoli nell’area in oggetto, hanno aderito ben 40 aziende (su 90 in Provincia).

Inoltre è stata riconosciuta la qualità di un prodotto fondamentale nell’economia venafrana come la D.O.P della mozzarella di bufala, con diversi caseifici ed allevamenti locali. Di non minore importanza è il programma “Latte Qualità” riguardante i bovini da latte in riferimento al settore lattiero-caseiario.

Nella D.O.P. regionale è stata inserita l’unica varietà della provincia di Isernia di olivo, l’aurina, che guarda caso è autoctona nell’area in oggetto. E si potrebbe continuare con altre attività che i “primi insediati”(Giovani Imprenditori Agricoli) stanno predisponendo quali: attività vivaistiche, produzione sementi, coltivazioni ortive a basso impatto ambientale, ecc., che la Regione Molise attraverso consistenti finanziamenti, ha considerato strategiche per lo sviluppo dell’economia agricola della zona.

La Giunta Regionale del Molise, nel mese di settembre del 1999, ai fini della valorizzazione e della conservazione del patrimonio gastronomico regionale, ha affidato all’ ERSAM l’individuazione dei “Prodotti Tradizionali”, ai sensi del D.L.30aprile 1998 n°173, art.8, recante disposizioni in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento strutturale delle imprese agricole.

E’ così stato realizzato L’ATLANTE DEI PRODOTTI AGRICOLI MOLISANI nel quale l’area venafrana viene ben rappresentata con le sue produzioni.

La situazione attuale nel settore agricolo, anche se ha attraversato un periodo di crisi per le ripercussioni e vicende di carattere extra-regionale, si appresta a rilanciarsi come settore importante per l’economia venafrana, per cui occorre valutare con estrema cautela nuove strategie di carattere economico nell’area in esame. Infatti gli investimenti nel comprensorio sono di carattere industriale (vedi nucleo industriale Pozzilli-Venafro) già esistente ed in espansione; cui si aggiungono un cementificio di grandi dimensioni (COLACEM) nel Comune di Sesto Campano, non sottoposto a tutt’oggi ad alcuna Valutazione di Impatto Ambientale ufficiale, e il traffico eccessivo sulle arterie principali di collegamento con la Campania ed il Lazio ed altro.

L’ipotesi di realizzazione di una CENTRALE TURBOGAS di dimensioni enormi, impone un’analisi accurata delle modifiche al clima e, quindi, all’ecosistema della zona nell’ambito dei rapporti tra agricoltura ed ambiente considerando, in particolare, le ripercussioni negative sull’aspetto fitosanitario detergibili dall’aumento dell’umidità e della temperatura in assenza di vento ed in particolari fasi fenologiche di sviluppo della vegetazione.

L’insorgenza di una malattia oppure di un qualsiasi stato patologico richiede, oltre alle capacità patogenetiche del relativo agente, anche la concomitanza di talune condizioni dell’ambiente in cui vive la pianta.

Temperatura, luce, umidità e condizione di nutrizione delle piante sono i principali fattori che influenzano il verificarsi e l’instaurarsi delle malattie e dei quali è difficile, talvolta, stabilire il rispettivo significato determinante poichè spesso esercitano contemporaneamente la loro azione e interferiscono l’uno con l’altro.

Dallo studio dei dati delle emissioni preventivate dal funzionamento della centrale a Turbogas con particolare riferimento alla umidità, si evince che l’apporto di umidità relativa nell’atmosfera andrebbe ad alterare il delicato equilibrio esistente tra UMIDITÁ / TEMPERATURE specialmente in assenza di vento in particolari periodi dell’anno, corrispondenti a stadi di sviluppo della vegetazione, suscettibili ad attacchi di crittogame, soprattutto favorite dalle “nuove” condizioni ambientali, sconvolgendo così il complesso agro-ecosistema delle ortive, del mais, dell’olivo, dei fruttiferi, della vite ecc., ben rappresentate nell’area venafrana sia in termini quantitativi che qualitativi.

Infatti, l’elevata UMIDITA’ atmosferica è favorevole allo sviluppo ed alla germinazione dei microrganismi ed al compimento dei primi atti che portano alla loro inoculazione nell’ospite, determinando l’insorgere di infezioni fungine. Inoltre, bisogna aggiungere che tra i fattori influenzanti la dannosità dei gas e fumi (inquinanti atmosferici) è proprio l’umidità che determina un aumento del rischio in quanto porta a contatto delle piante le sostanze tossiche allo stato di soluzione e quindi più attive.

Per maggiore chiarezza esemplifichiamo riassumendo il rapporto e l’influenza dell’umidità / temperatura sulle principali malattie crittogamiche delle colture maggiormente rappresentative dell’area Venafrana..

Tali fitopatie sono state, fino ad oggi, considerate come malattie secondarie o, tutta al più, eccezionali in annate particolarmente favorite dall’elevato tasso di umidità atmosferica, per cui non necessitano di programmi di lotta chimica come consuetudine. Viceversa potrebbero diventarlo con la realizzazione della centrale a Turbogas per le considerazioni precedentemente fatte, con ripercussioni comprensibili a tutti, sia sulla difficoltà stessa di ottenere reddito dalle colture, sia per l’aggravio di costi per l’acquisto dei presidi sanitari nonchè l’aumento dell’impatto chimico sul territorio per i molteplici interventi fitosanitari da effettuare.

Sulle Drupacee ( pesco, susino, albicocco, ciliegio, ecc) si favorisce l’attacco della Taphrina deformans, agente della Bolla del Pesco; del Coryneum beijerinckii, agente del Corineo delle Drupacee; della Monilinia fructigena e laxa, agente della Moniliosi delle Drupacee (molto pericolosa perché attacca in prossimità della raccolta).

Sulle Ortive ( solanacee, cucurbitacee, leguminose, crucifere, ombrellifere, composite) si favorisce l’attacco di Phitophtora infestans, agente della peronospora del pomodoro e della patata; L’Alternaria porri e solani, agente dell’alternariosi del pomodoro e della patata; la Botrytis cinerea, agente della botrite del pomodoro; il Cladosporium cucumericum, agente della cladosporiosi delle cucurbitacee; della Bremia lactucae, agente della peronospora della lattuga; la Peronospora brassicae, agente della peronospora delle crucifere; l’Alternaria alternata, agente dell’alternariosi del fagiolo; Phaeoisariopsis griseola agente della maculatura angolosa del fagiolo.

Sulla Barbabietola da zucchero (che garantisce reddito per più anni perché sotto regime di quote) si favorisce il Colletotricum dematium sp.spinaciae, agente dell’antracnosi della bietola; la Peronospora farinosa, agente della peronospora della bietola; la Cercospora beticola, agente della cercosporiosi della bietola; l’Alternaria spp ,agente del nerume della bietola; il Phoma betae, agente della gambanera della bietola;

Sul Mais da granella ed insilato si favorisce la Dipolodia mais e macrospora e il Fusarium, agenti di marciumi della spiga e delle cariossidi; l’Helmintisporium turcicum, agente dell’elmitosporiosi del mais;
Sulle Pomacee ( melo, pero e cotogno) si favoriscono la Nectria galligena., e il Cylindrocarpon mali, agenti del cancro delle pomacee; la Monilinia fructigena, agente della moniliosi delle pomacee.
Non possiamo, d’altro canto, esimerci dall’evidenziare come sia importante il settore agricolo nella piana di Venafro rappresentando la Produzione Lorda Vendibile, gli aspetti occupazionali, nonché l’indotto che muove il comparto agricolo.

Si schematizzano i dati analitici riferiti ai soli soci Coldiretti per l’annata 2000-2001:

Produzione di olio di oliva q.li 5.300
Allevamenti bovini da carne n. 36
Allevamenti bovini da latte n. 20
Allevamenti ovini n. 78
Produzione di latte q.li 14.000
Produzione di carne bovina q.li 2.736
Agnelli n. 5.000
Colture cerealicole Ha 320 di cui (Ha 75 a cereali minori)
Mais Ha 1.200 (60% insilato, 40% granella)
Colture foraggere Ha 1.700
Barbabietola da zucchero Ha 60
Ortive Ha 50
Vite Ha 15

Produttori a titolo principale n. 400


Il seguente prospetto per il computo della Produzione Lorda Vendibile annuale è sicuramente stimato in difetto in quanto non sono state considerate le colture orticole, frutticole e foraggere ed è sempre riferito solo ai soci Coldiretti.


