| dicembre 14, 2002 |
| Ormai è fatta: il Molise svende 60 milioni di metri cubi d'acqua alla Puglia @ 17.40.56 |
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Quasi fatta l"intesa col Molise per 60 milioni di metri cubi che serviranno alla Capitanata. La notizia arriva dalla Puglia dove viene dato ormai per imminente l"accordo che prevede lo "scippo" di una enorme quantità di acqua. La Regione Molise ha dunque deciso di "svendere" le acque e la lunga pantomima, che dura da un anno, sta ormai per finire. E" tutto un gioco politico quello che porta Puglia e Molise ad accordarsi. Lo ha dichiarato anche il sottosegretario forzista Guido Viceconte annunciando che "la prossima settimana firmeremo alcuni importanti accordi di programma grazie al gioco di squadra avviato con il presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto". E pare - affermano le fonti istituzionali e giornalistiche pugliesi - che uno di questi accordi, quello con il Molise, sia stato sottoscritto dal presidente Fitto e il presidente molisano Iorio. "Esso prevederebbe - scrive il principale quotidiano pugliese, la Gazzetta del Mezzogiorno - il passaggio di 60 milioni di metri cubi d"acqua di caduta dal torrente Liscione". Il giornale dà anche un"informazione in più che ai molisani non era stata fornita dalla Regione Molise, che pure aveva elaborato il famoso piano approvato in Consiglio regionale solo pochi mesi fa: "Si tratta - scrive la Gazzetta - di acqua attualmente buttata dal Molise". Il quotidiano barese è anche informato sugli interventi e le opere che saranno realizzate, e smentisce il presidente Iorio e l"assessore Chieffo che avevano sempre escluso questa possibilità. "Da con un progetto di tubi - afferma - sarà portata nella diga di Occhito. Non è molto la Puglia aveva chiesto almeno 100 milioni di metri cubi, ma meglio di nulla. La Puglia dovrà fornire opere irrigue al Molise, mentre la conduttura di adduzioni (ci vorranno due anni) per portare l"acqua all"Occhito avrà un costo di 120 milioni di euro". L"accordo è propedeutico per l"incontro del Cipe previsto la settimana prossima che dovrà decidere quale opere tra quelle indicate con la legge Obiettivo sarà finanziata. Il Molise si è dunque subito arreso all"accordo, cosa invece che non hanno fatto né la Basilicata e tantomeno l"Abruzzo. La Puglia, infatti, aveva avviato trattative anche con queste due regioni - la prima amministrata dal centrosinistra, la seconda dal centrodestra - che però finora hanno risposto picche alle richieste pugliesi. La notizia è diventata di dominio pubblico prima di quanto si prevedesse, e questo ha indotto la giunta regionale ad emettere un comunicato stampa nel quale cerca di "infiocchettare" questo accordo e di addolcire la pillola. Nella nota infatti si conferma che "sarà approvatonella prossima riunione della Giunta Regionale il Protocollo d’Intesa Preliminare sulle risorse idriche tra Regione Molise, Governo e Regione Puglia"
Secondo questo comunicato il protocollo, in particolare, prevede innanzitutto la necessità di stilare a breve tempo tre Accordi di Programma con le Regioni limitrofe (Abruzzo, Campania e Puglia) che attualmente prelevano acqua dai bacini di Chiauci, Volturno e Occhito, per definire una serie di misure compensative per il Molise.
"Il Protocollo poi, getta le basi, in perfetta sintonia con il Piano delle Acque del Molise, e con le precise indicazioni espresse in merito dal Consiglio Regionale, per la successiva definizione di un Accordo di Programma con la Regione Puglia che regoli il possibile prelevamento di acqua dalla fluenza del Fiume Biferno, a Valle della Diga del Liscione, fatto salvo il pieno e completo soddisfacimento del fabbisogno potabile, irriguo, industriale, igienico ambientale e idroelettrico del basso Molise". Quindi, leggendo la nota dell"esecutivo, sembra di capire che il Consiglio regionale ha già dato mandato alla giunta di definire l"Accordo di Programma con la Puglia e, se fosse confermata la notizia di fonte pugliese, di cedere alla stessa Puglia ben 60 milioni di metri cubi di acqua. Il silenzio delle opposizioni e anche dell"assessore competente, Chieffo, indirettamente confermano la corresponsabilità del Consiglio regionale e del responsabile della delega in quello che sta per accadere. La giunta regionale precisa che "l’opera, prevista nella legge “Obiettivo” del Governo, sarà realizzata in accordo tra Regione Molise e Regione Puglia che provvederanno insieme alla redazione del progetto, all’affidamento dei lavori e alla successiva gestione". Il contentino per il Molise comunque c"è. Nel comunicato stampa, infatti, si precisa che "viene poi stralciata, come prevedeva in un primo momento la Legge “Obiettivo”, dalla stipula dell’Accordo di Programma con la Puglia la costruzione, per 140 miliardi di lire, della rete irrigua di tutto il Basso Molise, consentendone la realizzazione immediata in quanto svincolata da intese con altri soggetti istituzionali e già supportata dal finanziamento della stessa legge". Il Protocollo, infine, prevede che l’Accordo di Programma con il Governo e la Regione Puglia debba contenere la definizione dei costi compensativi dell’acqua ceduta sia dal Biferno che dalla diga di Occhito con cui il Molise potrà realizzare opere strutturali per le zone interessate dal prelievo. Insomma, acqua in vendita a poco prezzo. La giunta regionale di Michele Iorio, per ragioni politiche, anzi partitiche tutte interne a Forza Italia, svende l"acqua del Molise e non dice nemmeno la quantità di acqua. Si continua a giocare a nascondino, per non far capire ai molisani che la loro unica vera risorsa, l"acqua, viene ceduta perché dall"alto è arrivato l"ordine di cederla. E se una volta i vecchi democristiani gli ordini almeno li prendevano da Roma, adesso, con questa classe dirigente, gli attuali "governanti" molisani gli ordini li prendono da Bari o addirittura da Foggia. Un segno del degrado e dello scarso peso politico di questa classe dirigente che continua a subire. Esclusa dalle agevolazioni fiscali e previdenziali alle imprese, esclusa anche dalla Finanziaria - che non ha previsto nemmeno una lira per il terremoto del Molise -, costretta a cedere l"acqua alla Puglia senza poter chiedere niente di davvero importante in cambio, chi ci governa sta ponendo le basi per la scomparsa definitiva della regione. Iorio e la sua giunta, anche alla luce del trattamento riservato al Molise con la Finanziaria, potevano dire no, in piena libertà - nessuno li può obbligare - a questa intesa. E non va tralasciato il particolare che una eventuale carenza idrica, causata dalla cessione delle acque alla Puglia, potrebbe penalizzare proprio i Comuni terremotati del basso Molise, già in ginocchio a causa del sisma. L"annuncio della imminente stipula dell"accordo non ha provocato alcuna reazione. Tace l"opposizione, ormai sempre più ridotta a ruota di scorta del centrodestra, e tace anche il sindaco di Termoli, Remo Di Giandomenico, che un anno fa aveva detto che prima di cedere l"acqua alla Puglia si sarebbe dovuto passare sul suo cadavere. Evidentemente, come ogni buon cristiano, Di Giandomenico crede nella risurrezione. E poi a Termoli potrebbe anche mancare l"acqua, ma ci sarà in compenso una bella centrale turbogas.
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| dicembre 13, 2002 |
| Scuole a rischio, 23 su 150 hanno un alto grado di precarietà delle strutture @ 0.37.43 |
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Scava scava alla fine qualcosa viene fuori. Qualche giorno fa abbiamo riportato una indiscrezione secondo la quale da tempo esiste un provvedimento che segnalava una situazione di pericolo per le scuole del cratere del terremoto. Alla fine la "dritta" si è rivelata meno "dritta", eppure cercando una cosa che non c"è ne abbiamo trovata un"altra che c"è ed è altrettanto preoccupante. E ve la raccontiamo. La Giunta regionale attuale - assente solo Patriciello - l"11 febbraio 2002 con una delibera (n. 236) decide di approvare la modifica della legge regionale 26 febbraio 1980 n. 7 in materia di "Interventi per l"Edilizia Scolastica". Un provvedimento a prima vista del tutto "ordinario". La proposta è articolata in due soli articoli e in sostanza ha l"unico effetto concreto - rispetto al precedente provvedimento che intende riformare - di aumentare la somma prevista per interventi sugli edifici scolastici con l"obiettivo di portarla dai 40 milioni di vecchie lire a 140 (euro 72.000). Due articoli di poche parole. Ve lo proponiamo:
ARTICOLO 1
1. Il secondo comma dell"art. 1 della legge regionale n.7/1980 è sostituito dal seguente:
"2. I contributi sono commisurati alla spesa riconosciuta ammissibile dalal Regione e sono concessi nella misura massima del 100% ai Comuni, alle Province e agli altri enti".
2. Il terzo comma dell"art. 1 della legge regionale n. 7/1980 è sostituito dal seguente:
"3. L"importo totale del finanziamento regionale, comprensivo del contributo alle spese generali determinato nella misura massima del 10% omnicomprensivo, non può superare LA SOMMA DI Euro 72.000
E" obbligo dell"ente attuatore farsi carico delle spese eccedenti, a qualsiasi titolo, il contributo".
ARTICOLO 2
1. La presente legge, entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Molise".
Dunque un provvedimento normale, che quasi quasi si poteva fare anche con una semplice determina dirigenziale. Dunque la proposta di legge - lo ricordiamo - viene approvata in giunta l"11 febbraio 2002.
