dicembre 11, 2002
 Legambiente: Ogm, apprezziamo lo sforzo ma niente trionfalismi inutili @ 19.47.58
di Legambiente

"Siamo sicuri che le nuove norme comunitarie su tracciabilità ed etichettatura forniranno la giusta informazione al consumatore? Siamo convinti che questi saranno tempi duri per gli organismi geneticamente modificati?" E’ Legambiente a porre queste domande rispetto alle recenti decisioni prese dai ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura a Bruxelles.

"Non ci sembra che l’obbligo di segnalare in etichetta la presenza di ogm sopra all’1% abbia sortito risultati – ha ribadito l’associazione – vorremmo sapere quante aziende l’hanno rispettata. Perché ora la situazione dovrebbe cambiare? Perché etichettare la percentuale allo 0,9% è diverso dall’1%? E soprattutto, non ci risulta particolarmente inclemente l’obbligo di segnalare in etichetta una percentuale anche minima di ogm non autorizzati".

Pur apprezzando gli sforzi fatti per ottenere una normativa seria e rigorosa quindi, appare esagerato il trionfalismo con cui queste norme sono state accolte.

"Si sono spalancate le porte agli ogm non autorizzati – ha concluso Legambiente – e questo non ci sembra proprio il miglior risultato per un Paese che chiedeva tolleranza zero e tutela dell’agricoltura tradizionale di qualità".


dicembre 8, 2002
 Dissesto idreogeologico, alcune osservazioni @ 20.18.44
di Angelo Sanzò*

Partendo dagli eventi alluvionali che stanno colpendo l’Italia, si prende l’occasione per sottolineare alcuni punti relativi al dissesto idrogeologico che caratterizza il territorio nazionale e che, a nostro parere, non vengono frequentemente presi in considerazione.
La relazione sullo stato dell"ambiente 2001 del Ministero rvidenzia che i Comuni Italiani a rischio idrogeologico corrispondono al 45% del totale; quelli a rischio molto elevato al 14,5%. Nel Molise i comuni a rischio sono 117 pari all"86,1% di cui 70 pari al 51,5%, a rischio molto elevato. In questa non invidiabile classifica siamo preceduti solo dall"Umbria (89,2%) e dalla Basilicata(87,0%) che, comunque, hanno una percentuale molto più bassa 27,2% l"Umbria)e(29,0% la Basilicata ) per i comuni a rischio molto elevato.

Anche questa volta, gli eventi catastrofici avvengono nel mese di novembre, mese in cui più frequentemente si verificano questi fenomeni nel nostro Paese: le Autorità competenti ne potrebbero tenere conto nei piani volti a prevenire/ contenere le calamità naturali.

E" chiaro che quando cade in poche ore o in pochi giorni una quantità d’acqua pari a quella che normalmente cade in un intero mese o rispettivamente in una intera stagione, gli eventi conseguenti non possono che essere catastrofici. Le dimensioni raggiunte dal fenomeno ed i danni, in termini di vite umane ed economici, sono tuttavia legati essenzialmente a gravissime negligenze istituzionali, precedenti e contemporanee alle catastrofi e che riguardano:

-mancati controlli dell"espansione urbana nei fondovalle alluvionali, legittimata dai vari condoni edilizi; tali fondovalle rappresentano le naturali casse di espansione delle acque fluviali durante le piene dei fiumi;

-la costruzione di infrastrutture lineari (strade, ferroviarie, ecc.) che possono opporsi al libero deflusso delle acque in piena;

-l"abbandono dei territori dove non sono presenti diretti interessi economici, la costruzione di argini in cemento al posto di argini naturali e la rettificazione del letto naturale dei corsi d"acqua;

-l"insufficiente coordinamento delle istituzioni centrali e locali che, a vario titolo, hanno una responsabilità in materia di protezione civile

-l’aver innescato una tendenza “politica” che, tesa prevalentemente all’industrializzazione del Paese, ha determinato inevitabilmente l’abbandono delle campagne e, con esso, la manutenzione minuta di esse.

Tra i tanti motivi per cui i citati fenomeni e situazioni si sono potuti verificare non va sottovalutato il fatto che, nell"ultimo ventennio, sono stati svuotati della funzione, sia direttamente che indirettamente, quegli organi di controllo territoriale che per più di un secolo avevano garantito al paese la conoscenza dello stato del territorio; ciò si è verificato anche perché sono stati posti al loro vertice persone estranee per cultura.

Lo "stato confusionale" indotto dall"attuale legislazione ha prodotto la paralisi delle attività di controllo; ad esempio le Regioni (DPR n. 616/77 e successivi decreti attuativi), con solo qualche eccezione, non hanno ancora provveduto a rilevare, a distanza di circa 25 anni, le competenze che prima erano dei Servizi Tecnici pubblici: Servizio Idrografico, Servizio Geologico, Ufficio del Genio Civile, che avevano di fatto costituito l"ossatura della difesa nazionale dalle catastrofi.

Le Autorità di Bacino nazionali (L. 183/89) nacquero senza uno staff tecnico, poiché avrebbero dovuto utilizzare quelli regionali. La formazione di uno "staff tecnico" di una Autorità dl Bacino o di un Servizio Tecnico, sia esso statale o regionale, non s"improvvisa da un giorno all"altro: sono infatti necessari anni per la formazione di una scuola di pensiero e per la definizione e la messa a punto di standard di lavoro, che oltretutto non possono essere in alcun modo surrogati da privati.

