| ottobre 12, 2002 |
| Accordo tra Di Pietro e Iorio. ecco la verità di Porfido @ 6:59:27 PM |
|
|
Un avvicinamento tra l’Italia dei valori e la Casa delle libertà è stato sancito, prima delle vacanze , tra una delegazione dipietrista guidata dal coordinatore e consigliere regionale dell’Idv, Domenico Porfido, che comprendeva anche Gaetano Di Niro, Saverio Ialenti, Nicola Travaglini, Nicola Anacoreta e il presidente azzurro della Regione, Michele Iorio, che hanno annunciato una collaborazione istituzionale, su “base programmatica” nel Molise.
Sono trascorsi alcuni mesi da quell’annuncio, e fatta eccezione per le infruttuose scaramucce che ne sono seguite nel “bailamme” della casereccia informazione locale, non è accaduto niente di nuovo
nel governo regionale, non si è mossa una foglia in conseguenza di questo accordo programmatico, inusuale tra schieramenti politici antitetici.
Al consigliere regionale dell’Italia dei Valori nel Molise, Domenico Porfido abbiamo rivolto alcune domande.
D. Consigliere Porfido, come è nato questo incontro con l’avversario Michele Iorio?
"Nell’interesse dei cittadini, crediamo che sia possibile individuare un percorso condiviso sul alcune tematiche fondamentali per lo sviluppo della nostra piccola regione, in un momento particolarissimo dove è in pericolo la stessa autonomia regionale. Da parte del Presidente della Giunta Regionale vi è stata una inaspettata apertura nei confronti del nostro movimento, riconoscendogli finalmente una dignità politica e prendendo atto delle risorse professionali presenti all’interno dello stesso, ritenendole, al contrario del centro sinistra locale che nulla ha fatto se non soffocarle non dandogli spazio alcuno, necessarie per lo sviluppo socio-economico del Molise, dove ormai non può più attendersi un intervento serio, competente e costruttivo su particolari settori quali l’agricoltura, le infrastrutture, la cultura e le attività imprenditoriali. Con grande stupore, abbiamo appreso la disponibilità ad instaurare un dialogo collaborativo, finalizzato alla ricerca di pronte risposte alle esigenze concrete dei molisani, vertenti problematiche le cui relative eventuali azioni, assieme concordate, andrebbero a caratterizzare l’azione politica del Presidente della Giunta Regionale in maniera diversa dalla politica nazionale della Casa delle libertà, avendo come unico riferimento ed intento il bene dei molisani, fine questo non rientrante nei programmi politici del centro sinistra locale, volto a dare risposte alle personali esigenze dei due boss (Ruta e Massa), che hanno gestito la coalizione di centro sinistra con metodi nepotistici, disattendendo persino le direttive impartite dagli organi nazionali, a discapito del bene comune".
D. Un avvicinamento alla coalizione di centro-destra che governa la regione?
"Di fatto, pur mantenendo ferma ed indiscutibile la nostra autonomia, abbiamo inteso intraprendere un’attività di collaborazione con il Presidente della Giunta Regionale che non prevede, al di là di tutte le illazioni giornalistiche degli ultimi tempi, posti in Giunta o quant’altro, ribadendo che la nostra apertura e quella del Presidente Iorio avrà come intendo la individuazione di punti programmatici condivisi, vista anche la prossima approvazione del DPEF e di tutti gli altri atti di programmazione. Ha ragione Di Pietro quando afferma, a seguito di domande sulla manovra posta in essere nella nostra regione afferma che nel “ Molise il centrosinistra è un ectoplasma in mano a due boss ( Roberto Ruta e Augusto Massa( ndr.) che gestiscono la coalizione in maniera familistica, senza rispondere neanche ai partiti nazionali. L’Ulivo (molisano )fa finta che non esistiamo e allora passiamo dalla protesta alla proposta”, tanto più che lo stesso On. Ruta – a differenza del riconoscimento di un ruolo politico come fatto dal Presidente della Giunta del Molise – ebbe, di recente, ad affermare: “noi con l’IDV non vogliamo neanche parlare, tanto i loro voti ce li prendiamo ugualmente”. Questo atteggiamento non possiamo accettarlo da parte di nessuno, tantomeno da coloro che come l’Ulivo molisano ci ha sempre e soltanto contattato in occasione di eventi elettorali, ma mai in sede di programmi, nomine o altro.