E qui si scopre una cosa interessante. La proposta di modifica della legge era accompagnata da una relazione dei tecnici e funzionari della Regione - Settore Edilizia Pubblica, Sezione Edilizia Scolastica. Nella relazione, molto dettagliata, è riportato il quadro complessivo della situazione degli edifici che in provincia di Campobasso ospitano le scuole materne, elementari e medie. In totale sono 150. Dalla relazione e dalla tabella allegata risulta che ben 23 edifici presentano "un alto grado di precarietà delle strutture", mentre altre 71 la situazione è di "media precarietà". Cosa significa "alto grado di precarietà delle strutture"? La risposta ci sembra abbastanza ovvia. I 23 edifici più disastrati, secondo questa relazione, sono: scuola materna Cappelle di Baranello; scuola materna Largo Zullo di Baranello; scuola elementare Bojano centro; scuola materna frazione Majella di Bojano; scuola elementare "Aldo Moro" di Bonefro; scuola media "Jovine" di Bonefro; scuola materna di Bonefro; scuola media di via Cuoco di Campomarino; scuola elementare/materna di Casalciprano; scuola elementare di Castelmauro; scuola materna di Castelmauro; scuola media di Castelmauro; scuola elementare/materna di Colle d"Anchise; scuola elementare/media di Colletorto; scuola elementare/media di Ferrazzano; scuola media di Mirabello; scuola media di Pietracatella; scuola elementare di Portocannone; scuola media di Portocannone; scuola elementare di San Felice; scuola materna di San Felice; scuola materina di San Giovanni in Galdo; edificio di via Provinciale di Ururi.
Vi sono poi altri 71 edifici di "media precarietà", e tra questi vi è anche la scuola "Jovine" di San Giuliano di Puglia, crollata il 31 ottobre. Tra la media e la alta precarietò sono in totale 104 su 150 le scuole non a norma. E parliamo solo delle scuole materne, elementare e medie della provincia di Campobasso. Non sono disponibili i dati delle scuole di pari grado della provincia di Isernia e di tutte le scuole superiori della Regione. La proposta di legge, con tutto il suo carteggio, è stata inviata alla terza Commissione che, a distanza di dieci mesi ancora non l"ha approvata. Ma il dato che qui interessa evidenziare è un altro: la giunta regionale, la terza Commissione consiliare e il Settore edilizia pubblica della Regione sanno da ben dieci mesi - se non di più - che nella provincia di Campobasso vi sono ben 23 edifici scolastici a rischio perché ospitati in strutture ad "elevato grado di precarietà". E, nonostante questo, nulla è stato ancora fatto. Una inerzia incredibile, assurda ed inaccettabile della Regione. E" crollata una delle scuole inserite nella classificazione della "media precarietà" uccidendo 28 persone. E se fosse crollata qualcuna delle scuole che rientrano tra quelle ad "alto grado" di precarietà? E, soprattutto, quale sicurezza è garantita ai ragazzi che quelle scuole frequentano? Se, dopo le nostre ricerche, è risultato che non vi sono, come era stato detto in un primo momento, delibere in materia di rischio sismico bloccate da 10 mesi, vi è invece una proposta di legge che è accompagnata da una relazione dalla quale emerge un quadro allarmante. Non solo questa proposta è ferma in Commissione da febbraio, ma nessun provvedimento è stato assunto - secondo quanto ci risulta - per fronteggiare quell""elevato grado di precarietà delle strutture", che fa scrivere agli stessi funzionari della Sezione Edilizia Scolastica: "Appare evidentemente che la situazione delle infrastrutture scolastiche necessita oltre che della ordinaria manutenzione anche di interventi ben più consistenti".
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| dicembre 9, 2002 |
| Quaderno delle acque, dubbi e sospetti @ 16.18.41 |
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A fine settembre 2002 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato, a cura di Guido Viceconte ( Sottosegretario di F.I., nato in Basilicata ed operante in Puglia e a Roma ), il Quaderno n° 3 dal titolo “MOLISE – Il Sistema Idrico” la cui prefazione è stata fatta dall’on. Michele Iorio, Presidente della regione Molise.
Il Quaderno è stato redatto con la consulenza tecnica del prof. Matteo Ranieri ( titolare della cattedra di Costruzioni Idrauliche al Politecnico di Bari ) e del dott. Emilio Lagrotta (già Presidente dell’Ente Autonomo per l’Acquedotto Pugliese).
Il Quaderno n° 3 del Molise segue quello n° 1 della Puglia e quello n° 2 della Basilicata. Il Quaderno della Basilicata è stato redatto con la consulenza tecnica del predetto prof. Matteo Ranieri e dell’ing. Donato Sabato ( funzionario ministeriale originario e residente a Potenza ) mentre non è dato sapere chi siano i consulenti del Quaderno della Puglia.
I dati riportati nel Quaderno del Molise sono totalmente attinti dallo “Studio per l’aggiornamento del piano di utilizzazione delle risorse idriche per lo sviluppo della regione – Valutazione dei fabbisogni e delle disponibilità – redatto dagli ingg. Giacinto Conti e Fedele Cuculo con la collaborazione dei dott. Nicola Scapillati, Pasquale Pellegrino e arch. Giuseppe Pitassi ed approvato alla unanimità del Consiglio Regionale del Molise. Nel Quaderno però, commettendo una grave scorrettezza nei confronti dei redattori dello Studio, si omette di citare la fonte delle informazioni e dei dati. Inoltre attraverso una operazione deteriore, interessata e mistificatoria, si orientano le risultanze dello stesso Studio alle tesi pugliesi sulla necessità di trasferimenti di acqua dal Molise alla Puglia e avvalorando la tesi che l’acqua è disponibile.
Io non so se Ranieri e Lagrotta hanno percepito un compenso dal Ministero per la loro consulenza ( ?). Di certo il compenso spetterebbe più ai tecnici molisani che hanno redatto lo Studio che a loro.
Non si riesce poi a comprendere, ma lo si può intuire perfettamente, come mai per i quaderni riguardanti la Puglia e la Basilicata si fa ricorso a consulenti comunque riconducibili alle due Regioni mentre per quello del Molise si ignorano coloro che hanno effettuato lo Studio con scrupolo e serietà argomentandolo con dovizia di dati.
Vale la pena sottolineare, infatti, che mentre nel Quaderno del Molise si riportano dati quantitativi e dimostrazioni delle risorse idriche disponibili e dei fabbisogni, in quello della Puglia si elencano una serie di schemi e di opere da realizzare per ovviare ad una non dimostrata, e difficilmente dimostrabile, carenza di acqua, senza la benché minima giustificazione. Probabilmente l’importante è realizzare opere; che servano o non. Ovvero qualcuno ragiona secondo lo schema: adesso realizziamo le opere, poi ci prenderemo l’acqua del Molise.
Preliminarmente e a scanso di equivoci va detto che oggi la dotazione idrica pro-capite dei pugliesi è superiore del 35% rispetto a quella dei molisani eppure, con una disinvoltura disarmante, si continua a parlare di emergenza idrica per la Puglia senza fornire alcuna dimostrazione e giustificazione dell’affermazione.
Partendo da questo postulato, a pag. 11 del Quaderno Puglia si legge che “ l’ accordo (sottoscritti da chi?) di programma Puglia – Molise (sottoscritto da chi?) dovrebbe consentire “il trasferimento di 40-50 milioni di metri cubi di acqua dalla diga di Liscione”, acqua che il Molise non dispone, così come si evince dallo Studio approvato dal Consiglio Regionale che dimostra un sostanziale equilibrio tra le risorse disponibili e la domanda. Infatti, lo Studio, che pure non ha ancora definito il “minimo deflusso vitale”, fondamentale per la salvaguardia della flora e della fauna ittica, ha escluso la possibilità di trasferimento di risorse idriche in favore di altre regioni. A meno che non si voglia mettere in discussione l’approvvigionamento idrico del Basso Molise e senza tener conto del fatto che la quota di invaso del Liscione non può scendere sotto 117m slm perché è stato dimostrato che sotto tale quota inizia un forte processo di eutrofizzazione che provocherebbe la distruzione della fauna ittica e renderebbe l’acqua inutilizzabile.
Ciononostante nel Quaderno si fa riferimento (pag. 30) ad un eventuale surplus di 35-40 milioni di metri cubi dopo la realizzazione dell’Acquedotto Molisano Centrale.
Sulla scorta di questi dati c’è da rilevare con grande preoccupazione, perché evidentemente lo Studio approvato dal Consiglio Regionale (alla unanimità) non è servito a distogliere le mire dei pugliesi e del Governo sulle acque molisane, che nel primo programma attuativo della Legge Obiettivo 443/01 compare puntuale (Delibera CIPE 21/12/2001) il finanziamento alla regione Puglia dell’opera di adduzione da Liscione a Finocchito per un totale di 123,95 milioni di euro.
E con furbizia disarmante nel citare la Legge Obiettivo (pagg 35 –36), gli estensori del Quaderno mentre si guardano bene dal menzionare il predetto finanziamento per la Puglia citano quello della “Integrazione portate acquedotto Campano occidentale dal fiume Volturno a Venafro”, opera finanziata in quota al Molise ma il cui beneficio è esclusivo della regione Campania, per gonfiare i finanziamenti destinati al Molise e quindi cercando di dimostrare che la Regione è stata adeguatamente tenuta in considerazione dal Governo e indennizzata.
Sorvolo sul fatto che le planimetrie degli schemi idrici riportati dal Quaderno sono errate mentre ritengo doveroso soffermarmi su una serie di illazioni ed affermazioni false che cercano di mettere in cattiva luce l’ERIM al fine di far passare la tesi, sostenuta dal dottor Lagrotta (invitato da chi? forse ora è chiaro) anche davanti alla Prima Commissione Consiliare, che questo Ente va trasformato obbligatoriamente in S.p.a., contrariamente a quanto ha legiferato qualche settimana fa il Consiglio regionale che ha previsto la creazione di una azienda speciale, sulla base dell’art. 35 della legge finanziaria 2002 che invece è cogente e valido solo per gli enti locali non già per la Regione e l’ERIM.