Produzione Lorda Vendibile area venafrana anno 2000-2001

Comparto lattiero € 579,000
Comparto carni bovine € 1,060,000
Comparto oleario € 2,190,000
Comparto ovini da carne € 413,000
Comparto cerealicolo € 301,000
Comparto maisicolo (da granella) € 433,000
Comparto maisicolo (da insilato) € 3,021,000
Comparto viticolo € 103,000
Comparto bieticolo € 155,000


La P.L.V. annuale si attesta oltre gli 8 milioni di euro.

Dalla lettura di questi dati è ovvio dedurre che il comparto agricolo è da tenere in debito conto nell’eventualità si decidesse con parere positivo nei confronti della centrale Turbogas.

L’aumento dell’UMIDITÁ/TEMPERATURA comprometterà non poco l’agricoltura con un incremento, come visto precedentemente, di fitopatie tali da rendere necessari numerosi interventi fitosanitari su gran parte delle colture. Il tutto comprometterebbe non solo il reddito degli imprenditori agricoli (concorrenza sul mercato) ma apporterebbe una maggiore quantità di sostanze chimiche attive tali da aggravare il precario equilibrio ambientale dell’area venafrana, diventando impossibile portare avanti programmi di valorizzazione e qualificazione delle produzioni. Tutto ciò metterebbe in serio pericolo decine di posti di lavoro, certamente più di quanti né potrà dare la Centrale Turbogas.

Del resto la nuova Politica Agricola Comunitaria è tesa a privilegiare sempre di più le attività agricole che attivino processi produttivi virtuosi tenendo come primario obiettivo la qualità delle produzioni per la salvaguardia dei consumatori.



7.8 INSERIMENTO PAESAGGISTICO

Ad un’attenta lettura della documentazione integrativa prodotta dall’Ansaldo, può evincersi che non è stato apportato alcun miglioramento all’inserimento delle opere relative al manufatto industriale nel suo complesso.

E ciò nonostante l’ingombro volumetrico degli edifici industriali sia aumentato nel nuovo elaborato presentato dall’Ansaldo.

Suscita perplessità la circostanza che nell’addendum progettuale risulti interrato esclusivamente il tratto dell’elettrodotto ricadente nel Comune di Presenzano e soltanto in virtù a delle perentorie richieste del Comune steso.

La stessa accortezza non è riservata al territorio di Venafro, dove l’Ansaldo non ha ritenuto di proporre l’interramento dell’elettrodotto perlomeno nel tratto più rilevante dal punto di vista paesaggistico, né richieste in tal senso sono state sollevate dall’amministrazione comunale.

Inoltre si afferma di voler prediligere tracciati non coincidenti con assi viari, per motivi legati all’impatto visivo, e tuttavia si è prescelto in maniera quasi coincidente, il percorso della costruenda “variante alla SS 85” Venafrana.

E’ ovvio che lo spostamento del tracciato al di fuori dell’area vincolata dal PSTA e più lontano possibile dalla zona umida Le Mortine, avrebbe quanto meno il pregio di essere meno intercettabile dall’avifauna.

Infine, paradossalmente, a causa dell’elevato ingombro dei corpi di fabbrica che ospitano il sistema di condensazione ad aria, i progettisti dell’Ansaldo sono stati costretti ad eliminare del tutto il terrapieno sul versante dell’impianto che volge verso la città di Venafro (vedi allegato 1) con conseguente incremento dell’impatto visivo dell’opera.
(Allegato n. 7: foto della Piana di Venafro)
Materiale fotografico è reperibile sul sito : web.tiscali.it\oasilemortine\wwf.it




CONCLUSIONI

1. Tutte le considerazioni di carattere tecnico-strategico evidenziate nelle precedenti parti del presente lavoro, rendono evidente L’INCOMPATIBILITÀ ASSOLUTA DELLA CENTRALE con la ridotta estensione della valle e la sua conformazione geografica, con l’ecosistema del Parco Regionale del Matese Campano (zona umida Le Mortine), nonché con le attività produttive disseminate sul territorio e, segnatamente, quella agricola.
2. Lo SIA deve essere ripresentato integralmente
3. La documentazione deve essere integrata di elementi ed elaborati significativi
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COMITATO “VALLE DEL VOLTURNO”
COLDIRETTI Isernia, WWF ITALIA–Sezione Regionale Molise, OLEIFICIO COOPERATIVO DI VENAFRO, CAMERA DEL LAVORO (CGIL)–Venafro, LEGAMBIENTE–Circolo di Isernia, CISAL– Isernia, CONFCOMMERCIO–Isernia, l’Associazione Vigili del Fuoco in Congedo, l’Associazione Paolo Balestrazzi, l’Associazione AUSER, il CIF-Venafro, l’Associazione Volontari Primo Soccorso, l’Arco Molise, l’Associazione teatrale “Dietro le quinte” – Venafro, nonché migliaia di liberi cittadini (ad oggi circa 5000 su una popolazione residente di 10.000) firmatari di una mozione contraria alla installazione della centrale termoelettrica

CHIEDONO

a) che il progetto presentato dalle società Ansaldo Energia S.p.a. e International Power plc con relativo addendum deve essere rimesso alla Conferenza dei servizi con giudizio negativo, senza ulteriore attività istruttoria, per mancato adeguamento ai criteri generali di cui all’Allegato A) all’accordo Stato-Regioni del 05/09/2002 e, comunque, per impossibilità di compiere le valutazioni e i pareri prescritti dalla L.08/07/1986 n. 349.

b) che il procedimento autorizzatorio sia, comunque, sospeso in attesa dell’approvazione del Piano Energetico Regionale

c) che il procedimento autorizzatorio sia sospeso per l’integrazione di documenti necessari e propedeutici alla valutazione ambientale

d) che sia effettuata la V.A.S.


Firma per tutti
Il Presidente del Comitato “Valle del Volturno”
-avv. Giuseppina Negro-





Per comunicazioni scrivere a Comitato “Valle del Volturno”, presso avv. Giuseppina Negro in 86079 Venafro (IS) - Corso Campano 164/H – Tel e fax 0865 904229

ALLEGATI

1. Bozza, su CD-rom, del Piano Energetico Regionale elaborato da Ambiente Italia e ENEA
2. Deliberazione del consiglio Regionale Molise n. 37 del 29.01.2002
3. Contratto preliminare di compravendita del 05.06.2002
4. Atto di procura speciale irrevocabile del 05.06.2002
5. Visura camerale della società General Construction Spa
6. Visura camerale della società Molisana Trasporti Srl
7. Fotografie della valle del Volturno

Indice

1. Vizi del procedimento autorizzatorio.
Illegittimità/irritualità della Conferenza dei Servizi pag. 4

2. Mancato rispetto delle prescrizioni imposte nella conferenza dei servizi del 11.06.2002 Impossibilità di compiere le valutazioni ed emettere il parere come prescritti dalla l. 08.07.1986 n. 349. pag. 5

3. Necessità dell’inizio di un nuovo procedimento autorizzatorio pag. 8

4. Ingresso nella Conferenza dei Servizi di tutti i comuni interessati nonché del Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro, della Comunità Montana del Volturno, dell’ANAS pag. 8

5. Mancato adeguamento ai criteri di valutazione previsti dall’accordo Stato-Regioni del
5 settembre 2002. Impossibilità di emettere valutazione positiva Inutilità e irrazionalità
di un’approfondita istruttoria pag. 8

