dicembre 14, 2002
 Mostre di pittura alla pinacoteca di Venafro @ 16.18.11
di a cura della redazione

Seppure sia stata inaugurata da poco, la Pinacoteca di Venafro, ricavata nelle sale del restaurato Palazzo San Francesco, è diventata già luogo ambito per gli artisti. Mostre ed esposizioni si susseguono e non mancano i nomi buoni. Oggi (sabato 14 dicembre) conclude la sua Personale il Pittore Massimo Federici e domani (domenica 15 dicembre), con inaugurazione alle ore 18, subentra al suo posto la pittrice Josette Lepore, che esporrà le sue opere fino a sabato 21.
Si tratta sicuramente di due artisti che meritano di essere conosciuti in modo più approfondito. Di Massimo Federici il critico d’arte Giorgio Berchicci ha scritto: “Sembrava quasi che non fosse più possibile poter ammirare la bellezza in un"opera d"arte: siamo stati abituati, per lungo tempo, ad immaginare il significato recondito di un quadro o di una scultura che non aveva come soggetto la figura umana, che era il frutto di una concettualità che spesso ci sfuggiva, o della quale non eravamo riusciti a percepire i contorni. Poi, all"inizio degli anni ottanta, una serie abbastanza ampia di artisti ha segnato il ritorno alla pittura di figurazione e con essa, la rivalutazione del corpo. Massimo Federici è un disegnatore di notevole levatura che si cimenta, in questa serie di opere in bianco e nero, in un tentativo che ha il sapore di saper coniugare il concettuale con la figurazione più bella. Le sue tele sembrano corpi di donne giovani, ammiccanti, dagli occhi indagatori e profondi, emanano una sensualità poco conosciuta nel mondo dell"arte contemporanea, tanto da far pensare di più al mondo della fotografia, o del cinema, vista la posa che assumono all"interno, della tela: ma si avverte anche una sorta di tristezza che accompagna la esibita prosperità di un corpo che non è solo desiderabile contenitore. Credo che queste immagini siano solo un sogno che riveste le nostre fantasie: in fondo, il buio che le circonda è quello stesso che abita le nostre notti, quello stesso buio nel quale anneghiamo le contrarietà del nostro quotidiano, una sorta di buco nero nel quale evadere e dal quale far riemergere i desideri irraggiungibili.”
Della romana Josette Lepore, la cui personale presso la pinacoteca di Venafro si intitola “Inseguendo la Luce”, è possibile tracciare il seguente profilo: Dopo aver conseguito la maturità scientifica, si iscrisse all"Accademia di Belle Arti di Roma, al corso di scenografia, concludendolo nell"anno 1977. In seguito si è dedicata all"insegnamento del disegno e dell"educazione artistica nella scuola pubblica. La passione per la rappresentazione della natura e per il colore, manifestata fin dall"infanzia, si è progressivamente rafforzata nel corso degli anni, completandosi con lo studio della storia dell’arte e dei grandi Maestri. Nella fase di accrescimento culturale, assumeva valenza essenziale lo studio delle varie tecniche pittoriche ed una intensa attività sperimentale. Oltre al disegno a carboncino, a sanguigna, a china, si dedicava per un certo tempo anche alla grafica (essenzialmente incisione a bulino). Ma la ricerca più attiva e costante si esplicava nello studio del colore e della luce. Per oltre trent"anni l"artista sperimentava l"uso dell"olio, dei colori acrilici, delle tempere, dei pastelli, delle chine, degli acquarelli, delle tecniche miste, sulle basi (legno e tela essenzialmente) preparate con sistemi diversi e trattate con le procedure più varie. Restano numerosi esempi di tale ricerca soprattutto a cavallo tra gli anni "70 e "80, quando i soggetti preferiti erano le nature morte.
Grande spazio è stato dedicato poi alla pittura "en plein air", nelle condizioni più varie sotto il profilo stagionale, atmosferico e di luminosità, sia in Italia che all"estero. I numerosi anni di ininterrotta ricerca, hanno portato ad una notevole produzione artistica oggetto di periodiche esposizioni in numerose rassegne esposizioni e mostre, oltre che in gallerie d"arte della Capitale, mostre di pittura sono state tenute presso accademie, istituti ed enti pubblici e privati, sempre con lusinghieri risultati.
Tra gli apprezzamenti più significativi su Josette Lepore, vanno citati i giudizi a suo tempo espressi dal prof. Montanarini, pittore notissimo a tutti i cultori di arte contemporanea, docente e critico di chiara fama. Recensioni sono apparse in varie occasioni su riviste specializzate e su quotidiani a tiratura nazionale. Per vari anni l"artista ha esposto con i "Cento pittori di Via Margutta", invitata dall"organizzazione. Nell"ultimo decennio Josette Lepore si è dedicata anche alla scultura in terracotta, campo nel quale pure esercita un’ininterrotta ricerca di nuove forme plastiche.


dicembre 7, 2002
 Ti racconto un libro, incontro lunedì a Campobasso @ 23.32.10
di a cura della redazione

Con Stefano Galieni e Antonella Patete, affermati giornalisti costantemente impegnati nel sociale e militanti nel volontariato, si concludono gli appuntamenti di Incontri con l’Autore proposti nell’ambito del Progetto per le Biblioteche 2002 Ti racconto un libro Laboratorio permanente sulla lettura e sulla narrazione ideato e realizzato dall’ Unione Lettori Italiani e dalla Provincia di Campobasso.
L’incontro è fissato per lunedì 9 dicembre alle ore 18.30 presso la Sala Conferenze della Biblioteca Provinciale “P.Albino”
Stefano Galieni e Antonella Patete sono autori del libro-reportage FRONTIERA ITALIA (ed. Città Aperta, 2002) vincitore del Premio Paola Biocca per il reportage, considerato dalla critica un importante documento e strumento di conoscenza della storia contemporanea.
Il libro racconta cinque frontiere italiane – Ventimiglia, Gorizia, Lecce, Trapani e Crotone – che i migranti attraversano per cercare risposta alle proprie speranze e per affermare i propri diritti a un lavoro, a una casa, a una vita normale, a un futuro. Squarci di storie personali, familiari, collettive narrati in presa diretta da reporter attenti e partecipi. Gli immigrati –protagonisti assoluti del libro- vengono colti nel momento del passaggio della frontiera: il momento più esposto, fragile e pericoloso di tutto il viaggio. In questi luoghi Galieni e Patete hanno incontrato anche altre persone: i volontari, gli operatori, i sacerdoti che hanno deciso di incrociare volontariamente i percorsi di chi entra in Italia. Sono tutti questi i protagonisti del libro, che si serve anche delle fonti ufficiali per dare la dimensione dei problemi, ma soprattutto ci propone l’incontro con delle persone precise, con delle storie. Storie che spesso ci ostiniamo a pensare come estranee a noi, cadute occasionalmente sul nostro territorio.
Frontiera Italia è il frutto di un giornalismo serio, rigoroso, che nasce da un’idea alta del mestiere. Un’idea per cui il giornalismo è un metodo di indagine sulla realtà, uno strumento di conoscenza che proprio per questo carica chi lo esercita di una responsabilità maggiore. Sul piano del linguaggio gli autori hanno trovato il difficile equilibro tra il giusto distacco giornalistico e la “simpatia” –nel senso etimologico del termine- con le persone di cui parlano.