A pagina 33, infatti, si sostiene che “l’ERIM gestisce la maggior parte dei Comuni Molisani”, mentre tutti sanno che questo Ente non gestisce affatto le reti idriche comunali, e che “la trasformazione dell’ERIM in soggetto economico autonomo si spera possa realizzare una gestione efficiente ed economica, traguardo più facilmente realizzabile se si affideranno in maniera totale o prevalente le azioni della costituenda S.p.a. in mano ai privati”. Ad onor del vero e per nostra fortuna non si deve “sperare” che l’ERIM realizzi una gestione efficiente ed economica perché esso è già in attivo ed eroga acqua di qualità a tutti i comuni serviti.
A questo punto il quadro è chiarissimo nella sua drammaticità.
Infatti, mentre il Molise ha ripianato i debiti lasciati dalla gestione della Cassa per il Mezzogiorno facendo pagare l’acqua ai cittadini utenti, i debiti dell’Acquedotto Pugliese ( 750 miliardi di vecchie lire ) sono stati ripianati e scaricati sui contribuenti con le leggi n°11/1987 e n° 398/98.
E’ chiaro che l’ERIM dà fastidio perché nei fatti ha dimostrato che non necessariamente bisogna ricorrere ai privati per gestire efficacemente i servizi idrici e forse perché è nelle condizioni di smentire le teorie, “addomesticate”, di Ranieri e Lagrotta (già Presidente dell’Ente Autonomo per l’Acquedotto Pugliese) che da un lato puntano a dimostrare che il Molise è nelle condizioni di cedere acqua alla Puglia e dall’altro a creare le condizioni per consentire a cordate di privati di mettere le mani sull’ERIM.
Tutto questo evidentemente con il sostegno del sottosegretario Viceconte e la latitanza del Governo regionale del Molise che assiste inerme.
Infatti la riproposizione di una Autorità di Bacino meridionale (fittizio, pag.36) per la gestione della “Banca dell’Acqua per il Sud” è la mera riesumazione della vecchia idea che prevedeva la costituzione di una “Società Meridionale delle Acque” che la Puglia periodicamente ripropone per mettere le mani sul governo delle acque molisane, campane e lucane senza dover rendere conto alle regioni interessate.
Con questi chiari di luna è necessario che il Consiglio Regionale, che a giorni nominerà gli amministratori per la Azienda Speciale Molise Acque, faccia ogni sforzo per individuare uomini competenti ed “onesti” e tutte le forze politiche e sociali, oltre che tutti coloro che sono coscienti del rischio che corre la Regione, si attrezzino per difendere gli interessi ed il futuro dei molisani che vengono minacciati con la complicità del Governo nazionale.
*Consigliere regionale di Unità a Sinistra
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| dicembre 8, 2002 |
| Il WWF presenta un esposto contro lo scempio ambientale del fiume San Bartolomeo a Venafro @ 19.49.54 |
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San Bartolomeo ultimo atto? Proprio così, abbattuti i secolari salici che adombravano le sue rive: un gravissimo scempio ambientale a Venafro che dimostra come oggi ignoranza, superficialità e prevaricazione prevalgano clamorosamente sulle istanze di chi si batte per una convivenza civile tra uomo e natura. Il WWF ha presentato un esposto.
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Al Coordinamento Provinciale del Corpo Forestale dello Stato
All’Assessorato Regionale ai LLPP
All’Autorità di Bacino dei Fiumi Liri-Garigliano e Volturno
Alla Soprintendenza per i B.A.P.P.S.A.D. del Molise
Al Comune di Venafro
Alla Procura della Repubblica di Isernia
Lavori di “sistemazione idraulica” del tratto sorgivo del Rio S. Bartolomeo nel centro urbano di Venafro
Questa Associazione ha potuto riscontrare che i lavori di sistemazione idraulica in oggetto hanno portato ad un radicale cambiamento dell’assetto fluviale con totale distruzione della flora igrofila ripariale.
Mai nel passato interventi così insensati sono stati apportati al primo tratto del S.Bartolomeo, ritenuti da sempre inutili, stante la portata fluviale costante, vista la vicinanza delle sorgenti, la mancanza di affluenti (a monte del tratto interessato dai lavori) e la regolazione della portata esercitata dal complesso sistema di canalizzazioni e chiuse in parte di origine romana.
Come è noto i problemi dovuti alle esondazioni del S.Bartolomeo cominciano più a valle del tratto oggetto dei lavori, e cioè all’affluenza del Torrente Rava.
Pertanto,
·Considerata l’illogicità del tipo di intervento di sistemazione idraulica effettuato per un tratto di fiume dove non sono possibili esondazioni per i motivi su esposti,
·Visto che l’intervento ha comportato la distruzione totale di un patrimonio forestale unico, costituito da salici secolari di grandi dimensioni tutelati dalla DGR 5609/1994, la maggior parte dei quali posti a distanza dell’alveo;
·Considerato che con tale scellerato atto è andata per sempre perduta l’identità di un ambiente, quello dei residuali orti di Venafro, radicalmente compromesso da un intervento che ha annullato il frutto di una sapiente convivenza tra uomo, orti, fiume, e grandi alberi, organizzata per secoli da una mirabile opera di piccole canalizzazioni a scopo irriguo;
La scrivente Associazione chiede agli Uffici in indirizzo di voler indagare
Sull’esistenza di autorizzazioni relative all’intervento attuato ed in caso positivo sulla reale osservanza delle prescrizioni da parte di chi ha eseguito il lavoro;
sulla esistenza di autorizzazioni non ostative all’abbattimento degli alberi di grandi dimensioni tutelati dalla DGR 5609/94
e all’Autorità di Bacino di voler chiarire se tale intervento sia consono alle prescrizioni del Piano Stralcio Difesa Alluvioni e se sia stato emesso da detta Autorità il necessario parere idraulico.
Si chiede inoltre di avere copia delle autorizzazioni esistenti al fine di permettere a questa Associazione di individuare ulteriori punti non chiari della questione eventualmente da esporre in un nuovo intervento.
Venafro, 7 dicembre 2002
Dr. Emilio Pesino
Presidente WWF Molise
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| dicembre 5, 2002 |
| Sit-in al Quirinale per chiedere scuole più sicure @ 21.07.20 |
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Elio Franceschelli vuole essere ricevuto dal presidente della Repubblica. L"artista isernino, ex assessore comunale, da questa mattina ha inscenato una pacifica forma di protesta davanti all"ingresso del Quirinale. Franceschelli da alcune settimane è impegnato in una battaglia per avere garanzie precise e documentate sulla sicurezza degli edifici scolastici. La sua protesta è la protesta di un genitore i cui quattro figli frequentano una scuola di Isernia e simbolicamente questa iniziativa è a tutela di tutti gli alunni d"Italia. In particolare Franceschelli chiede che vengano esibiti i certificati che attestano che le scuole sono a norma di sicurezza. In Italia circa l"80 per cento delle scuole pubbliche non ha i certificati di sicurezza. L"artista isernino ha dichiarato che la sua protesta proseguirà ad oltranza. Tutti i giorni stazionerà davanti al Quirinale, dalle 9 alle 15, fino a quando non verrà ricevuto dal capo dello Stato. Franceschelli nei giorni scorsi ha anche presentato un esposto alla procura di Campobasso chiedendo il sequestro delle scuole non a norma di legge.
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| dicembre 3, 2002 |
| Don Vitaliano come un operaio Fiat, il prete licenziato @ 0.28.10 |
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Don Vitaliano, licenziato perché amico di comunisti. Le accuse del vescovo che lo ha allontanato dalla parrocchia. I parrocchiani di Sant"Angelo a Scala per protestare contro la decisione dell"abate murano il portone della chiesa.
Troppo amico di Bertinotti quel prete di Sant"Angelo alla Scala per poter restare al suo posto di pastore di anime.
Sembra tratto dai vecchi manifesti di scomunica contro gli iscritti del Pci, un passato da anni cinquanta che si credeva sepolto, e invece ecco che una delle accuse mosse dall"abate-vescovo di Montevergine a don Vitaliano della Sala è proprio questa: l"aver frequentato «numerosi centro sociali d"ispirazione comunista», anzi - sottolinea il procedimento vescovile - «più precisamente, di Rifondazione», compresa l"amicizia con i segretari nazionale e provinciale del Prc. Il prete è responsabile di «una frenetica attività a manifestazioni di ogni genere organizzate dai No global e da Rifondazione». C"è da non crederci, dopo aver visto tanti sacerdoti e tante associazioni cattoliche manifestare a Firenze e dopo aver ascoltato le riflessioni di molti vescovi e dello stesso Camillo Ruini sulle aspirazioni positive che animano, almeno in parte, il movimento pacifista.
Monsignor Tarcisio Nazzaro non va per il sottile nemmeno sul resto.
Demolisce la personalità del prete no global fin dalla nascita, gli fa scontare perfino le colpe del padre «anticlericale», che evidentemente non furono compensate dalla «fervente» devozione della madre». Sarebbe questa la ragione per cui, secondo l"abate benedettino, Vitaliano mostra «comportamenti variabili e contrastanti, mescolando sacro e profano». Una sorta di dottor Jeckill, insomma, «dalla doppia personalità», un uomo con «un tenore di vita tutto suo particolare».
Ma già nelle prime righe del decreto il vescovo rimarca un"accusa utile a spianare la strada anche ad una sospensione "a divinis". Che cosa di peggio, infatti, si potrebbe rimproverare ad un sacerdote che la «assenza di coscienza religiosa»?
