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| dicembre 14, 2002 | |
| Da lunedì parte il nuovo sito di @ltroMolis€ @ 18.36.58 | |
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Un mese e mezzo fa il nostro giornale ha compiuto un anno di vita e un anno di dura fatica. Un anno anche ricco di soddisfazioni e caratterizzato da qualche dispiacere. Un anno comunque positivo per tanti aspetti. Non vogliamo soffermarci su meriti e demeriti, anche per evitare le critiche di chi ci accusa di "autoincensarci". E" una pratica che non ci appassiona. Ci piace lavorare in silenzio mettendo in cassaforte il nostro piccolo tesoro di esperienza e di risultati. Quest"anno appena trascorso è stato utilissimo per capire. Per capire innanzitutto che un giornale come il nostro, nonostante l"esiguità dei mezzi (alla quale sopperiamo con tanta buona volontà, con l"entusiasmo e con un enorme lavoro), può funzionare e può funzionare bene anche in una regione come il Molise. Perciò abbiamo deciso di investire ancora in questo progetto per dare un servizio ancora migliore ai nostri sempre più numerosi lettori. Per mesi abbiamo lavorato al nuovo sito di @ltroMolis€ insieme ai tecnici della Nuova Comunicazione Globale. Per mesi alcuni nostri lettori, selezionati, hanno fatto i "betatester", testando il nostro sito in allestimento. Adesso è arrivata l"ora di attivarlo. Da lunedì cliccando a questo stesso indirizzo, troverete dunque questo nuovo sito. Nuovo nella grafica, nell"impostazione, nei numerosi servizi che offre e che consente una maggiore interattività. All"inizio non sarà facile e potrebbe esserci qualche problema. Ce ne scusiamo in anticipo, ma col vostro aiuto e con la vostra compresione, riusciremo presto a lavorare "a regime" anche con il nuovo sito. Ci aspettiamo naturalmente suggerimenti, proposte, idee e soprattutto una partecipazione ancora più attiva da parte vostra per "fare" il giornale. Abbiamo anche altre idee, che però hanno bisogno di più tempo. Innanzitutto quella di creare una "rete" di siti molisani che potremmo definire "alternativi". Unendo le forze, pur conservando la propria autonomia, vi è maggiore possibilità di incidere e di far sentire la nostra voce, che poi è una voce che ha difficoltà a "passare" attraverso altri canali di informazione. Eppure questa "voce", queste "voci" dicono spesso cose interessanti, denunciano problemi reali, rappresentano la necessaria ed insostituibile coscienza critica della nostra comunità. Lanciamo perciò da adesso un invito a coloro che sono interessati (siti indipendenti, portali molisani eccetera) a contattarci. L"altro progetto è una idea di molti lettori che ci hanno chiesto di realizzare anche una versione cartacea di @ltroMolis€. Un obiettivo difficile per i costi, per le difficoltà del mercato editoriale molisano, perché sarebbe necessaria una struttura redazionale più ampia ed un"organizzazione più forte. Nonostante queste difficoltà non abbiamo rinunciato all"idea e da qualche tempo pensiamo che si potrebbe partire con un mensile che non verrebbe messo in vendita nelle edicole ma inviato solo per posta agli abbonati. Questo progetto ha però bisogno del sostegno dei lettori, attraverso la sottoscrizione di un congruo numero di abbonamenti. Un progetto ambizioso che necessita però di una lunga preparazione e di una analisi molto approfondita. Intanto diteci cosa ne pensate. |
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| dicembre 13, 2002 | |
| Concerto fotogramma @ 22.15.56 | |
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Si tratta di un concerto di brani orchestrali e canti (a una, a due voci, concertati) tratti da colonne sonore e musiche di scena di Nicola Piovani che al pianoforte dirige sette musicisti dell"Orchestra Aracoeli e tre cantanti. Un"attrice recita poesie di Vincenzo Cerami scritte appositamente per scandire i passaggi del concerto. Uno schermo di media grandezza proietterà immagini tratte dai film, alternate a didascalie e titoli. Il Concerto fotogramma è una riflessione a scena aperta su musiche che sono nate per vivere sotto - o a fianco di - sequenze di film, qualche volta per messe in scena teatrali, musiche che ora, rilucidate e riorchestrate, sono pronte ad essere rilette con scrupolosa libertà, riallestite per essere suonate al pianoforte, in mezzo ai Solisti dell"orchestra Aracoeli; senza la potenza lussuriosa e l"enfasi magica dell"orchestra sinfonica, ma con l"elasticità espressiva del gruppo solistico. Viaggiando fra partiture più o meno recenti - da La notte di San Lorenzo a La voce della Luna, da Caro diario a La vita è bella, da Canti di Scena a Romanzo musicale - le musiche del Concerto fotogramma si affidano all"immediatezza del cantabile, alla libertà dello scarto ritmico, al gusto di suonare affiatati, cioè sul fiato reciproco e sul fiato del pubblico - quando ci si riesce. E tutte le sequenze sonore che si susseguono nel concerto, anche quelle che vengono da spettacoli teatrali, restano legate nella mia fantasia di evocazioni a un"immagine, a uno spezzone visivo, a un disegno: a un fotogramma, comunque. Il fotogramma è un lampo invisibile, una tela nata per non essere vista, per scivolare impercettibilmente sul nostro sguardo, ventiquattro volte in un secondo; ma a volte, a fissarlo, riesce a indurci una sorprendente ipnosi fuori ordinanza. Si dice spesso che di una musica ben riuscita bastano poche battute per rievocarci alla mente l"anima di un intero film. Ma è anche vero che qualche volta può bastare un solo fotogramma, fisso ma eloquente, per risuscitarci nella memoria un"intera partitura. Il Concerto fotogramma altro non è - o meglio altro non aspira ad essere - che un cammino riflessivo, imprudente e senza ambizioni consuntive, attraverso quelle musiche narrative che hanno di più segnato la coscienza di chi le ha scritte, cioè la mia. |