Prossimo appuntamento:
a partire da gennaio
Ti racconto un libro 2003


dicembre 4, 2002
 Il Molise molesto (2) @ 18.35.29
di Paolo Borrelli

Penso sia deprimente assistere alla querelle innescata dalle polemiche sorte sulla nomina di Gino Marotta quale consulente esterno del Teatro Savoia. Molti credono che basti urlare contro lo “sperpero” di soldi pubblici per poter concludere che tutti i denari spesi per la cultura siano inutili.
E’ chiaro che il Molise non ha ancora capito (lo capirà mai?) che la posta in gioco è veramente alta, che non si può ridurre ogni argomento alla quantità di soldi messi a disposizione, in questo caso, per svolgere un ruolo importante come quello della direzione artistica del solo Teatro esistente nel capoluogo molisano, piuttosto, ci si dovrebbe concentrare sulla qualità e la credibilità dell’approccio politico all’argomento.
Credo, come già dissi a suo tempo, che l’ingenua ed imbarazzante ”adorazione” del mio amico Nino Barone nei confronti di Marotta abbia prodotto il prevedibile effetto contrario alla dichiarazione di stima che era forse negli intenti (devo dire che lo trovo anche giusto, da un punto di vista anche solamente estetico del “comportamento”), ma questo non basta a far scivolare la polemica su di un piano di mera contabilità del “risparmio” (soldi veri per la cultura molisana non si sono mai spesi, se non quelli elargiti per l’intrattenimento e spacciati per opportunità culturali).
La cultura in Molise ha oggi bisogno d’ingenti investimenti; questo potrà scandalizzare molti, ma non quelli che conoscono da vicino le problematiche legate alla ricaduta in termini di civiltà e non solo che l’investire in arte, musica, letteratura, teatro, cinema ecc.. ha su qualsiasi territorio di pertinenza.
Investire in cultura vuol dire mettere in evidenza la ricostruzione di una possibile identità culturale per la nostra regione, certo lo si può fare in tanti modi ma ne escludo sicuramente due: quello che incensa in maniera enfatica le magnificenze di chi personalmente adora; e quello di chi, in perfetta continuità con la cieca abitudine molisana, abbatte tutto quello che gli cresce davanti.
Sono convinto che probabilmente Gino Marotta sia il miglior candidato che la giunta provinciale potesse scegliere, però penso che con altrettanta consapevolezza, la Provincia di Campobasso avrebbe potuto indire un semplice e trasparente bando di concorso che, presumibilmente, rispondendo ai requisiti necessari per tale incarico, Marotta si sarebbe aggiudicato ugualmente.


dicembre 1, 2002
 Casa di Dante, mostra dedicata ad Alberto Sughi @ 5:21:48 PM
di Barbara Bertolini

Quest’anno l’annuale esposizione che la “Casa di Dante in Abruzzo” organizza è stata dedicata al pittore Alberto Sughi.
La mostra dal titolo “La vita nuova nella rilettura e interpretazione figurale di Alberto Sughi”, curata da Floriano De Santi, si è aperta sabato scorso nel castello di Torre dè Passeri vicino a Pescara e rimarrà aperta fino al 31 dicembre 2002. Con essa, dopo più di un ventennio di mostre sulla Divina Commedia, la “Casa di Dante in Abruzzo” inizia un nuovo ciclo di manifestazioni dedicate alle illustrazioni, da parte di artisti viventi, delle opere minori di Dante: Convivio, Rime, Vita Nuova.
Il catalogo sul grande maestro emiliano, edito per i tipi dell’Editrice Silvana di Milano, sarà curato da Corrado Gizzi, promotore e ideatore delle mostre pittoriche sull’opera dantesca. Il castello “Gizzi”, a Torre De’ Passeri, sede dell’esposizione, patrocinata dal Ministero per i Beni e le attività culturali, Regione Abruzzo, Provincia e Comune di Pescara e il Comune di Torre dè Passeri, si trova sulla strada Tiburtina Valeria, raggiungibile via autostrada A25 (Pescara-Roma).


novembre 28, 2002
 Gemine muse 2002: appuntamento con l'arte contemporanea @ 17.29.12
di a cura della redazione

Sarà presentato venerdì 29 novembre c.a. alle ore 11,30 presso la Sala Biblioteca "Mancini" nel Municipio della Città di Campobasso, il progetto GEMINE MUSE 2002, il nuovo network per l"arte contemporanea che vedrà protagonisti - dal 30 novembre al 2 febbraio 2003 - 28 musei di 24 città italiane con oltre 40 artisti scelti da 25 critici.
Alla conferenza stampa parteciperanno il Sindaco Augusto Massa, l"Assessore alle Politiche Giovanili Michele De Santis, l"Assessore alla Cultura Sandro Arco, la Dott.ssa Stefania Capini e la Dott.ssa Angela Di Niro per la Soprintendenza Archeologica e per i Beni Ambientali del Molise, gli artisti Ettore Trani e Marisol Serago ed il critico d"arte Massimo Bignardi.

La città di Campobasso è, infatti, parte attiva dell’iniziativa promossa dall’Associazione GAI - Giovani Artisti Italiani - e da CIDAC - Associazione delle Città d’Arte e Cultura - con la collaborazione del DARC - Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Contemporanee, Centro Nazionale per le Arti Contemporanee del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, insieme alla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise.

Gemine Muse ha come obiettivo quello di mettere in relazione la prestigiosa tradizione artistica italiana con la sensibilità degli artisti esordienti, oltre a quello di sperimentare una nuova rete di spazi che si aprono alla ricerca dei linguaggi contemporanei. I giovani artisti esporranno una loro creazione che trae ispirazione da un’opera presente nel museo, dando così un’interpretazione inedita e spiazzante del lavoro degli illustri “colleghi” del passato.

Grazie, infatti, alla collaborazione e al supporto attivo delle istituzioni della città di Campobasso, dal 30 novembre il Museo Provinciale Sannitico in Via Chiarizia, 14 proporrà un nuovo percorso artistico, quello suggerito da MARISOL SERAGO e da ETTORE FRANI, scelti per Gemine Muse dal critico MASSIMO BIGNARDI.

STATUETTA IN PIETRA “CAVALIERE DA TRIVENTO”

La statuetta è in calcare tenero e raffigura un cavaliere. E’ alta 20 cm e lunga 26. E’ mutila in parte della testa del cavaliere ed è priva della testa e delle zampe del cavallo. Originariamente era munita di un sostegno cilindrico al centro del corpo del cavallo, che dava stabilità alla composizione. La scultura ha forme primitive ed essenziali. Il cavaliere ha una capigliatura a baschetto, resa a ciocche geometriche, occhi a mandorla ben evidenziati, naso corto e bocca piccola; le mani sono posate sulle gambe, ai lati. Il tema del cavaliere ricorre spesso nella piccola plastica sannitica, probabilmente anche in relazione al ruolo fondamentale della cavalleria nell’esercito sannitico. Questa statuetta sembra la più antica delle sculture che raffigurano cavalieri (di pietra o di bronzo) e viene comunemente datata al V secolo A. C.

Gemine Muse 2002 consegna al pubblico una duplice opportunità, quella di visitare i beni artistici della propria città, come il Museo Provinciale Sannitico, e quindi di conoscere le origini della storia dell’arte italiana e quella di diffondere attraverso una rete di 28 musei lo scenario dei giovani emergenti. Saranno video, opere, installazioni, realizzazioni sonore, performance a stabilire la diversa declinazione fra tradizione e innovazione. La mappatura dei nuovi punti di vista artistici viene raccontata in un catalogo bilingue, che consentirà di approfondire i lavori, gli artisti, i critici e i “set” museali di Gemine Muse.

Gli effetti artistici del progetto Gemine Muse sono presentati non soltanto in loco o raccolti nel catalogo, ma disponibili sul sito Percorsi reali e virtuali sono proposti on line, insieme ad altre informazioni, approfondimenti, news sulla giovane arte italiana.

L’intervento presentato a Campobasso, accolto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise segna una nuova inclinazione e un nuovo impegno da parte della direzione artistica del Museo Provinciale Sannitico di Campobasso. Una realtà espositiva istituzionale, che desidera oggi rivolgersi ad un pubblico diverso, curioso e che riconoscere il ruolo attivo e catalizzatore dell’artista contemporaneo.
Gemine Muse rappresenta una sfida lanciata dall’Associazione Gai e dall’Associazione CIDAC: un appuntamento che si avvia a consolidare le attività volte alla promozione e alla valorizzazione della nuova scena artistica nazionale, oltre ad affermare un modello culturale innovativo. Un network di 24 città che desidera crescere, anche grazie alla passione degli artisti - guidati dalla curatrice Virginia Baradel - che hanno donato alle opere del passato un linguaggio più aderente alla realtà contemporanea.
Nel corso della manifestazione dal 30 novembre 2002 al 2 febbraio 2003, il Museo Provinciale Sannitico osserverà i seguenti orari: tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 19.30.


novembre 26, 2002
 Teatri d'Italia, David Riondino racconta la Divina Commedia @ 1:38:30 PM
di a cura della redazione

Secondo appuntamento in cartellone con TEATRI D’ITALIA - NEL TEATRO DEI MOLISANI che ha debuttato la settimana scorsa con un considerevole successo di pubblico e di critica e che prevede altri quattro importanti spettacoli fino a dicembre.
La rassegna, diretta da Stefano Sabelli e realizzata dall’ A.M.A. Artisti Molisani Associati, viene proposta nell’ambito del Progetto “aree disagiate” promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dall’Eti Ente Teatrale Italiano in collaborazione con la Provincia e il Comune di Campobasso.
Mercoledì 27 novembre alle ore 21 presso il Teatro Savoia sarà la volta di Dante – Inferno spettacolo-recital in cui due grandi nomi del teatro quali David Riondino e Sandro Lombardi raccontano la Divina Commedia coadiuvati dalla regia di Federico Tiezzi che ha pensato di proporre la celebre materia dantesca in forma musicale.
Dante- Inferno è il frutto di un rispettoso gesto d’amore nei confronti della Divina Commedia. Nasce dal desiderio di rivisitare il capolavoro dantesco con una sensibilità contemporanea e dal bisogno di misurarsi ancora una volta con la forza di questo grande classico, restando ugualmente distanti sia da una impossibile archeologia e sia da forzose attualizzazioni. Ai versi della Commedia si affiancano brani di Pasolini con al sua “Divina Mimesis” e di Ezra Pound con i “Cantos” .
Sandro Lombardi e David Riondino danno voce ad alcuni tra gli episodi e personaggi più celebri dell’Inferno: l’ingresso nella “selva oscura” e l’incontro con Virgilio, la storia d’amore di Paolo e Francesca e l’ultimo viaggio di Ulisse (due episodi nei quali David Riondino si accompagna con la chitarra), il Conte Ugolino e Guido da Montefeltro... Ma in questo viaggio incontreremo anche figure meno note e celebrate.