Le accuse sono infinite: «condotta riprovevole», «insensibilità», il «coraggio-violenza di mettere fuori dalla chiesa il suo ordinario in visita fraterna», quel «suo ergersi a giudice supremo», «l"aperta sfida» ai superiori, come quando ricevette in parrocchia i "femminielli" sgraditi all"abate. A nulla serve che Vitaliano, dopo aver rilasciato «dichiarazioni anche spinte, poi finga di cascar dalle nuvole».
Ma il fatto che le gerarchie sembrano decise a far pagare a don Vitaliano è soprattutto la sua partecipazione al Gay Pride del 2000 e, ancor più, certe frasi che gli vengono attribuite sul conto dei massimi vertici della Curia vaticana: Pio Laghi per «la carriera» di nunzio in Argentina nel «sangue dei desaparecidos», Sodano per «il silenzio su Pinochet», il vescovo di Lima dell"Opus Dei, un accenno non meglio precisato al cardinal Ruini, la denuncia contro l"arcivescovo di Bologna Biffi, che Vitaliano ebbe l"ardire di riproporre in Tv, guarda caso, ne "Il fatto" di Enzo Biagi. Senza contare il rimprovero, per quanto benevolo, al Papa «che sbaglia» sugli omosessuali.
Tutto scritto e registrato, come in un verbale di polizia, tanto insistito da far pensare che sia proprio questo il capitolo più interessante per la Congregazione vaticana del clero, alla quale peraltro il sacerdote si appella. L"intento è dimostrare che il prete dell"Irpinia «fa parte di un vero e proprio movimento», non per pura politica, ma per attaccare la Chiesa "gerarchica". Guai a Vitaliano perché ha ripetuto tante volte di volere «un"altra chiesa». Pensava sicuramente alla chiesa di sempre, però più vicina agli ultimi, non certo a fondarne un"altra, ma per il vescovo ci sono motivi di sospetto anche al riguardo: le sue «attività extrasacerdotali» e i suoi rapporti con «circoli che, pur dicendosi cristiani, in realtà mal sopportano la Chiesa cattolica». L"abate non spiega di quali si tratti. In compenso aggiunge la notizia "criminis" forse più gustosa per i custodi romani della dottrina. Vitaliano è accusato di aver celebrato insieme al pastore valdese Antonio Squitieri, pur sapendo che è tuttora proibita l"eucarestia comune con i protestanti. Dal canto suo, il pastore assicura che a quella liturgia fece soltanto da ospite e, in questo caso ovviamente, ci sarebbero precedenti illustri nelle molte preghiere ecumeniche e interreligiose che sono tratto distintivo del pontificato di Giovanni Paolo II.
Vitaliano, secondo il suo vescovo, «strumentalizza il sacerdozio» e, malgrado il modo riprovevole «di vestire», avrebbe usato l"abito religioso, anzi il solo colletto, per altri scopi, esibendolo insieme alla «stella rossa» o al ritratto del Che. E per dimostrarlo, l"abate chiama come testimone a carico del sacerdote reprobo niente meno che il suo «compagno» zapatista che ha raccontato in un libro il Vitaliano del Chiapas.
Dulcis in fundo, il prete no global progettava una «parrocchia aucefala», indipendente, per questo si è «autoisolato» e ha impiegato i tempi di ravvedimento concessi dal vescovo per fomentare i parrocchiani in propria difesa. Perfida la chiosa: ha contestato l"otto per mille ma non ha rinunciato allo stipendio di prete. Insomma, va senz"altro rimosso e così l"abate ha deciso nei giorni scorsi. Ora si conoscono anche le motivazioni.
Ma i fedeli di Sant"Angelo a Scala non ci stanno alla decisione dell"abate di privarli del "loro" parroco e nella notte tra sabato e domenica hanno murato la porta principale della chiesa parrocchiale e chiedono un incontro all"abate
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| novembre 30, 2002 |
| Giustizia lenta? Spetta l'indennizzo @ 17.08.38 |
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L"equo indennizzo per la lentezza del processo (introdotto dalla legge Pinto del 2001) spetta anche a chi ha ricevuto giustizia in ritardo. Lo dice la Cassazione accogliendo il ricorso dell"ex presidente del nucleo industriale di Avezzano, Pietro Volpe. L"uomo era stato arrestato nel "92 con il sospetto di aver preteso una mazzetta di 30 milioni da alcuni imprenditori e fu processato per abuso di ufficio. Alla fine fu assolto con formula piena, ma ci vollero ben 7 anni e mezzo per giungere al termine del processo di primo grado. Infatti l"udienza preliminare si svolse il 19 marzo del 1993 ma il dibattimento ebbe, concretamente, inizio solo il 27 gennaio del 2000. Il Pm non appellò e l"assoluzione di Volpe divenne definitiva. Volpe chiese al ministero della Giustizia un risarcimento pari a mezzo miliardo di vecchie lire. Via Arenula - e un decreto della corte di Appello di Campobasso - gli ha detto «no», sostenendo che il ritardo c"era stato anche per attendere il responso della Corte Costituzionale, dato che una delle parti aveva chiesto lumi ai giudici costituzionali. Ma la Cassazione è stata di diverso parere. Adesso la richiesta di Volpe deve essere nuovamente riesaminata.
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| novembre 26, 2002 |
| IL CASO - Consorzio industriale, una poltrona per due @ 19.20.27 |
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La storia va avanti ormai da un mese. Ed è una storia davvero italiana, anzi tutta molisana. Ma partiamo da lontano. Le aziende che sorgono nel Nucleo industriale di Pozzilli, anche quelle "storiche", sono in crisi. La Fonderghisa taglia il personale con 70 licenziamenti e 400 posti a rischio tra diretti ed indotto. Alla Proma ci sono stati già 50 licenziamenti, con 200 cassintegrati a zero ore e altri 100 posti a rischio. Alla Sata Sud i posti a rischio sono 100, 40 alla Tecnel, 46 alla Oxford, 35 alla AT.ME, 60 alal Rer. Altre fabbriche sono a forte rischio. Anche il "colosso" Lever, secondo alcune indiscrezioni, sta pensando ad un ridimensionamento. E poi altre piccole crisi serpeggiano tra i capannoni di località Camerelle, il "cuore" del Nucleo. Da tempo immemorabile, ormai, qui non atterra una nuova azienda. L"ente che dovrebbe svolgere tutte quelle attività che potrebbero invogliare un imprenditore ad investire in questa area, cioè il Consorzio per il Nucleo industriale, anziché occuparsi dei suoi compiti istituzionali, è diventato un campo di battaglia per la conquista di poltrone, di potere e di laute indennità. Per poggiare il "posteriore" su queste comode poltrone i "politici" sono pagati profumatamente, con stipendi che fanno invidia ad un brillante professionista. Una guerra che, dal 30 ottobre, ha portato ad una situazione paradossale: il Consorzio ha due presidenti. Uno è quello che potremmo definire "uscente" ma che di "uscire" di scena non ha nessuna voglia. Si tratta di Pietro De Angelis, sindaco di Pozzilli fino a qualche mese fa, poi defenestrato dalle dimissioni di massa dei consiglieri comunali e non ricandidadosi alle successive elezioni. De Angelis, nonostante non ci fossero più i "numeri" in Consiglio comunale, cercò di resistere sulla sua poltrona fino a quando non fu "sfrattato" dal Prefetto, che nominò un commissario. Minacciò di rivolgersi alla Procura della Repubblica e presentò anche un ricorso al Tar, ma senza esito. Comunque, siccome l"incarico al Consorzio Industriale - ottenuto proprio in quanto sindaco di Pozzilli - ha una durata prestabilita e non prevede la decadenza nemmeno se il presupposto essenziale per la nomina, quello di essere appunto sindaco o consigliere comunale, non c"è più. De Angelis è potuto così rimanere tranquillamente (si fa per dire) al suo posto di presidente. Ma, subito dopo la sua defenestrazione al Comune, è arrivata anche la sfiducia da parte del Consiglio di amministrazione del Consorzio industriale. La maggioranza dei consiglieri lo ha sfiduciato chiedendogli di convocare una seduta consiliare per eleggere il nuovo presidente. Era il mese di giugno. De Angelis si è ben guardato però dal convocare il Consiglio, appellandosi allo statuto ed al regolamento che non obbligano il presidente a convocare alcunché se non lo ritiene necessario. Il Consiglio, non essendo stato convocato, non ha potuto nemmeno approvare il bilancio, adempimento al quale ha dovuto provvedere un commissario ad acta. Statuto e regolamento, però, prevedono nell"arco di un anno una sola convocazione "obbligatoria", fissando anche la data: il 30 ottobre. E così il giorno fatidico è arrivato. Gli oppositori di De Angelis l"hanno atteso con pazienza. Ma due giorni prima della riunione "obbligatoria" De Angelis, con una propria comunicazione, ha informato i consiglieri di aver deciso, motu proprio, di "sospendere" la convocazione di quella riunione. Di solito si "sospende" qualcosa che è già in atto, ma De Angelis non si è certo soffermato sull"uso dei verbi anche perché, quando uno non ha più maggioranza e vuole rimanere sulla sua bella poltrona, non va a cercare il pelo nell"uovo. Ma anche i suoi "avversari" sono stati molto determinati: hanno ritenuto "non pertinente" e anche "illegittima" la sospensione decisa da De Angelis e si sono regolarmente riuniti il 30 ottobre eleggendo la nuova giunta designando come presidente Gaetano Marucci, giovane sindaco di Miranda. Sia il presidente uscente che quello entrante sono esponenti del centrodestra. Tutto risolto? Macché! Quando Marucci, convinto di essere il nuovo presidente, si è recato in quello che avrebbe dovuto essere il suo ufficio, lo ha trovato occupato. Indovinate da chi? Da De Angelis, naturalmente. Che ha fatto capire che per lui la votazione con la quale è stato eletto il suo successore non vale una cicca e che la sua intenzione è quella di rimanere al suo posto. Nei primi giorni Marucci si è dovuto sistemare in una stanzetta al secondo piano. Ma De Angelis, per dimostrare che non stava scherzando all"insaputa del suo "rivale" un bel giorno ha fatto cambiare le serrature delle porte. Così, quando Marucci e la sua giunta hanno convocato una conferenza stampa per spiegare la loro posizione, non sono potuti entrare e si sono dovuti "sistemare", insieme ai cronisti, nel piazzale esterno alla sede del Consorzio. La situazione va avanti così ormai da un mese. Ci sono due presidenti, uno senza maggioranza che continua a deliberare insieme alla sua giunta, l"altro - espressione di una coalizione maggioritaria - che non ha nemmeno le chiavi della sede. Una impossibile convivenza che ha fatto registrare anche episodi comici. Come quello verificatosi durante un incontro organizzato dal sindaco di Venafro, Enzo Bianchi, con gli operai della Cmv, altra storica fabbrica venafrana, che dopo decenni di attività ha deciso di chiudere i battenti e di licenziare una cinquantina di operai. Il povero primo cittadino si è trovato in imbarazzo: chi invitare in rappresentanza del Consorzio industriale? Per non sbagliare ha invitato tutti e due i presidenti. Che, naturalmente, si sono presentati all"appuntamento e si sono seduti accanto a Bianchi, uno a destra e l"altro a sinistra del sindaco. I sindacati hanno chiesto l"intervento delle autorità competenti per sbrogliare la matassa. Marucci e i suoi hanno supplicato il presidente della Regione, Michele Iorio, ad intervenire, anche perché la Regione ha competenze sui Consorzi industriali. Ma Iorio, il Prefetto e tutti gli altri tacciono. Così i due "galletti" continuano a beccarsi, il Consorzio - senza maggioranza e con una giunta delegittimata - continua ad essere paralizzato e le fabbriche continuano a chiudere. Ma cosa volete che importi ai nostri "politicanti" della sorte di centinaia di operai quando di mezzo c"è il potere e l"occupazione delle poltrone?