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| dicembre 8, 2002 | |
| L'INTERVENTO - Altromolise moderna agorà @ 20.04.28 | |
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Altromolise nuova agorà territoriale. Va riconosciuto ad Altromolise non solo la qualità del mezzo di comunicazione ma soprattutto l’aver ideato in Molise, che nel mondo delle comunicazioni telematiche è avanguardistico e pioniere (ultime elezioni in elettronica, prima invenzione dei dizionari Garzanti ViVaVoce ),l’identità della nuova piazza, l’entità futuribile del luogo di scambio e della mercanzia comunicativa. Conversazioni, modelli informativi, rappresentazioni mentali e ufficiali, critica,opinioni personali e in rappresentanza di gruppi, pettegolezzi pubblici e privati, i vari registri del linguaggio scritto molisano, statistiche, storia,cultura arte, insomma, AltroMolise come piazza del Campo senese, piazza Maggiore di Bologna, le piazze di Firenze e dell’Italia rinascimentale. È la giovane agorà, luogo in tempo reale attraverso cui passa la storia vivente del popolo molisano. Ma questa è un’analisi dovuta per constatazione, quanto mi preme dire riguarda la capacità di questa nuova agorà di saper smantellare uno dei fenomeni virali delle comunicazioni di massa, dei mezzi che hanno attaccato alla loro anima comunicativa la perversione progettata della Tematizzazione. Gli argomenti televisivi hanno la funzione oltre che di informare anche di convincere. Succede che a fine trasmissione nelle percezioni degli utenti restano sovrapposizioni di immagini di argomenti, lo spettatore subisce il fenomeno della vicinanza comunicativa, la tematizzazione appunto, che raccoglie il calderone dei palinsesti caduto nella testa degli ascoltatori e divenuto bombardamento continuo di franzoli informativi. Succede che i refusi condizionatori portano a vedere passioni e realtà legate a quanto una progettualità dei palinsesti ha stabilito avvenisse. La comunicazione è una scienza e come tale può essere formulata come meglio si crede o come meglio fa comodo avvenga il coinvolgimento convincitorio. Qui in Altromolise tutta questa architettura dell’imposizione subliminale nell’informazione, è svanita. Chiunque interviene lascia la sua apprezzabile democratica opinione e poi si colloca in una nuova enciclopedia del presente che raccoglie quanto di totalitario agisce in tempo reale in Molise. Si può accedere al sapere senza temere di essere invischiati nel mondo del sentito dire e dei rumori di sottofondo. Qui il vezzo del parlar male o di innescare voci viene a cadere. È questo il motivo fondamentale che mi fa apprezzare e dare il massimo credito per il futuro alla nuova piazza molisana. |
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| dicembre 7, 2002 | |
| L'OPINIONE - C'è la devolution: il Molise può attendere @ 19.46.07 | |
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La maggioranza di governo ha oggi votato in Senato un"inversione dell"ordine del giorno che rimanda l"approvazione del decreto sul terremoto in Molise, che era prevista questa mattina, per continuare ad esaminare il disegno di legge costituzionale sulla devolution. Il decreto sul sisma stanzia 50 milioni di euro per le zone terremotate e scade domani (deve essere varato entro trenta giorni dalla presentazione). Ora e c"è il rischio che non venga approvato o che lo sia solo in extremis. |
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| novembre 30, 2002 | |
| Un mese dopo la tragedia: il Molise è un'altra cosa @ 17.00.34 | |
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E" passato ormai un mese, un lungo, terribile mese dall"ecatombe di San Giuliano e nel trigesimo di quel tragico evento il sentimento prevalente è quello della memoria per chi non c"è più e della vicinanza verso coloro che hanno patito i danni morali e materiali più strazianti. |
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| novembre 29, 2002 | |
| Caro Monsignore, mi perdoni se non la perdono @ 19.50.56 | |
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Gentile Monsignor Nazzaro, forse non le importerà nulla di questa lettera, ma io gliela scrivo ugualmente perché sento l"urgenza di comunicarle il grande turbamento (stavo per dire lo "scandalo") che provoca in me il suo brutale licenziamento di Don Vitaliano. Ho imparato a conoscere questo giovane parroco nel vivo di molte battaglie di giustizia, ho imparato a volergli bene anche per quella sua capacità di spendersi sempre in prima persona, ho sentito sempre l"urto "evangelico" della sua testimonianza. |
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| novembre 26, 2002 | |
| Ecco perché Iorio non può fare il commissario unico della ricostruzione @ 23.23.57 | |