Prossimo appuntamento:
lunedì 2 dicembre ore 21
I monologhi della vagina
di Eve Ensler
con Marina Confalone, Orsetta de Rossi, Sabrina Knaflitz, Paila Pavese
regia di Emanuela Giordano


 Ti racconto un libro, appuntamento con Alfonso Berardinelli @ 1:35:50 PM
di a cura della redazione

Sarà Alfonso Berardinelli l’attesissimo ospite del prossimo appuntamento di Incontri con l’Autore, proposti nell’ambito del Progetto per le Biblioteche 2002 Ti racconto un libro Laboratorio permanente sulla lettura e sulla narrazione ideato e realizzato dall’ Unione Lettori Italiani e dalla Provincia di Campobasso.
Vincitore del Premio Viareggio 2002 per la saggistica, Alfonso Berardinelli, noto scrittore e critico di rara sobrietà e intelligenza, si occupa di letteratura e società. Annovera tra le sue numerose pubblicazioni: Tra il libro e la vita (Bollati Boringhieri, 1990), La poesia verso la prosa. Controversie sulla lirica moderna (Bollati Boringhieri, 1994), L’eroe che pensa. Disavventure dell’impegno (Einaudi, 1997), Cento poeti (Mondadori, 1997), Autoritratto italiano. Un dossier letterario 1945-1998 (Donzelli, 1998), Nel caldo cuore del mondo. Lettere sull’Italia (Liberal Librai, 1999), Stili dell’estremismo. Critica del pensiero essenziale (Editori Riuniti, 2001), Cactus. Meditazioni, satire, scherzi (L’Ancora del Mediterraneo, 2001), Nel paese dei balocchi. La politica vista da chi non la fa (Donzelli, 2002), La forma del saggio. Definizione e attualità di un genere letterario (Marsilio, 2002).
Prendendo spunto da una della sue più recenti pubblicazioni Nel paese dei balocchi in cui raccoglie riflessioni e pensieri sulla politica “vista da chi non la fa”, come recita il sottotitolo, e partendo dall’idea che la politica “sia una cosa troppo importante per essere lasciata agli esperti e agli addetti ai lavori”, Berardinelli intratterrà e coinvolgerà i lettori in una attenta analisi sulle trasformazioni della cultura e del linguaggio, della mentalità e delle idee.
L’incontro è previsto per mercoledì 27 novembre alle ore 18.30 presso la Sala Conferenze della Biblioteca Provinciale “P.Albino.


Appuntamento successivo:
lunedì 9 dicembre ore 18.30
STEFANO GALIENI E ANTONELLA PATETE
autori del libro-reportage Frontiera Italia ( Città Aperta Editore, 2002)


novembre 23, 2002
 Molise fuori dal Molise, incontro con Luigi Bonaffini @ 7:52:59 PM
di a cura della redazione

La Provincia di Campobasso - Centro di studi sui molisani nel mondo - ha organizzato, nell’ambito del progetto “Molise fuori dal Molise”, l’incontro con il critico letterario Luigi Bonaffini, nativo di Isernia e che attualmente sta guidando in Nord America una importante opera di recupero culturale dei dialetti (quello molisano in particolare), in programma lunedì 25 novembre presso la Sala conferenze della Biblioteca provinciale “P.Albino”.

P R O G R A M M A


“Il dialetto tra letteratura, emigrazione e traduzione”

Campobasso
Lunedì 25 novembre

ore 10.30
Biblioteca provinciale “P. Albino”
Sala Conferenze

Incontro con gli studenti
degli Istituti superiori di Campobasso

Interventi

Giuseppe Chiappini
Giose Rimanelli

ore 18.00
Biblioteca provinciale “P. Albino”
Sala Conferenze

Interventi
Giose Rimanelli

Letture dialettali
Carmela Di Soccio
Patrizia Civerra

Saranno presenti
Agusto Massa
Antonio Chieffo

Coordina
Norberto Lombardi

****

Luigi Bonaffini

Nato a Isernia, è docente di lingua e letteratura italiana al Brooklyn College di New York. Oltre che di letteratura italiana contemporanea, si occupa di poesia dialettale e di traduzione. Le sue pubblicazioni includono La poesia visionaria di Dino Campana e traduzioni di Dino Campana, Mario Luzi, Vittorio Sereni, Giose Rimanelli, Giuseppe Jovine, Achille Serrao, Eugenio Cirese, Albino Pierro, Cesare Ruffato, Carlo Emilio Colucci, Stephen Massimilla Ha curato le antologie trilingue Dialect Poetry of Southern Italy (1997); Via terra. An anthology of Contemporary Italian Dialect Poetry; Poesia dialettale del Molise (con Giambattista Faralli e Sebastiano Martelli); e, con Achille Serrao, Dialect Poetry of Northern and Central Italy. Ha ricevuto il premio per la traduzione del Ministero dei Beni Culturali e del Ministero degli Esteri per le sue traduzioni di Per il Battesimo dei nostri frammenti e Frasi e incisi di un canto salutare di Mario Luzi. Attualmente sta preparando un’antologia trilingue di poesia dialettale napoletana.


 Ad Atene la Biennale dei giovani artisti d'Europa @ 1:22:16 AM
di a cura della redazione

Dal 6 al 15 giugno 2003 la città di Atene ospiterà la XI Edizione della Biennale dei Giovani Artisti dell"Europa e del Mediterraneo, organizzata dal Segretariato Generale alla Gioventù della Grecia, dopo le edizioni:
Barcellona "85, Salonicco "86, Barcellona "87, Bologna "88, Marsiglia "90, Valencia "92, Lisbona "94, Torino "97, Roma "99, Sarajevo 2001.
La manifestazione è promossa dall"Associazione Internazionale per la Biennale dei Giovani Artisti dell"Europa e del Mediterraneo, che si è costituita nel luglio del 2001 a Sarajevo, durante la X Edizione della Biennale, per rafforzare il lavoro comune tra Ministeri, Enti Locali Istituzioni e Associazioni Culturali del Mediterraneo: comprende sinora più di quarantacinque aderenti di 15 paesi, che rappresentano tutti realtà locali e nazionali dei paesi mediterranei. L"Associazione BJCEM vuole promuovere la creatività giovanile, gli scambi internazionali, lo sviluppo di relazioni pacifiche ed euromediterranee. L’Associazione è una rete ampia e articolata che realizza relazioni culturali che vanno al di là dei confini politici e geografici di ogni paese: la Biennale propone un’idea di Europa e di Mediterraneo molto stretti, che vuole unire i paesi che si affacciano su questo mare in un continuo lavoro comune sui temi della cultura e della giovane arte.
La Biennale è la più importante vetrina mediterranea della creatività giovanile, presenta artisti in età compresa tra i 18 e i 30 anni, in innumerevoli campi: tra essi arti plastiche, architettura, fumetto e illustrazione, cinema e video, grafica di comunicazione, design, moda, fotografia, letteratura, gastronomia, musica, teatro e danza, interventi metropolitani d’arte.
Fanno parte della Associazione Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo: ABIT (Association Amis de la Biennal de Tipasa) - Algeria; IPC (International Peace Center) – Sarajevo - Bosnia Erzegovina; Moderna Galeria – Rijeka - Croazia; Ministero per l’Educazione e la Cultura – Nicosia, Cipro; Città di Helsinki, Finlandia; Città di Montpellier, Espace Culture Marsiglia-Francia; Ministero dell’Educazione, Segretariato alla Gioventù Greco – Atene, Città di Salonicco – Grecia; Città di Ancona, Bologna, Campobasso, Catania, Ferrara, Firenze, Genova, Messina, Milano, Modena, Roma, Padova, Parma, Pisa, Prato, Torino - Arci Nazionale, Arci di Bari, Milano, Napoli, Pescara, Salerno, Sicilia, Torino, Italia; Iniziamed - Malta; ARTES et IDEIAS - Portogallo; Ministero alla Cultura - San Marino; SKUC – Lubiana, Slovenia; Città di Barcellona, Madrid, Malaga, Murcia, Siviglia, Valencia, RAI (Recursos Animaciò Cultural) - Barcellona, Spagna; Sabanci Universitate - Istanbul, Turchia; Center for Youth Creativity – Belgrado, Yugoslavia.