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| novembre 25, 2002 |
| No global in carcere, le perplessità del vescovo Valentinetti @ 22.53.04 |
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"Rispetto i magistrati di Cosenza, ma sono sorpreso e perplesso. Perché se hanno arrestato questi ragazzi perché sognano di cambiare l"ordine economico esistente, allora tutti gli iscritti al movimento di Pax Christi potrebbero essere arrestati domani mattina". Monsignor Tommaso Valentinetti, vescovo di Termoli-Larino e presidente di Pax Christi, esprime "seri dubbi" sulla colpevolezza dei venti ragazzi arrestati a Cosenza con le accuse di "cospirazione politica" e "associazione sovversiva". Nella giornata conclusiva dell"assemblea generale di Collevalenza, racconta "la sorpresa" del Consiglio nazionale di Pax Christi di fronte alla notizia dei 13 ragazzi finiti in carcere e 7 agli arresti domiciliari disposti a Cosenza. "Voglio esprimere in primo luogo - dice - pieno rispetto per la magistratura, ma la perplessità rimane se si è trattato di arresti basati su un ordinamento giuridico che risale al Codice Rocco, che è un ordinamento fascista". "Quanto è accaduto ci sorprende - dice il vescovo - perché su questo cambiamento dell"ordine economico attuale si è dibattuto moltissimo. Tutti abbiamo parlato, dunque tutti siamo indagabili su questo argomento. Tutti noi, e non solo noi, sogniamo di sostituire un ordine economico che quotidianamente manda a morte migliaia di vite umane, con un ordine economico e politico rispettoso della dignità di tutti".
(21 novembre 2002)
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| novembre 18, 2002 |
| Cospirazione politica, Italo Di Sabato si autodenuncia @ 20.59.34 |
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In merito all"inchiesta della Procura della repubblica di Cosenza ed ai mandati di arresto che hanno portato alla carcerazione di venti attivisti del movimento contro la globalizzazione neoliberista, il consigliere regionale del PRC Italo Di Sabato terrà una conferenza stampa martedi 19 novembre 2002 alle ore 16 presso il Consiglio regionale del Molise in via IV Novembre 87 a Campobasso per illustrare il documento di autodenuncia che presenterà formalmente alla Procura della Repubblica dei Tribunali di Cosenza e Campobasso. Ecco il testo integrale del documento.
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Alla Procura della Repubblica
Presso il Tribunale di Cosenza
Il sottoscritto Italo Di Sabato nato a Palata (Campobasso) il 3 settembre 1963 ed ivi residente alla via De Gasperi n. 10, consigliere regionale del Molise dichiara di ritenersi colpevole di:
Cospirazione politica mediante associazione al fine di:
· Turbare l’esercizio delle funzioni di governo (sono compresi: non votare per i partiti attualmente al governo, protestare per il Patto per l’Italia, difendere l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. E’ considerata un aggravante possedere video cassette sui fatti del G8 a Genova dove sono documentate le violenze delle forze dell’ordine sui manifestanti).
· Effettuare propaganda sovversiva (ovvero dire qualunque cosa detta – e non smentita – dal Presidente del Consiglio. E’ un aggravante chiedere il pluralismo dei mezzi di comunicazione).
· Sovvertire l’ordinamento economico costituito nello Stato (sono compresi: sostegno al commercio equo e solidale, boicottaggio di svariate multinazionali e banche che finanziano l’industria degli armamenti. Non sono compresi falso in bilancio, esportazione di capitali all’estero, evasione fiscale).
Altri reati:
· Attentato contro gli organi costituzionali (è compreso: chiedere il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione, invocare una normativa contro il conflitto di interessi, Non è compreso: votare per i deputati assenti in Parlamento).
· Porto di oggetti atti ad offendere (sono compresi: coltellini svizzeri, fazzoletti di carta, assorbenti, Kriptonite, cavolfiori e pomodori. Non sono compresi: manganelli tonga, gas Cs, spray irritanti al peperoncino).
· Invasione di edifici (sono comprese: occupazione ed autogestioni di istituti scolastici, occupazione di edifici abbandonati da parte di senza tetto, costituzione di centri sociali, occupazione delle fabbriche da parte dei lavoratori in lotta. Non è compresa l’occupazione militare dei centri cittadini durante i vertici del G8).
· Istigazione a disobbedire le leggi dello Stato (sono compresi: obiezione fiscale alle spese militari, disobbedienza alla legge Bossi-Fini, campagne antiproibizioniste e cosi via: Non sono compresi i condoni fiscali ed edilizi).
Palata 19 novembre 2002
In Fede
Italo Di Sabato
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| ottobre 30, 2002 |
| Diritti negati, condannata la Asl di Campobasso per comportamento antisindacale @ 21.29.13 |
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Con provvedimento del 28 ottobre 2002, il Giudice del Lavoro del Tribunale di Campobasso ha dichiarato antisindacale la condotta tenuta dalla Asl 3 di Campobasso su istanza della UIL FPL.
La UIL FPL si è vista costretta ad adire le vie giudiziarie a seguito di comportamenti e atteggiamenti lesive dei diritti fondamentali del sindacato, sistematicamente negati, come nella fattispecie è stato negato il diritto alla concertazione.
Con una interpretazione assolutamente originale e a dir poco fantasiosa, la Asl 3 di Campobasso ha negato alla scrivente Organizzazione Sindacale la possibilità di concertare su un argomento di assoluta importanza per l’utenza, come l’abbattimento delle liste di attesa per le prestazioni radiologiche.
Ricorrendo a tutta la propria creatività, l’Azienda Sanitaria si è addirittura arrampicata sugli specchi pur di negare alla scrivente Organizzazione Sindacale il suo diritto alla tratttiva, sottraendosi al tavolo negoziale.
Negando alla UIL il confronto, la Asl di Campobasso ha ancora una volta dimostrato il suo poco interesse per le questioni sanitarie e per le esigenze del cittadino utente.
E’, a nostro avviso, colpevolmente distratta dagli aspetti finanziari della gestione aziendale, concentrandosi su esternalizzazione di servizi, appalti di ogni genere e specie, hostess e così via.
E intanto l’ospedale Cardarelli, sta, lentamente e inesorabilmente andando a farsi benedire dalla…Cattolica!
Riteniamo che la Asl n° 3 di Campobasso abbia urgentemente bisogno di un management all’altezza delle circostanze, per fronteggiare, ed ormai è pericolosamente tardi, la competizione qualitativa che l’avvento della Cattolica necessariamente impone.
Dal 1 aprile 2002 è diventato obbligatorio per tutto il personale sanitario, l’educazione continua in medicina (ECM), fortemente voluta dal ministero della salute e tesa a migliorare sempre più le prestazioni professionali degli operatori. Nonostante vi siano obblighi e scadenze ben precise questa Asl nulla ha fatto, lasciando che i suoi professionisti se la sbrighino da soli e con i propri danari. Meditate gente…
A tutto questo, la UIL FPL non ci sta. Ricorreremo a tutte le nostre risorse e potenzialità per difendere il diritto alla salute ( e alle prestazioni sanitarie) del cittadino di questa regione e dei lavoratori della sanità.