E’ chiaro che quanto accade nel Molise è dettato da una particolare situazione, ma non costituisce un precedente in campo nazionale, dove la politica del movimento può tranquillamente seguire il suo corso, purchè il Centro-Sinistra non ci riservi, anche a tale livello, un trattamento simile a quello praticato in Molise, con il solo intento di svuotarci ed appropriarsi dei nostri consensi".
D. E il suo ventilato posto nella Giunta Iorio? Frutto di tendenziosa e bassa insinuazione politica locale?
"Si, è solo una bassa insinuazione politica, poiché personalmente da questa operazione in corso non mi aspetto e non accetterei di entrare nell’esecutivo, non avendo la necessità di ottenere “prebende” personali. L’unico interesse che si intende tutelare è il bene dei molisani e la salvaguardia di un patrimonio che per la politica molisana rappresenta il nostro partito, mettendolo in condizione di incidere nella realtà regionale, collaborando alla creazione dei progetti che disegneranno il futuro dei nostri corregionali. Tuttavia è proprio la gratuità della nostra esperienza che rende maggiormente rabbiosa la reazione di chi ha tanto avuto da noi ed oggi si vede isolato".
|
| luglio 4, 2002 |
| Francesca Comencini e la verità su Carlo Giuliani @ 17.18.22 |
|
|
PRC Palata web, ha incontrato a Roma la regista Francesca Comencini, che ha appena ultimato "Carlo Giuliani ragazzo", documentario che ricostruisce la giornata dell"omicidio di Carlo, il 20 luglio 2001 a Genova. Dopo essere stato a Cannes, il documentario uscirà in alcune sale italiane. In Molise avremo l"occasione di vedere il Film durante il Campeggio "MovimentAzioni - Onda d"Urto festival" che si terrà a Monte Vairano Campobasso dal 3 al 6 agosto 2002.
Ne abbiamo parlato con la regista.
Le giornate di Genova hanno determinato un evidente cambiamento nelle nostre vite: continuare a parlarne sembra essere di vitale importanza.
"E" certo che il cambiamento c"è stato, lo dimostrano anche i risultati delle ultime elezioni regionali. A Genova si è verificata una situazione talmente efferata che chiunque avesse a cuore lo stato di diritto è stato colpito da ciò che è accaduto: un"operazione neanche mascherata, ma evidentemente violenta. Sai quando gli attori entrano in scena? Per me ha rappresentato l"entrata in scena di questo governo. Dopo quelle giornate abbiamo assistito a un"operazione di manipolazione dell"informazione, che ha avuto come risultato finale la costruzione di uno specchio deformante che rifletteva il movimento come una sorta di mostro. Anche per contrastare tale definizione, ho scelto la figura di Carlo. Sono stata insopportabilmente colpita dalle falsità che sono state dette sul suo conto: si è pensato di poter far passare nella testa della gente l"equazione che se sei un violento, un diverso, un drogato oppure un punk, hai automaticamente la possibilità di essere ucciso. È stata eseguita in poche parole una diffamazione di Carlo che è stata la molla per realizzare il documentario e quindi il mio angolo d"attacco. C"era dunque da capire in che modo si poteva non lasciare dire l"ultima parola su Carlo agli stessi che ne avevano diffamato la persona. In che modo dirla noi l"ultima parola, con la sua famiglia".
La madre di Carlo, Haidi Gaggio, in un momento dell"intervista afferma: "Carlo è stato condannato a morte e poi è anche stato torturato". Possono essere queste le ultime parole?
"Questa è senz"altro una cosa importante da dire; ma penso che l"ultima parola in qualche modo la dica lui stesso in modo profetico. Ha scritto molti anni prima: "Agii consapevole di quello che accadeva / Quel giorno lontano ricordo pioveva / Non sono qui per chiedervi né vita né perdono / Ma per mostrare a tutti chi veramente sono / Un essere qualunque con una testa e un cuore". Nella realizzazione del documentario, una delle prime preoccupazioni è stata quella di montare fra loro inquadrature che corrispondessero in modo assoluto
nel luogo e nell"ora; solo così era possibile riportare Carlo nel contesto di quella giornata. Mi sembrava priorità assoluta nei suoi confronti, visto che è morto ammazzato in una piazza, dare senso a quel suo ultimo gesto che io istintivamente capisco. Chiunque lì sarebbe scappato: la pistola era puntata già molto prima che lui prendesse l"estintore, qualcuno doveva agire e lui l"ha fatto in modo difensivo. Ha raccolto l"estintore vuoto e nel panico l"ha
lanciato come per dire "bisogna fare qualcosa perché qua stendono tutti". La sua immagine invece è stata manipolata: Carlo improvvisamente è diventato un violento che voleva spaccare la testa di un poliziotto, e questo non è vero. È
vero che per quattro ore sono state subite da lui come da una moltitudine di persone cariche furiose, e, alle volte, quando il potere ha un volto così inumano, incomprensibile, bisogna difendersi".