Il bando è presente sul sito internet del Comune di Campobasso:
www.comune.campobasso.it

Maggiori informazioni:
Assessorato alle Politiche Giovanili e Nuove Opportunità
Via Muricchio, 1 86100 Campobasso
Tel. 0874/405.612 fax 0874/418.843
gianna.spirito@comune.campobasso.it


 Arte, a Biella mostra collettiva di giovani pittori @ 1:19:38 AM
di a cura della redazione

L’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Campobasso comunica che dal 23 novembre all’8 dicembre nella città di Biella si terrà una collettiva di giovani artisti di arti visive e moda dal titolo “Convergenze 2002”.
L’obiettivo è quello di mostrare al pubblico la produzione artistica di alcuni giovani talenti nell’ambito delle arti visive (pittura, scultura, incisione, grafica, illustrazione, fotografia) e della moda, iscritti all’Archivio di Biella e agli archivi dei circuiti G.A.I. delle città di Campobasso, Torino, Padova e Ferrara.
Per la città di Campobasso esporrà MARISOL SERAGO, iscritta all’archivio G.A.I. della città di Campobasso e già nota alla cittadinanza per le sue partecipazioni a iniziative promosse dall’ Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Campobasso.
La mostra si terrà presso la Fondazione Pistoletto di Biella e avrà i seguenti orari:
Dal lunedì al Giovedì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 18.00 alle 20.00.
Il Venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 18.00 alle 23.00.
Il Sabato dalle 17.00 alle 23.00
La Domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 17.00 alle 23.00.

Per maggiori informazioni :
Assessorato alle Politiche Giovanili
Via Muricchio, 1 86100 Campobasso
Telefono: 0874 404.612 fax 0874 418.413
politichegiovanili@comune.campobasso.it


ottobre 25, 2002
 Biblioteche e polemiche, strana terra il Molise @ 17.45.31
di Vincenzo Lombardi

Strana terra il Molise.
Il settore delle biblioteche è trascurato da tempo immemorabile. Mai una parola.
Esiste un ritardo clamoroso nella realizzazione di un sistema catalografico territoriale, nella politica coordinata degli acquisti, nella gestione integrata di servizi. Mai una riga, mai un cenno.
I grandi gruppi editoriali (chi mai saranno costoro?) impongono una legge (l. 248/2000) che blocca la fotocopiatura al 15% del volume, introduce sanzioni per bibliotecari ed utenti disobbedienti, obbliga le biblioteche a versare un balzello alla S.I.A.E., tutto tace. Solo i bibliotecari protestano.
Gli stessi gruppi cercano di far passare il divieto di sconto sui libri oltre il 10% anche per biblioteche ed istituzioni culturali e l’AIB (Associazione biblioteche italiane), a cui la biblioteca Albino aderisce, è lasciata praticamente sola a obiettare che su tale strada si fa un danno al servizio pubblico e ai lettori; che bisogna difendere il diritto dei cittadini a poter trovare più libri in biblioteca. Non una e-mail, non un articoletto, niente di niente.

Veramente strana terra il Molise.
Si lamentano, a volte giustamente, ma non sempre, i ritardi nei servizi bibliotecari. Ma non un cenno alle condizioni di partenza, allo stato delle cose, al loro come e perché.
Si lamenta il “caos antidiluviano di foglietti e fogliettini”, le “condizioni miserevoli dei cataloghi” e le “attese spesso insopportabili”, però si è pronti a bollare come “inutile” un catalogo che, forse, elimina i fogliettini, sana una condizione miserevole e, tutto sommato, permette al “povero utente” di consultare “un catalogo” e, essendo a volume, di portandoselo via, e fruirne quando, quanto e come vuole, senza alcuna perdita di tempo. E, si assicura, fra le preoccupazioni della biblioteca Albino c’è quella di far perdere meno tempo possibile e realizzare la piena soddisfazione dei propri utenti. La Biblioteca provinciale segue e cerca di rispettare le cinque leggi della biblioteconomia di S. R. Ranganathan (Library Manual, New York 1962) che considerano la biblioteca come un unico insieme fra lettore, libro e personale. Sinteticamente: 1. I libri sono per l’uso; 2. I libri sono per tutti, ad ogni lettore il suo libro; 3. A ogni libro il suo lettore; 4. Risparmia il tempo del lettore. Risparmia i tempi del lettore; 5. La biblioteca è un organismo in crescita.

Altro problema, ben più complesso, è quello di avvertire la necessità del catalogo, forse troppo debole per chi può, con facilità, anche andare in una biblioteca americana. Ma la nostra biblioteca, così come la pensiamo, non è, e non vuole essere, una biblioteca per una élite, dove solo chi sa e chi può trova soddisfazione alle proprie esigenze. A volte negare un privilegio personale al singolo può coincidere col rendere disponibile una risorsa per tutti; non fotocopiare una cinquecentina per la soddisfazione di uno solo, significa conservare un patrimonio per tutti.

Allora, molto resta da fare. Ma, credo, sia giusto difendere l’impegno ed il lavoro di molte persone che operano nelle biblioteche e cercano di creare, quotidianamente, condizioni di vera libertà di accesso all’informazione e al patrimonio culturale.
Non si tratta di magnificare nulla, si tratta di difendere, nel piccolo, chi non può andare altrove, chi manca di strumenti materiali e non, per accedere alle reti o alle banche dati. Oggi è in gioco qualcosa di più del solo servizio bibliotecario, è in gioco la formazione di una generazione che – per esperienza quotidiana – spesso non ha ricevuto i rudimenti per maneggiare le chiavi d’accesso ai “granai” della cultura.
Può ignorare la discreta utilità di strumenti come un catalogo, solo chi vive nella sicurezza di saper maneggiare i propri strumenti del sapere e non si è mai “sporcato le mani” con i problemi di ricerca didattica dello studente di scuola superiore, con quelli del ragazzo che ha lasciato troppo prematuramente la scuola e cerca un bando di un concorso per apprendista cuoco, con le necessità di ricerca del laureando o con le esigenze di lettura della casalinga.
La Biblioteca provinciale, nel proprio piccolo, sta provando a costruire e dare un servizio, nel modo migliore; molti frequentatori, utenti in carne ed ossa, che hanno un nome ed un cognome, che vivono in questa città e non solo nel “ciberspazio”, che frequentano fisicamente la Biblioteca ne danno atto.
A loro la profonda gratitudine della Biblioteca per il “sostegno politico” che quotidianamente, in tanti, offrono; solo a loro – da ora - il tempo del bibliotecario.