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Nella furia "inciuciosa" e "inciuciante" che ha portato praticamente tutti i partiti, di destra e di sinistra - a tutti i livelli - a sostenere la nomina di Michele Iorio a commissario unico per la ricostruzione post-terremoto, vogliamo portare qualche argomento "contro". E non per andare sempre contro corrente (esercizio che comunque ci piace praticare con frequenza) e nemmeno per il gusto della provocazione (che, come è noto, non ci dispiace), ma per fare delle riflessioni ad alta voce dicendo ciò che pensiamo e ciò che altri non diranno mai. |
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| novembre 25, 2002 | |
| Un esercito di sognatori, per questo siamo invincibili @ 19.39.01 | |
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Ai fratelli e alle sorelle del movimento dei movimenti |
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| novembre 13, 2002 | |
| Il Molise dopo il terremoto: ricostruzione e nuovo modello di sviluppo @ 1.00.50 | |
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Lasciamo nel silenzio il ricordo delle vittime di San Giuliano, nessuna parola è adeguata a tanto dolore. Resta la dignità di questa gente umile e fiera, l"impegno civico dei genitori che dicono: "ora pensiamo ai bambini vivi". Ma quale futuro è possibile per i piccoli del Molise dopo il terremoto? Perché i figli dovrebbero restare in questo lembo di Mezzogiorno e non seguire le strade dei loro padri e dei loro nonni dispersi per il mondo? Per affrontare l"opera della ricostruzione occorre innanzitutto porsi questi interrogativi. Non lo ha fatto il Presidente del Consiglio che, nello stesso giorno dei funerali, ha avuto l"avventatezza di convocare il suo architetto e di promettere entro 24 mesi una "San Giuliano 2", sul modello di quei quartieri in provetta già nati in grandi periferie urbane e di cui lui è stato proficuo demiurgo. E" un meccanismo tipico del "berlusconismo" il richiamo alla fattività e alla concretezza del costruttore in opposizione alla astrattezza parolaia dei politici e della politica, che diventa tanto più efficace in una situazione di grave emergenza e in un momento di difficoltà del governo. Ma al di là dello stile e delle motivazioni politiche, nel progetto presentato da Berlusconi si trova anche l"essenza di un modello urbanistico, e quindi sociale, culturale, politico, frutto di un culto della funzionalità che rifiuta il confronto con la storia e che è estraneo alla identità del nostro paese. Basti ricordare l"esperimento di Gibellina Nuova, il comune distrutto dal terremoto del Belice e ricostruito a 20 km di distanza, che nonostante l"impegno di numerosi architetti e artisti si è trasformato a detta di molti esperti in un fallimento sociale e progettuale. Il Molise è una terra in cui la storia ha sedimentato tracce, culture, appartenenze, dove ha costruito un senso della comunità che non può essere cancellato da un disegno geometrico, per cui la pianificazione senza un legame con il tessuto profondo della collettività e senza l"attivazione di un processo democratico che coinvolga tutti gli abitanti rischia di risolversi in una mera somma di case nuove, in un dedalo di vialetti e parchetti senz"anima.. |
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| novembre 7, 2002 | |
| Un battito d'ali nel paese fantasma @ 20.25.27 | |
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Nel paese fantasma non c’è silenzio. Un vento leggero che accarezza le colline fischia dolcemente una nenia alzando la polvere nei vicoli deserti. Ad ogni angolo un sussulto. Hai la sensazione che qualcuno possa spuntare all’improvviso e il cuore smette di battere per un istante. Guardi le rovine, le grosse pietre ammassate sulla strada, le case sventrate e ti chiedi: cosa è successo qui? Se non fossi rimasto per ore davanti al computer o al televisore per seguire minuto per minuto ciò che stava accadendo, se non sapessi che la Morte camuffata da terremoto ha camminato lungo questa strada che sale e si è fermata davanti alla scuola “Francesco Jovine” per portare via con sé il futuro e la speranza di questo paese, per rubare per sempre la serenità di questa gente, potrei pensare che San Giuliano di Puglia sia stato bombardato. E guardando i muri polverizzati e i pezzi di solaio crollati che adesso sembrano dare vita ad un informe e terrificante Monumento al Dolore, potrei pensare che la bomba più grossa, più devastante, più potente sia caduta sulla scuola. Pochi giorni fa queste strade erano piene di quella poca vita che in un paese piccolo come questo riesce a moltiplicarsi quasi per miracolo, a sembrare più di ciò che è realmente. Quella vita che solo qui, in questa provincia lontana dalle frenesie e dalla superficialità di un mondo che corre più in fretta di noi, riesce ad avere contemporaneamente il sorriso e la spensieratezza e l’indolenza dei bambini che sgambettano allegri, e lo sguardo e la saggezza e la piena consapevolezza dell’esistenza degli anziani, che vigilano sul tempo appoggiati ai muri di pietra o seduti su sedie di paglia agli angoli delle strade a godersi uno spicchio di sole. Camminando per i paesi del Molise hai la sensazione di riuscire a vedere, attraverso gli occhi dei vecchi e dei bambini, il passato e il futuro, non come dimensioni staccate, separate, ma come un tutt’uno che non può esistere senza gli uni o senza gli altri. A San