6. Scelta della localizzazione
I dubbi sull’operato di Ansaldo Energia s.p.a. pag. 14

7. Osservazioni tecniche pag. 17
7.1 CONSIDERAZIONI PRELIMINARI pag. 17
7.2 EMISSIONI DI VAPORE IN ATMOSFERA pag. 18
7.3 EMISSIONI DI CALORE NELL’AMBIENTE pag. 19
7.4 EMISSIONI DI INQUINANTI pag. 20
7.5 GESTIONE DELLE ACQUE pag. 21
7.6 IMPATTO ACUSTICO pag. 23
7.7 RAPPORTI FRA MALATTIE DELLE PIANTE E AMBIENTE NELL’AREA VENAFRANA pag. 25
7.8 INSERIMENTO PAESAGGISTICO pag. 29
Conclusioni pag. 30
Elenco allegati pag. 32


ottobre 24, 2002
 Centrale turbogas a Venafro, la giunta incontra il prof. Chiacchierini @ 23.35.33
di Walter Lepre

E" stato un lungo incontro quello che si è tenuto oggi al Comune di Venafro tra la giunta guidata dal sindaco Bianchi e il professor Ernesto Chiacchierini, nominato dal Comune come consulente. Il docente universitario dovrà esprimere un parere su eventuali rischi per l"ambiente e la salute pubblica che potrebbero derivare dalla costruzione nella piana di Venafro della centrale turbogas dell"Ansaldo. Chiacchierini, docente di tecnologia dei cicli produttivi, si occupa soprattutto di merceologia ed ha alle spalle studio sulle caratteristiche dei prodotti lattiero-caseari. L"amministrazione comunale ha ribadito che il parere del prof. Chiacchierini sarà vincolante per le scelte che dovrà compiere circa la centrale turbogas. Coloro che si oppongono alla centrale sono però già in fibrillazione. Alcuni contestano la scelta del consulente, considerato che vi erano luminari che hanno competenze ancora più specifiche sugli aspetti ambientali. Altri invece chiedono che il professore non venga "blindato", ma si confronti con tutti, anche con i cittadini. Nei prossimi giorni dovrebbero essere organizzate altre riunioni. Della commissione tecnica istituita dalla Giunta Bianchi fanno parte anche alcuni tecnici comunali, che dovrebbero svolgere un ruolo delicato, quello di garantire l"amministrazione e i cittadini di Venafro.


 Centrali turbogas, Di Bartolomeo denuncia: quel parere è falso @ 20.28.07
di Mirella Bandi

Centrali turbogas, denuncia pesantissima di Gino Di Bartolomeo. Il presidente del Consiglio provinciale di Campobasso ha sollevato un caso che è stato ripreso oggi solo dal quotidiano "Il Tempo". Di Bartolomeo parla addirittura di un reato penale pesantissimo: falso ideologico. In sostanza qualcuno, secondo il leader dell"Udeur, ha falsificato le carte. Il riferimento è alla ormai famosa determina dirigenziale della Regione del 27 novembre 2001, che il centrodestra cita continuamente per sostenere che l"iter per la costruzione delle centrali è stato avviato dal centrosinistra. A differenza di quanto hanno sostenuto negli ultimi tempi importanti esponenti del Polo - secondo i quali la Giunta Di Stasi aveva addirittura adottato una delibera - si tratta dunque di una determina di un dirigente e non di un atto politico. Come detto, la determina fu firmata il 27 novembre 2001, il giorno in cui ci fu il cambio della guardia alla Giunta regionale, con l"insediamento di Michele Iorio. Quella determina fu adottata anche perché l"assessorato regionale all"ambiente aveva espresso un parere favorevole. Anzi, alla determina sarebbe stato allegato proprio quel parere. In quel momento ufficialmente era ancora in carica come assessore regionale all"ambiente proprio Gino Di Bartolomeo. Ma lo stesso Di Bartolomeo sostiene oggi che non ha mai espresso alcun parere favorevole. Chi ha dato allora quel parere? Di Bartolomeo, secondo "Il Tempo", è intenzionato a porre il caso all"attenzione della Procura della Repubblica per fare chiarezza. Le dichiarazioni del leader dell"Udeur sono state fatte pubblicamente a margine di una riunione del Consiglio provinciale.


ottobre 23, 2002
 Laterlite, il Consiglio regionale approva la mozione del centrosinistra @ 9:13:36 PM
di Rita Iacobucci

Alla fine è stato unanime, nella seduta di ieri, il voto favorevole sulla mozione urgente presentata dall’opposizione in Consiglio Regionale sulla nuova autorizzazione chiesta dalla Laterite di Bojano.
La ditta, in sostanza, aveva presentato alla Regione, per la valutazione di impatto ambientale e la successiva autorizzazione, un progetto per l’ampliamento dello stabilimento, che prevedeva l’aumento della quantità dei rifiuti pericolosi da bruciare nel ciclo produttivo dell’argilla. In poche parole la ditta sarebbe diventata a tutti gli effetti un inceneritore.
Immediate le reazioni, nel centro matesino, di partiti, associazioni, cittadini, sempre più preoccupati per una situazione di pericolo per la salute dei cittadini, testimoniata da un forte tasso di tumori e malattie dermatologiche presente nella zona e denunciata da vari anni.
Sono seguite le prese di posizione delle Istituzioni.
La Provincia di Campobasso, con un atto forte e senza precedenti nella tormentata storia della Laterite, ha dichiarato, in una sua nota dell’inizio di settembre, che il progetto non era assoggettabile alla procedura di impatto ambientale se prima non fossero stati verificati gli atti regionali che hanno consentito finora alla ditta di utilizzare rifiuti pericolosi per produrre l’argilla espansa. In provincia di Parma, infatti, sede di un altro stabilimento, la stessa ditta può utilizzare solo il metano.
In questo quadro si inserisce anche la mozione presentata qualche settimana fa dal centro– sinistra, primi firmatari il diessino D’Ascanio e il consigliere della Margherita Di Fabio.
Dal dibattito di ieri mattina sono emerse tutte le preoccupazioni per un progetto che, se approvato, permetterebbe alla Laterite di bruciare ben 44 mila tonnellate all’anno di rifiuti pericolosi. In assenza, peraltro, del Piano Regionale dei rifiuti.
Dopo il dibattito qualche piccolo aggiustamento, che non ha cambiato la sostanza della mozione ha portato all’approvazione unanime del documento.
Unanimemente il Consiglio ha, quindi, impegnato Iorio ed il suo Assessore all’Ambiente, Di Sandro, ad esprimere parere negativo sul progetto presentato, ma anche ad attivare un valido sistema di controlli per tutelare la salute dei cittadini, oltre che a definire gli atti necessari per approvare in tempi rapidi il Piano dei rifiuti.
A margine dell"approvazione del documento va registrata questa dichiarazione del consigliere regionale dei Ds, Nicola D"Ascanio, uno di quelli che più si è battuto per questo problema. "L’approvazione della mozione promossa dal centro–sinistra sulla Laterite, mi permette di esprimere soddisfazione non solo sul piano politico ma - fondamentalmente - perché il Consiglio Regionale all’unanimità ha reso un utile servizio alla comunità dell’area matesina allarmata dai risvolti dannosi sulla salute pubblica e sull’ambiente".
"Il provvedimento di oggi - continua D"Ascanio - allinea la posizione della Regione a quella già espressa dall’Amministrazione provinciale di Campobasso e da quelle comunali di Bojano e Spinete. L’odierna decisione riconferma una impostazione strategica dello sviluppo di quell’area prevista negli strumenti di programmazione negoziata con il partenariato sociale ed incardinata sul decollo dell’agroalimentare, del turismo, dell’artigianato, sulla valorizzazione delle ricchezze ambientali, naturalistiche e culturali".
"Nel recente passato - ha concluso il consigliere diessino - il rilancio della ex SAM e l’opposizione alla costruzione del Digestore (De Vizia) hanno seguito una linea coerente con quella impostazione programmatica".