Vincenzo Lombardi (direttore biblioteca "Albino" - Campobasso)


ottobre 22, 2002
 Raccontiraccolti, una mostra da non perdere @ 8:39:04 PM
di Antonio Picariello

Ho visitato la mostra “raccontiraccolti” di Mauro Presutti nella galleria di Limiti Inchiusi di Campobasso ed ho trovato la soddisfazione di immagini fotografiche che non provavo da anni. La raccolta dei “soggetti”, sapientemente presentata con linguaggio poetico e analisi critica da Gaetano Cantone nel catalogo ben fatto, racconta la storia dell’umanità e la mitologia sincronizzando la scienza dell’estetica con l’equilibrio dell’istallazione intorno allo spettatore attraverso le forme viventi di una serie di antichi Ulivi della Puglia. Occasione visiva da non perdere.


ottobre 12, 2002
 La natura, l'amore e l'impegno sociale nella raccolta di poesie di Carlo Onorato @ 5:51:03 PM
di Claudia Biricca

Torna l"uso piano e disteso delle parole, usate per cantare con amore una natura incontaminata e per disegnare con schietto realismo scene di vita quotidiana, nella raccolta di poesie "Speranze umane" di Carlo Onorato. Originario di Forlì del Sannio, Carlo Onorato ha coltivato fin da sempre la passione per la poesia, che insieme all"impegno nel sociale, ha accompagnato e accompagna tuttora la sua vita. I versi di Carlo Onorato ci restituiscono una serenità che sembra appartenere ad un"epoca in cui l"ambiente non era ancora ostaggio dell"uomo e i giorni scorrevano lenti. Anche nei componimenti più introspettivi il poeta molisano risolve i tormenti dell"animo umano in una dolcezza intrisa di saggia razionalità, che tende a sublimare ogni forma di malinconia in un amore "panico" per la natura; basti pensare ai versi di "Come il pudore": "Sei tu, luna, come il pudore del mio amore: una candida luce per il sensibile cuore d"amante smarrito". C"è spazio anche per una dimensione socio-politica nela poesia di Onorato che racconta con semplicità, per esempio nei versi di "L"edile" e "Sogno e realtà", il tentativo quotidiano di contribuire a costruire un mondo più giusto e più uguale per tutti, tentativo rimasto una speranza umana per la quale sembra che in questi nostri tempi non ci sia più spazio alcuno.


ottobre 6, 2002
 CULTURA - Migrazioni, indizi per un progetto d'opera d'arte @ 4:50:11 AM
di Paolo Borrelli

Il “Progetto Genoma”, qualche anno fa, si è occupato di stilare una mappa genetica dell’umanità.
Il gruppo di lavoro diretto dallo scienziato Luigi Luca Cavalli-Sforza cominciò a prelevare campioni genetici dovunque e presso tutti i popoli del mondo, dai popoli dell’Africa equatoriale a quelli del sud America, dalle popolazioni iberiche fino agli abitanti dei territori del nord dell’Asia per arrivare alla fine ad un risultato: “Che non esistono razze nell’umanità” ma che la storia dell’uomo è una storia di migrazioni e di viaggiatori che hanno prodotto nel loro spostarsi di terra in terra civiltà e culture.
L’indizio per il progetto di una nuova opera d’arte potrebbe partire proprio da qui, cioè dall’affermazione che gli uomini sono semplicemente il frutto del proprio percorso.
Ho sempre pensato che tutti avrebbero dovuto essere messi al corrente del progetto ambizioso che l’équipe di scienziati internazionale ha portato a termine, e che in parallelo, un’altra équipe di linguisti ha fatto un analogo percorso studiando per anni le lingue dell’uomo.
Le due ricerche davano la stessa ineludibile risposta: il viaggio dell’uomo era partito dall’Africa e da li aveva conquistato il mondo intero. Lungo il cammino alcuni migranti si fermavano e nascevano le popolazioni del medio oriente e quelli indoeuropei, i nativi americani e gli aborigeni australiani.
La storia dell’umanità, in fondo, non è altro che un interminabile viaggio che ancora oggi non ha cessato il suo cammino, il suo evolversi determinato da continui spostamenti.
Lavorare ad un’opera d’arte su un tema di questo tipo è possibile solo se ci si scrolla di dosso il concetto d’appartenenza, proprio come è stato per tanti uomini, spostandosi verso luoghi lontani, hanno abbandonato tra mille sacrifici la propria terra e la propria gente.
Un artista ha il dovere di tradurre in tracce questi percorsi ed i loro risultati. E’ necessario altresì intendere il migrare, l’immigrare, l’emigrare come il naturale inspirare, espirare, respirare. Concepire gli uomini come semi portati dai venti ovunque, seminatori di nuove terre per un probabile domani rigoglioso di sconosciuti frutti.
Da sempre i popoli si spostano in un movimento senza tempo, perpetuo, che porta linfa, cultura e conflitti. Fuggire dalla fame, dalla guerra, in cerca di fortuna o anche solamente di nuove esperienze, diviene una vera e propria condizione di vita a cui le diverse civiltà oggi dovrebbero dare risposte serie, non soluzioni temporanee di sostanziale arroccamento a cieca difesa del proprio territorio.
Oggi, svolgere un lavoro di riflessione e sulla condizione della migrazione può diventare d’interesse generale ed i risultati patrimonio di tutti.
Quando l’uomo si allontana dal luogo dov’è vissuto e dalla propria cultura originale produce inevitabilmente inquietudine sociale ed economica. E’ in quella inquietudine, nel perpetuo fluttuare dei punti di riferimento, che a mio avviso è racchiuso il vero senso dell’approdo ad un nuovo ragionare, che si muova al di là delle specificità di appartenenza. Su questo ci si dovrebbe misurare oggi, sull’esausto viaggio dell’uomo in cerca di coste dalla nuda accoglienza.
Mi piacerebbe incontrare un gruppo d’artisti che volesse affrontare in termini culturali nuovi questo percorso; insieme a loro e a quanti vogliano mettersi in gioco, indirizzare la ricerca verso lo studio e l’approfondimento di una nuova cifra di “umanità”, di un nuovo presupposto di vita che ricerchi e intuisca sempre diversi ancoraggi alla realtà.


 In mostra a Rho il Lupo Alberto dei molisani ed abruzzesi della Majella @ 4:11:34 AM
di Orlando Abiuso

Le attività culturali che nella regione d’origine stentano a decollare, i molisani “fuori regione” dimostrano di saperle animare in Lombardia, da partners di eventi artistici, umanistici e di folklore di grande rilevanza nel territorio dell’Altomilanese e dello stesso capoluogo lombardo.
Uniti agli abruzzesi che si raccolgono nell’associazione culturale “La Majella “ di Rho guidata da Mimmo D’Amico, organizzano in questi giorni una mostra dedicata al grande disegnatore italiano SILVER (Guido Silvestri), il creatore del famoso "Lupo Alberto" e dei simpaticissimi abitanti della “Fattoria McKenzie”.
La mostra, che s’inserisce nel quadro della manifestazione annuale del “ Premio Majella “ che assegna una medaglia-riconoscimento a conterranei emeriti extra moenia , ( l’equivalente dell’Ambrogino d’oro riservato ai lombardi emeriti), è diventata un evento culturale di grande rilevanza, avviato nel 1998 con la prima mostra dedicata al celebre disegnatore di Termoli Franco Benito Jacovitti, che ebbe la collaborazione della figlia, Silvia, del grande maestro molisano, scomparso poco prima della mostra. Cui seguì nel 1999 quella del disegnatore umoristico abruzzese Lucio Trojano di Lanciano, e nel 2001 quella di Francesco Altan e della sua cagnetta “Pimpa”.

La rassegna di Silver aprirà i battenti sabato 12 ottobre 2002, alle ore 18., nei saloni e negli spazi della seicentesca Villa Cornaggia Medici, nota come Villa Burba di Rho, e rimarrà aperta fino al 3 novembre, con orario 15.30 – 22.00 , tutti i giorni, venerdì escluso.
Il club “La Majella” ha programmato l’evento in partnership con l’Assessorato alla Cultura di Rho, e con il patrocinio della Regione Lombardia, della Regione Abruzzo, della Regione Molise e delle Amministrazioni Provinciali di Milano, Chieti, L’Aquila, Pescara, Teramo, Campobasso e Isernia, con la collaborazione dell’Agenzia McK di Milano.
Prevede la partecipazione diretta di Silver, e i visitatori troveranno a disposizione un pregevole catalogo da collezione dei disegni dell’artista, in tiratura limitata e numerata, opera dello Studio Grafico Marano.
Mimmo D’Amico ha spiegato che la rassegna, avviata con l’umorista molisano Jacovitti, seguito dall’abruzzese Trojano, si è poi aperta agli estrosi artisti della matita di tutte le regioni.
-“Il grande Jac del tuo Molise – ha ricordato rivolto verso di me - doveva essere a Rho il 23 e 24 maggio 1998 ospite dell’Associazione Abruzzese Molisana La Majella. I motivi erano due: il primo perché era stato designato quale destinatario del Premio MAIELLA 1998…; il secondo perché doveva inaugurare la Sua Mostra personale allestita presso la seicentesca VILLA BURBA di Rho.
La sua improvvisa scomparsa ha negato alla città di Rho ed alla Associazione La Majella questa auspicata e gradita opportunità, ma non ha annullato l’omaggio che avevamo intenzione di offrire all’arte e alla figura di Jacovitti”.


settembre 18, 2002
 POESIA - In libreria la nuova raccolta di Francesco Paolo Tanzj @ 23.16.02
di Francesco D’Episcopo*