Lo stato confusionale nell"opinione pubblica sembra essere ancora più grave di quello in cui versano le strutture pubbliche; un deludente spaccato sulla disinformazione imperante si è avuto ad esempio assistendo ad alcune trasmissioni televisive e radiofoniche. Si è potuto notare infatti che alcune volte vengono invitati "esperti in dissesto idrogeologico" che poi risultano essere “tuttologi onniscienti”, e non bisogna poi stupirsi se vengono dette grosse inesattezze sull"argomento. Nella buona sostanza pare che non si voglia dire al Paese che gli esperti non sono gli "ambientalisti" (= amanti della natura), ma piuttosto i geologi e gli ingegneri, anche della pubblica amministrazione così come i liberi professionisti, impegnati in un lavoro oscuro e contrastato perfino nelle loro sedi, e in seconda battuta quelle associazioni culturali che sono abitualmente attive nello studio e nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella difesa del territorio.
Ci sembra il caso infine di riportare alcune considerazioni che sono a monte di quelle cause dirette abbiamo sopra accennate.
Esiste ancora, di solito molto sviluppato, uno scollamento tra gli organi cosiddetti “superiori” della Pubblica Amministrazione, ossia Ministeri, Servizi Tecnici, Università, CNR, Autorità di Bacino, Regioni, che determinano l’emanazione di norme tecniche e chi queste norme deve applicare, ossia i Comuni. Questi ultimi adottano (o dovrebbero adottare) quelle norme, sia attraverso i PRG che mediante le “buone regole di gestione del territorio”, che consistono nel vietare o evitare severamente le costruzioni in aree a rischio e in genere nell’uso del territorio rispettando le sue risorse e tenendo conto dei rischi.
Questo scollamento, questo hiatus per dirla in linguaggio geologico, esiste, dove più e dove meno, in tutte le Regioni, in moltissimi Comuni. Prova ne sia che l’Italia intera è costellata da dissesti idrogeologici che si manifestano regolarmente ora in una Regione ora in un’altra (da tanti anni).
Il Comune infatti è il luogo privilegiato nel quale si prendono le decisioni che più incidono sull’assetto del territorio ed è quindi il Comune (il Sindaco, il Consiglio Comunale) l’obiettivo delle norme e degli indirizzi emanati dalla comunità scientifica e dai Servizi Tecnici nazionali e regionali. Di conseguenza, finché non si riuscirà a incidere su questi (i “decisori” comunali,) il lavoro dei Servizi e della comunità scientifica sarà in gran parte inutile per prevenire o minimizzare i dissesti.Un altro motivo della scarsa incisività dell’azione delle Pubbliche Amministrazioni nel campo della difesa del suolo ci pare individuabile nel ritardo della loro struttura ad adeguarsi alla realtà che cambia. In particolare ci si riferisce al fatto che, nella maggioranza dei casi, nei ruoli dei Comuni, delle Province, delle Regioni e di molti organi centrali dello Stato di rado esiste la figura del geologo. Ciò impedisce la possibilità che egli possa fornire il suo contributo alla soluzione di questi problemi che, proprio per la sua preparazione intrinseca, sono alla base della sua professionalità. Ci piace sottolineare ad esempio che presso le Autorità di Bacino pur non esistendo la preclusione alla figura del geologo, tuttora si osserva che pochissimi, rispetto ad altre figure professionali, vi sono presenti. Ci sembrerebbe invece ormai l’ora di aprire i ruoli delle Pubbliche Amministrazioni a questa figura professionale della cui utilità ormai tutti sono coscienti (al pari di quella degli ingegneri e degli architetti che esistono da sempre). Ad esempio, la presenza diffusa del geologo nelle Pubbliche Amministrazioni sarebbe un potente ausilio per quelle attività di previsione e prevenzione che tutti auspicano.
Una seconda constatazione: manca nella società italiana la cultura della prevenzione delle catastrofi. Ma questo è stato già detto e si ripete ogni volta che ne accadono di nuove. E’ opportuno allora porsi la seguente domanda: perché manca questa cultura?
Perché le scienze del territorio sembrano ancora essere confinate nei Palazzi della scienza, nelle Accademie, e non si fa alcuno sforzo serio per diffondere tale cultura, ancora chiusa in orizzonti di autocompiacimento accademico senza finalità di diffusione e divulgazione presso un pubblico più vasto (compresi i “decisori” sopra ricordati), come invece accade nei Paesi più sviluppati europei ed extraeuropei. Sulle riviste di divulgazione scientifica (rare sono quelle italiane) non si legge quasi mai un articolo di autore italiano. Non si vuole con ciò sostenere che qualche tentativo in tal senso non sia stato fatto. Si ricorda in proposito che alla fine degli anni ‘80, quando si conclusero i Programmi Finalizzati “Promozione della qualità dell’ambiente” e “Conservazione del suolo” , furono svolte alcune attività mirate al “trasferimento dei risultati della ricerca scientifica agli utilizzatori”.
Ma, se siamo qui ancora oggi ad amareggiarci per i molti problemi non risolti in materia di tutela dell’ambiente e di difesa del suolo, significa che quegli sforzi a poco sono serviti.
Infine si ritiene nostro compito accennare ad un argomento che viene spesso chiamato in causa per spiegare i dissesti idrogeologici sempre più frequenti: i cambiamenti climatici che, determinando tali fenomeni ed essendo quindi fenomeni ineluttabili, ci scaricherebbero di ogni responsabilità. Ammesso, e ben inteso non concesso, che tali cambiamenti climatici siano la causa dell’aumentata frequenza delle alluvioni (ma dai dati statistici risulta che nel passato le grandi alluvioni erano più frequenti), ciò dovrebbe a maggior ragione responsabilizzarci per quanto concerne l’oculata gestione del nostro territorio, affinché esso sia meglio predisposto a sopportare l’aumentata pressione delle forze naturali.
2 - Criteri generali di gestione ordinaria e straordinaria del territorio
Ci piace inoltre sottolineare che, malgrado gli avanzamenti manifestatisi negli anni recenti nel campo tecnico, scientifico, legislativo riguardante la gestione del territorio e in particolare la difesa del suolo, rimangono grossi impedimenti che non hanno consentito di ottimizzare i risultati positivi conseguiti nei campi citati:.

Tali impedimenti possono essere così indicati:

-eccessiva pluralità di soggetti politico-amministrativi che hanno competenze nella trasformazione del territorio e nelle fasi di controllo, e relativa condizione di conflitto di competenze;

-eccessiva pluralità di strumenti operativi e legislativi, normativi e di controllo, con caratteri diversi per dimensione geografica e amministrativa , contenuti, natura dei vincoli e prescrizioni;

-prevalenza di rigide impostazioni culturali che hanno imprigionato il territorio in settori non comunicanti fra loro (settore urbanistico, agro-forestale, vincolistico, della difesa del suolo, della tutela del paesaggio, della gestione delle acque), incidendo profondamente sul contenuto delle azioni.
Le conseguenze di tali impedimenti ed impostazioni non aderenti alla realtà socio-economica che andava rapidamente evolvendosi, sono ad esempio, il radicamento della difesa passiva del territorio, ovvero di quella politica di ricostruzione e di riparazione dei danni a posteriori , a catastrofe avvenuta, propria della logica della emergenza e dell’intervento straordinario, delle forme di condono più o meno istituzionalizzato, ecc.
Tipico connotato di questo tipo di politica è stato il privilegiare i cosiddetti interventi strutturali (ad esempio interventi di sistemazioni fluviali assai discutibili finanziati con fondi pubblici).
Tale modo di agire non ha obbedito ad alcun criterio di pianificazione del territorio e tanto meno ha tenuto conto degli aspetti oggettivamente condizionanti geologici e idraulici, ritenuti del tutto accessori alle questioni urbanistiche.
La stessa legge-quadro sulla difesa del suolo, n. 183/1989, imperniata invece sulla difesa attiva del territorio, tarda ad esempio ad avere quel ruolo decisivo voluto dal legislatore ed auspicato dalle persone e categorie culturalmente più avanzate.
Negli ultimi anni infatti si sono determinati profondi mutamenti nelle concezioni e modi di considerare la questione “ambiente e territorio” (concezione unitaria dell’ambiente e diritto all’ambiente come bene pubblico e collettivo, recepimento della VIA e primi accenni alla operatività della procedura del risarcimento del danno ambientale, principio dello sviluppo sostenibile, ecc.) e quindi si comincia ad assistere (anche) a timidi mutamenti nelle azioni di controllo e di governo del territorio. Ne sono esempi le attività pianificatorie di alcune Autorità di bacino nazionali, la presa in considerazione dei vincoli geologici e idrologici nella redazione di strumenti urbanistici comunali e sovracomunali, le attività di perimetrazione dei terreni soggetti a rischio idrogeologico derivanti dal DL n. 180/1998 (Decreto Sarno) e norme successive, gli interventi di delocalizzazione o addirittura di demolizione senza ricostruzione di insediamenti a rischio, ecc. Peraltro c’è da aggiungere che questi fiori all’occhiello di sane attività innovative sono relativi non all’intero territorio nazionale, bensì solo ad alcune isole felici.
Pertanto tali cambiamenti di indirizzo, insieme alla palese esistenza di situazioni generalizzate di rischio, hanno riaperto la questione della revisione dei criteri generali di gestione ordinaria e straordinaria dell’ambiente e della convenienza anche economica della difesa attiva del territorio, secondo cui gli interventi debbono essere rivolti alle cause generanti i dissesti idrogeologici e non tanto ai loro effetti, con ciò privilegiando i cosiddetti interventi non strutturali, di cui ad esempio è portatore il DPR 29 settembre 1998, “Atto di indirizzo e coordinamento per l’individuazione dei criteri relativi agli adempimenti di cui all’art. 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180”.
Con questo modo di operare si passa dal mero controllo del disordine urbanistico dilagante alla valutazione ambientale preventiva e non più subordinata rispetto alle questioni urbanistiche-infrastrutturali. Va da sé che la soluzione non è confinata all’ambito tecnico-scientifico ma è determinata nell’ambito politico: basti pensare ad esempio alla questione della priorità per quanto riguarda la scelta degli interventi da effettuare.
Peraltro la lotta contro il grande e crescente dissesto idrogeologico, la quale non è globalmente sostenibile dalle finanza del Paese, rappresenta un fattore di riferimento vincolante per le scelte politiche.
In questa fase di riconsiderazione dei criteri generali di gestione ordinaria e straordinaria del territorio, di cui tutte le categorie conoscono i termini, è opportuno a nostro parere che la classe politica sia più sensibile (rispetto al passato dei) ai criteri tecnico-scientifici relativi alla pianificazione e gestione del territorio.
In questo quadro va inserita la piena acquisizione del concetto di pianificazione di area vasta, relativa ad esempio i Piani territoriali paesistici, i Piani dei Parchi nazionali, i Piani Territoriali di Coordinamento provinciale, i Piani stralcio (L. 183/89), ecc., beninteso solo dove essi vengono effettivamente redatti e resi esecutivi.
Le questioni aperte rimangono in ogni modo molteplici, riguardano aspetti diversi e sono oggetto di dibattito attuale; di queste se ne enumerano solo alcune:

-la estensione della procedura di VIA ai processi di pianificazione;

-il recepimento della natura innovativa del Piano Territoriale di Coordinamento (PTC), introdotto dalla L. 142/1990, nel contesto della pianificazione del territorio;

-l’adeguamento e il rinnovamento dei ruoli e delle strutture degli Enti amministrativi locali responsabili del territorio nella fase gestionale dei piani (dal concetto gerarchico a quello paritetico ovvero di “potere condiviso” e di “parità interistituzionale”), in primo luogo il Comune, organo cerniera della pianificazione e della gestione del territorio;

-la revisione delle saldature normative, dei livelli di integrazione tra i piani territoriali alle varie scale e delle successioni procedurali;

-il ruolo degli organi e dei Servizi tecnici dello Stato e degli enti locali (Servizi Tecnici Nazionali e Regionali , Autorità di Bacino, APAT ed ARPA, ecc,), alcuni dei quali sono stati recentemente soggetti a riorganizzazione e fusione; a questo riguardo va ricordato che tali Servizi possono svolgere in modo efficace un ruolo di ricerca ed elaborazione dei dati territoriali, nonché di controllo delle attività pubbliche e private che hanno influenza sugli equilibri ambientali, solo se sono messi nelle condizioni di operare con mezzi sufficienti e con personale adeguato.