***

Ecco il testo della mozione

CONSIGLIO REGIONALE DEL MOLISE

MOZIONE URGENTE

Il Consiglio Regionale

Visto che la Laterlite Spa, sulla base di reiterate e sempre più generose autorizzazione rilasciate della Regione Molise dal 1992, utilizzare rifiuti pericolosi nel ciclo produttivo dell’argilla espansa del proprio stabilimento di Bojano;

ritenendo che l’introduzione graduale e sempre più consistente nel processo produttivo della Laterlite della utilizzazione di rifiuti come combustibile ha inciso profondamente sulla natura dell’insediamento, che si è trasformato da impianto finalizzato alla produzione di argilla espansa ad impianto di trattamento di rifiuti liquidi senza che la società si sia mai assoggettata ai regimi autorizzatori e sanzionatori previsti dalla normativa di settore ed in particolare dal D.Lgs. n. 22 del 5 febbraio 1997;

verificato che la Laterlite Spa, al fine di ottenere, ai sensi della L.R.21/00, la Valutazione di Impatto Ambientale, ha depositato presso la Regione Molise e presso la Provincia di Campobasso un progetto per la realizzazione di un impianto per il recupero di rifiuti in Bojano mediante messa in riserva ed utilizzazione principale come combustibile;

rilevato che la Provincia di Campobasso ha ritenuto il progetto non assoggettabile alla procedura di valutazione di impatto ambientale prima della verifica degli atti amministrativi regionali che hanno consentito alla Laterlite Spa l’impiego di rifiuti nel ciclo produttivo dell’argilla espansa;

prendendo atto delle determinazioni adottate dalla Provincia di Campobasso e dai Comuni di Bojano e Spinete;

considerato che
- il recupero e lo smaltimento delle sostanze pericolose attraverso processi di coincenerimento viene, di norma, effettuato in strutture realizzate appositamente per la produzione di energia, la cui localizzazione è frutto di una programmazione strategica regionale e provinciale che deve tener conto sia delle esigenze derivanti dal recupero dei rifiuti prodotti localmente sia delle condizioni ambientali e sociali dei siti prescelti;
- la localizzazione di un impianto di recupero di rifiuti deve rapportarsi necessariamente ad una pianificazione regionale e provinciale attualmente in itinere( il Piano regionale di gestione dei rifiuti, approvato in giunta regionale con deliberazione n 567 del 22/04/02, deve essere ancora sottoposto alla successiva e definitiva approvazione del Consiglio Regionale);

atteso che, non esendo sufficientemente determinato il rischio legato alle attività che si vogliono porre in essere, va salvaguardato, a tutela dei beni primari della salute umana e dell’ambiente in generale, il rispetto del principio comunitario di precauzione;

IMPEGNA
Il Presidente della Giunta regionale e l’assessore all’ambiente ad assumere ogni utile iniziativa volta a:

esprimere parere negativo, così come già espresso dalla Provincia di Campobasso e dal Comune di Bojano e Spinete, in ordine al progetto presentato dalla Laterlite Spa per la realizzazione di un impianto di recupero di rifiuti pericolosi;

pervenire alla esclusione di ogni tipologia di rifiuti nocivi, tossivi e/o pericolosi dal ciclo produttivo dell’argilla espansa, attivando un valido e permanente sistema di controllo e di verifica a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente in generale;

definire gli atti che consentano al Consiglio Regionale la sollecita approvazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti.


 Centrali turbogas, il Comitato risponde al sindaco di Venafro @ 5:44:05 PM
di Comitato Valle del Volturno

Il Comitato valle del Volturno, con riferimento alla notizie riportate dagli organi di informazione, prende nota dello stupefacente cambiamento di opinione del Sindaco di Venafro, dott. Enzo Bianchi, circa l’attività svolta dal Comitato Valle del Volturno contro l’ipotesi di realizzazione di della centrale turbogas nella piana di Venafro.

Ricordando che solo pochi giorni fa con un manifesto, stampato e affisso con i soldi del comune e quindi dei contribuenti venafrani, il Sindaco di Venafro aveva definito i cittadini aderenti a questo comitato civico “Untori”, “Ecologisti della domenica” e “Figli di papà”, oggi esprime “sincera gratitudine agli esponenti del Comitato per la Valle del Volturno, per il decisivo ruolo che stanno svolgendo in difesa dei nostri luoghi”.

Restituiamo al mittente sia gli insulti che gli elogi. Prendiamo atto che il signor Sindaco dichiara oggi che “sarebbe ingenuo fidarsi ciecamente dei tecnici della Ansaldo”, mentre fino a ieri si era presentato scortato dai rappresentanti dell’Ansaldo alle trasmissioni televisive ed agli incontri pubblici.

A titolo di esempio, informiamo i cittadini che la nostra richiesta al Comune di Venafro di ricevere copia della documentazione presentata presso gli uffici comunali dall’Ansaldo è a tutt’oggi inevasa.

Il Comitato Valle del Volturno ribadisce che entro questa settimana saranno inviate agli enti competenti e rese pubbliche le osservazioni alla modifica del progetto della centrale.

Il Comitato sarà lieto di confrontarsi con chiunque voglia discutere seriamente i motivi che hanno indotto l’Ansaldo ad indicare la valle del Volturno come localizzazione della centrale turbogas e dell’impatto che essa produrrebbe sull’ambiente e sulla struttura economica della piana di Venafro.


ottobre 22, 2002
 Centrale turbogas, il Comune di Venafro chiede il parere di un docente universitario @ 8:10:26 PM
di addetto stampa Comune Venafro

L’Amministrazione comunale di Venafro, guidata dal Sindaco Enzo Bianchi, prima di esprimere qualunque parere relativamente al nuovo progetto della centrale “turbogas” presentato dalla Ansaldo, ha deciso di affidarsi al responso di un autentico luminare nel settore delle valutazioni di impatto ambientale degli impianti industriali e produttivi in generale. L’incarico di valutare quanti e quali scompensi possa eventualmente provocare la centrale della Ansaldo è stato, infatti, affidato al Prof Ernesto Chiacchierini, Responsabile del Dipartimento delle Tecnologie dei Cicli Produttivi dell’Università “La Sapienza” di Roma. In seno alla Commissione guidata dal Prof Chiacchierini il Comune di Venafro sarà rappresentato da Antonio De Marco (Responsabile del Settore Urbanistica), Giuseppe Cutone (Responsabile del Settore Tecnico lavori Pubblici) e Luigi Viscione (Responsabile Unità Operativa Ambiente).
“La ridda di voci levatesi attorno all’ipotesi di insediare nel nostro territorio una centrale per la produzione di energia elettrica impone a questo punto una serena e pacata riflessione” – ha dichiarato Enzo Bianchi – “ingenuo sarebbe fidarsi ciecamente dei tecnici della Ansaldo; per questo abbiamo appena conferito al Prof. Ernesto Chiacchierini l’incarico di fornirci, in tempi brevi, una accurata relazione circa l’esatta dimensione dell’impatto ambientale che una centrale come quella proposta dalla Ansaldo provocherebbe. Il luminare in questione ha già svolto in ambito nazionale simili ruoli, emettendo autorevoli pareri che hanno contribuito alla soluzione di alcune controversie che, in tema di impatto ambientale, sembravano insanabili. Quale che sia il responso del Prof Chiacchierini la nostra Amministrazione lo terrà in seria considerazione. Dovessero risultarne pericoli per l’ecosistema e la salute pubblica, saremo in prima fila ad erigere le barricate contro l’insediamento della centrale; dovesse, invece, scaturirne un parere di assoluta eco-compatibilità, allora sarà il caso di valutarne, tutti insieme, anche i benefici in termini occupazionali ed economici. Ovviamente la Commissione guidata dal Prof Chiacchierini sarà aperta ad incontri e momenti di confronto con tutte le realtà interessate alla questione della centrale, a partire dal Comitato per la Valle del Volturno, ai cui esponenti esprimo sincera gratitudine per il decisivo ruolo che stanno svolgendo in difesa dei nostri luoghi. Concludo riaffermando il mio vero pensiero, improntato alla moderazione e alla collegialità delle scelte. Dopo aver vagliato tutti gli aspetti della questione ed aver dato voce a tutte le campane, il vero e decisivo momento di confronto si consumerà in Consiglio comunale, il luogo più idoneo possibile, come preposto dal nostro ordinamento democratico.”


ottobre 21, 2002
 Consiglio Comunale a Montenero, dibattito acceso sulla centrale turbogas @ 11:36:48 PM
di Filippo Lippi