Il ciclo della vita

Avventurosa questa ultima silloge poetica di Francesco Paolo Tanzj, com’è giusto che sia sempre la poesia, ricerca di un altrove da amare e attraversare per la prima volta sempre. Il titolo, “Per dove non sono stato mai”, suggerisce pienamente il senso di una nuova scoperta, affidata a paesaggi esteriori, ma soprattutto interiori, che le parole, in un’architettura sempre più consapevole, hanno il compito di scandire, di sussurrare e di gridare, in un empito esistenziale, carico di umana partecipazione al mistero del mondo.
Bisogna però prestare estrema attenzione per non cadere in una difficile interpretazione di un processo quanto mai naturale, tipico della poesia.La realtà stata attraversata e amata fino in fondo, in una ebbrezza dionisiaca densa di emozioni; essa si presta ora ad essere rivissuta attraverso il filtro privilegiato di una memoria, che evoca luoghi, personaggi, ri-creandoli dal rischio dell’oblio e della dispersione. Una folta schiera di amici e di amori affolla il diario di una memoria vigile, vivida, cha fa rivivere i miti metropolitani e mondiali di una generazione, che aveva fortemente creduto in un mutamento del mondo.
Tanzj, che ha scelto la provincia molisana come ombelico del suo nuovo mondo, rivive con inquieta intensità le passioni di un Novecento avido e ardente, secolo lungamente breve, soprattutto se lo si considera nella capacità della poesia di fermarlo e di folgorarlo in sequenze intime e interlocutorie, in cui si accendono e si spengono le luci di una ribalta pubblica e privata.
Il poeta, quindi, è già stato nei luoghi e nei personaggi, ma è come se non ci fosse mai stato, perché posti e persone, che rischiavano di morire, perché soffocati dalla dimenticanza, ora riaffiorano e rivivono per la prima volta, tra le nebbie di uno straniamento, che torna alla fine a far esplodere il sole dell’amore e della vita.
L’amore resta la prima ed ultima alba del mondo, speranza vincente per un mondo, per un uomo, che si aggirano in un labirinto di insicurezza e di indifferenza, mentre più sognano l’incontro, l’unione. A questa prospettiva, profondamente avvertita, chi prova a confrontare letteratura e vita, vale a dire il poeta, propone antidoti affidati ad esperienze vissute, a sogni inseguiti, a desideri irrealizzati, che solo nell’amore possono trovare il loro progressivo acquietamento. Nell’ebbrezza ancora salmodiante della sua fermentazione, la poesia aspira a trovare la sua giusta abboccatura. “Per dove non sono stato mai” emana gli effluvi di un mosto maturo, che promette sempre più consapevoli lavorazioni di un frutto, impregnato di sole e coperto di neve.


***

IL LIBRO

“Per dove non sono stato mai” di Francesco Paolo Tanzj
Antonio Stango Editore Roma - gennaio 2002 - pag. 80 - euro 9,80

Il Libro, illustrato graficamente da Silvana Baroni, è introdotto da un’ampia prefazione del noto critico letterario e poeta Plinio Perilli e consta di 21 poesie composte dal 1993 al 2002, delle quali una – un vero e proprio poemetto in nove parti – dà il titolo alla raccolta stessa.
Le poesie, generalmente lunghe e strutturalmente complesse, confermano ancora una volta lo stile dell’autore, che predilige le composizioni ampie ed articolate, armonizzando temi intimistici all’impegno civile.
Alcune di esse fanno parte di due CD Rom, “Cosa ci resta” e “Ad alta voce”, che miscelano con tecniche multimediali le diverse forma d’arte, poesia, musica, immagini, in un contesto sperimentale innovativo e coinvolgente.

L"AUTORE

Francesco Paolo Tanzj, romano di nascita e di formazione, vive da molti anni ad Agnone, dove insegna Storia e Filosofia nel Liceo Scientifico. Fondatore e Presidente per molti anni del Centro Studi Alto Molise, è un attivo operatore culturale. Ha già pubblicato “Aggregazione” (1974), “Oltre” (1995), “Grande orchestra jazz” (1996), “Elogio della provincia” (1999).

* Docente di Letteratura Italiana presso l’Università “Federico II” di Napoli, è un noto critico letterario autore di numerosi libri e saggi. Presidente del Comitato Scientifico del Parco Letterario “Francesco Jovine”, insegna anche all’Università del Molise.


settembre 17, 2002
 ARTE - Fuoriluogo 7, guerra di spade e d'illusioni @ 12.14.40
di a cura di Limiti inchiusi

La mostra d"arte contemporanea Fuoriluogo 2002, giunta alla settima edizione, è come ogni anno organizzata dall"Associazione culturale Limiti inchiusi. Sono stati invitati ad esporre sette artisti italiani di diversa provenienza geografica ed un artista newyorkese; svilupperanno temi che ci consentiranno di ragionare sulla guerra ed i conflitti in genere, nonchè sulle illusioni che spesso queste generano. Attraverso gli input che provengono dall"arte contemporanea, si tenterà di mettere a nudo le mistificazioni prodotte da più parti sul subdolo confezionamento del nostro presente.
"Tutto quello che è offerto apparentemente a buon mercato, invece ci costa, giorno dopo giorno, la perdita di una piccola parte dell"umanità residuale che è sepolta dentro di noi". Quest"anno sono stati invitati, artisti di varie generazioni e dalla diversa ricerca artistica che indagano in altrettante direzioni sui nuovi linguaggi dell"arte contemporanea.
La mostra, patrocinata dal Comune di Campobasso, dalla Provincia di Campobasso e da alcuni sponsor locali (Mascia Costruzioni e Promozione Finanziaria Fantacone BNapoli), sarà allestita in due spazi del Capoluogo molisano: nella Chiesa romanica di San Bartolomeo e nella Galleria Limiti inchiusi(Palazzo ex Onmi) dal 31 agosto al 20 settembre.

Dario Carmentano
Paolo De Santoli
Salvatore Dominelli
Pablo Echaurren
Cynthia Karalla
Cosetta Mastragostino
Giuseppe Miriello
Ascanio Renda

Chiesa di San Bartolomeo, Campobasso
Galleria Limiti inchiusi (Palazzo ex Onmi), Campobasso

Organizzazione ed allestimenti: Paolo Borrelli e Dante Gentile Lorusso
grafica: Michelangelo Janigro


Orari d"apertura mostre: 10,30 / 13,00 - 17,00 / 20,30 (lunedì chiuso) per informazioni: Associazione culturale Limiti inchiusi arti visive - via Muricchio, 1 - Campobasso
tel. 0874/698614 . 461898. 328/1413929 - e-mail: limitinchiusi@virgilio.it


settembre 14, 2002
 ARTE - I Giannubili di Gino Marotta @ 16.31.55
di Antonio Picariello