Giuliano adesso anche lo sguardo dei vecchi, che pure ne hanno viste tante nella loro vita, non è più lo stesso. Questi vecchi, che si stringono nelle coperte, tra le tende blu e verdi, e guardano verso il “paese fantasma”; forse per la prima volta nella loro vita, lo sguardo sembra smarrito, e il volto, solo apparentemente imperturbabile, tradisce l’espressione di chi sa di essere stato testimone di qualcosa di irrimediabile. I bambini morti, figli che non diventeranno mai padri o madri. I vecchi, che furono figli e che sono oggi padri e madri e nonni. In mezzo uomini e donne che con il loro presente cercano di costruire il futuro di questa comunità. Per se stessi, per i propri figli, anche per quelli che non ci sono più, per non far perdere ciò che hanno fatto i loro padri. Sono loro a pagare il prezzo più alto. Gli uomini erano tutti su quel cumulo di macerie insieme ai vigili del fuoco a scavare a mani nude, a cercare di salvare qualcosa del loro futuro e del loro passato. Sono loro che adesso debbono trovare il coraggio di ricostruire e la forza di sconfiggere la disperazione. Sono loro che debbono imparare a convivere per sempre con il dolore e a sopportare quel senso di vuoto che si impadronisce dell’anima ferita per non lasciarla mai più. Fermo di fronte alle macerie della scuola, piegata su se stessa, accartocciata come una delle tante foglie morte che in questo periodo ingombrano le strade che si inerpicano faticosamente per arrivare quassù, che si arrampicano verso questo paese sperduto, chiudo gli occhi e mi sforzo di ascoltare e di vedere. Cerco di immaginare i volti di quei bambini, il loro rumoroso sciamare mentre escono dalla scuola, il loro gioioso rincorrersi, gli zaini colorati, i loro grembiuli aperti e in disordine. E le maestre, le professoresse che sorridono amorevolmente guardandoli allontanarsi e correre verso le madri e i padri che li aspettano. Questo accadeva solo qualche giorno fa. Tutto è stato cancellato in pochi istanti. Dove una volta c’era la vita adesso si nascondono spettri inafferrabili che si sono impadroniti della scuola. Mentre faccio la strada a ritroso per lasciare il “paese fantasma” promettendo a me stesso di non tornarci mai più, rivedo gli altri bambini, quelli che sono sopravvissuti, quelli che da un letto di ospedale hanno raccontato le ore passate al buio sotto i solai ed i muri crollati, quelli che hanno parlato dei loro compagni morti con una dolcezza che commuove, quelli che nonostante tutto sanno trasmettere la voglia di vivere con le loro parole pronunciate piano e con il loro sguardo pulito. Piccoli uomini. Piccole donne. Rivedo le facce provate dei padri e delle madri. Vedo i volti coperti da barbe incolte e segnati dalla rabbia e dall’impotenza dei padri. Vedo gli occhi gonfi di pianto e i lineamenti stravolti dalla sofferenza delle madri. E resto colpito dalla loro dignità, dalla capacità di caricarsi sulle spalle tutto il dolore senza piegare la testa. Li guardo mentre si danno da fare per aiutare gli anziani, mentre cercano di regalare un sorriso agli altri bambini donando così un sorriso anche a se stessi, mentre tutti insieme decidono di rimboccarsi le maniche sapendo che da quelli che sono venuti qui in giacca e cravatta e con l’auto blu non si possono aspettare granché. Sì, è vero, si sono commossi, hanno detto che torneranno, che non li dimenticheranno, che tutto sarà risolto in pochi mesi. Ma da queste parti sanno che con le chiacchiere non si fanno raccolti. Che le colline, che come dolci onde sembrano giocare ad inseguirsi sul filo dell’orizzonte, non danno grano, mais, semi di girasole, olive senza che qualcuno abbia prima arato, seminato, ripulito. Sanno che fra qualche settimana saranno di nuovo soli, come sempre, a camminare nella neve. Anzi, saranno più soli di quanto non siano mai stati prima. Sanno che arriveranno centinaia di miliardi per la ricostruzione e che ci sarà qualcuno che cercherà di approfittarne. Non saranno gli “sciacalli” che in questi giorni girano per il paese abbandonato cercando di rubare qualcosa. Saranno uomini in giacca e cravatta, magari tra loro ci sarà anche qualcuno di quelli che ha pianto al funerale, in prima fila davanti alle bare bianche. E’ una storia vecchia. Un film già visto in Irpinia o, per non andare troppo lontano nello spazio e nel tempo, a Venafro. E sanno che dovranno difendersi da soli. I vecchi osservano, silenziosi. Ti guardano come chi deve ancora dire l’ultima parola. Una parola che non può essere sprecata, perché è quanto di più prezioso essi conservano e che consegneranno ai loro figli come un tesoro da custodire. Un segreto, che forse spiega tutto. Spiega il dolore, la morte ma anche la voglia di non arrendersi, la forza di andare avanti. Prima di lasciare San Giuliano mi volto e guardo in fondo alla strada. Mi sembra di vedere qualcuno correre là in fondo, mi sembra di sentire voci e schiamazzi e risate. Resto un attimo in silenzio per ascoltare meglio. No, è solo uno scherzo del vento, un mulinello di polvere, un sibilo lontano che si perde nel nulla. Un battito d’ali. Ali di angeli. |
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| novembre 4, 2002 | |
| Quella morte tenera e struggente che non ci farà più dormire @ 3:54:20 AM | |