Consiglio comunale infuocato ieri sera a Montenero di Bisaccia. All"ordine del giorno c"era l"installazione di una centrale turbogas, per opera della multinazionale Horizon Energy in grado di produrre un"energia pari a 400 megawatt, nel territorio del comune bassomolisano. L"opposizione di centro-destra, contrariamente alle posizioni prese dal Polo nel governo regionale, si è dichiarata contraria all"installazione della centrale e ha presenatto una mozione (respinta con 4 voti favorevoli e 11 contrari) con la quale si chiedeva alla Giunta e al Consiglio Regionale un voto contro l"insediamento di tutte le centrali previste in Molise. Il consiglio comunale ha approvato invece una delibera della maggioranza che esprime la contrarietà all"installazione della centrale a Montenero, anche perchè sarebbe una "specie di cattedrale nel deserto" non essendo inserita in nessun piano di insediamento industriale. Il sindaco ha chiarito che fino a quando il Comune non avrà acquisito la valutazione d"impatto ambientale a Montenero non si farà nessuna centrale. Suscita qualche perplessità il fatto che la società a cui il Comune ha affidato la valutazione d"impatto ambientale sia la stessa società alla quale si è rivolta anche la Horizon Energy.

(Montenero, 19 ottobre 2002)


 Sozio e Marinelli: no all'installazione della centrale turbogas a Venafro @ 11:27:18 PM
di Marco Baretti

Inizia a sfaldarsi nel centro-destra il fronte politico a favore dell"installazione delle centrali turbogas sul territorio molisano. E" di oggi la presa di posizione dei due consiglieri regionali di maggioranza, Sozio e Marinelli che ritengono doveroso bloccare il progetto dell"installazione della centrale a Venafro, dove a differenza di quanto accade a Termoli, è ancora possibile intervenire per impedire la localizzazione dell"impianto a turbogas, raccogliendo l"allarme sollevato dagli abitanti e da numerose associazioni. Per Sozio e Marinelli l"installazione della centrale turbogas a Venafro avrebbe impatti disastrosi sull"ambiente in un territorio che attualmente consente di fare un"agricoltura di qualità e che è al contempo strategico dal punto di vista culturale per la ricchezza dei beni archeologici che ospita. I due consiglieri regionali hanno stigmatizzato i ritardi dell"amministrazione regionale che non ha dato alcun corso , a differenza di quanto avviene nel resto d"Europa, ad una conversione verso forme di energia energia alternativa, come quella solare.

(Campobasso, 17 ottobre 2002)


 Centrale turbogas a Venafro, buona la posizione di Sozio e Marinelli @ 11:24:20 PM
di a cura del Comitato Valle del Volturno

Il Comitato Valle del Volturno esprime soddisfazione per l’autorevole presa di posizione dei Consiglieri Regionali di maggioranza Sozio e Marinelli, che si aggiungono alla sempre piu’ nutrita schiera di politici, imprenditori, associazioni, cittadini che ritengono assolutamente inopportuna la localizzazione di una Centrale a Turbogas nella Piana di Venafro.I consiglieri di maggioranza alla Regione hanno ben messo in evidenza, concordemente con il Comitato Valle del Volturno, che una centrale di grande potenza come quella prospettata dall’Ansaldo precluderebbe all’area uno sviluppo ecocompatibile votato all’agroalimentare, all’industria pulita e all’agricoltura di qualità.L’adesione di Sozio e Marinelli che si aggiunge ad altri esponenti politici di governo dimostra, ancora una volta, la condotta lineare ed equidistante del Comitato, che rifiuta ogni tipo di strumentalizzazione politica.I tecnici incaricati dal Comitato stanno ora vagliando le osservazioni al nuovo progetto dell’Ansaldo che verranno presentate al pubblico in un’apposito incontro, al quale verranno invitati gli esponenti della Giunta Regionale.


ottobre 16, 2002
 Centrali turbogas, la protesta si estende in tutta Italia @ 19.53.42
di Marco Baretti

Se tutto filerà liscio come l"olio in Italia tra qualche mese ci saranno 64 nuove centrali elettriche che produrranno 39.908 megawatt di energia. E" questo il dato più importante che emerge da un censimento compiuto il 3 ottobre scorso dal ministero delle attività produttive e riportato da "Il Sole 24 Ore". Il giornale economico riepiloga efficacemente la situazione. La società che ha presentato il numero più alto di progetti - otto - è l"Edison. E numerosi sono i progetti anche dell"Ansaldo (con l"inglese National Power), che tra l"altro vuole costruire un impianto anche a Venafro, e della milanese Energia (Cir). Un imprevisto ritardo nelle procedure è stato provocato dal cambio della guardia verificatosi in queste settimane tra i dirigenti e funzionari dei vari ministeri. Il "grosso" dei progetti è arrivato in estate (una cinquantina), mentre gli altri sono stati presentati in autunno. Altri invece sono ancora in attesa di essere depositati. E" diverso anche l"atteggiamento delle società. Ad esempio l"Eni ha deciso di non avvalersi dell"iter "abbreviato" previsto dal decreto Marzano. Un modo per consentire ai progetti di essere condivisi da tutti, compresi i cittadini sul cui territorio gli impianti dovranno essere costruiti. Una scelta democratica che molte altre aziende, invece, non hanno voluto seguire preferendo scorciatoie che stanno provocando, naturalmente, proteste e opposizioni da parte di cittadini che sono al"oscuro di quanto sta per accadere. Dappertutto nascono movimenti spontanei di protesta. A Cairo Montenotte, in provincia di Savona, sono riusciti a bloccare una proposta dell"Energy, ma sullo stesso sito ha ripresentato un progetto la Italiana Coke. Anche a Bentivoglio, località tra Bologna e Ferrara, è attivo un comitato che si oppone alla centrale che vuole costruire la Mirant. E proteste si registrano anche in Toscana, nel Lazio e in Calabria. Si sta creando un fronte che forse sia il ministro Marzano - padre del decreto sblocca-cantieri - sia le società interessate non avevano previsto. In molte di queste zone alla ferma opposizione delle popolazioni si aggiunge anche il parere negativo delle amministrazioni locali. Nonostante ciò la commissione di valutazione di impatto ambientale del ministero dell"Ambiente continua a sfornare pareri positivi. Molti sono stati emanati in piena estate e pubblicati solo pochi giorni fa sulla "Gazzetta Ufficiale". Tra questi ci sono quelli relativi ad una centrale Eni Power nel petrolchimico di Ferrara e per un impianto dell"Energia Spa nell"area industriale di Termoli, dove il progetto ha trovato il sostegno del Comune e della Regione Molise nonostante la protesta di decine di associazioni e amministratori locali. Resta da capire cosa accadrà per la centrale di Venafro. Le indiscrezioni parlano di una decisione già presa dal governo, e in particolare dal ministro Marzano. D"accordo sarebbe anche un altro pezzo da novanta di Forza Italia, l"onorevole Valducci. La centrale venafrana troverebbe inoltre il consenso del vicepremier Gianfranco Fini e del deputato locale, Eugenio Riccio, che a Roma avrebbe già parlato in modo assai favorevole dell"impianto. Ma anche i "centristi" hanno ritenuto di dover dire la loro. Dal Palazzo trapela che il leader regionale del Ccd, Enrico Santoro, ex presidente della Regione Molise, stia seguendo con grande interesse il progetto per la realizzazione della centrale turbogas di Venafro. Cosa c"entri Santoro, però, non è ancora chiaro.