* Segretario generale Uil Federazione Poteri Locali Molise
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| IL COMMENTO - Il Forum si farà comunque @ 20.25.23 |
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Non pare proprio che il centrosinistra, i suoi parlamentari, leader e intellettuali si rendano conto della eccezionale gravità di una decisione d"imperio di Berlusconi, sul Forum sociale europeo. Giovedì mattina, il consiglio dei ministri potrebbe, stando alle dichiarazioni del presidente del consiglio, proibire il Fse, e, nel dibattito in parlamento, così come sui giornali, salvo poche eccezioni, dalla parte dell"Ulivo è venuta solo l"invocazione: se il governo sa qualcosa di disordini o "devastazioni" (la parola usata da Berlusconi a Trieste), si comporti di conseguenza: "Noi - ha specificato lo zelante Castagnetti, della Margherita - rispetteremo le decisioni del governo".
Difficile dire se in questo atteggiamento prevalga la viltà, di fronte a qualcosa che sembra comportare dei rischi, oppure il gioco tattico tipico del sistema politico. E" stato Stefano Folli, intelligente e cinico osservatore della politica sul Corriere della Sera (il giornale che ha tanto contribuito a creare il clima per cui "Forum sociale" è sinonimo di "vandalismo") a scrivere, martedì, che è in corso, in parlamento e tra parlamento e governo, il "gioco del cerino". Il giorno successivo, dopo le nuove dichiarazioni del ministro degli interni, Pisanu, ogni genere di portaborse, deputato di serie B e sottopancia in giacca e cravatta si è esercitato in dichiarazioni, in aula e alle agenzie, sul "cerino". Il che, in sostanza, significa che a nessuno (o quasi) frega niente del Forum sociale, della sua realtà e significato: la sola cosa che spasmodicamente sta a cuore a questi eletti del popolo è se riesce a far cadere addosso all""avversario" gli eventuali rischi e i possibili disordini, a Firenze, nei giorni del Forum.
Uno spettacolo di autismo (condizione mentale in cui si dialoga solo con se stessi, escludendo il mondo esterno), di ignoranza autentica e di cinismo, appunto, cui purtroppo assistiamo con una certa frequenza. Che non sarà mitigato dall"insurrezione "democratica" in cui almeno una parte dell"Ulivo si esibirebbe in caso di divieto. Mentre, viceversa, se il Forum si dovesse tenere, grazie anche - bisogna dire - alla fermezza del presidente toscano, Martini, e del sindaco di Firenze, Domenici, bisognerebbe guardarsi le spalle.
Berlusconi ci ha abituato ad affermazioni iperboliche, e questa volta ha detto di essere certo che ci saranno "devastazioni". E" un effetto-annuncio, o è l"implicito avviso che qualcuno, negli apparati dello stato o in gruppi fuori controllo, o in tutti e due (come accadde a Genova), sta progettando di far accadere qualcosa?
Nessuno, nel frattempo, a parte le solite eccezioni, si è chiesto seriamente perché mai decine di migliaia di persone si apprestano ad andare a Firenze. Chi sono? Che diavolo vogliono? Perché considerano così importante questo appuntamento europeo? Come ha scritto sull"Unità Piero Sansonetti, quelle persone "porranno enormi problemi politici alle istituzioni, ai partiti, ai parlamenti": sono i problemi di un mondo sempre più diviso tra poveri e non, sempre più invivibile e inquinato, sempre più trascinato in una guerra di tutti contro tutti. Quelli che i giornali chiamano con disprezzo "no global" sono, in tutte le loro infinite sfumature, le persone più lungimiranti e assennate che vi siano in circolazione. Per lo meno, appunto, "pongono problemi". Ma, nella politica e nei media, nessuno ascolta. E tutti fanno il gioco del cerino.
Se Berlusconi proibirà il Forum accadrà qualcosa di inedito, e di drammatico: non solo la libertà costituzionale di riunione sarà lesa senza ragione e in modo difficilmente rimediabile, ma la guerra, sì, la guerra "infinita", nella sua forma specifica e diffusa dell"intolleranza domestica, dell"ossessione della sicurezza - ciò che, come ha invece scritto Giorgio Bocca richiederebbe nervi saldi e cultura democratica - invaderebbe anche le nostre città ben più duramente di come già non accada.
Lo diciamo chiaramente, dal nostro modesto punto di osservazione: il Forum sociale europeo si dovrà tenere, secondo noi, in ogni caso, dove e come sarà possibile e senza regalare occasioni ai tutori del disordine. Ma si farà: per dimostrare a noi stessi, ai portavoce dei servizi segreti che si spacciano per giornalisti, ai fantasmi che siedono in parlamento, e all"Europa intera, che l"Italia è ancora un paese democratico.
* Direttore di Carta
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| ottobre 29, 2002 |
| Fonderghisa in crisi, dipendenti manifestano alla Regione. I politici cercano una soluzione @ 21.36.04 |
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Alcune decine di lavoratori della Fonderghisa hanno manifestato oggi davanti alla sede del Consiglio regionale mentre era in corso una seduta dell"assemblea. I lavoratori, guidati dai rappresentanti sindacali di Cgil Cisl e Uil, hanno protestato per i licenziamenti annunciati dall"azienda che opera all"interno del Nucleo Industriale di Isernia-Venafro. Sono una sessantina i lavoratori che interessati dalla mobilità e quindi avviati verso il licenziamento su un totale di 180. I rappresentanti sindacali hanno anche denunciato il fatto che l"azienda avrebbe manifestato l"intenzione di ridurre il salario di circa 5 milioni lordi all"anno per ogni dipendente. I sindacati contestano la quantificazione degli esuberi, ritenuti eccessivi, visto che solo in parte (circa il 10%) la produzione della Fonderghisa è destinata allo stabilimento Fiat di Termoli. I lavoratori hanno manifestato a Campobasso per chiedere l"intervento del Consiglio regionale e del presidente Iorio. La prima iniziativa è stata assunta da 12 consiglieri regionali, appartenenti ad entrambi gli schieramenti, che hanno presentato durante la seduta un ordine del giorno a sostegno dei lavoratori che rischiano di perdere il posto. Nel documento si chiede alla giunta regionale di "convocare entro sette giorni la nuova proprietà della Fonderghisa, unitamente alle rappresentanze dei lavoratori, per ottenere l"illustrazione del nuovo piano industriale e le più ampie assicurazioni sul mantenimento degli attuali livelli di occupazioni". Non si è fatta attendere la risposta del presidente Michele Iorio, che ha ricevuto una delegazione dei lavoratori. Al capo dell"esecutivo le maestranze hanno illustrato la situazione di crisi in cui versa l’azienda. Iorio ha assicurato il pieno sostegno del governo regionale ad ogni piano industriale che portasse la Fonderghisa fuori dalla crisi in cui sta versando. “Stiamo seguendo con attenzione - ha detto Iorio - fin dal mese di maggio l’evolversi della situazione. Riteniamo di importanza primaria il mantenimento degli attuali livelli occupazionali della Fonderghisa, e proprio per il conseguimento di questo obiettivo profonderemo ogni sforzo per trovare insieme alla proprietà e ai sindacati la strada migliore per rilanciare l’azienda e renderla pienamente competitiva sul mercato”.
Iorio, d"intesa con i capigruppo e con i rappresentanti dell"azienda, ha convocato per la prossima settimana un’apposita riunione per prendere visione di quelle che sono le reali intenzioni e strategie industriali per il risanamento della Fonderghisa. In una nota dell"Ufficio stampa del Presidente si spiega che Iorio ha voluto ricordare come l’attuale Giunta in questi mesi sia stata vigile e attenta rispetto alle problematiche economico-occupazionali in cui stanno versando varie aziende della regione. “Proprio per questo – si legge in un comunicato - abbiamo ritenuto necessario stringere tempestivi ed opportuni accordi con istituti finanziari (vedi Sviluppo Italia) e abbiamo studiato politiche di sostegno e di rilancio dell’economia molisana che abbiamo inteso concretizzare attraverso la riforma del sistema finanziario e industriale di questa regione (vedi riforma della Finmolise e dei Nuclei Industriali). Un lavoro intenso dunque, quello di questi mesi, in cui si inseriranno anche le misure di sostegno che andremo a prendere, una volta conosciuto come detto il Piano Industriale, anche per la Fonderghisa”. Non è però dello stesso avviso il gruppo consiliare a Palazzo Moffa dei Democratici di Sinistra. In un durissimo comunicato i Ds accusano Iorio di inerzia. "Oltre 5 mesi di attesa per sapere - afferma il gruppo della Quercia - che linea avrebbe assunto la Giunta regionale per tentare di tenere in piedi l"attività produttiva delal Fonderghisa di Venafro. Attesa inutile, mesi di silenzio da parte del Presidente e dell"intero esecutivo che oggi "scopre" tutta la drammatica situazione in cui i dipendenti di tale stabilimento si sono venuti a trovare". Rincara la dose il capogruppo, Candido Paglione: "La presenza massiccia di lavoratori questa mattina in Consiglio regionale è la dimostrazione che la situazione è ormai alla disperazione, 60 lavoratori che sono stati messi in mobilità e gli altri che comunque non percepiscono lo stipendio da tre mesi. L"interrogazione che presentammo già dal 9 maggio intendeva sollecitare la Giunta affinché desse risposte rassicuranti per il futuro di chi lavora nello stabilimento Fonderghisa". Una accusa alla quale Paglione aggiunge un commento caustico: "I consiglieri regionali ormai sono abituati ad aspettare lungamente, e spesso invano, le risposte della Giunta, ma chi sta per perdere il lavoro o lo ha già perso non può attendere le comodità di chi governa". I Ds affermano che "il nuovo proprietario non si è minimamente posto il problema di elaborare un piano aziendale a dimostrazione che forse si tratta di una manovra poco attenta da parte dei politici e non di una reale difficoltà dell"azienda". Secondo la Quercia "non si può neanche parlare di un negativo influsso della situazione Fiat perché la Fonderghisa è legata solo per il 10% alla casa torinese". Ma la vicenda della Fonderghisa rischia di essere la punta di un pericolosissimo iceberg. Il gruppo diessino, infatti, mette in guardia classe politica e opinione pubblica affermando che si tratta di una "situazione preoccupante ancor più se si pensa che altre aziende si trovano nella medesima situazione e quindi se il silenzio, la disattenzione e la superficialità con cui si è agito finora dovessero perdurare, le conseguenze sarebbero ancora più gravi".