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I soldi arriveranno a San Giuliano. Arriveranno i viveri, le coperte, poi arriveranno le case. Ne siamo sicuri. Il mondo guarda, accompagna i passi lenti di un funerale già visto. Abbiamo già sentito quel silenzio che chiude la gola. Abbiamo già respirato quella polvere macabra che attraversa persino le telecamere e ci sembra di sentircela addosso. Le Istituzioni, a San Giuliano, nel giorno del funerale più triste della nostra storia erano imbarazzate, persino disorientate. In secondo piano rispetto ai Volontari della protezione civile, della Misericordia, dell"Esercito. Altrochè. Fortissimi compagni di sempre vestiti d"arancione o di verde e coi volti bianchi, sempre della stessa polvere. Sempre sporchi della stessa tragedia. Li abbiamo visti, molte volte. Ragazzi, sempre ragazzi, anche quando hanno cinquant"anni e dei figli a casa ad aspettarli. Sono lì e scavano, trovano, esultano e a volte rinunciano a piangere. Loro non possono, anche quando ne avrebbero più diritto di tutti gli altri. Grazie, ragazzi! Ma a voi non servono le cerimonie ufficiali e le auto blu che sgusciano via. Lo sapete che vi siamo grati senza che nessuno riesca a dirlo. Ma voi lo sapete. Grazie, dottori, grazie infermieri. Ho seguito i movimenti frenetici di Elda Della Fazia e dei suoi collaboratori durante i soccorsi, ed ho osservato, dopo, quel suo sguardo duro, recalcitrante al cerimoniale ufficiale. Queste sono le cose che ti "costringono a scrivere"! Mi ricordo quello sguardo molto più nitidamente delle parole del Presidente, pur serissime ed alte. E noi scriviamo, seduti con un piede fuori dalla scrivania, pronti a correre. Il video vibra, gli orsacchiotti e le cianfrusaglie sparse in camera si muovono e via, giù dalle scale per sfuggire all"ennesimo allarme. Il terremoto ci ha fatti furbi. Ma appena passa, click sul mouse e bisogna raccontare. Bisogna scrivere. Altrimenti, che senso ha? San Giuliano, Montelongo, Santa Croce, Ururi, San Martino, Termoli, Guglionesi, Larino, tremano e si rialzano. E tutte le mattine guardiamo le pareti sperando che non ci siano lesioni che non avevamo già visto. Ma le case saranno ricostruite. Il nostro é un Paese ricco, malgrado tutto. Oltretutto, la solidarietà della gente comune se ne frega delle lentezze della burocrazia e la scavalca con una generosità che fa arrossire "gli inadempienti storici" della Repubblica italiana. Marcella ha poco più che vent"anni ed ha svuotato il suo bar aperto da poco per portare succhi di frutta, sigarette a San Giuliano. Lei parte da Ururi con la sua macchina e arriva lì, in piedi sui suoi scarponi da maschio. A San Martino le mamme stanno svuotando le tabaccherie per portare caramelle e giocattolini ai bambini ricoverati a Termoli e a Larino: un po" patetico e un po" straziante, questo nostro Molise ci ha sorpreso. Ed ora, la domanda é: "Chi ricostruirà la Morale di questo Paese?" I soldi ci sono, bisogna dargli un contenuto, un fine che sia realmente umano. L"Etna si ribella ai soprusi della negligenza, il Molise si squarcia ed ingoia le sue anime pure. Non perdonerò mai a questa terra di non essersi fermata un attimo, di non aver avuto pena per chi non aveva colpa. Perchè quando non puoi spiegare un dolore bestemmi; ti scagli contro un capro espiatorio. Ma questa é retorica, trita retorica di specie scadente. Lo sappiamo bene. L"errore è nel legame rotto che abbiamo con questo territorio. La polemica sui censimenti non aggiornati delle zone sismiche mi sembra in mala fede: tutte le scuole devono essere costruite secondo i massimi sistemi di sicurezza di nostra conoscenza. Un territorio diventa a rischio sismico nel momento in cui si verifica un terremoto ed un terremoto non é prevedibile con certezza scientifica. E" ovvio che, ragionevolmente, tutte le zone del mondo sono potenzialmente sismiche. Perché perdere tempo con le sottigliezze? Perché costa? Perché una tragedia rende più che la prevenzione? O perché? Non sarà il terremoto l"occasione insperata per annebbiarci la mente? Non proveranno a usare il Molise come crocevia di finaziamenti per tutto e di più? Non ci convinceranno ad accettare qualunque cosa per superare l"emergenza? Non ci imporranno opportunità di "sviluppo" che prima non avremmo considerato accettabili? Ma i Molisani sono contadini, nell"accezione più alta e più nobile del termine. E come tutti i popoli di grande civiltà hanno rispetto assoluto per la morte. E non sarà oggetto di speculazione quella morte tenera e struggente che non ci farà più dormire. |
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| novembre 2, 2002 | |
| Un Paese che non difende i suoi figli @ 11:22:55 PM | |
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Vorrei unire il mio grido di dolore di nonno a quelli dei bambini schiacciati dalla loro scuola a San Giuliano di Puglia. Hanno, avevano, l’età dei miei nipoti, che oggi frequentano solide (?) scuole romane. Hanno, avevano, i miei anni di quando frequentavo anch’io la scuola di Larino, Scuola Elementare e Regio Ginnasio «Francesco D’Ovidio», quella al primo piano, questo al piano terra. La frana spaccò il gentile edificio poco dopo la guerra. Fu demolito e ricostruito col cemento nei primi anni 50, Cassa del Mezzogiorno, come la scuola «Francesco Jovine» crollata per il terremoto di Halloween nella vicina San Giuliano. |
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| ottobre 22, 2002 | |