 Centrali turbogas, troppi interrogativi e poche risposte @ 1.36.41
di a cura della redazione

Termoli. Alla fine la turbogas arriverà. È questo il senso di una infuocata riunione, del consiglio comunale di Termoli (CB). La riunione, aperta al pubblico ha visto la giunta di centro destra difendere, per la verità abbastanza timidamente, la propria scelta. A detta degli amministratori locali, comunque, è stato il centro sinistra, nell’epoca in cui aveva le leve del potere, nel 1997 al comune e nel 2001 alla regione, a volere le centrali che dovrebbero permettere al Molise di avere, da un lato, un pieno soddisfacimento del fabbisogno energetico, con possibilità addirittura di esportare il surplus dall’altro, comunque queste sono opere ad altissimo, sempre a parere degli oppositori, impatto ambientale, il che, per una zona a, presunta, vocazione turistica ed agrituristica potrebbe risultare un clamoroso autogol. Il centro sinistra, dal canto suo ha ribattuto come l’imposizione, dall’alto, al Molise delle turbogas, possa configurare un classico esempio di disattenzione nei confronti delle istanze e volontà degli enti locali (giova ricordare come l’Ulivo, in Molise, amministri il Comune e la Provincia di Campobasso). Non è finita. Nel nucleo industriale di Termoli, sul quale gravano i comuni di Termoli, Campomarino, Guglionesi, San Martino in Pensilis e San Giacomo degli Schiavoni, solo per citare quelli geograficamente più vicini, già si trovano tre impianti ad alta pericolosità come quelle che, in gergo locale, vengono definite le “chimiche”. Trattasi d’impianti appartenenti a diverse multinazionali, tra cui la tristemente nota Union Carbide, quella del disastro di Bopal (India) tanto per essere chiari. Tornando alla questione turbogas, vista anche la forte, per la maggior parte anche spontanea, pressione popolare ed attenzione dimostrata, gli osservatori ritengono che, alla fine, si ricorrerà allo strumento del referendum consultivo che, pur non avendo valore coercitivo diretto nei confronti della pubblica amministrazione, le consentirà di “tastare”, con accuratezza, il polso della situazione. Un po’ di storia, recente, delle vicende nazionali servirà anche a chiarire la idee in merito alla questione. Da ottobre 2001 l"annuncio era stato dato. Il Ministro Marzano aveva spinto un decreto, sulla base del quale, venivano a cadere molte delle pregiudiziali alla costruzione di centrali turbogas nel nostro paese. La consultazione con le Regioni sul testo approntato dal Ministero non aveva ancora trovato lo sperato assenso finale e il Ministro, spazientito da questi ritardi, ha deciso per l"atto d"imperio. È stato emanato un decreto legge, come ai bei tempi dei monocolori. In questo caso la misura d"urgenza è giustificata da un deficit energetico. Come dice l"incipit dell"art.1 il Ministro si è risolto alla estrema decisione "..al fine di evitare l"imminente pericolo di interruzione di fornitura di energia elettrica su tutto il territorio nazionale e di garantire la necessaria copertura del fabbisogno nazionale...". Del resto anche il Gestore della Rete è d"accordo, stiamo raschiando il barile. Al 31 dicembre 2001, come sostiene l"amministratore delegato del Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale, Pier Luigi Parcu, le procedure di Via, per le quali è stato sia presentato lo studio di impatto ambientale risultavano 25 per un totale di 15.558 Mw. Nel 2001, sono state collegate alla rete 13 nuove centrali di produzione, con un incremento della potenza installata di 754 Mw. Di questi impianti, 8 sono centrali incentivate Cip6 (per 294 Mw) mentre le altre 5 sono una geotermoelettrica (20 Mw), una convenzionale (250 Mw), due idroelettriche (70 Mw) e un"altra a gas e biomasse (120 Mw). L"obiettivo dichiarato, del decreto, anche in caso di mancata conversione, è di semplificare il procedimento autorizzatorio per la " ......costruzione e l"esercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, gli interventi di modifica e ripotenziamento, nonché le opere connesse e le infra-strutture indispensabili all"esercizio degli stessi.." Diciamo subito che, rispetto alla bozza precedente, data alle stampe in ottobre, siamo all"essenziale. Molti aspetti sono stati tralasciati come per.es la valutazione della compatibilità dell"iniziativa con il sistema energetico e la sua fattibilità con riguardo alla pianificazione e programmazione regionale e locale in materia di attività produttive e di produzione di energia. Non c"è più necessità di disegnare l"iter con precisione perché nel frattempo è stata approvata la legge 21 dicembre 2001, detta altresì Lunardi. Questa prevede la revisione della normativa in materia di V.I.A., Valutazione d’Impatto Ambientale, quando si tratti di "insediamenti strategici" ai quali le centrali elettriche sono per l"appunto state equiparate. Già il fatto che le opere siano dichiarate di "pubblica utilità" pone una seria ipoteca sulla volontà di applicazione del procedimento di V.I.A. Il fatto che si tratti anche di "insediamenti strategici" non sembra certo una dichiarazione di stima per lo strumento preventivo dell""enviromental impact assessment". Illustri costituzionalisti hanno visto infatti nella cosidetta legge-obiettivo un modo evidente di ergere una muraglia a difesa della scelta di realizzare grandi opere e installare grandi impianti. Con il rimando alla delibera CIPE che ne ha descritto l"elenco, opere ed impianti sono stati scientemente autorizzati con un provvedimento legislativo che allo stesso tempo è anche amministrativo, un monstrum giuridico che di fatto impedirebbe ricorsi al TAR da parte di cittadini o comitati, se non degli stessi enti locali. E" di questi giorni la notizia che la Regione Emilia-Romagna si è convinta al grande passo: un ricorso appunto alla Consulta contro i contenuti della Legge Lunardi, tutti tesi a rimuovere il principio del decentramento che è stato appena introdotto al titolo V della nostra Carta Costituzionale. Per tornare al VIA, (ahinoi senza le 20.000 del Monopoli) questo non si svolge più su un binario parallelo rispetto all"istruttoria svolta presso il Ministero delle Attività Produttive ma costituisce parte integrante dello stesso. Il tutto si apre con la richiesta del proponente, comprensiva del progetto preliminare e dello studio d’impatto ambientale, e si chiude entro il termine di centottanta giorni dalla data di presentazione. Al procedimento sono ammesse le amministrazioni interessate, sempre tenendo presente che la votazione sarà a maggioranza. Della regione coinvolta, che pure detiene una competenza "concorrente" sulle politiche energetiche, si acquisirà l"intesa. L"ente locale, il Comune, sarà solo sentito. L"autorizzazione costituisce variante urbanistica. Come chicca finale, "..fino al 31 dicembre 2003, è sospesa l"efficacia dell"Allegato IV al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988, dell"articolo 15 della legge 2 agosto 1975, n. 393, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1998, n. 53 relativamente alle centrali termoelettriche e turbogas, alimentate da fonti convenzionali, di potenza termica complessiva superiore a 300 MW." Infine, per completezza, dal sito di Rifondazione Comunista abbiamo prelevato ed alleghiamo per intero, uno studio sull’impatto ambientale della turbogas, alimentate tramite metano. di Caldiroli Marco (Medicina Democratica – Centro per la Salute "Giulio A. Maccacaro", Castellanza – Varese) L’utilizzo del metano in centrali termoelettriche rappresenta una alternativa meno sporca (e non "più pulita" come spesso si sente dire) rispetto agli altri combustibili fossili (olio combustibile, carbone, orimulsion, gasolio, etc). Un minor impatto ambientale nella combustione del metano è conseguito in particolare ove siano applicate tecnologie a maggior rendimento rispetto ai tradizionali "cicli a vapore" : la tecnologia matura proposta sono le centrali a ciclo combinato e con cogenerazione. In questa configurazione i gas di scarico della prima combustione (turbine a gas) alimentano con il loro calore residuo una caldaia a recupero che produce ulteriore vapore. In altri termini si riesce ad utilizzare meglio la produzione di vapore per la trasformazione in energia elettrica e si fa in modo da rendere disponibile del vapore utilizzabile (teleriscaldamento, utilizzi industriali). In questo caso i rendimenti arrivano al 55 – 60 % . Un ulteriore passo sarà rappresentato dalla messa a punto industriale delle celle a combustibile, a gas metano, che possono raggiungere rendimenti globali (elettrici e termici) pari all’82 % con emissioni nell’ambiente estremamente ridotte. Con il meccanismo attivato in Italia della liberalizzazione del mercato dell’energia, si è assistito alla presentazione di numerosissime proposte di impianti termoelettrici a gas metano (per lo più cicli combinati e cogenerativi) che si aggiungerebbero agli esistenti impianti ad altri combustibili. In altri termini si creerebbero degli impatti aggiuntivi a quelli esistenti visto che non esiste alcuna decisione o programma – se non parziale e di iniziativa interna dell’ENEL – di "metanizzazione" di impianti esistenti. Proviamo a indicare i principali fattori di impatto ambientale di una "tipica" centrale termoelettrica da 800 MW termici (capace di produrre circa 400 MW di elettricità netti da immettere in rete) a ciclo combinato, alimentata a gas metano. 