Sulle ultime notizie in base alle quali il proiettile sparato dal giovane Mario Placanica avrebbe raggiunto il corpo di Carlo solo dopo essere stato deviato da qualcosa, ti senti di esprimere un"opinione?
"Mi sembra che per ora questa dichiarazione non faccia altro che aggiungere all"intera vicenda molto fumo, molto rumore. Sai, due mesi fa era stato detto che il caso Giuliani sarebbe stato archiviato, ora sembra tornato tra le prime notizie dei giornali. Dal mio punto di vista, può ancora succedere qualsiasi cosa, ma in ogni caso la verità si saprà più in là".
(a cura di prc palata web)
|
| giugno 19, 2002 |
| L'INTERVISTA - Biblioteche, strumenti indispensabili per la collettività @ 0.30.39 |
|
|
Le biblioteche sono gli strumenti d’informazione e promozione del sapere, indispensabile per la collettività. Una constatazione fatta già intorno alla metà del VII secolo avanti Cristo dal coltissimo re assiro, Assurbanipal che realizzò nel suo palazzo di Ninive in Mesopotamia una biblioteca eccezionale, ordinando ai suoi scribi di portare al suo palazzo qualsiasi scritto avessero trovato lungo il loro cammino. Nel Molise invece, 2750 anni dopo, nessuno si è mai preoccupato, a livello regionale, di istituire la sovrintendenza bibliografica, come hanno fatto le altre regioni italiane.
Una carenza che porta gravi conseguenze per l"utenza. Ce lo dice Vincenzo Lombardi, direttore della più importante biblioteca pubblica della regione, la provinciale "Pasquale Albino" di Campobasso che tiene comunque a precisare che il quadro legislativo in questi ultimi anni per la sua biblioteca si è completamente trasformato. Secondo lui comunque il settore “biblioteche” in genere non è mai stato affrontato come un settore meritevole di attenzione da parte della Regione Molise. Dopo le leggi delega del 1976, mentre le sovrintendenze archivistiche sono restate alla Stato, quelle bibliografiche sono state demandate alle regioni. L’unica legge adottata dalla Regione negli anni ’80 era, infatti, rivolta a tutto il settore “cultura” e non ha quindi risolto il problema delle biblioteche molisane. L’Abruzzo per esempio ha provveduto invece a trasferire la gestione del settore bibliotecario alle province. Mentre nel Molise si è ancora in attesa di un’organizzazione del settore che funzioni come i beni culturali o archivistici.
Privando le biblioteche di questo strumento di base, egli dice, non è possibile nessuna politica complessiva del settore: manca una rete territoriale di cataloghi, manca una politica di acquisti coordinata, manca un servizio specializzato di catalogazione, manca il riconoscimento professionale del personale della biblioteca. E a lavorare come bibliotecari si possono chiamare laureati senza specializzazione, finché i ruoli professionali all’interno della biblioteca non saranno definiti.
***
La Biblioteca provinciale di Campobasso, nasce nello stesso anno dell’Unità d’Italia, cioè nel 1861. Però sarà la donazione dell’avvocato Pasquale Albino a farla decollare definitivamente nel 1882. Egli, infatti, per realizzare il suo volume sulle biografie degli uomini illustri del Molise aveva raccolto un numero considerevole di volumi. Questa collezione era costituita soprattutto da opere di autori molisani, per cui venne realizzata una sezione denominata “Biblioteca molisana”. Ancora oggi, come ricorda il suo direttore, la documentazione della produzione molisana è il cuore dell’attuale Biblioteca, poiché nel corso degli anni è stata arricchita da altre donazioni importanti come quella di Gaetano De Renzis, il fondo Igino Petrone, il fondo Achille De Rubertis, quello di Carlo Bellini, quello di Gaetano Albino (che completò la donazione del padre Pasquale) ecc... Oggi le opere di questa sezione sono circa 20.000.