*Referente SIGEA Molise







dicembre 7, 2002
 Assemblea congressuale della Confederazione Italiana Agricoltori del Molise @ 23.22.37
di Caterina Sottile

Si è tenuto Venerdì, 6 Dicembre,a Campobasso la terza Assemblea Congressuale della Confederazione Italiana Agricoltori del Molise. Presenti il Presidente nazionale Pacetti, l’assessore alle Politiche Agricole Michele Picciano, il Rettore dell’Università del Molise Giovanni Cannata, il presidente della Provincia di Campobasso Augusto Massa, il capo gruppo di minoranza Ventresca, presidente dell’Ersam Molise, i consiglieri regionali D’ascanio, Di Lisa, D’Alete , Italo Di Sabato, In un momento di grande fermento che coinvolge tutte le realtà produttive regionali, la CIA Molise ha rinnovato i propri organi dirigenti, anche in previsione del prossimo congresso nazionale che avrà luogo a Roma dal 17 al 19 Dicembre: confermata la presidenza regionale per Giuseppe Cristofano e la vice presidenza per Lidia Gasdia. Nata nel 1977, la CIA MOLISE ha rappresentato una svolta culturale nell’ambito della nostra agricoltura perché ha introdotto e promosso l’idea dell’associazionismo e della unitarietà anche in un settore storicamente autarchico quale è l’agricoltura in Molise. Una “idea di forza del lavoro”, che oggi ha al suo attivo circa 5000 iscritti, si è rivelata una scelta fondamentale per gli agricoltori: far convergere tutte le energie, le aspettative, le progettualità in un’unica, forte corporazione ha significato rendere visibile un settore che rappresenta da sempre l’impalcatura dell’economia regionale, ma altrettanto da sempre penalizzato dallo scarso potere di negoziazione rispetto alla politica ed al potere dei mercati esterni. Oggi, a distanza di 25 anni, lo slogan che ha aperto il congresso è: “Una più forte rappresentanza per un progetto riformatore dell’agricoltura italiana ed europea.” L’ incontro ha avuto una notevole partecipazione di iscritti ed è stato una occasione di confronto e di analisi tra i rappresentanti della politica regionale e gli agricoltori. Profondamente rigorosa l’analisi emersa dagli interventi: gli agricoltori rappresentano il più grande patrimonio produttivo del Molise ma continuano a subire i ritardi di una difficoltà di adeguamento ai ritmi ed alle innovazioni dei sistemi produttivi esterni, soprattutto rispetto al Nord del Paese. Una storia antica, un “vecchio vizio” della nostra agricoltura, benché, l ’assemblea gremita, presente nella sala dell’Hotel Eden di Campobasso abbia sollevato molte delle problematiche nodali di un settore che ha tutte le complessità ed i limiti dei nuovi equilibri economici mondiali. Ed anche chi non è avvezzo ai problemi peculiari dell’agricoltura era percepibile un cambiamento profondo della mentalità e della consapevolezza che gli agricoltori hanno acquisito negli ultimi anni: le domande poste dagli imprenditori agricoli presenti non hanno concesso spazi alla retorica del: ”Mò vediamo, speriamo che..” fin troppo nota ai contadini molisani fino a qualche anno fa; Luigi Paglione, uno degli imprenditori presenti, ha posto una domanda apparentemente semplice all’assessore regionale, Michele Picciano: “Io non riesco a trovare manodopera. Che faccio?” Questa è l’anomalia della nuova era dell’economia globale; benché possa sembrare riduttiva, questa domanda esaspera e riassume le incongruenze di una attività che ha tutti gli obblighi e le caratteristiche di una impresa produttiva ma continua a non avere la forza e l’opportunità di adeguarsi al mercato del lavoro: una azienda agricola di medie o grandi dimensioni richiede inevitabilmente manodopera per produrre, ma non si può pensare di garantire al lavoratore lo stesso livello salariale di una industria. La sproporzione tra il lavoro e la sua reale produttività causa da anni la fuga dalle campagne. Il lavoro agricolo, così come è oggi non ha una redditività tale da rappresentare una alternativa concreta ad altre forme di occupazione. Da qui l’impossibilità di un incisivo ricambio generazionale del settore o la necessità di protrarre le politiche assistenziali quale unico incentivo alla preservazione del lavoro agricolo. I diretti interessati hanno mostrato di avere le idee chiare e capacità propositiva: Antonio Di Tullio, altro giovanissimo imprenditore ha sollevato la questione, complessa ma spinosa dei tassi di interesse, sicuramente proibitivi per un giovane coltivatore. L’assessore regionale alle Politiche Agricole ha provato a dare risposte altrettanto precise optando per una elencazione minuziosa delle iniziative realizzate dall’assessorato negli ultimi mesi; un elenco fin troppo scrupoloso, una sorta di lista delle buone azioni ed una ostentata volontà di rassicurare tutto e tutti dai rischi della devoluzione che è apparsa decisamente inadeguata alle problematiche poste. Non c’era nessun pregiudizio e nessuna “aggressione” politica da parte degli agricoltori, fin troppo autonomi e concreti nelle analisi e negli interrogativi posti. Ma nella sua replica Michele Picciano non ha colto, forse, la disponibilità a ragionare sui fatti e sui progetti concreti che il dibattito lasciava emergere; il grande cambiamento che gli agricoltori molisani non hanno ancora realizzato nei numeri è apparso invece fin troppo evidente nella cultura e nell’approccio ai problemi: il congresso della Cia non ha semplicemente sottoposto agli amministratori regionali una “letterina di Natale” con tutti i desideri ma ha imposto il riconoscimento di una identità comune, settoriale, di una forza sociale che è, di fatto, una entità economica saldamente presente nel tessuto produttivo del Molise. Ha ragione Di Sabato quando afferma che la nostra agricoltura sarà, anzi é già stritolata dalla globalizzazione che pone il bene di consumo al di sopra della dignità del lavoro. In pratica, una sorta di "mostro economico" che genera il marxismo rovesciato: il protezionismo applicato alle multinazionali piuttosto che ai contadini! E qualche attrito, come ai vecchi tempi, anche tra Antonio Ventresca e Nicola D’Ascanio: D’ascanio, ex assessore all’Agricoltura ha “tuonato” contro l’immobilismo di Ventresca e del suo gruppo nella gestione dell’Ersam, orfano di una riforma che non fu mai. E un Ventresca, più sornione che mai, che praticamente gli ha replicato con un: “Ma tu che hai fatto di più?” Un bel “incrocio di spari a salve” in cui la politica parlava alla politica mentre gli agricoltori ascoltavano, con una lieve insofferenza. Impazienza legittima che la vice presidente Lidia Gasdia non ha saputo trattenere sottolineando come sia difficile andare al tavolo delle trattative in rappresentanza degli agricoltori sapendo che il DPEF non prevede fondi per l’agricoltura se non in misura marginale e dispersiva. Ora, la domanda é: "Cosa faranno i molisani da grandi?" Ci auguriamo i contadini. Se non altro, per quell’istinto di sopravvivenza che nessuno fino ad oggi è riuscito a scalfire.


dicembre 4, 2002
 Caccia, Legambiente torna all'attacco @ 20.56.09
di a cura di Legambiente

Non si può pensare di modificare una legge, una buona legge peraltro, senza conoscerne lo stato di attuazione. Ne verranno più problemi ed errori che benefici." Questo il commento di Ermete Realacci, Presidente nazionale di Legambiente, a poche ore dall’inizio dei lavori alla Camera per la discussione della modifica alla legge sulla caccia. "Si tratta di una legge – continua Realacci - che ha raccolto enormi consensi per le novità apportate e per il nuovo spirito con cui ha interpretato l’attività venatoria, in un’ottica di condivisione delle scelte con ambientalisti e agricoltori. Aprire la discussione sulla modifica senza una puntuale conoscenza dello stato di attuazione porterà a molti più errori che benefici. E’ importante che il Governo, prima di aprire la discussione, illustri in Parlamento la relazione sullo stato di attuazione".