1. Le emissioni all’atmosfera Supponendo un funzionamento annuo dell’impianto per 8.000 ore, nonché di una emissione pari a 2.100.000 Nmc/ora, le emissioni principali sono costituite da ossidi di azoto (che costituiscono un contaminante in cui il metano è "meno competitivo" sotto il profilo dei fattori di emissione, rispetto a combustibili fossili tradizionali solidi) che possono essere stimate (emissione pari a 50 mg/Nmc) pari a 840.000 kg/anno. Per quanto concerne il monossido di carbonio, questa emissione può essere stimata in 200.000 kg/anno mentre il biossido di carbonio (il "gas serra" per definizione) di questo impianto sarebbe pari a 1.184.000 tonnellate/anno (all’incirca un centesimo degli obiettivi nazionali di riduzione di questo gas che l’Italia si è impegnata a raggiungere con il "Protocollo di Kyoto"). Anche se parliamo di gas metano vanno considerati – vista la taglia dell’impianto – anche inquinanti come le polveri e gli ossidi di zolfo che sono presenti in tracce (ed in quantità diverse in relazione alla provenienza del gas, quello a maggior contenuto di questi inquinanti è quello proveniente dal Nord Europa) : in questo caso, queste emissioni possono arrivare a circa 30.000 kg/anno di ossidi di zolfo e a 15.000 kg/anno nel caso delle polveri. Si tratta di valori elevati – anche se più bassi (eccetto gli ossidi di azoto) rispetto ad una equivalente centrale a combustibili fossili tradizionali – che peserebbero sull’area interessata in relazione alle caratteristiche di tale zona e alla qualità dell’aria, con una diffusione e ricaduta degli inquinanti determinati dalla situazione orografica e meteoclimatica dell’area oltre alle caratteristiche dell’impianto. Un altro tipo di emissione poco considerato sono gli aerosol o "drift" (si tratta goccioline di vapore acqueo) che nel nostro caso possono essere stimate in oltre 1 metro cubo all’ora, con un potenziale effetto peggiorativo (nebbie) della situazione della zona in relazione alle sue caratteristiche in termini di frequenza di episodi di inversione termica. 2. I consumi di acqua e gli scarichi idrici Di norma le centrali a ciclo combinato hanno sistemi di raffreddamento ad acqua, ciò comporta, anche in presenza di un parziale riciclo dell’acqua utilizzata nell’impianto, elevati prelievi che possono essere stimati intorno a 450 mc/h di acqua di reintegro (l’equivalente del consumo medio di 31.000 abitanti di una metropoli del nord Italia), con un effetto sulle risorse idriche – sotterranee e/o superficiali - della zona in relazione alle loro caratteristiche e consistenza. In caso di adozione di sistemi di raffreddamento ad aria possono essere ridotti i consumi di acqua (e ridotto il rendimento in produzione di energia dell’impianto) ma si avrebbero problemi in relazione alla dissipazione del calore : la centrale funzionerebbe da enorme "termosifone". Inoltre sono prodotti scarichi idrici (sempre per la taglia considerata), intorno ai 70 mc/h, i quali, anche se depurati, possono avere forti impatti ambientali sui corpi idrici superficiali a causa delle relativamente elevate temperature a cui sono scaricate (fino a 35 °C). Si possono produrre degli effetti negativi importanti a diverse specie animali e vegetali viventi nei corsi d’acqua superficiali, anche nel caso in cui gli incrementi di temperatura siano nell’ordine di uno o pochi gradi in più. 3. L’impatto acustico e l’uso del territorio Una centrale a turbogas come quella considerata ha macchine che producono un rumore elevato : in diversi progetti esaminati da chi scrive, si riscontrava il superamento dei limiti notturni fino a circa 200-300 metri dal confine della centrale, nel caso in cui i limiti delle aree circostanti fossero quelli previsti per aree agricole o residenziali. Va segnalato che queste centrali tendono a condizionare il territorio – in particolare per realizzare la "promessa" di disponibilità di vapore per industrie – ovvero a costituire il primo caposaldo di una nuova area industriale fungendo da attività che opera il superamento di destinazioni urbanistiche precedenti incompatibili e come attrattore di nuove attività. Pertanto, paradossalmente, questa problematica tende ad essere superata contestualmente alla modifica urbanistica necessaria per accogliere la centrale : il rumore non sopportabile dai cittadini rimane, ma i "limiti" sono formalmente rispettati. Da ultimo vanno ricordati gli impatti "indotti", da valutare in relazione alle condizioni della zona, ovvero a quelli connessi con la realizzazione di infrastrutture a servizio della centrale (strade, metanodotti, elettrodotti) con la relativa occupazione di territorio e di nuovi rischi (elettrosmog piuttosto che emergenze per incendi o esplosioni). Qualche mezzo di difesa è alla portata della popolazione, in particolare tramite la Valutazione di Impatto Ambientale (anche se in Italia, le direttive europee in materia sono state recepite solo parzialmente). Questa procedura, che è in primo luogo un diritto dei cittadini all’informazione e alla partecipazione alle decisioni in merito oltrechè una valutazione degli impatti ambientali di un’opera comprensiva delle alternative alla stessa e della "opzione zero" (la non realizzazione), è obbligatoria per le centrali di potenzialità superiore a 300 MW termici (in questo caso la procedura è presso il Ministero dell’Ambiente) e per quelle superiori a 50 MW termici (presso la Regione interessata). A tale proposito va segnalata la previsione del "decreto sbloccacentrali" approvato nell’ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri. In questo provvedimento vi è un esplicito attacco ai poteri degli enti locali. E’ previsto infatti che "Il parere non favorevole, congruamente motivato, deve indicare, a pena di inammissibilità, le condizioni e le modifiche progettuali che si reputano necessarie per un parere favorevole." Questa previsione, simile a quella prevista nell’art. 12 della legge del 2000 sulla "semplificazione amministrativa", è finalizzato unicamente a ridurre i poteri degli enti locali e a piegare questi ultimi alle esigenze di privati. Si tratta di una questione non puramente ambientale ma anche di democrazia. Per chi scrive esiste la possibilità di un utilizzo del gas metano per produrre energia elettrica con un minore impatto ambientale ed in una fase di transizione rispetto all’utilizzo estensivo di fonti di energie rinnovabili che deve essere un obiettivo di tutti non certamente affidabile al "libero mercato". Studi effettuati per un utilizzo più efficiente del gas naturale nell’industria italiana introducendo tecnologie avanzate di cogenerazione hanno individuato i seguenti "scenari" volti anche a ridurre l’impatto ambientale della produzione energetica: a) ripotenziamento con turbine a gas avanzate delle centrali a vapore cogenerative già operanti a gas naturale; b) ripotenziamento con turbine a gas avanzate anche delle centrali cogenerative alimentate a olio combustibile; c) sostituzione e applicazione degli utilizzi elettrici a metano nelle centrali termoelettriche esistenti, a basso rendimento. La stima degli effetti di questi scenari ipotizzati sono i seguenti, sia in termini di maggiore produzione di energia elettrica, di riduzione di consumo di combustibili tradizionali, di effetto sulle emissioni di gas serra e di altri inquinanti. Effetti degli scenari di intervento sugli impianti termoelettrici esistenti Effetti Scenario A Scenario B Scenario C Maggior consumo di gas, GWh 45.100 154.200 0 Minor consumo di olio combustibile, GWh 0 54.300 12.200 Maggior produzione elettrica, GWh 28.300 64.800 11.300 Minor consumo di olio combustibile per evitata produzione elettrica, GWh 74.500 170.600 29.700 Minor fabbisogno energetico, Mtep 2,53 6,06 3,60 Minori emissioni di anidride carbonica, Mton 11,5 31,6 11,60 Minori emissioni di ossidi di zolfo, Mton 0,128 0,387 0,072 Minori emissioni di ossidi di azoto, Mton 0,041 0,118 0,048 Nota: Per la stima delle emissioni si sono adottate le seguenti ipotesi : per l"anidride carbonica, da composizioni medie di gas naturale e olio combustibile; per gli ossidi di zolfo, olio BTZ con 1 % di zolfo, zolfo assente nel gas; per gli ossidi di azoto, turbine a gas 25 ppm vd 15 % di ossigeno, caldaie a gas 3 % di ossigeno, caldaie a olio 300 ppmvd al 3 % di ossigeno. Fonte: G. Lozza, Politecnico di Milano, "Scenari tecnologicamente avanzati per un utilizzo più efficiente del gas naturale nell"industria italiana", vedi nota 3) In sintesi : in relazione allo scenario a) si otterrebbe l’obiettivo di "svincolarci da gran parte delle importazioni di elettricità o di rinunciare alla costruzione di nuove centrali termoelettriche per un ammontare indicativo di oltre 6.000 MW";in relazione allo scenario b) si avrebbe un raddoppio della energia elettrica generata dagli impianti cogenerativi potenziati, "gli impianti di cogenerazione industriale produrrebbero circa 8.000 GWh, quasi la metà dell"energia globalmente generata oggi per via termoelettrica in Italia, ENEL compresa";in relazione allo scenario c) i rendimenti aggiuntivi "libererebbero circa 7.874 Mmc/a" di gas metano "oltre all"intero consumo ipotizzato nello scenario" a) (5.864 Mmc/a); si avrebbe "una generazione elettrica aggiuntiva di circa 11.290 GWh/a ottenuta a parità di consumo globale di gas naturale e con una riduzione significativa dei consumi di olio".In altri termini la via della riduzione del deficit produttivo (al 1998 pari a 40.732 GWh) non è esclusivamente basata sulla realizzazione di nuove centrali termoelettriche ancorchè basate su cicli cogenerativi a metano a minore impatto ambientale ma ha nella riconversione, ripotenziamento e miglioramento dell"efficienza delle centrali esistenti una strada concreta rispettosa degli obiettivi di riduzione dell"emissione di gas serra e nel contempo in grado di coprire in buona parte o del tutto l’attuale deficit di produzione di energia elettrica (ma su questo occorrerebbe anche parlare degli usi attuali dell’energia e degli elevati risparmi ottenibili con l’applicazione di tecnologie conosciute).