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| ottobre 27, 2002 |
| Sovraffolamento nelle carceri, arriva la denuncia di Ciampi @ 2.03.18 |
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Ci aveva già pensato poche settimane fa una commissione composta da alcuni senatori a denunciare in un proprio rapporto le condizioni disumane nelle quali vivono i detenuti in molte delle carceri italiane.
La risposta sprezzante del Ministro Castelli non si era fatta attendere. Il Guardiasigilli aveva chiuso la questione dicendo che le celle nostrane sono delle lussuose camere d"albergo. Oggi è stato il Presidente della Repubblica, in visita nel carcere di Spoleto, a smentire il Ministro della Giustizia dicendo che in molti dei nostri istituti di pena viene mortificata la dignità umana dei detenuti, costretti a vivere ammassati gli uni sugli altri. Ciampi dunque ha sollevato con forza il problema del sovraffollamento delle carceri. Tra le regioni che hanno la maglia nera c"è il Molise. A dimostrarlo c"è il rapporto del Dipartimento dell"amministrazione penitenziaria, secondo il quale, insieme a Campania (6959 detenuti a fronte di una capienza massima di 4920)Toscana (4190 detenuti a fronte di una capienza massima di 2905) e Veneto (2424 detenuti a fronte di una capienza massima di 1438), figura il Molise che, con sole tre carceri, ha un tasso di sovraffolamento pari al 15%. Complessivamente nei 205 istituti penitenziari italiani sono recluse 56mila persone, a dispetto dei 41mila posti disponibili.
(Campobasso, 24 ottobre 2002)
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| ottobre 24, 2002 |
| Moltiplicazione dei reparti, pesanti accuse del centrosinistra alla Giunta Iorio. Scoppia lo scandalo @ 21.17.16 |
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Come preannunciato nei giorni scorsi i consiglieri del Centrosinistra hanno presentato una mozione urgente con la quale si vuole impegnare la Giunta regionale a revocare la delibera con la quale è stata approvata la riformulazione organizzativa delle strutture aziendali. In tal modo, infatti, è stato trasformato il posto di Direttore dell"Unità Operativa Complessa di Chirurgia Vascolare (attualmente vacante) in un posto di Direttore dell"Unità di Chirurgia Polispecialistica che rientra nella disciplina della Chirurgia Generale.
Duro il commento dei consiglieri regionali Candido Paglione Domenico Di Lisa: "Un"assurdità che priva il servizio sanitario regionale dell"unica Unità di Chirurgia Vascolare per raddoppiare il numero di primari della Chirurgia Generale e, allo stesso tempo, fa aumentare la spesa per l"assunzione di due dirigenti medici".
I diessini in particolare attaccano: "Altro che la reclamata razionalizzazione sbandierata dall"Assessore alla Sanità. Il Molise si trova ad avere sei Unità di Chirurgia, un ulteriore reparto che sarà presente presso la Cattolica e neanche un"Unità di Chirurgia Polispecialistica, né tanto meno Vascolare". Eppure, denunciano dalla Quercia, il piano sanitario regionale non dava queste indicazioni e neppure il Direttore Generale della Asl di Campobasso. L"iniziativa della Giunta sembra, quindi, rispondere ad altre logiche con inevitabile sperpero delel risorse economiche del Molise.
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Ecco il testo della mozione
MOZIONE URGENTE
Il Consiglio Regionale del Molise
Vista l"interpellanza urgente a firma dei consiglieri Paglione e Di Lisa in ordine all"ipotesi di istituzione di una Unità Operativa Complessa di Chirurgia presso la Asl n° 3 di Campobasso;
Vista la Deliberazione della Giunta Regionale del 21 ottobre 2002 n° 1613 avente all"oggetto "Azienda sanitaria Locale n° 3 Centro Molise Campobasso - Stralcio della proposta di Atto Aziendale - Provvedimenti";
constatato che con detta deliberazione si prende atto della deliberazione n° 484 del 18 ottobre 2002 con cui il Direttore Generale dell"Azienda Sanitaria Locale n° 3 "Centro Molise" approva la riformulazione organizzativa delle strutture aziendali tra le quali quella del Dipartimento di Chirurgia;
rilevato che con la deliberazione la Giunta Regionale autorizza la trasformazione del posto di Direttore dell"Unità Operativa Complessa di Chirurgia Vascolare (attualmente vacante) in un posto di Direttore dell"U.O.C. Chirurgia Polispecialistica (disciplina Chirurgia Generale) e la istituzione di n° 2 nuovi posti di dirigente medico nella disciplina di Chirurgia Generale;
considerato che con la deliberazione della G.R.:
a) si sopprime l"unica Unità Operativa Complessa di Chirurgia Vascolare esistente nella Regione Molise;
b) si trasforma il posto di Dirigente Medico di 2° livello di Chirurgia Vascolare, mancante e necessario, in Dirigente di Chirurgia Generale già presente sia presso l"ospedale Cardarelli che nelle altre strutture ospedaliere regionali;
c) si precisa che contrariamente a quanto richiesto dal D.G. della Asl si autorizza una seconda Chirurgia Generale anziché una Chirurgia Polispecialistica;
d) si produce un immediato incremento di spesa, per l"assunzione di due nuovi dirigenti medici, senza che questo si traduca in una nuova tipologia di servizio attualmente non erogata, mentre ai cittadini comuni è stato applicato il ticket sui farmaci;
e) si viola il Piano Sanitario Regionale che prevede la possibilità di sdoppiamento di una U.O.C. di Chirurgia solo quando il numero di posti letto è superiore a 96 unità;
f) si avalla uno stralcio di Atto Aziendale prodotto in palese e manifesta violazione delle norme che prevedono l"acquisizione del parere dei Sindacati e della Conferenza dei Sindaci;
g) si istituisce una seconda Chirurgia pur essendo già presenti sul territorio regionale n° 6 U.O.C. di Chirurgia ed è di prossima apertura, sempre a Campobasso, un ulteriore reparto di Chirurgia presso la Università Cattolica;
h) si procede non già, come più volte sollecitato a chiacchiere dallo stesso Assessore alla Sanità, verso una razionalizzazione ed una integrazione tra le strutture ma in direzione di una politica clientelare volta a sistemare e soddisfare gli interessi di persone ben individuate che nulla hanno a che vedere con la elevazione della qualità dei servizi sanitari;
i) contrariamente a quanto avvenuto nelle altre regioni, anche governate dal centrodestra, che hanno fatto sforzi coraggiosi, e talune volte impopolari, verso la riorganizzazione del sistema sanitario si persevera con una politica di sperpero delle risorse disponibili.
IMPEGNA
la Giunta regionale a revocare la Deliberazione n° 1613 del 21/10/2002
(Seguono le firme di nove consiglieri regionali)
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| ottobre 23, 2002 |
| Ricorsi elettorali, Martino querela il cittadino-elettore Stinziani @ 9:03:05 PM |
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Si tinge di giallo la vicenda del ritiro del ricorso elettorale da parte dell"avvocato Tonino Martino. Oggi la Rai - unica testata a dare la notizia - nell"edizione delle 14 del Tg regionale, ha parlato dei risvolti penali di questa singolare questione. Il Tg3 ha parlato di una querela penale che l"avvocato Martino avrebbe presentato nei confronti di Giuseppe Stinziani, uno dei due cittadini-elettori che avevano sottoscritto il ricorso con il quale si chiedeva l"annullamento delle elezioni vinte da Michele Iorio per gravi irregolarità. Il ricorso era patrocinato dall"avvocato Martino, il quale, pochi giorni fa, in concomitanza con la sua nomina da parte del presidente Iorio a commissario dello Iacp di Campobasso, aveva annunciato di aver ritirato quella istanza. Stinziani ha però fatto sapere che lui non ha nessuna intenzione di rinunciare e che vuole andare fino in fondo nell"interesse della collettività molisana e per il rispetto della legalità e che se l"avvocato Martino non intende più difenderlo si rivolgerà ad un altro legale. Anzi, Stinziani - che ha dichiarato di attendere fiducioso la sentenza che il Tar Molise dovrà emettere il 6 novembre - avrebbe già individuato un nuovo avvocato pronto a scendere in campo. A questo punto la vicenda si colora di "giallo". La comunicazione con la quale l"avvocato Martino dichiarava la volontà di ritirare il ricorso sarebbe stata firmata dai due ricorrenti, compreso Stinziani. Ma quest"ultimo ha fatto sapere di non aver mai firmato nulla. Se davvero le cose stessero così vi sarebbero solo due ipotesi: o la firma sotto la comunicazione è falsa oppure Stinziani sta mentendo. In attesa di sapere quale è la verità, si avvicina la data del pronunciamento del Tar. I legali di Iorio e del centrodestra stanno studiando questi nuovi sviluppi. Sembra che si intenda mettere in atto un tentativo di rinviare il pronunciamento dei giudici amministrativi. La patata, per i magistrati del Tar, è davvero bollente. Secondo quanto dichiarava solo pochi mesi fa lo stesso Tonino Martino, se i giudici dovessero tener conto della loro sentenza con la quale annullarono le elezioni del 2000, per Iorio e per la Casa delle Libertà vi sarebbero davvero poche speranze. E il goffo e plateale tentativo di indurre Martino a ritirare il ricorso in cambio dell"incarico allo Iacp, secondo quanto denunciato da alcuni esponenti dell"opposizione, dimostrerebbe che il presidente della Regione è preoccupatissimo e disposto a tutto pur di evitare il giudizio del Tar. Secondo indiscrezioni sul povero cittadino-elettore Stinziani sarebbero state fatte in questi ultimi giorni fortissime pressioni. Ed egli stesso si appresterebbe a raccontare, in una conferenza stampa, cosa è accaduto davvero, dal momento in cui ha deciso di presentare il ricorso fino alle ultime travagliatissime ore, nelle quali il "cittadino-elettore" ha deciso di lasciare il Partito Popolare Progressista, guidato da Tonino Martino. Ma a questa conferenza stampa, se mai dovesse essere convocata, parteciperanno ben pochi organi di stampa. Ci sarà sicuramente "XX Regione". Ma quasi tutte le altre testate hanno da tempo deciso di "oscurare" la notizia. Chissà poi per quale motivo...