"Una larghissima parte del mondo venatorio – ha dichiarato Osvaldo Veneziano, Presidente nazionale di Arci Caccia - ha apprezzato la legge 157/92 e l’opportunità di una buona gestione del territorio che si può mettere in campo con la sua puntuale attuazione. Modificarla senza una seria relazione che metta in evidenza dove ha funzionato e dove non ha funzionato e perché, è una scelta superficiale che farà danni alla fauna e ai cacciatori".


dicembre 3, 2002
 Impatto dell'uomo sull'ambiente, incontro a Campobasso @ 23.22.26
di Fabrizio Nocera

L’impatto dell’uomo sull’ambiente. Ieri nella Facoltà di Agraria dell’Università del Molise si è svolto un interessante incontro dal tema “Impronta ecologica e strategie per l’ambiente dopo Johannesburg”. Organizzato dal WWF Molise, ha visto coinvolto anche il portavoce nazionale Gianfranco Bologna. Dopo un saluto del prof. Trematerra, Emilio Pesino, Presidente del WWF Molise, ha illustrato le attività ed il ruolo che svolge l’associazione nella nostra regione, sottolineando come le due oasi presenti in regione (Guardiaregia-Campochiaro e Le Mortine di Venafro) siano un valido esempio di difesa ambientale. Stefano Catena, sempre del WWF Molise ha presentato la sua tesi di laurea sviluppata proprio sul tema dell’impronta ecologica. Detta Impronta è un metodo pratico che permette di visualizzare in termini di superficie il nostro impatto sull’ecosistema terrestre e permette di capire, se eccede, quanto la natura può supportare sul lungo termine e quindi individuare i punti su cui intervenire per diminuire il nostro “peso” sull’ecosistema terrestre. Nella valutazione di questo indicatore ambientale, vengono presi in considerazione cinque tipi di territori: per produrre energia, edificato (detto anche degradato), agricolo, per pascoli e forestale. Attraverso una matrice combinata tra beni consumati ed uso del territorio viene fuori il nostro “peso” sull’ecosistema. “Non è facile valutare l’impronta ecologica dell’uomo”, afferma Catena, “per tutta una serie di difficoltà inerenti al reperimento dei dati, ma dagli indicatori derivanti dai vari studi svolti, si può affermare che la maggior parte dei paesi industrializzati hanno un’impronta ecologica massima di quella disponibile”. Il dato riguardante il Molise è abbastanza soddisfacente, in quanto la nostra Impronta risulta essere pari a 2,86 ettari pro-capite, a fronte di un 3,50 ettari della media Italia. Gianfranco Bologna, massimo esperto italiano in questo campo, ha partecipato sia alla Conferenza su ambiente e sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, sia al Summit Mondiale dello Sviluppo Sostenibile a Johannesburg nel 2002. “In questi dieci anni sono stati fatti notevolissimi progressi per la conoscenza dell’impatto dell’uomo sull’ambiente”, ha affermato il portavoce del WWF elencando tutta una serie di ricerche effettuate “e sempre più spesso questi lavori sono orientati verso l’interrelazione fra studi sociali e studi economici per permettere di rilevare questo indicatore con maggiore precisione, ma per assurdo sta avanzando una cultura negazionista di questi problemi ambientali. Il motivo di ciò deriva soprattutto dalla non conoscenza delle centinaia di lavori di ricerca svolti in questo campo”. I dati non sono confortanti: tra 1960 e il 1999 vi è stato un incremento dell’impronta ecologica dell’80%; le previsioni di crescita della popolazione parlano di 8 miliardi di abitanti nel 2026 sino ad arrivare a 9,3 miliardi nel 2050; gli ettari pro-capite di produttività ecologica passeranno da 2,1 del 2000 a 1,4 del 2050. Sicuramente per invertire questa tendenza negativa bisognerebbe cambiare le scelte politiche dei paesi industrializzati che “dovrebbero essere orientate verso serie politiche ecologiche ma che invece mantengono un sistema di sussidi perversi che sono contrari anche all’Agenda 21 che è il Piano di Azione dell"ONU per lo sviluppo sostenibile di riferimento per il 21° secolo, definito dalla Conferenza ONU Sviluppo e Ambiente di Rio de Janeiro nel 1992, e sottoscritto da 180 Governi”, afferma Bologna, ma ci lascia anche con una speranza “noi siamo protagonisti del cambiamento e questo possiamo farlo sia modificando il nostro stile di vita, sia divulgando una nuova cultura sempre più orientata verso uno sviluppo sostenibile”.


 Caccia nei parchi, il no di ambientalisti e cacciatori @ 23.20.04
di a cura di Legambiente

Un fermo e deciso NO alla proposta di aprire la caccia nei Parchi arriva congiuntamente da parte di Legambiente, Arci Caccia e Associazione Nazionale Cacciatori dell’Appennino (URCA), tutti contrari al riaffacciarsi della proposta di legge Brusco che è in calendario per mercoledì 27 alla Commissione Ambiente della Camera.

"E’ una proposta che non merita di essere discussa in alcuna sede" questo il commento netto di Antonino Morabito – Responsabile nazionale Fauna e Biodiversità di Legambiente. "L’apertura della caccia nelle aree protette è inconciliabile con l"idea di una "caccia sostenibile" in Italia e in Europa". "Le aree protette – continua Morabito – sono spazi vitali per gli animali selvatici anche proprio per l’assenza dell’uomo-cacciatore, ed è assodato che nei Parchi si debba praticare, col contributo di ambientalisti e cacciatori, una gestione oculata del patrimonio faunistico. Aprire i Parchi alla caccia sarebbe appunto la contraddizione di questo principio, causa di danno enorme ed inaccettabile. In Italia i parchi occupano solo il 10% del territorio e pretendere che anche lì si vada a caccia equivarrebbe a sparare sulla Croce Rossa".

Una nota importante è il dissenso manifestato da una parte del mondo venatorio che intende sostenere una ferma opposizione a qualsiasi proposta di legge per aprire la caccia nei parchi. "Ho sentito telefonicamente – continua Morabito - i Presidenti delle più illustri associazioni venatorie italiane, registrando la chiara posizione di Osvaldo Veneziano di Arci Caccia e Luca Santini dell’URCA entrambi concordi su un punto: ritiro immediato di qualsiasi proposta di legge in tal senso


novembre 29, 2002
 Buy nothing day , giornata mondiale del non acquisto @ 19.26.15
di Fabrizio Nocera