(da "L"Unità online", 15 ottobre 2002)


ottobre 9, 2002
 Centrale turbogas di Termoli, la procedura è arrivata al capolinea @ 22.18.33
di Mirco Biscemi

Il Governo "vuole" che la centrale turbogas di Termoli si costruisca. Una volontà forte, netta che è stata ribadita nella Conferenza di Servizio che si è tenuta questa mattina a Roma, nella sede del Ministero per le attività produttive. Il progetto che prevede la realizzazione dell"impianto nel Nucleo industriale di Termoli ha già ottenuto il parere positivo del Ministero dell"Ambiente. L"impatto ambientale - secondo i tecnici ministeriali - è sostanzialmente irrilevante. Non vi sarebbero pericoli di inquinamento in quanto le emissioni sarebbero dieci volte inferiori al livello previsto dalla legge. Ma i parlamentari molisani dell"Ulivo, il presidente della provincia di Campobasso, Massa, diversi sindaci e numerose associazioni non mollano e annunciano battaglia. Una delegazione era presente anche a Roma per manifestare la propria protesta. La mobilitazione continua, anche se è ormai chiaro che di ciò che pensano i cittadini i politici non hanno alcuna considerazione. Il presidente della Regione, Michele Iorio, e il sindaco di Termoli, Remo Di Giandomenico hanno evitato con cura che gli enti da loro guidati prendessero posizione. Il Consiglio regionale, per volontà della maggioranza che sostiene Iorio, non ha deliberato nulla, non riuscendo nemmeno a votare la mozione presentata da due consiglieri del centrodestra, Gallo e Di Brino. Una mozione che, seppure giudicata negativamente dal centrosinistra, avrebbe costretto comunque il Consiglio regionale a prendere una decisione ed a di re "sì" alla centrale di Termoli. Invece al Comune di Termoli la maggioranza di centrodestra che sostiene Di Giandomenico ha addirittura dichiarato "irricevibile" una mozione presentata dal centrosinistra sulla questione. Una decisione ritenuta talmente grave da indurre le stesse opposizioni, i rappresentanti delle associazioni e molti cittadini ad occupare l"aula consiliare. Iorio e Di Giandomenico non potevano consentire una presa di posizione, visto che loro sono in sostanza esecutori di decisioni prese da altri, a Roma, lontano dal Molise. La procedura autorizzativa è ormai arrivata al capolinea. La riunione di oggi è stata per molti aspetti positivi. Michele Iorio ha dato il via libera della Regione. Il progetto, potendo contare su tutti i pareri previsti, è dunque entrato nella fase esecutiva. Adesso associazioni, cittadini e tutti coloro che intendono opporsi, hanno un mese di tempo per presentare le loro osservazioni. Trascorso questo tempo si passerà all"inizio dei lavori. Il cantiere dovrebbe essere aperto entro la fine dell"anno. L"investimento complessivo è di oltre 400 milioni di Euro, quasi 800 miliardi di vecchie lire. A regime, secondo la società che gestirà la centrale, dovrebbe dare lavoro a 60 persone. Una previsione che gli oppositori definiscono "ottimistica". Il "fronte del no" però non si arrende. Augusto Massa, presidente della Provincia di Campobasso, ha dichiarato che la decisione di realizzare la centrale, assunta contro la volontà di migliaia di cittadini e di molti enti locali interessati, come la stessa Provincia, viola quanto stabilito dalla Costituzione, che affida alle Regioni e agli enti locali le competenze in materia di energia. Massa ha annunciato che saranno poste in essere tutte le iniziative per bloccare la costruzione della centrale. E non è escluso che si possa sollevare la questione di incostituzionalità. Le vicende della centrale termolese hanno, per il momento, fatto finire in secondo piano il progetto per la realizzazione di un altro impianto del genere a Venafro. Nei prossimi giorni comunque forze politiche ed associazioni torneranno ad impegnarsi anche su questo secondo fronte di "guerra". Venafro potrebbe diventare l"ultima trincea dalla quale le truppe ambientaliste, le associazioni, i partiti politici e i tanti amministratori, dirigenti ed elettori anche del centrodestra che si oppongono alla realizzazione di questo impianto, potranno combattere la loro battaglia per un modello di sviluppo per il Molise diverso da quello che ha in mente il governo Berlusconi e la giunta Iorio e soprattutto per la difesa dell"ambiente e della salute dei cittadini. La guerra, insomma, continua.


 Petraroia, segretario della Cgil, si schiera contro le centrali turbogas @ 22.13.34
di Marcello Cavacciuolo

Anche il segretario regionale della Cgil del Molise, Michele Petraroia, prende una netta posizione contro la costruzione delle centrali turbogas nel Molise. Petraroia ha inviato una lettera aperta al sindaco di Termoli, Remo Di Giandomenico, con la quale si chiede di fermare l"iter autorizzativo per la costruzione dell"impianto nel nucleo industriale termolese. "Le chiedo - scrive Petraroia - di assumere la posizione sollecitata da diversi comitati di cittadini e associazioni, tendenti a fermare l"iter autorizzativo per approfondire preventivamente ed in modo dettagliato i rischi e le conseguenze che scaturirebbero da tale insediamento. E" inspiegabile una procedura che passa sulla testa della popolazione, non permette ai cittadini di comprendere con precisione quali ricadute pubbliche, positive o negative che siano, si determinano con la costruzione di questa centrale".

(Campobasso, 7 ottobre 2002)


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