| Un fiocco rosa e la voglia di (vero) riformismo @ 9:55:39 PM | |
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Sul grande portone della stampa nazionale italiana è appeso da oggi un elegante fiocco rosa (nel senso che non è rosso e men che meno azzurro, politicamente parlando). Segnala la nascita di un nuovo quotidiano, IL RIFORMISTA, al quale vogliamo fare i più sinceri auguri di successo perché nel nostro Paese - e nella nostra regione - di riformismo ce n"è un bisogno davvero grandissimo. Anche se poi tutti, per un verso o per l"altro, si dichiarano riformisti: perfino quei Gattopardi che conducono operazioni come quella documentata e coraggiosamente denunciata da Antonio Sorbo a proposito del "caso Martino". (Invito anzi i lettori a demoltiplicare con un"e-mail la sacrosanta invettiva finale di Sorbo: VERGOGNA!) |
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| ottobre 21, 2002 | |
| EDITORIALE - Ricorsi elettorali, ricatti e silenzi @ 5:57:38 AM | |
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Dell"ultimo scandalo molisano la stampa "libera" non parla. Delle spregiudicate manovre di un avvocato-politico specializzato in ricorsi elettorali ma soprattutto nella corsa a poltrone e poltroncine nessuno parla. O meglio nessuno evidenzia che questa vicenda è emblematica di come la politica nel Molise sia arrivata ad un punto di degrado mai conosciuto prima. La storia è abbastanza nota. L"avvocato Tonino Martino è il leader del Partito Popolare Progressista di Ispirazione Cristiana, un partito fatto su misura per consentire al suo leader, che ha alle spalle vari decenni di politica "attiva" nelle file della Dc - ma vissuti sempre come personaggio di secondo piano - di essere eletto almeno consigliere comunale. Per la verità nella passata legislatura, grazie a conteggi, riconteggi, ricorsi e controricorsi, Martino era riuscito anche ad entrare - per pochi giorni - in Consiglio regionale. Poi c"è stato lo scioglimento dell"Assemblea in seguito ad un ricorso patrocinato dallo stesso Martino e firmato dal "cittadino-elettore" Michele Simiele (bravo ragazzo che tutti conoscono nel Molise soprattutto perché è il "braccio destro" di Martino: firmare quel ricorso gli è valso l"incarico di addetto stampa del presidente Iorio). Si torna alle urne con Michele Iorio e il Polo che dovrebbero essere grati - e, in un primo momento fanno finta di esserlo - a Martino. Iorio vince, Di Stasi perde, ma Martino questa volta non riesce ad essere eletto. Strappa comunque una promessa al Polo, quella cioè di ottenere un incarico, magari nel sottobosco del sottogoverno regionale. L"incarico non arriva, anzi arrivano gli sberleffi pubblici di importanti esponenti del centrodestra, come il coordinatore regionale di Forza Italia, Ulisse Di Giacomo. Tonino Martino, che pochi mesi prima aveva parlato di "brogli elettorali" riferendosi alla vittoria - poi annullata - del centrosinistra, si ritrova a patrocinare un altro ricorso elettorale, questa volta contro l"elezione di Iorio. Non mancano anche questa volta, naturalmente, disponibili "cittadini elettori" - stavolta sono due - che firmano il ricorso. E anche stavolta i "cittadini elettori" appartengono alla cerchia delle amicizie personali e politiche di Tonino Martino. Martino dice pubblicamente che le irregolarità commesse dalla Casa delle Libertà nella consultazione del novembre 2001 sono molto ma molto più gravi di quelle riscontrate dal Tar e dal Consiglio di Stato e che portarono all"annullamento delle elezioni dell"aprile 2000. Nel Polo c"è chi parla di vendetta: Martino avrebbe "sollecitato" la presentazione di questo ricorso per vendicarsi per non aver ricevuto dal governo Iorio alcun incarico. Martino si difende. Dalle tribune televisive e sulle colonne di quei pochi giornali che gli danno spazio, continua a ripetere il solito ritornello: io agisco nell"esclusivo interesse dei cittadini molisani e per il rispetto della legalità. Tutti sembrano credere alle parole dell"avvocato. Ma poi - e questa è storia recente - accade che un giornale vicino al centrodestra annuncia che Tonino Martino ha ritirato il ricorso contro Iorio. Sì, avete letto bene: non il "cittadino-elettore", l"unico che avrebbe titolo a ritirare ricorsi da lui presentati, ma l"avvocato, cioè lo stesso Martino viene indicato come colui che ha deciso di rinunciare al pronunciamento del Tar togliendo così anche quella piccola foglia di fico, rappresentata dai "fantomatici" firmatari dei ricorsi, dietro la quale Martino si nascondeva. Il motivo di questa marcia indietro? Basta leggere la pagina successiva del giornale per capire: il presidente della Regione Michele Iorio, colui contro il quale era stato presentato il ricorso, ha nominato Tonino Martino, che il ricorso lo aveva promosso, commissario dello Iacp di Campobasso. Secondo voi, cari lettori, con quali criteri Michele Iorio ha scelto di affidare questo incarico, tra tante persone competenti - se non di più - almeno quanto Tonino Martino, proprio al leader del Ppp? Ed esiste un collegamento tra questa nomina e il ritiro del ricorso? Il capogruppo dei Ds, Candido Paglione, una risposta l"ha data e ci sembra quella giusta: il ricorso elettorale è stato usato come arma di ricatto. E così c"è un avvocato-politico che usa la giustizia per obiettivi che