Luogo privilegiato di cultura, nei tempi passati la Biblioteca provinciale attirò tutte quelle belle intelligenze che gravitavano nella zona. Tra questi il giornalista Gaetano Scardocchia, il pittore Gino Marotta, lo scrittore Felice Del Vecchio che racconta nel suo romanzo “La chiesa di Canneto” come la “Albino” fosse non solo luogo di studio ma anche uno dei pochi posti dove potersi riscaldare davanti ad una stufa accesa. Anche la sua sede, prima collocata al “Mario Pagano”, si sposta via via a Palazzo Prefettura, poi al Circolo Sannitico, quindi al “Pilla” per approdare infine nella sua sede definitiva a Via D’Amato. La collocazione a Via D’Amato rappresenterà anche il suo totale rinnovamento grazie ad un grande impegno della Provincia di Campobasso.
La biblioteca provinciale di Campobasso, la prima biblioteca pubblica del Molise, dice Lombardi, è nata nel 1861 per offrire ai cittadini gli strumenti basilari del sapere. Oltre alla raccolta molisana vi è un consistente nucleo d’interesse giuridico-meridionalistico, un altro di supporto al mondo della scuola e quindi di utilità per gli studenti, un’emeroteca e, infine, anche il settore narrativa, nato per sopperire alla mancanza di biblioteche di pubblica lettura come sono quelle comunali o di quartiere. Ultimamente è stata dotata di computer per l’accesso a internet.
Chi sono e quanti sono gli utenti della biblioteca? Sono circa 20.000 all’anno e in prevalenza studenti. Secondo il direttore Lombardi, lo scopo della biblioteca è quello di rispondere alle necessità dei lettori e studiosi, offrendo un ventaglio di servizi, attirando così il più gran numero di utenza. Semplice da dire ma difficile da realizzare per due motivi – dice - il primo è che purtroppo nel Molise si legge pochissimo. Si stima che l’80/90% della popolazione della regione non abbia contatto alcuno con la lettura. Basta pensare che la spesa pro capite nel settore librario è di 7 euro per abitante per l’Italia, fanalino di coda dell’Europa, e la Provinciale di Campobasso si attesta su meno di 2 euro per abitante all’anno. L’altro motivo è che gli organi istituzionali non hanno investito adeguatamente nella struttura – sottolinea Lombardi. Nella gestione delle biblioteche in genere prevale negli amministratori la visione puramente gestionale e non il ruolo culturale che la essa esercita presso la popolazione.
Dove va la biblioteca? Dice Lombardi: "Non possiamo pensare di puntare al possesso degli strumenti d’informazione. Non abbiamo energie, capacità, possibilità di pensare a una struttura che fornisca ora e subito, attraverso il possesso degli strumenti, il servizio al cliente, ma ragionevolmente possiamo offrire gli strumenti di base, una buona qualità di possesso di materiale, un servizio d’indirizzamento all’utente. La nostra filosofia – conclude - è infatti: dal possesso all’accesso". E l’Albino, per realizzare questo intento guarda al futuro puntando all’informatizzazione con la disponibilità di materiale on line e cataloghi informatizzati. Intanto è già in via di completamento la mediateca, e un fondo multimediale. Mentre al sito www.provincia.campobassso.it/biblioteca/ è già possibile accedere allo spazio on line della biblioteca provinciale “Albino”.
|
| giugno 3, 2002 |
| D'Amico: una legge regionale per i molisani emigrati @ 3.40.03 |
|
|
Sulle pagine telematiche di “Altromolise.it” è apparso nei giorni scorsi un servizio da Rho sulla manifestazione annuale del “Premio Maiella 2002” organizzato in Lombardia da quindici anni dall’Associazione di abruzzesi e molisani colà residenti, emigrati “fuori regione” e come altri dicono “extra moenia”.
La manifestazione culturale, di grande prestigio per l’immagine dell’Abruzzo e del Molise in Lombardia, gode, fin dalla sua prima edizione, del Patrocinio della stessa Regione Lombardia, della Regione Abruzzo e della Regione Molise , oltre che delle Province di Milano, Chieti, L’Aquila, Pescara,Teramo, Campobasso, Isernia e, ovviamente, della città di Rho che da tale manifestazione trae vanto e prestigio.