Oggi è la giornata mondiale del non acquisto. Si tratta ormai dell’undicesima edizione che impegna milioni di persone nel mondo a tenersi lontani dall’imperativo del consumismo riappropriandosi di una fetta di tempo passata a fare shopping. L’idea del "Buy nothing day" nasce dal network canadese Adbusters (http://www.adbusters.org/home/) e si propone di commemorare le vittime delle politiche orientate alla massimizzazione dei consumi: dalle popolazioni del Sud del mondo deboli di fronte alla globalizzazione dei mercati, all’ambiente deturpato da rifiuti e inquinamento, alla colonizzazione dell’immaginario ad opera di pubblicitari che propongono modelli di vita irrealizzabili per la maggior parte della popolazione del mondo. Una giornata, quindi, dedicata a tutto tranne che alle compere, per rendere concreto il dissenso verso il consumismo e la pressione che esercita su tutti gli aspetti della nostra vita, un invito alla sobrietà e a ripensare alla solidarietà e alla gratuità quali componenti attive di un"economia sostenibile. In una città come Campobasso dove al posto di alberi, soprattutto negli ultimi giorni, vengono piantati cartelloni pubblicitari recanti la scritta dell’apertura di un altro ipermercato e dove si prospetta l’apertura di altri punti vendita di grandissime dimensioni e in una società come la nostra dove la pubblicità bombarda le menti delle persone senza dare un contenuto al messaggio se non quello del “comprare, comprare, comprare”, tutto ed indiscriminatamente basta “far girare l’economia”, come annuncia un ultimo orribile spot televisivo, bisognerebbe veramente chiedersi cosa c’è dietro il prodotto, cosa c’è dietro l’azienda che produce. Consumare e fare la spesa ci sembrano sempre fatti banali che riguardano noi, il nostro portafoglio ed i nostri gusti, invece il consumo è tutt’altro che un fatto privato a cui vi è dietro tutta una serie di problemi di natura sociale, politica e ambientale. Basti pensare, che noi del Nord del Mondo, cioè paesi industrializzati, che rappresentiamo appena il 23% della popolazione mondiale, consumiamo circa l’80% delle risorse della Terra. Così oltre a condannare gli altri due/terzi dell’umanità a vivere nella povertà, ci apprestiamo a lasciare ai nostri figli un pianeta invivibile. È certamente vero che il potere del singolo è piccolo, ma moltiplicato per milioni di consumatori può condizionare anche le più grandi multinazionali ed al limite l’intero sistema. Scegliendo cosa compare e cosa scartare, non solo segnaliamo al sistema i metodi produttivi che approviamo e quelli che condanniamo, ma sosteniamo le forme produttive corrette, mentre ostacoliamo le altre. In fin dei conti, il consumo si può utilizzare come una forma di voto che può influenzare le scelte economiche molto di più dello stesso voto elettorale. Un importante libro per approfondire l’argomento è il “Manuale per un consumo responsabile. Dal boicottaggio al commercio equo e solidale” edito dalla Feltrinelli e scritto da Francesco Gesualdi del Centro nuovo modello di sviluppo. Una pratica abituale da attuare sarebbe, soprattutto nell’avvicinarsi del Natale, quella di servirsi dei prodotti del Commercio Equo e Solidale venduti dal mese di luglio anche nel capoluogo. Detto commercio promuove migliori condizioni di vita nei Paesi economicamente meno sviluppati rimuovendo gli svantaggi sofferti dai produttori per facilitarne l"accesso al mercato; divulga informazioni sui meccanismi economici di sfruttamento, favorendo e stimolando nei consumatori la crescita di un atteggiamento alternativo al modello economico dominante e la ricerca di nuovi modelli di sviluppo; organizza rapporti commerciali e di lavoro senza fini di lucro e nel rispetto e valorizzazione delle persone; promuove i diritti umani, in particolare dei gruppi e delle categorie svantaggiate; mira alla creazione di opportunità di lavoro a condizioni giuste tanto nei Paesi economicamente svantaggiati come in quelli economicamente sviluppati; favorisce l’incontro fra consumatori critici e produttori dei Paesi economicamente meno sviluppati; sostiene l’autosviluppo economico e sociale; stimola le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilità economica e della tutela ambientale; promuove un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali.


novembre 28, 2002
 Wwf: torna l'incubo delle doppiette nei parchi @ 19.37.10
di a cura del Wwf Italia

Riavviata oggi, alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, la discussione di un disegno di legge che intende modificare l"attuale Legge Quadro sulle aree protette. Obiettivo: dare il via libera alle doppiette anche nei parchi nazionali e regionali. La proposta - prima presentata come disegno di legge, poi inserita nella "legge delega sull"ambiente", poi ripresentata nel testo originario - e stato presentata dall"on.Brusco (CCD). Ritorna cosi l"incubo delle doppiette nei parchi, una proposta inconciliabile con l"obiettivo primario delle aree protette, ovvero, la tutela del patrimonio naturale. Assurdo permettere di sparare nei parchi anche per la presenza degli oltre 17 milioni di visitatori l"anno, messi a rischio da un"attività pericolosa che provoca morti e indicidenti ad ogni stagione venatoria. Il WWF si oppone fermamente a questa proposta: già dai primi mesi del 2002 aveva inviato una lettera alla Camera nella quale si chiedeva l"immediato abbandono di questo progetto, ribadendo che "l"attivita venatoria in senso stretto non e" esercitabile in un"area protetta: per motivi giuridici,ecologici,di sicurezza ed anche economici". "Questo progetto di legge e un vero e proprio regalo ai cacciatori di cui davvero non sentivamo il bisogno - accusa il Presidente del WWF Fulco Pratesi. La sua approvazione segnerebbe la fine di un sistema di tutela della fauna selvatica, patrimonio di tutti, che e stato ottenuto con tantissimi anni di lavoro e di battaglie per la difesa della natura e che ormai si considerava assodato e non piu discutibile. Difenderemo a denti stretti quel 10% di territorio protetto sottratto ai cacciatori, agli speculatori edilizi grazie alle battaglie ambientaliste e alla legge 394/91, e "consegnato" alla natura ma anche ai milioni di turisti che ogni anno frequentano le aree protette".


 Il Wwf al Governo: fermate i nuovi Unni @ 19.28.00
di Ufficio Stampa Wwf Italia

"E" un atteggiamento irresponsabile quello dei senatori della maggioranza (di AN e Forza Italia) che vogliono mettere a sacco l"Italia, presentando emendamenti alla Legge Finanziaria 2003 che favoriscono l"abusivismo edilizio e la privatizzazione del territorio demaniale. Non basta il fatto che l"Italia, come attesta Eurostat, abbia perso dal 1967 al 1997 il 20% delle proprie aree agricole e che, secondo un"indagine svolta dal WWF, soltanto il 29% delle coste della Penisola (per uno sviluppo totale di 8 mila km) siano rimaste libere da insediamenti ed infrastrutture. Tra i propositori di emendamenti c"e chi addirittura ripropone la privatizzazione proprio delle aree più a rischio del nostro territorio, ovvero le sponde dei fiumi, recuperando l"art. 71 della Legge Finanziaria 2002, gia abrogato dal Parlamento (ben tre emendamenti). "I capigruppo della maggioranza devono fermare i nuovi Unni", commenta Fulco Pratesi presidente del WWF Italia. "E" un vero e proprio museo degli orrori - continua Pratesi - quello del ventaglio di proposte di emendamento che sono state censite in una prima lettura dall"Area Legale-istituzionale dalla nostra associazione: oltre a quelli che vogliono la privatizzazione delle sponde fluviali c"e chi ripropone l"autorizzazione in sanatoria in aree vincolate, gia inserita inspiegabilmente nel disegno di legge sul riordino della normativa ambientale (due emendamenti); c"e chi rilancia semplicemente il condono edilizio tombale (un emendamento); chi propone il diritto degli stabilimenti balneari ad acquistare le spiagge in concessione (due emendamenti); chi vorrebbe addirittura rideterminare "la linea di confine del pubblico demanio marittimo" (un emendamento). Una sola costante, nelle varie proposte, il disprezzo per quel poco che resta dell"irripetibile patrimonio naturale e paesaggistico del nostro paese".