Gino Marotta a Castelli. Gino Marotta è tra gli artisti del mondo uno dei migliori. Si potrebbe documentare con carriere e curriculum ma qui assumerebbero l’aspetto della storiografia potente, quella che definisce la storia dell’arte contemporanea. E’ invece tatticamente sufficiente posizionare in questo discorso due o tre elementi che distinguono, l’artista, per carisma, dal resto dell’umanità. Gino Marotta ha qualità contemporanee tipicamente rinascimentali, e di questo periodo storico, chi meglio lo identifica è Michelangelo. Sarei più fedele alla sua identità (di G.M.) se parlassi di Bernini ma la mia idea è sottrarlo dai periodi storici consolidati per immetterlo in una dimensione temporale metamorfica, che vuole trasformazioni e tropismi tra medioevo e rinascimento che per forte analogia premette alla nostra inqualificabile contemporaneità. Mi preme dire e ricordare che noi viventi abbiamo l’obbligo e il dovere generazionale di dare valore al contemporaneo e dovremmo avere il coraggio, almeno in regione, di rinunciare all’ipoteca che ci annulla storicamente e che ci illude di farci vivere di rendita sul passato, sulle “imprese realizzate” dai predecessori. Non mi porta preoccupazione intellettuale avvicinare, senza timore, Gino Marotta alla figura di Michelangelo per via del metodo della ricerca istintiva che li accomuna. In entrambi la potenza creativa passa prima dalla forza del cuore, il loro pneuma, poi dal setaccio dell’arte, si modella nella tecnica avanzata, solidifica nel mito e si manifesta a cicli in forma di rituale. Tanto è quanto si propone questa riflessione; parlare di un evento che si allinea tra le perle pure della storia dell’arte per darci il gusto di vivere nella bellezza: la nostra, contemporanea…. Di fronte la “commissione della creatività”, sia il rinascimentale che il contemporaneo sono verità produttiva oltre ogni limitazione e paura. Il potenziale avviato giurista Michelangelo di origini nobiliari diventa scultore a seguito di un incontro con uno scalpellino. Gino Marotta bambino resta folgorato dall’odore di un tubetto di colore, rosso di cinabro, trovato per caso nelle strade di Campobasso. In entrambi non è stata la ragione a dettare il divenire esistenziale. L’arte non accetta nessun compromesso. Mai. Così adesso Gino Marotta è nei testi internazionali di storia dell’arte e nelle idee modello degli studenti, le nuove generazioni. Tanto breve è il percorso nel dire tanto grande è il nome che ci rappresenta nel mondo. La sua idea creatrice, e per onestà critica bisogna urlarlo, anticipa ogni ricerca avanguardistica dell’arte contemporanea. Buona parte dei prodotti che definiscono gli elementi essenziali dell’arte post-bellica, sono stati avviati dalla sperimentazione marottiana e proseguite nella fedeltà dei grandi artisti del nostro tempo. Lo scultore Michelangelo non provò titubanza a misurarsi con la pittura nel massimo tempio della cristianità e Gino Marotta non ha mai tentennato nello sperimentare e formulare l’arte nel tempo e nello spazio. Dalle sinagoghe alle vetture, dalla ricerca chimica del colore “all’arte industriale”. Il teatro, la scrittura, il segno, il modello il simbolo, l’educazione… non c’è settore vuoto nell’anima artistica di Gino Marotta. C’è coerenza. Si potrebbe azzardare un accostamento che vuole esperienza e documentazione come testimonianza vivente convogliate nell’entità dell’artista che lo rendono unico, almeno in Italia, nel sapere e nel conosce, per aver vissuto personalmente, in compagnia dei più grandi poeti, pittori disegnatori progettisti architetti. E’ pertanto identità non clonabile. E’ probabile (con dimostrazione) che dietro la grandezza delle prime opere di Burri ci siano i Bandoni di Gino Marotta o che davanti alla precisione spaziale di Schifano ci sia il coraggio visivo intuito da Marotta, ( ne è testimonianza la mostra in comune nella Roma agli esordi della sua rinascita culturale) così come a fianco alla suprema indefinibile identità teatrale di Carmelo Bene c’è la risolutezza artistica di Gino Marotta. Con lui il teatro si fa vestito, lo spazio scenico diventa parola e la parola verità teatrale. A Castelli, dai cugini abruzzesi, c’erano molti molisani all’ouverture di Rupestre. Sabelli, Barone, Ruggeri, Giannubilo. Il luogo di esposizione è una chiesa, davanti c’è una curva alle spalle la maestosità della montagna. Nell’atmosfera domina il cuore antico dell’arte. Prima di Faenza per cronologia, Castelli è per antonomasia la Ceramica. Napoli settecentesca, Caserta, l’ Europa scorrono lungo le stradine del paese nelle vetrine in odore di santità. Onore italiano, superbo sapere la ceramica castellana è come nella lettera del Presidente a Marotta che gli riconosce meriti ufficiali, istituzionali e personali. Gli fanno seguito con chiarezza e misura il sindaco, il rappresentante del governatore, il critico A. Rubini e altri ancora che di Marotta portano nelle ossa l’insegnamento inteso come periodo aquilano, il mal d’africa di Marotta. I risultati sono visibili a occhio e sentiti a cuore. Nell’opera in ceramica c’è la grandiosità di Gino Marotta. Azzardo un’ immagine metaforica molto personale per definire per tutte le età e per tutti gli approdi, l’idea sensibile che respira nel ventre della chiesa che contiene l’istallazione in ceramica di Gino Marotta. Non so trovare più potente il paragone con la sensazione provata (e qui mi scuso se qualcuno può fraintendere pregiudizievole l’episodio) che lo stato d’animo soffocato dalla felicità di Geppetto nel vedere, nella balena che lo ospita in solitudine da tempo,suo figlio Pinocchio. Amore, credo possa definirsi questa dimensione. Ed è amore che l’artista emana con la sua opera,in forma di dedica poetica a sua moglie. Non descrivo quanto viene presentato perché sminuirei la portata. I molisani hanno fatto promessa di portare l’evento da noi…. Racconto solo un particolare che mi è rimasto attaccato nella memoria, da cui non riesco a liberarmi. Mentre si era in attesa per andare nella piazza principale di Castelli, altro luogo d’esposizione, Gino Marotta in complicità con sua moglie Isabella rivolgendosi allo sguardo perplesso di Giannubilo gli ha confessato che avrebbero voluto chiamare l’opera che andavamo a visitare per simpatia econica: I Giannubili, steli in ceramica in forma di palme. Qualunque cosa io adesso incontro che ha quest’aspetto, lungo le strade che percorro o nei luoghi che visito mentalmente la catalogo nella sezione: i Giannubili di Gino Marotta. Spero anche nei molisani entri analogicamente per definire il mondo, la grandezza di questo nostro artista internazionale.


settembre 1, 2002
 A Maria Luisa Spaziani la seconda edizione del Premio di poesia Giuseppe Jovine @ 6:07:45 PM
di Mirella Bandi