Ogni anno, alla cerimonia partecipano i più alti rappresentanti della Regione Lombardia, della Regione Abruzzo, della Provincia di Milano, Province abruzzesi, della città di Rho, oltre a parlamentari, e autorità militari, civili e religiose, ma non molisani che sembra snobbino la manifestazione culturale totalmente.
Il Presidente dell’associazione “La Maiella”, Domenico D’Amico, è deluso per questa ”dèfaillance” molisana, nonostante tra i premiati di ciascuna edizione del Premio vi siano personaggi illustri di origini molisane. (Mario Velardi, orginario di Bojano; i fratelli D’Andrea, originari di Capracotta; Antonio Di Pietro, originario di Montenero di Bisaccia; Federico Orlando, originario di San Martino in Pensilis; Padre Antonio Rocco, originario di Cercemaggiore; Franco Benito Jacovitti, originario di Termoli; Pietro Petraroia originario di Cercemaggiore; Giuseppe Tabasso e Pasquale Gravina originari di Campobasso, il compianto Generale dei Carabinieri, Franco Romano, il magistrato Salvatore Salmeri, per citarne solamente alcuni).
Come spiega le mancate presenze alle cerimonie del Premio MAIELLA dei politici molisani?- è la prima domanda che gli rivolgiamo.
"Sinceramente non me le spiego. Immagino che abbiano molti impegni, anche se trovo quasi impossibile registrare che, in 15 edizioni, nessun rappresentante della Regione Molise abbia avuto tempo di venire una volta a Rho. L’unico che abbia sempre dedicato attenzione al Premio MAIELLA, anche se non è mai stato presente alla cerimonia, è stato il Presidente della Provincia di Campobasso, il dr. Antonio Chieffo, attuale Assessore regionale con delega ai “Molisani nel Mondo”. Altro personaggio molisano attento alle nostre iniziative, ma non è un politico, è sicuramente il dr. Agostino Angelaccio, presidente della Camera di Commercio di Isernia, con il quale abbiamo realizzato una importante iniziativa di promozione e commercializzazione dei prodotti agroalimentari molisani in Lombardia".
La Regione Abruzzo si è dotata, nella passata legislatura di una legge che istituisce l’Albo regionale delle Associazioni Abruzzesi operanti in Italia “fuori regione”, uno strumento che le permette di emanare provvedimenti anche economici in loro favore. In essa, all’art .3 , terzo capoverso, viene concessa l’iscrizione all’Albo anche a quelle associazioni nate come “abruzzesi e molisane”, per i legami storico-culturali e tradizionali tra Abruzzo e Molise. Un generoso regalo al Molise!
"Non è un regalo. Si è trattato invece del legittimo riconoscimento delle comuni radici storiche, culturali e tradizionali e del fatto che, in tutto il mondo, le nostre associazioni sono quasi tutte “abruzzesi molisane” con o senza trattino e non era pensabile costringerle a dividersi in” soli” abruzzesi e ”soli” molisani."
Una analoga legge regionale potrebbe essere presentata anche dalla Giunta del Governo Iorio della Regione Molise. Lo crede fattibile e possibile?
"Non solo è fattibile, ma fortemente auspicabile ed urgente. A questo proposito, abbiamo deciso come Federazione, nel corso della nostra ultima riunione, di inviare una nuova e formale richiesta alla Regione Molise affinché adotti analoga Legge regionale, allegando ad essa copia della L.R. 47 della Regione Abruzzo. Speriamo di ottenerla presto in modo da vedere finalmente riconosciuta formalmente la “formidabile risorsa” rappresentata dai molisani “fuori regione” e dalle loro associazioni.
Inoltre tale Legge, anche attraverso la messa a disposizione di adeguate risorse, potrebbe consentire alle Associazioni abruzzesi e molisane che operano in Italia e soprattutto al Nord Italia, di continuare a svolgere quell’efficace ruolo di promozione della regione Molise che da sempre svolgono con amore, impegno e sacrificio.
Per meglio illustrare la nostra richiesta, sono pronto ad incontrare le autorità regionali del Molise appena potranno o lo vorranno."