con la giustizia non hanno nulla a che fare (altrimenti avrebbe proseguito nella sua azione dinanzi al Tar o avrebbe dato una spiegazione plausibile del suo dietro-front), e c"è un politico che guida la Regione Molise usando il potere che gli deriva dal mandato elettorale per risolvere alcuni suoi problemi personali. C"è uno che ha presentato un ricorso contro di me? Io, utilizzando il mio ruolo istituzionale, lo nomino da qualche parte e quello ritira il ricorso. Non sono questi interessi personali? Per Iorio è solo un dettaglio insignificante che la nomina riguardi un ente pubblico come uno Iacp e che il profumato stipendio al commissario Martino venga pagato con i soldi dei poveri contribuenti molisani. Né il presidente è stato sfiorato dall"idea che anche in politica possa esserci un minimo di etica o di moralità. D"altronde, cosa ci si può aspettare da uno che continua a mantenere illegittimamente il doppio incarico di presidente della Regione e di deputato intascando 50 milioni al mese netti sulle spalle dei contribuenti? Se poi di mezzo c"è un altro valore fondamentale, come quello della regolarità di una competizione elettorale, allora la questione - che già così come l"abbiamo descritta finora sarebbe grave - diventa di una enormità insopportabile. A noi è venuto un "legittimo sospetto": vuoi vedere che Iorio, come è oggettivamente sotto gli occhi di tutti, ha deciso di nominare Martino commissario dello Iacp per indurlo a ritirare il ricorso, perché questo ricorso era fondato (e quindi i giudici avrebbero annullato le elezioni e lo avrebbero mandato a casa)? E se questo ricorso era fondato ciò non significa che la Casa delle Libertà ha vinto le elezioni grazie a delle irregolarità? E se così stessero le cose, i cittadini-elettori molisani non sarebbero stati ingannati? E Iorio non governerebbe oggi illegittimamente e senza una autentica legittimazione popolare? Questi dubbi pesano come macigni sulla testa del presidente della Regione, sul suo governo, sull"intera istituzione regionale. La condotta di Tonino Martino non ha bisogno di ulteriori commenti: si è comportato come uno dei tanti peones della politica che gravitano intorno al presidente-padrone, riuscendo ad aggrapparsi ad una poltrona che però non lo salverà da una ineluttabile morte politica. Provoca invece indignazione il modo con il quale Iorio continua a gestire la cosa pubblica. Ormai non si contano più i consulenti esterni nominati dal presidente, personaggi dalle dubbie competenze che intascano decine di milioni all"anno. Troviamo di tutto tra questi "esperti": in attesa di conoscere, ad esempio, in quali campi svolgono il loro ruolo di "consulenti" Sabrina De Camillis o Lino Belviso (che fanno parte dello staff personale del presidente), si è appreso che Iorio ha nominato di recente altri consulenti: psicologi, sociologi ed altra varia umanità - talvolta mogli di... figli di.... - chiamata a dare consigli, pareri, impressioni su argomenti non meglio definiti. Dicono che, nonostante il ripensamento di Martino, alcuni ricorsi restano in piedi, che forse alla fine il Tar dovrà pronunciarsi. Non sappiamo quale valore dare a queste notizie. Ma, a prescindere da esse, possiamo dire - senza esagerare - che siamo al cospetto di uno scandalo che davvero non ha precedenti nella storia politica del nostro Molise e che difficilmente trova analogie nel resto del Paese. Eppure i giornali e i telegiornali locali, anche quelli diretti dalle "eroine della libertà di stampa", tacciono vergognosamente. E tacciono - e questo è ancora più grave - anche gli esponenti dell"opposizione. Si è dovuta attendere la presa di posizione - tra l"altro isolata e un po" tardiva - di Paglione per sentire qualche critica a Iorio e a Martino. Gli altri sono in silenzio. E se del silenzio dell"Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, il movimento che doveva difendere la legalità e la moralità della politica, ci siamo ormai fatti da tempo una ragione, continuiamo a rimanere esterrefatti di fronte al silenzio dei partiti e degli esponenti del centrosinistra. Ad esempio, l"ex segretario regionale dei Ds, Antonio D"Alete, così pronto a bollare come "inutili allarmismi" le proteste contro le centrali turbogas, su questa questione non ha pronunciato una sillaba. E come lui tutti gli altri: Antonio D"Ambrosio, Tommaso Di Domenico, Giovanni Di Stasi eccetera eccetera. Anche qui ci viene un "legittimo sospetto": vuoi vedere che conviene a tutti che Martino abbia ritirato il ricorso? Vuoi vedere che tutti hanno tirato un sospiro di sollievo quando hanno saputo che era stato neutralizzato il pericolo di un pronunciamento del Tar che avrebbe potuto rispedirli tutti a casa? Ed è questo l" "interesse generale" che essi dicono ogni giorno di voler tutelare? Certi personaggi minimi, anche del centrosinistra, sono impegnati nelle istituzioni soltanto per ricavare per sé qualche piccolo vantaggio, come quello di farsi "regalare" un computer portatile pagato con i soldi pubblici. Il resto non conta. Le grandi questioni non esistono. La tutela della legalità e della democrazia, intesa come sistema di garanzie per i cittadini, non è un loro problema. In questo contesto diventa oggettivamente difficile esprimere un giudizio che tenga conto di parametri "normali". E diventa impossibile trattenere - come si tenta di fare ogni volta per timore che possa apparire demagogica o eccessiva - quella parola che meglio di ogni altra descrive ciò che sta accadendo in questa Regione nei rapporti tra politica e informazione, tra maggioranza e opposizione, tra "potenti" e gestione della cosa pubblica: VERGOGNA! |