Si è tenuta ieri 31 agosto la cerimonia di premiazione del Premio Nazionale di Poesia intitolato a Giuseppe Jovine ed organizzato dalla Unione Nazionale Scrittori. Nell"aula magna del Convitto "Mario Pagano" di Campobasso il presidente del Premio, Carlo Jovine, ha proceduto alla consegna dei premi. Maria Luisa Spaziani, nome di rilievo della poesia italiana, ha vinto il primo premio della sezione in lingua con la raccolta "Poesie" edita da Mondadori. Nella sezione della poesia in dialetto si è classificata al primo posto Assunta Finiguerra con "Rescidde", Edizioni Zone. Maria Luisa Spaziani vive a Roma dove, fin dalla loro fondazione nel 1881, è presidente del Centro Internazionale Eugenio Montale e del Premio Montale. E" stata compagna di Montale. Insegna lingua e letteratura francese all"Università di Messina. Ha pubblicato la sua prima raccolta "Le acque del Sabato" nel 1954 (Mondadori). Successivamente, presso lo stesso editore, sono apparse numerose altre raccolte poetiche, tra cui "Il gong" (1962), "Utilità della memoria" (1966), "L"occhio del ciclone" (1970), "Transito con catene" (1977), "Geometria del disordine" (1981, Premio Viareggio), "La stella del libero arbitrio" (1986), "I fasti dell"ortica" (1996), il poema-romanzo "Giovanna d"Arco" (1990), divenuto un testo teatrale più volte rappresentato, e il recentissimo, fresco di stampa "La traversata dell"oasi". Una scelta antologica della sua produzione in versi è pubblicata negli "Oscar" Mondadori con il titolo "Poesie 1954-1996". E" autrice di racconti, testi teatrali, di lavori critici sulla letteratura francese, e di una serie di "interviste parapsicologiche" con venti grandi poetesse, vissute tra l"otto e il novecento, raccolte in "Donne in Poesia" presso Marsilio (1992, 1994). Molte sue poesie sono state tradotte e pubblicate in vari paesi. Vasta e diversificata la sua attività di traduttrice: da Ronsard a Goethe, da Shakespeare a Gide, da Gombrich a Tournier. Ha vinto numerosi premi fra cui "L"internazionale Byron", 1954, il "Premio Carducci", 1966, e il massimo premio italiano, il "Viareggio", 1981. Nel 1990, 1992 e 1997 è stata candidata per l"Italia al Premio Nobel. E" autrice di racconti (Gran Premio Saint-Vincent, ex-æquo con Giovanni Comisso, 1962), autrice teatrale con L"Isola Tiberina (premio "Gian Carlo Fusco" e premio "Fondi-La Pastora", 1992). Premio "Teramo" 2000 per il "Monologo d"Yvette" nonché autrice di opere di critica quasi tutte dedicate alla Letteratura Francese. Premio "Grinzane Cavour" 1999 per una carriera di Traduttore. Quest"anno ha vinto il "Premio speciale" della IV edizione del Premio Letterario Castelfiorentino di Poesia e Narrativa 2002. La motivazione della giuria è stata la seguente: "L"autrice sceglie se stessa e scrive una lucida, vibrante "Prefazione" all"autoantologia. SI può quindi percorrere un itinerario ampio ed accidentato, che dalle "Acque del Sabato" del 1954, attraverso "Utilità della memoria" (1966), "Transito con catene" (1977), "Geometria del disordine" (1981), giunge a "I fasti dell"ortica" del 1996. Un libro di viaggi e di paesaggi interiori, di rapsodie, sospese tra memoria e metafisica, nel congiungimento di una parola metricamente classica con quella consapevolmente "parlata". Libro sperimentale, dunque, nel senso specifico di un attraversamento interno ed esterno di se stessa, a contatto con occasioni con oggetti, da disvelare oltre lo spessore dell"opaco, che rischia di avvolgerli e, talvolta, di travolgerli. Un"operazione di pronto soccorso, affidata alla vita che si fa parola e viceversa, negli squarci sempre aperti di una ricezione esistenziali ed estetica avida ed ardente. "Quanta credibilità resta a un sogno raccontato da svegli?" si chiede l"autrice a conclusione della sua "Prefazione". In questa domanda è forse racchiusa la chiave di lettura di quattro decenni di vita e poesia, congiunti nel segno di una cultura vigile e di una parola inedita ed imprevista".
Maria Luisa Spaziani, intervenuta alla cerimonia, ha parlato della sua opera e soprattutto del suo ultimo libro, una raccolta di poesie d"amore ricche di erotismo, che ha già provocato ampio dibattito tra i critici. La Spaziani ha ripercorso le principali tappe della sua carriera ed ha letto alcune poesie tratte dalla sua raccolta.
Nella sezione della poesia in lingua il secondo premio è stato assegnato a Gilberto Finzi per "Soldatino d"aria" (Ed. Marsilio). Terzo posto per Antonio Spagnuolo con "Rapinando alfabeti" (Ed. L"Assedio della Poesia). Nella sezione dedicata alla poesia in dialetto il primo premio è stato assegnato ad Assunta Finiguerra con "Rescidde", raccolta pubblicata da "Zone Editrice". Ecco la motivazione della giuria, curata da Achille Serrao. "Si tratta di una poesia "forte" che non ha reciso (come accade ed è accaduto in molti neodialettali i quali utilizzano "letteriamente" il dialetto come uno degli infiniti codici dell"universo plurilinguistico contemporaneo) il profondo legame con l"humus cultural-sociologico di cui il dialetto è evidenza verbale. Ne sono prova le forme idiomatico-popolari, le espressioni strettamente connesse al costume e alla cultura del luogo, il lessico pregno di tradizione linguistica arcaica che l"autrice impiega e a cui aderisce con dedicione e senza alcuna intenzionalità "sperimentale". Il linguaggio prescelto è al servizio di una dolorosa vicenda personale scontata virilmente, fino in fondo, fino - talvolta - alla invettiva blasfema al Dio distratto o addirittura assente nei confronti delle sofferenze dell"uomo. La affascinante operazione che nel complesso ne discende, evidenzia senza dubbio una delle figure più autentiche e autorevoli di poeta nell"officina creativa contemporanea". Al secondo posto si è classificato GIacomo Vit con "La Cianiela" (Ed. Marsilio) davanti a Dante Maffia con "Papaciomme" (Ed. Marsilio). La giuria, presieduta da Stanislao Nievo, era composta di personalità di rilievo della cultura italiana: scrittori, giornalisti, docenti universitari, artisti, critici. L"attore Aldo Gioia alcuni testi di Giuseppe Jovine. Il presidente del Premio Carlo Jovine ha consegnato riconoscimenti agli scrittori Alessandro Marcucci Pino di Valfesina e Francesco Paolo Tanzj. La manifestazione ha avuto una continuazione oggi 1 settembre, presso il Palazzo DUcale di Castelmauro, il paese dove nacque e morì Giuseppe Jovine con la lettura di testi del poeta molisano e interventi sul percorso poetico di Jovine.


agosto 4, 2002
 LA POLEMICA - Biennale dell'incisione contemporanea, il Molise molesto @ 5.52.07
di Paolo Borrelli

Esattamente dopo due anni eccomi di nuovo a visitare la Biennale dell’incisione contemporanea presso la Scuola Elementare D’Ovidio a Campobasso.
Devo riconoscere che si è lavorato molto sulle apparenze, sulla presentazione in grande stile, in “pompa magna” come direbbe qualcuno in vena d’ironia. Ma penso che anche questa volta, come già registravo due anni su un’altro quotidiano, il livello della mostra resta deludente per molti aspetti e non necessiti di semplificazioni ed inutili sarcasmi.
Consiglierei ai giornalisti che scrivono d’arte su questo stesso giornale, d’indagare nella direzione della qualità in maniera autonoma e di non fidarsi pigramente di quello che viene pubblicizzato nelle inaugurazioni, altrimenti, il rischio è quello di vedere sempre lo stesso film, che per anni ci ha tediato ed ancora rende insopportabili e soporifere le pagine dei quotidiani locali.
In primo luogo si insiste nell’ignorare con grande dimostrazione di pressappochismo l’importanza dell’allestimento della mostra, lasciata nelle mani di improvvisati allestitori che in ossequio alla grossolanità del coordinatore pensano di averla risolta con orrendi tappeti rossi, ornamenti floreali ed improbabili, quando non inesistenti, sistemi d’illuminazione.
Presumibilmente gli organizzatori sono abituati ad esperienze analoghe frequentando polverose ed attempate “accademie” che palesano in queste occasioni tutta la loro vetusta filosofia.
In secondo luogo (e non perché meno importante) c’è la scelta degli artisti e delle opere; il cinquanta per cento delle incisioni italiane esposte le possiamo trovare sulle bancarelle dei mercatini di dubbio antiquariato, del restante cinquanta per cento dobbiamo fare una penosa selezione: in gran parte le opere migliori sono quelle degli artisti sloveni, infatti, anche quest’anno, come nel caso delle opere francesi di due anni fa, la qualità dei lavori del paese ospite è di buon livello. Pochissime sono le opere degli artisti italiani che tengono il passo con la “contemporaneità” annunciata, tra queste quelle di Andrea Serafini, Raimondo Squizzato e del molisano Tonino Petrocelli.
Il confronto ci penalizza nuovamente.
Gli artisti sloveni interpretano il presente meglio di quelli italiani? C’è da chiederselo, se anche nella prima edizione il confronto con gli artisti francesi è stato ridicolo per la qualità delle incisioni messe a confronto, che ci ha visti fare una pessima figura.
Io penso semplicemente che il problema piuttosto sia da addebitare a chi per l’occasione è preposto alla selezione degli artisti italiani; evidentemente l’impostazione critica e teorica che si respira nei paraggi della “Scuola degli incisori veneti” è inesorabilmente “passatista” (qualcuno deve pur dirlo), e svilisce quello che potrebbe diventare un reale confronto sulla ricerca davvero contemporanea del segno incisorio.
Per quanto riguarda l’altro versante, quello sloveno, siamo invece di fronte ad un “vento” più fresco ed al passo con i tempi, che stigmatizza molte delle incursioni artistiche attuali, in cui non sono solo i giovani a tentare di elaborare una nuova estetica ed una ricerca effettivamente contemporanea.
Le opere di Bogdan Borcic, Todorce Atanasov, Ana Zavadlav, Vladimir Makuc e Zdenko Huzjan, che sono solo alcuni tra gli artisti sloveni in mostra, non meritano di essere messe a confronto con quelle di Saverio Spazzini, Roberto Stelluti, Teresita Terreno, Wally Doni, Fernando di Stefano, Salvatore Caputo, Domenico Faro ed altri; non si po’ mescolare chi sperimenta codici e linguaggi odierni con chi intesse un segno compiaciuto o attardato su riflessioni dal sapore ottocentesco.
Conosco personalmente molti artisti italiani che utilizzano l’incisione, come anche tante altre tecniche in maniera davvero innovativa, ma nessuno di questi è stato invitato.
Mi fa meraviglia che ancora oggi ci si trascini ad inseguire le fatuità di alcuni dilettanti e si dimentichi che siamo immersi in un contesto, quello italiano, che non ci consente di attardarci su romantiche disquisizioni accademiche e polverosi luoghi comuni.
Un’annotazione è però doverosa, una giovane artista canadese di nome Karen Oremus (non in mostra), che per volontà dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Campobasso (sicuramente non degli organizzatori) ha presentato il suo lavoro durante l’inaugurazione della Biennale, ha almeno per qualche momento reso giustizia e ristabilito un equilibrio rispetto a quello che non io, ma l’intera comunità artistica contemporanea ritiene sia d’interesse per la collettività, e cioè il semplice, nudo e coerente interrogarsi sul proprio tempo e sulla ricerca dei codici adatti per interpretarlo.


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