L’idea e la sollecitazione alla Giunta Iorio viene dal Presidente della Federazione Nazionale delle Associazioni abruzzesi e molisane e dell’associazione “La Maella” di Rho.
Si spera venga presa in considerazione dai politici molisani!
|
| April 11, 2002 |
| Iorio e l'acqua, qual è la linea del presidente? Ecco cosa dice ai pugliesi... @ 8:32:55 PM |
|
|
Ma qual è la linea di Iorio sulla gestione delle acque molisane? E" la cosiddetta "linea dura" oppure è la "linea morbida"? Il dubbio sorge spontaneo confrontando le dichiarazioni che Iorio rende nel Molise e quelle che invece rilascia al di fuori del Molise. Un esempio? Ecco l"intervista integrale che il presidente della Regione Molise ha rilasciato alla "Gazzetta del Mezzogiorno" di Bari, il principale quotidiano della Puglia, pubblicata oggi giovedì 11 aprile 2002. Le conclusioni tiratele voi.
****
La pioggia ha allentato l"emergenza idrica e concesso alla politica tutto il tempo per riorganizzare le idee. Ad esempio, gli accordi di programma. Non sono stati sommersi dalla piena che ha ingrossato il livello della diga di Occhito, assicura il presidente della Regione Molise, Michele Iorio.
"Noi siamo pronti a riprendere il tavolo tecnico con la Puglia, ora possiamo confrontarci su dati tecnici reali». I dati di cui parla Iorio si riferiscono al fabbisogno potabile e irriguo del Molise, finalmente quantificato e messo a conoscenza del consiglio regionale".
Presidente, l"acqua di cui il Molise dispone oggi è sufficiente per assicurarne sin da ora un po" anche alla Puglia?
"La questione non va posta in questi termini, oltretutto anche le nostre dighe sono in riserva. Abbiamo stabilito quanta acqua serve per l"irrigazione e per i consumi potabili dei molisani, ma non mi chieda i numeri perché non li conosco. Il dato è importante invece per un altro motivo".
Riformare il tavolo tecnico.
"Proprio così: si tratta di una contestazione già anticipata in sede tecnica. Noi chiediamo un tipo di collegamento diverso tra le dighe di Occhito e del Liscione rispetto a quanto prevede la delibera del Cipe. La galleria prevede un trasferimento unilaterale di acqua dal Molise alla Puglia, mentre noi vogliamo che si stabilisca il concetto dei vasi comunicanti".
Le due dighe sono molto vicine: in sostanza, Occhito potrebbe anche riempire il Liscione?
"In prospettiva dobbiamo prevedere anche questa eventualità perché dopotutto è il sistema delle acque nel Meridione che deve poggiare su questo concetto di solidarietà. Noi proponiamo una trasferimento da quote diverse: solo dopo aver esaurito le necessità di approvviggionamento in territorio molisano, può essere trasferita acqua alla Puglia. Il Molise sostiene la possibilità di sopperire prima alle sue esigenze e poi pensare agli altri".
L"ipotesi che sia la Puglia a dover dissetare il Molise è però già concreta. I gruppi consiliari di quasi tutti i partiti chiedono che la diga di Occhito ceda i 20 milioni di metri cubi previsti da vecchi accordi per irrigare i campi.
"Naturalmente quella quota fa riferimento a vecchie disponibilità, ora bisogna fare i conti con le quantità reali. Però va detto che non riusciamo a collaudare opere irrigue nel basso Molise proprio perché ci manca quell"acqua, ce ne diano un po" almeno per il collaudo. Il presidente Fitto si è dichiarato disponibile a riconsiderare questo aspetto all"interno di un accordo che sia risolutivo per entrambi".
I 31 milioni disponibili attualmente nella diga di Occhito sono appena sufficienti per assicurare i consumi potabili alla provincia di Foggia. Non le pare che questo sia il momento meno opportuno per collaudare le condotte idriche del basso Molise?
"Dovremmo mettere insieme le potenzialità dell"uno e dell"altro per aiutare sia l"agricoltura della Capitanata che del basso Molise. È un problema che però va posto, perché oggi il basso Molise si alimenta con acqua di sorgente dal fiume Biferno sottratta alla Campania".
Non crede che ci siano nel suo consiglio regionale troppe posizioni preconcette nei confronti dell"intesa con la Puglia?