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| ottobre 20, 2002 | |
| L'INTERVENTO - Gli organi d'informazione e la centrale turbogas a Montenero @ 7:59:05 PM | |
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La verità dei fatti e la chiarezza politica. Quali interessi diversi possono avere gli organi di informazione?. Conoscendo le posizioni dei partiti di centro-sinistra in tutti i livelli istituzionali della Regione Molise, conoscendo personalmente la posizione della maggioranza consiliare al Comune di Montenero di Bisaccia che sostine l’Amministrazione di centro-sinistra e conoscendo anche le posizioni della minoranza nello stesso comune, dopo aver visto il servizio del TgR Molise mi sento obbligato ad alcune precisazioni. Dal servizio dell’inviato a Montenero trasmesso all’interno del Tg delle ore 14 del 19 ottobre è apparso un quadro della situazione ben diveso da quella che è la realtà non solo comunale ma anche regionale. Infatti coloro che nel servizio sono stati presentati come paladini della difesa democratica dei cittadini sono proprio coloro che altrove con i loro gruppi politici di centro destra non solo hanno detto si di alle centrali turbo-gas, ma hanno anche negato l’esercizio dei più elementari diritti democratici e di rappresentanza. La maggioranza di centro sinistra al Comune di Montenero di Bisaccia ha deliberato con assoluta chiarezza: di “Esprimere parere contrario alla realizzazione della centrale elettrica nella nuova zona “D” in Contrada Padula per le motivazioni e le considerazioni esposte in premessa”; e di “Impegnarsi a proseguire ogni iniziativa volta alla realizzazione del progetto complessivo di sviluppo in contrada Padula di cui in premessa nel rispetto degli impegni assunti nel programma amministrativo coinvolgendo tutte le forze politiche , sociali, economiche e le organizzazioni di categoria presenti nel territorio”. Tra le motivazioni e le considerazioni esposte in premessa vi è soprattutto rimarcata la continuità di pensiero che il centro sinistra molisano ha sulla questione. Infatti la delibera della giunta provinciale di Campobasso n. 128/02, citata nella proposta di delibera, esprime anch’essa un netto parere contrario dicendo tra l’atro: “la Provincia di Campobasso, … , ha ritenuto necessario e doveroso impegnarsi su proposte strategiche finalizzate a promuovere soluzioni che disincentivino le attività ed i comportamenti ad alto consumo di energia non rinnovabile e che contribuiscano, tra l’altro, a sostituire le fonti energetiche non rinnovabili con fonti rinnovabili, garantendo la loro compatibilità ambientale, …”. Tutto questo lo ha letto e sentito o no l’inviato del TgR impegnato a registrare inesistenti prese di distanza e distinguo nella maggioranza ? Oppure ha registrato un servizio gia pensato e preconfezionato? Inoltre la maggioranza ha ritenuto di votare una sua Mozione dai contenuti prima richiamati per ovvie ragioni di responsabilità civica ed amministrativa ed ha deciso di rigettare la proposta dei gruppi Consiliari IdV e CdL oltre che per una netta e decisa motivazione politica per due ordini di motivi: · La CdL che a Montenero esprime una vocazione prettamente ambientale altrove si comporta molto diversamente. Appare evidente perciò come questa vocazione risulti strumentale e opportunista. Infatti a Termoli all’opposizione di centro sinistra è stato impedito, fuori da ogni regola democratica, di votare una analoga Mozione contraria all’installazione di una centrale turbo-gas all’interno del suolo comunale e l’Amministrazione di centro destra ha dato parere favorevole all’opera. · La mozione delle minoranze riunite dice: “la zona individuata per l’insediamento è sicuramente ad alta vocazione turistica , presentando già attività di produzione agricola-biologica”. La maggioranza crede che la nuova zona “D” sita in c.da Padula nel giusto equilibrio col turismo e l’agricoltura sia la più adatta anche agli insediamenti produttivi eco-compatibili perché contigua all’area industriale del vastese e prossima a ben tre importanti arterie viarie ed alla ferrovia. E questa era l’idea fino a poco tempo fa condivisa delle stesse minoranze. Certamente è vero che bisogna preservare la vocazione turistica e agricola del nostro comune ma questa più che una idea estemporanea della CdL e dell’IdV è una scelta strategica perseguita fedelmente dalla sinistra e dal centro sinistra da quando è al governo della comunità (17 anni). Tutto questo non mi pare sia emerso dal servizio del TgR o forse sono io che ho visto un altro Tg? Credo comunque che questo episodio si aggiunge ormai ad un elenco interminabili di altri episodi nei quali il diritto ad un informazione seria nella nostra regione viene sistematicamente ignorato. Tutto ciò non solo ci deve far riflettere ma credo che debba indurci a trovare delle soluzioni alternative. Io le soluzioni non le conosco ma spero che possano scaturire da un largo e proficuo dibattito sull’informazione in Molise ed in Italia. |
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