 Caccia nei parchi, il no di ambientalisti e cacciatori alla proposta di legge Brusco @ 0.31.44
di a cura di Legambiente

Un fermo e deciso NO alla proposta di aprire la caccia nei Parchi arriva congiuntamente da parte di Legambiente, Arci Caccia e Associazione Nazionale Cacciatori dell’Appennino (URCA), tutti contrari al riaffacciarsi della proposta di legge Brusco che è in calendario per mercoledì 27 alla Commissione Ambiente della Camera.
"E’ una proposta che non merita di essere discussa in alcuna sede" questo il commento netto di Antonino Morabito –Responsabile nazionale Fauna e Biodiversità di Legambiente. "L’apertura della caccia nelle aree protette è inconciliabile con l"idea di una "caccia sostenibile" in Italia e in Europa". "Le aree protette – continua Morabito – sono spazi vitali per gli animali selvatici anche proprio per l’assenza dell’uomo-cacciatore, ed è assodato che nei Parchi si debba praticare, col contributo di ambientalisti e cacciatori, una gestione oculata del patrimonio faunistico. Aprire i Parchi alla caccia sarebbe appunto la contraddizione di questo principio, causa di danno enorme ed inaccettabile. In Italia i parchi occupano solo il 10% del territorio e pretendere che anche lì si vada a caccia equivarrebbe a sparare sulla Croce Rossa".
Una nota importante è il dissenso manifestato da una parte del mondo venatorio che intende sostenere una ferma opposizione a qualsiasi proposta di legge per aprire la caccia nei parchi. "Ho sentito telefonicamente – continua Morabito - i Presidenti delle più illustri associazioni venatorie italiane, registrando la chiara posizione di Osvaldo Veneziano di Arci Caccia e Luca Santini dell’URCA entrambi concordi su un punto: ritiro immediato di qualsiasi proposta di legge in tal senso".


novembre 26, 2002
 Volontari italiani contro la marea nera @ 1:33:51 PM
di a cura di Legambiente

"Stiamo cercando persone per il monitoraggio e la pulizia delle spiagge contaminate dalla marea nera." L"appello arriva da Legambiente che - in contatto diretto e costante con due associazioni ambientaliste spagnole attive fin dalla prima avaria della Prestige - sta organizzando gruppi di volontari per intervenire in Galizia. Al momento - si legge nella nota diffusa dall"associazione ambientalista - c’è bisogno di persone, meglio se con alle spalle esperienze analoghe, per due diverse operazioni: il monitoraggio e pulizia delle coste. Per il monitoraggio (coordinate dall’associazione SEO/BirdLife) servono volontari automuniti che possano spostarsi autonomamente e controllare la costa, gli sbocchi dei fiumi sul mare, l’andamento delle maree, ed avere un quadro sempre aggiornato della situazione per poter agire tempestivamente. Le azioni di pulizia, previste solo sulla base del monitoraggio e in una fase successiva, sono coordinate invece dall’associazione ADEGA (Associazione per la Difesa Ecologica della Galizia).

L’appello rivolto a tutte le persone interessate è di confermare la propria adesione all’iniziativa di solidarietà, segnalando la propria disponibilità ed indicando le proprie competenze ed esperienze all’ufficio volontariato di Legambiente (tel. 06 86268325/403; e-mail: legambiente.vol@tiscali.it; www.legambiente.com)


 Legambiente: stanno svendendo l'Italia @ 1:32:02 PM
di a cura di Legambiente

"Stanno svendendo l"Italia. Dopo i beni storico artistici, dopo le innumerevoli proposte di dare via porzioni di territorio sanando centinaia di migliaia di case abusive, adesso all"incanto vogliono mandarci le spiagge. Oggi Marzano ha detto, giustamente, che il patrimonio artistico e naturalistico rende gli italiani più ricchi. All"intero Governo chiediamo: procedendo così, chi potrà godere di queste ricchezze? C"è un motivo in più per scende in piazza il 14 dicembre e gridare che l"Italia non è in vendita." La reazione di Legambiente, per bocca del suo presidente Ermete Realacci, è indignata. "Non si fermeranno davanti a niente. Vogliono vendere il Paese al miglio offerente. Hanno cominciato già con la Finanziaria dell"anno passato e col famoso Art. 71 che consentiva di vendere spiagge pubbliche. Richiamato a furor di popolo quell"articolo, non si sono rassegnati. Non solo: fra Camera e Senato sono trenta le proposte di legge che, sotto vari titoli, chiedono di condonare le costruzioni abusive che deturpano il nostro paese. Il territorio, per la Maggioranza, non è che merce da barattare. Questo nonostante le alluvioni, le frane, i crolli."
"Continuiamo - dice Realacci - a chiedere che il Governo censuri con forza queste proposte sconsiderate e i parlamentari che le avanzano. Altrimenti dovremo pensare che sotto prese di posizione formali si nasconda una sostanziale condivisione d"intenti. "


novembre 25, 2002
 Legambiente: Cirami va radiato dalla magistratura, ha favorito l'abusivismo edilizio @ 19.22.19
di a cura di Legambiente

"Radiare Cirami dall"ordine giudiziario perché negli atti del procedimento definito dal Cirami si evidenzia la sussistenza di un grave caso di soppressione di atti di Ufficio non considerata sotto alcun aspetto nella citata archiviazione del Gip dr. Cirami, pur essendo stata, detta soppressione di atti di Ufficio, assieme con altre gravi anomalie, bene evidenziata nel quadro delle indagini del Pm Saieva".

E" la richiesta contenuta in una interrogazione parlamentare di Ermete Realacci, presidente nazionale di Legambiente, che ricorda la conclusione cui arrivarono gli ispettori del Ministero di Grazia e Giustizia incaricati di svolgere una ispezione a carico del magistrato agrigentino Giuseppe Miceli che, in via incidentale, finì con l"occuparsi anche di Melchiorre Cirami, sempre in servizio presso la sede di Agrigento e impegnato come Miceli, nel 1996 e nel 1997 - nell"attività di repressione dei reati di abusivismo edilizio nella Valle dei Templi. "L"ispezione disposta dal ministro Flick nel "96 e relativa a un caso specifico di abusivismo edilizio - afferma Ermete Realacci, presidente nazionale di Legambiente, che ha oggi presentato una interrogazione parlamentare sul tema al ministro di Grazia e Giustizia - si conclude con l"avvio del procedimento per il trasferimento d"ufficio del giudice Miceli e con l"apertura di un provvedimento disciplinare. La stessa ispezione muoveva in concreto a Melchiorre Cirami i medesimi addebiti mossi al Miceli, ma rilevava di non aver ricevuto mandato ispettivo nei confronti del Cirami medesimo. Ora c"è da chiedersi - si legge nell"interrogazione parlamentare - se non si ritenga, in relazione alla gravità degli addebiti mossi a carico del magistrato Cirami e ben evidenziati, seppur incidentalmente, nella relazione ispettiva De Augustinis a carico del dr. Miceli, di promuovere procedimento disciplinare a carico del Cirami medesimo; se, in relazione alla gravità di detti fatti, la sanzione da comminarsi nei confronti dei suddetti magistrati Cirami e Miceli non sia quella della radiazione dall’Ordine Giudiziario".

La vicenda in oggetto la racconta lo stesso Realacci nella sua interrogazione: "In un procedimento a carico di un amministratore comunale di Agrigento accusato di aver realizzato un albergo abusivo nella Valle dei Templi - scrive il presidente di Legambiente - il dr. Cirami pretermetteva ed ometteva di considerare inconfutabili prove a carico di detto Vecchio. In particolare attestava nel suo provvedimento che la documentazione fotografica raccolta dall’accusa e comprovante l’illecito aumento di volumi "non era sufficientemente nitida" ed altresì che, in riferimento alle testimonianze acquisite dalla Procura, "i testi operai avevano avuto la sensazione di costruire abusivamente". La relazione degli ispettori ministeriali censura pesantemente l’operato in sinergia del Miceli, quale Sostituto Procuratore presso la Pretura, e del Cirami, quale Gip presso la medesima Pretura, in relazione alla archiviazione richiesta dal primo e disposta dal secondo nel procedimento penale relativo al completamento di questo immobile di sette piani nell’area vincolata del Parco Archeologico della Valle dei Templi, in via delle Primule. Ma inspiegabilmente, sebbene gli stessi ispettori abbiano sottolineato la necessità di una analoga inchiesta su Cirami, già individuate ed evidenziate nella relazione su Miceli, l"indagine si ferma. Riteniamo invece - conclude Realacci - che gli accertamenti già effettuati in ordine alle anomale attività giurisdizionali su due casi specifici, che hanno oggi comportato per i due costruttori abusivi vantaggi economici dell"ordine di alcuni miliardi vadano proseguite ed estese a tutti i procedimenti trattati dai due magistrati in materia di abusivismo edilizio".


novembre 23, 2002
 10 dicembre: portate un segno di pace nelle vostre citta' @ 7:34:27 PM
di Emergency

La sera del dieci di dicembre, anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani, Emergency con la Tavola della Pace, Rete Lilliput e Libera invita i cittadini italiani a portare un segno di pace nelle strade e nelle piazze Italiane: Fuori l"Italia dalla guerra. Per informazioni: 10dicembre@emergency.it.
Indicazioni piu" precise sulla mappa delle adesioni nei singoli è disponibile sul sito di Emergency, e viene continuamente aggiornata.
Questi gli appuntamenti già certi:

Genova - ore 18 p.zza De Ferrari
Milano - ore 18 piazza S. Babila
Novara - ore 18 piazza Matteotti
Palermo - ore 18 p.zza Politeama
Torino - ore 21 piazza Arbarello


novembre 21, 2002
 Il Paese non è in vendita, giornata di mobilitazione nazionale @ 19.00.44
di a cura di Legambiente

"Berlusconi parte in quarta con le grandi opere: ponti inutili e pericolosi, strade costosissime e senza senso. Per denunciare questa politica inadeguata che per fare cassa è capace solo di mettere all"asta i beni più preziosi del Paese o svendere il territorio a speculatori ed abusivi scenderemo in piazza per gridare al Governo che l"Italia non è in vendita". Così in una nota Ermete Realacci, presidente di Legambiente, annuncia la mobilitazione nazionale dell"associazione prevista per il 14 dicembre. "La crescita del Paese, secondo Berlusconi che di fatto ha assunto l"interim alla Infrastrutture, passerebbe per la realizzazione di grandi opere pubbliche che costeranno al Paese cento e più miliardi di euro. Troppo spesso sono opere sterili e dannose per il territorio e l"economia, la cui sola utilità consiste, appunto, nell"aprire dei cantieri. Ma oltre al danno c"è la beffa: tutti quei miliardi di euro necessari a fare dell"Italia un cantiere non ci sono. Le casse dello Stato, è sotto gli occhi di tutti, sono in rosso; i privati non si arrischiano più di tanto in opere di dubbia utilità e di ancor più dubbio profitto. E allora? Lo Stato aliena. Ma L"Italia non è in vendita. E il 14 saremo nelle piazze di tutt"Italia per dirlo al Governo."

Il Governo Berlusconi si sta caratterizzando per un vero e proprio salto di qualità nell’attacco nei confronti dell’Ambiente. "Non si può più parlare semplicemente di disattenzione nei confronti delle tematiche ambientali: si tratta ormai di un vero e proprio affronto", di un tenace perseguire priorità che confliggono vistosamente col rispetto e la valorizzazione del territorio. La furia asfaltatrice del Ministro Lunardi fa il paio con le scellerate decisioni in materia energetica che preludono alla realizzazione di decine di centrali inquinanti, ma anche con lo scientifico smantellamento della struttura della Via e con le necessità di cassa del Ministro Tremonti che metterà sul mercato i gioielli del nostro Belpaese. Né va dimenticato il progetto di riforma della scuola e le iniziative messe a punto dal Ministro Moratti che ci stanno restituendo condizioni di lavoro e di studio sensibilmente peggiorate ed una drammatica riduzione degli spazi d’autonomia degli istituti. "Porteremo questi temi e la nostra indignazione sulle piazze italiane: vogliamo dare un segnale forte contro la dismissione del Paese."


 Funzione Pubblica, appello dei sindacati al presidente nazionale Anci @ 18.58.57
di Cgil Cisl e Uil

Al Presidente ANCI Nazionale Dott. Leonardo Domenici


Le Segreterie Nazionali F P C.G.I.L., C.I.S.L. F P S, U.I.L. F P L sentono l’esigenza di portare all’attualità, in occasione dell’Assemblea Nazionale dell’ANCI di Napoli del 20- 23 novembre 2002, il disagio e le preoccupazioni delle lavoratrici e dei lavoratori del Comparto, legate all’assenza di qualunque certezza sull’avvio del negoziato per il rinnovo del C.C.N.L., scaduto da quasi un anno.

D’altra parte nell’ambito dei lavori dell’Assemblea, fra le tante e meritevoli iniziative, non è stato previsto il minimo spazio a tale problematica né, tanto meno possibilità di un confronto con le scriventi, nonostante tale esigenza fosse già stata espressa nel recente incontro in sede ANCI Nazionale.

In quella occasione le Segreterie Nazionali ribadirono le preoccupazioni legate all’assenza dell’atto di indirizzo, indispensabile per l’avvio del negoziato. Inoltre, qualche dichiarazione apparsa sulla stampa lasciava presupporre un giudizio dell’ANCI non chiaro sull’accordo Governo – Sindacati del 04.02.2002, rischiando di creare ulteriori problemi al negoziato e conflitti con le scriventi che considerano tale accordo essenziale.

Le Segreterie Nazionali convengono che la legge finanziaria, in corso di approvazione, contiene provvedimenti, nei confronti del sistema delle Autonomie, fortemente legati ai tagli della spesa anziché ad una politica degli investimenti da collegare alla riforma costituzionale ed al nuovo federalismo.

Questo tipo di scelta rischia di compromettere gli attuali livelli quali - quantitativi dei servizi da erogare ai cittadini e di scaricarne le conseguenze sugli stessi.

Le Segreterie Nazionali, nell’ambito comunque della propria autonomia, sono già impegnate a porre in atto iniziative utili a rimuovere tali negatività e sollecitano l’ANCI ad analogo e più incisivo intervento mirato a consentire migliore qualità dei servizi e risorse necessarie per il rinnovo del C.C.N.L.

Le Segreterie ribadiscono, altresì, la ferma determinazione all’avvio del negoziato per il rinnovo del C.C.N.L. che dovrà caratterizzarsi per un alto profilo di qualità.

In questa fase cruciale per il completamento della riforma federalista, la questione del lavoro e della valorizzazione delle risorse umane sono elementi essenziali per costruire una rete dei servizi locali in grado di cogliere e soddisfare le esigenze dei cittadini; le risorse economiche indicate nella piattaforma di C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L. sono da considerare investimenti mirati a tali obiettivi.

Le Segreterie, qualora dai primi confronti negoziali emergesse una impostazione degli Enti contraria all’esigenza di un C.C.N.L. di alto profilo sia economico che sul versante delle relazioni sindacali, preannunciano che contrasteranno con fermezza tale impostazione, mettendo in atto tutte le iniziative necessarie.

F P C.G.I.L. Armuzzi
C.I.S.L. F P S Tarelli
U.I.L. F P L Fiordaliso


Roma, 20 Novembre 2002


novembre 8, 2002
 WWF, parte anche in Italia il progetto @ 21.48.31
di a cura di WWF Italia

La migrazione degli uccelli è uno dei fenomeni naturali più affascinanti che si conosca. Il Film "Il Popolo Migratore", di Jacques Perrin, offre uno spaccato poetico e straordinario di questo fenomeno. Nel loro lungo e faticoso viaggio gli uccelli migratori affrontano pericoli di ogni sorta: predatori, situazioni meteorologiche estreme, difficoltà a trovare luoghi di sosta e rifornimento. Purtroppo, alle minacce naturali si sono aggiunte quelle di origine umana: su tutte la caccia e il bracconaggio, ma anche la distruzione dell"habitat. Il WWF e la LIPU, che in Francia hanno collaborato fin dall"inizio alla realizzazione del film per la sua valenza educativa e di denuncia, sono impegnate da anni nella difesa dei migratori con i campi antibracconaggio. E" nato così, anche in Italia, il "Progetto Popolo migratore".Per la prima volta insieme in una campagna di raccolta fondi, LIPU e WWF lanciano il Progetto "POPOLO MIGRATORE" con l"obiettivo di rendere ancora più forti le azioni in difesa della migrazione, che ogni anno le due più importanti associazioni di difesa della natura realizzano in Italia.
Il Progetto, che accompagna l"uscita del film di Jacques Perrin in Italia, nasce con un numero di conto corrente postale - 33869777 - a cui tutti possono inviare donazioni. Prosegue con proiezioni di beneficenza in diverse città italiane. Passa attraverso magliette, puzzle, quaderni con le bellissime immagini-simbolo del film. I fondi raccolti saranno impiegati per potenziare le attività di vigilanza antibracconaggio che le due associazioni realizzano ogni anno in due aree calde: le Valli Bresciane e lo Stretto di Messina.


novembre 4, 2002
 Un tavolo permanente per affrontare l'emergenza @ 15.12.24
di a cura della Coldiretti Molise