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| Caso Previti, Di Pietro per un giorno torna pm su Rinascita @ 4:43:49 PM |
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Per una volta Antonio Di Pietro dismette i panni del parlamentare e indossa quelli del magistrato. Si ha questa impressione leggendo il suo lungo saggio scritto per La Rinascita che sarà pubblicato sul numero in edicola il 25 ottobre. Di Pietro analizza il processo di Milano e scrive: "Il collegio giudicante è composto dai giudici Carfì, Consolandi e Barzarotti". "Avete mai letto una loro intervista? Avete mai sentito una loro dichiarazione? Avete mai ascoltato la loro voce?"; "E allora perché Berlusconi, Previti, i loro avvocati-parlamentari, i loro tanti lacché e portavoce accusano questi giudici di potere essere sospettati di parzialità?".
"I magistrati di Milano avrebbero mosso le accuse a Berlusconi e Previti non perché ci fossero indizi a loro carico, ma per sovvertire la volontà popolare che li ha democraticamente eletti". "Invece c"è addirittura la nostra Costituzione, che prevede l"obbligo - non la facoltà, si badi bene - per i magistrati di procedere sempre nei confronti di tutti ogni volta che c"è notizia di reato". A proposito del "passaggio di 434.404 dollari nel marzo 1991 dal gruppo Fininvest all"avvocato Previti e da questi a Squillante", Di Pietro afferma, dopo aver riportato i vari trasferimenti di questo denaro, che c"é "la prova documentale che Previti ha dato quei soldi a Squillante". "E" stato possibile accertare - aggiunge - che dai conti esteri di Attilio Pacifico" "parte (e arriva) un bonifico bancario a favore del giudice Giuseppe Verde di 246mila franchi svizzeri".
E" altrettanto documentalmente provato che "circa 780mila franchi svizzeri partono dai conti esteri di Pacifico e finiscono in un altro conto di Squillante". "La materialità dei fatti - continua - è provata più che a sufficienza". Di Pietro indica poi le contrastanti deposizioni di Cesare Previti per concludere che egli "confessa un reato, affermando che non ha fatto fattura per non pagare le tasse e che è per questo che se li è fatti accreditare all"estero"; "egli si trova in una situazione più favorevole persino rispetto ad Al Capone che alla fine dovette cedere al fisco americano e venne condannato per questo. Per Previti non sarà così, perché ci ha fatto sapere di avere provveduto al condono tombale". E comunque ha pensato il "coimputato Berlusconi a risolvere la faccenda con il varo del cosiddetto scudo fiscale".
Di Pietro conclude che "il fatto che i giudici stanno procedendo contro gli odierni imputati dimostrerebbe, a sentire Previti, Berlusconi e compagni, che andrebbero criminalizzati quelli che emettono le sentenze e non quelli che commettono i reati; ma non è detta l"ultima parola".
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| ottobre 21, 2002 |
| Molise, primato nelle pensioni d'invalidità @ 11:35:44 PM |
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Il Molise è la regione con il più alto tasso di pensioni d"invalidità. Lo afferma il Centro Studi degli Artigiani di Mestre che ha calcolato sia il tasso di pensionamento (pensioni Inps) che il tasso di pensioni d"invalidità in ogni regione d"Italia. Il dato generale che è emerso è che in Italia ogni 10 abitanti ci sono 4 pensionati. Per quanto riguarda le pensioni Inps la graduatoria stilata dall"Istituto di ricerca di Mestre vede al primo posto la Liguria (50,93%), seguita dall"Umbria (50,76%) e dall"Emilia-Romagna (47,58%).In coda ci sono le regioni del Sud. Per quanto riguarda invece le pensioni d"invalidità, dietro al Molise che ha un tasso dell"11,46% ci sono la Basilicata con il 9,37% e le Marche con il 9%. Chiude la classifica la Lombardia con il 2,29%.
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| ottobre 18, 2002 |
| Densità automobilistica, il Molise è fra le regioni in cui circolano meno automobili @ 11:20:45 PM |
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In un Italia che si colloca al primo posto (seguita a ruota da Germania, Austria, Svizzera e Francia) fra i paesi europei, in una classifica che misura la densità automobilistica, cioè il rapporto fra auto e abitanti, il Molise fa eccezione. A redarre questa graduatoria è l’Osservatorio Autopromotec che ha calcolato per ogni regione d’Italia quante automobili ci sono ogni cento abitanti. Il Molise con la sua densità automobilistica pari a 50 auto ogni cento abitanti è fra le cinque regioni con meno automobili, insieme a Liguria (51), Calabria (50) e Basilicata (48) e Puglia (48).
La regione con la più alta densità automobilistica invece è la Valle D’Aosta (96), seguita Lazio (65), Umbria (64), Piemonte (62), Emilia Romagna (62), Toscana (61), Marche (61), Friuli Venezia Giulia (60), Lombardia (59), Veneto (58), Abruzzo (57), Sicilia (54), Trentino Alto Adige (54), Campania (53), Sardegna (52).
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| ottobre 8, 2002 |
| Lavoro temporaneo alla Asl di Termoli: per la Cgil ci sono illegalità @ 17.43.07 |
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Lavoro temporaneo alla Asl di Termoli, la Cgil si scaglia contro il direttore generale Mario Verrecchia denunciando presunte irregolarità nella sua azione amministrativa. Lo fa con un documento inviato allo stesso Verrecchia, ai vertici della Asl, all"Ispettorato del Lavoro e anche alla magisttratura. Ecco il testo della lettera.
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Al Direttore Generale
ASL n. 4 Basso Molise
Prof. Mario Verrecchia
Termoli
Al Collegio Sindacale
ASL n. 4 Basso Molise
Termoli
All’Assessore Regionale
Politiche della Salute
Ing. Gianfranco Vitagliano
Campobasso
All’Ispettorato del Lavoro
Campobasso
e p.c. Al Presidente Tribunale
Larino
Al Presidente della Corte dei Conti
Delegazione Regionale per il Molise
Campobasso
Oggetto: Contratto di fornitura lavoro temporaneo c/o ASL 4 Basso Molise.
Sulla questione richiamata in oggetto, con la nota 23 settembre 2002 prot. 26336 a firma del Direttore Generale prof. Mario Verrecchia, inviata alla scrivente O.S., si è ritenuto di poter chiudere una questione (forse fastidiosa) di poco conto.
Non è, e non sarà, così!
L’IMPUNITA’ non sana né l’ILLEGALITA’ né l’ILLEGITTIMITA’!
Quanto il Direttore Generale, con incredibile “arroganza”, si vanta di aver fatto e di continuare a fare, in materia di contratti di fornitura di lavoro temporaneo, è ILLEGALE perché in violazione della normativa di legge e contrario alle direttive “vincolanti” date alla materia dal CCNL Integrativo 1998-2001, nonché ILLEGITTIMO perché ritiene che con “qualsivoglia” contratto decentrato possa consentirsi la violazione delle norme.
In merito a ciò, sarà il caso di ricordare infatti, che il decreto legislativo n. 165, del 30 marzo 2001, all’articolo 40, comma 3, testualmente dispone: <<…Le pubbliche amministrazioni non possono sottoscrivere in sede decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto con vincoli risultanti dai contratti collettivi nazionali… Le clausole difformi sono nulle e non possono essere applicate>>.
Ad essere ulteriormente chiari, la Funzione Pubblica CGIL Molise dichiara che il contratto decentrato che abbia, come asserito, consentito, attraverso la sua applicazione, la violazione delle norme, NON E’ e NON PUO’ essere valido, è NULLO e NON E’ applicabile, farlo si configura come reato amministrativo e, presumibilmente, penale.
Altresì rimane sorprendente, per la scrivente O.S., come i diversi soggetti preposti alla vigilanza e al controllo degli atti e della spesa non siano, sin qui, intervenuti.
Diamo atto all’Assessore Regionale alle Politiche della Salute, ing. Gianfranco Vitagliano, di aver affermato, nell’ambito degli incontri avuti al fine di esaminare il contenuto della Direttiva vincolante ai Direttori Generali, di ritenere l’operato del Direttore generale dell’Asl 4 Basso Molise, nella materia richiamata, fuori dalla legittimità e che proprio a questo fine si indicava, nel più rigoroso rispetto dell’articolo 32 del CCNL Integrativo 1998-2001, il vincolo all’assunzione di personale a tempo determinato e/o a termine. All’affermazione, però, non ha fatto riscontro l’adozione di atti conseguenti.
Rimaniamo in attesa di conoscere quindi, i modi e i tempi con i quali, i soggetti cui la presente è inviata per competenza, porranno fine all’IMPUNITA’ e le iniziative atte al ripristino, anche nella Asl 4 Basso Molise, del rispetto della Legge e dei Contratti.
Tanto si doveva per togliere ogni pseudo “copertura” a comportamenti omissivi se non correi.
Con viva cordialità.
Il segretario generale
Funzione Pubblica CGIL Molise
Franco MANUNTA
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