Il Molise, è una terra di laboriosi coltivatori ed allevatori, che hanno speso e, quotidianamente dedicano la propria vita all"attività agricola con caparbietà ed instancabile impegno lavorativo.
Senza dubbio, quest"atteggiamento ricalca in maniera puntuale il tipico modo di esprimersi di quelle popolazioni che storicamente hanno saputo affrontare le difficoltà ambientali e, convivono ancora oggi, con insufficienti dotazioni strutturali.
Spesso, accade, che in occasioni di emergenze provocate da catastrofi naturali, le aziende agricole restino le ultime ad essere visitate da coloro i quali sono preposti all"accertamento dei danni e, molto spesso, si verifica che le stesse aziende agricole siano le prime ad essere escluse dagli interventi e, quindi, dimenticate.
Per questi motivi la Coldiretti del Molise, chiede, senza indugi, al Governo Regionale un incontro urgente per avviare la fase di verifica e di monitoraggio dei danni registratisi nel contesto aziendale e abitativo, che caratterizza le imprese agricole molisane.
Secondo il Direttore della Coldiretti - Benedetto De Serio - il Molise deve inventarsi e, deve realizzare quegli stessi interventi, che hanno consentito ad altre realtà italiane, di attuare modelli di ricostruzione, incentrati non nel mero ripristino delle strutture bensì, sulla rigenerazione economica e sociale dei territori colpiti. Secondo il Presidente - Amodio De Angelis - occorre ricostruire una economia vincente, che persuada i molisani a rimanere con rinnovata serenità e con nuova progettualità su un territorio che, non merita, in nessun caso, l"abbandono e lo spopolamento.
La Coldiretti, invita, altresì, le Istituzioni a vigilare affinché non si ripeta ciò che ha tragicamente segnato altre zone d"Italia nelle quali, la ricostruzione ha segnato il passo e gli attori della nuova imprenditoria, sono stati per lo più di provenienza extra regionale, spesso realizzando inutili ed inefficaci azioni che, hanno soltanto sottratto risorse, che potevano significare, in queste aree, l"unica opportunità di riscatto sociale ed economico.
La Coldiretti Molise, sottolinea l"importanza che l"attività agricola ed agroalimentare, rappresenta per i molisani e chiede soprattutto, con forza che sia l"imprenditoria esistente ad essere coinvolta nella ricostruzione economica e sociale della Regione.
Al proprio interno, l"Organizzazione ha già avviato nei giorni scorsi la macchina della solidarietà, ed il Presidente Nazionale, Paolo Bedoni, ha costituito un"apposita unità di crisi in favore delle zone colpite.


ottobre 29, 2002
 Legambiente: ridurre le auto per ridurre lo smog @ 22.05.06
di a cura di Legambiente

"Non ha pensato il Ministro Matteoli che per ridurre lo smog si potrebbero ridurre le auto che circolano nelle città italiane? E che quei 17 mld di euro da spendere in incentivi per la rottamazione potrebbero rimettere in piedi un sistema di trasporti pubblici che, con gli autobus tra i più vecchi in Europa (una media di 12 anni contro i 7 dell"Ue) continua ad essere assolutamente inadeguato?" E" quello che Roberto Della Seta, portavoce nazionale di Legambiente, domanda al Ministro dell"Ambiente e della difesa del Territorio riguardo la proposta di ecoincentivi per "combattete l"inquinamento delle città". "Al Ministro chiediamo poi se possiede dati certi sull"impatto della rottamazione sull"inquinamento cittadino: se è vero infatti che la marmitta catalitica ha ridotto la presenza di monossido di carbonio, quale giovamento potremo avere della auto nuove per altri inquinanti, come le polveri sottili?" "Non bisogna dimenticare poi - continua Della Seta - che le città sono strangolate non solo dall"inquinamento ma anche dal traffico e dal rumore: perché allora non pensare ad interventi che d"un colpo solo incidano su tutti questi problemi?"


ottobre 24, 2002
 LA DENUNCIA - I polli siamo noi? @ 18.31.42
di a cura di Legambiente

"Centinaia di migliaia di tonnellate di carne vengono importate ogni anno in Europa da paesi extra Ue, tra cui Brasile e Thailandia. Due paesi dove le norme legislative al riguardo risultano ben lontane dalle norme comunitarie. Eppure, una volta sdoganate, diventano carni nazionali, totalmente indistinguibili da quelle nostrane. Il rischio principale riguarda l’importazione di carni trattate con sostanze pericolose, quali cloramfenicolo, nitrofurani e prodotti contenenti questi principi attivi, vietati in Europa dal 1996 e utilizzati in Brasile sino al maggio del 2002, e che grazie a deroghe, tempi di produzione (6 mesi) e conservazione fino a 12 mesi, possono aver contaminato i prodotti in circolazione ancora per lungo tempo".

Da qui prende avvio la denuncia che Legambiente ha inoltrato al Governo Italiano e alla Commissione e al Consiglio UE sulle carni avicole importate da paesi con legislazione sanitaria non equivalente a quella comunitaria.

"Grandi quantità di parti pregiate di pollo e tacchino vengono importate nel nostro paese grazie al basso costo e alla facilità di aggirare i controlli (obbligatori e costosi per i produttori europei). – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Francesco Ferrante – Ma il problema della grave turbativa di mercato causata dai dazi agevolati per questi prodotti, non è certo quello che ci preoccupa di più. Il rischio è invece per la salute del consumatore che per i prossimi 15 mesi può continuare a trovare, al supermercato come in mensa, piatti di pollo e tacchino provenienti dal Brasile trattati con antibiotici vietati perché sospettati di causare patologie gravissime, come l’anemia aplastica e il cancro".

La situazione è allarmante perché nell’ultimo anno le importazioni extra UE, in particolare dal Brasile e dalla Tailandia, sono aumentate di più del 100% rispetto allo scorso anno: circa il 35% della carne di taglio pregiato (petto di pollo e fesa di tacchino) consumata in comunità arriva quindi dal Brasile e dalla Tailandia e detta percentuale è destinata a salire in maniera esponenziale perché la carne viene per lo più importata sotto voce doganali senza prezzo limite e con dazi agevolati.

Diventa quindi di importanza fondamentale per la tutela della salute pubblica che le autorità assicurino che le carni importate siano state prodotte e macellate nel rispetto di tutte le normative sanitarie comunitarie e quindi provvedano a sospendere immediatamente le importazioni dai paesi che non possono di fatto garantire detta equivalenza di regole sanitarie. Ma il Brasile, pur avendo imposto a maggio il citato divieto, non ha contemporaneamente previsto il ritiro dal mercato degli animali già trattati con detti principi attivi, anzi ha concesso un termine di 90 giorni per il ritiro dei prodotti vietati dal mercato. A questi tre mesi di "proroga" bisogna sommare 6 mesi di ciclo produttivo dell’animale e 12 mesi di congelamento concesso.

Di fatto sarà importata carne dal Brasile per almeno altri 15 mesi, senza alcuna garanzia in ordine al mancato trattamento degli animali con i principi attivi vietati sopra indicati.

Nella denuncia si chiede poi di intervenire anche rispetto a quei paesi che non assicurano l’assenza di farine animali nei mangimi, o meglio, che non hanno alcuna normativa che vieti l’uso di dette farine animali. Una questione di estrema gravità poiché in mancanza di apposite normative, di fatto, in detti paesi non esiste alcun controllo sulla presenza o meno di BSE negli animali.

La legislazione comunitaria – in continua evoluzione - con il provvedimento 2001/471/CE, ha imposto per le produzione comunitarie tutta una serie di controlli relativi alle condizioni igieniche generali della produzione negli stabilimenti (secondo i principi HACCP), ed ha emanato tutta una serie di provvedimenti nazionali per assicurarne l’applicazione.

"Ed ecco – sottolinea Ferrante – che del tutto inspiegabilmente, la Commissione, con un provvedimento (2002/477/CE), ha rinviato l’applicazione di queste pratiche per i produttori di paesi terzi all’8 giugno 2003. In questo modo, la Commissione ha consapevolmente favorito l’importazione di carne e prodotti derivati dai paesi terzi, a scapito dei produttori comunitari e della sicurezza dei consumatori".

Con la denuncia inoltrata, Legambiente chiede quindi che, a tutela della salute pubblica e del consumatore europeo, venga bloccata, per motivi sanitari, l’importazione di carne dal Brasile e sequestrata la merce già importata in comunità, poiché a rischio anche ai sensi della direttiva 96/23/CEE per il possibile trattamento degli animali con prodotti contenenti cloramfenicolo e nitrofurani; che vengano effettuati controlli sanitari su tutte le merci importate dai paesi extra UE nel settore avicolo e realizzati controlli sanitari nei paesi terzi per la verifica dell’effettiva equivalenza della normativa sanitaria di detti paesi con la normativa comunitaria.


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