"In effetti c"è una posizione fortemente demagogica da parte delle opposizioni su questo problema. La mia giunta è invece impegnata alla realizzazione di un piano che riguarda il Mezzogiorno. Se ci abituiamo a lavorare con i dati, sia tecnici che progettuali, le soluzioni le troviamo".
(Dalla "Gazzetta del Mezzogiorno", giovedì 11 aprile 2002)
|
| October 30, 2001 |
| Il Kossovo non è tanto lontano. Un’intervista a don Kolë, parroco kossovaro. @ 9:28:21 PM |
|
|

Non ha ancora quarant’anni, bruno, asciutto, un volto duro e determinato che si illumina all’improvviso – ma di rado – con un sorriso generoso: è don Nicola (Kolë) Giuseppe (Zefi), prete kossovaro, parroco, nel Kossovo, della vasta e disseminata parrocchia di Peshter, che si stende per un’area di cinque chilometri di raggio, nella quale talvolta sono necessarie due ore di macchina (quando c’è la benzina!) per andare dalla canonica alle povere case dei fedeli.
In quella parrocchia pochi (o forse nessuno) volevano andarci, troppo povera, troppo periferica, senza uno straccio di strada né di canonica, con manciate di casette sparpagliate qua e là e nessun vero “villaggio”, nel senso che diamo noi, qui, alla parola.
Don Nicola ha accettato perché ha sentito che il Signore lo chiamava proprio nella parte più scoscesa e impervia della vigna, lui che fin da ragazzo ha pensato a farsi prete, ha studiato a Zagabria, in Croazia, e dal 1992 è sacerdote cattolico, in una terra dove i musulmani sono il 90% e i cattolici superano di poco il 2%, mentre il resto è costituito dagli ortodossi (serbi).
Don Nicola è venuto a Campobasso, nell’ultima settimana di ottobre, a ringraziare la Caritas diocesana per l’aiuto che è stato fornito alla sua terra, alla sua parrocchia, dalla generosità dei molisani, e degli abruzzesi.
Le cose sono andate così.
Durante la guerra la Caritas di Campobasso-Bojano ha partecipato attivamente agli sforzi di altre Caritas per attrezzare un campo profughi nella martoriata regione della ex Jugoslavia.
Finita la guerra, tornato un pallido arcobaleno sulle macerie, la sinergia di sei Caritas diocesane di Abruzzo e Molise, coordinate da don Ivo, di Teramo, ha realizzato – in collegamento con la Caritas nazionale - un progetto di intervento a Peshtar, nella parrocchia appunto di don Kolë, che finalmente ha potuto avere una strada (ancorché non asfaltata) che la congiunge all’arteria principale, una canonica e alcune case, di varia tipologia, per famiglie che tutto avevano perduto. Famiglie di suoi parrocchiani, certo, ma anche musulmane. Perché don Kolë è punto di riferimento per ogni creatura che gravita intorno alla sua piccola chiesa, che abita il suo dissanguato territorio.
Intorno a lui non ci sono cristiani e infedeli. Solo creature di Dio, uguali nel dolore, e nella speranza che un prete può dare.
Gli ortodossi? Perfino alcuni di loro sono in contatto con don Kolë. Dico “perfino” perché le atrocità che i serbi (cioè gli ortodossi) hanno commesso su vecchi, donne, bambini sono inenarrabili, raccapriccianti. E l’odio, che si taglia a fette in queste terre, nasce da rancori troppo freschi per essere cancellati con un semplice gesto di buona volontà.
“Amare e perdonare tutti”, ci dice don Kolë, “ma ora è presto. E’ ancora troppo presto. Anche se la Chiesa vuole essere anche qui, come dovunque, segno di riconciliazione.”
A luglio di quest’anno, dunque, Peshtar ha potuto assistere all’inaugurazione delle strutture realizzate dalle Caritas delle diocesi abruzzesi e molisane. Erano presenti alcuni operatori, tra cui Vittorio Carozza di Campobasso, e don Ivo, coordinatore delle Caritas della CEAM.
Cerimonia semplice, ma raccolta e vivace, che il bel video proposto agli operatori della Caritas, giovedì 26 ottobre a Campobasso, ha testimoniato.
Gli abitanti del villaggio si sono ritrovati per una celebrazione che, per la graziosa danza dei giovani, è andata subito oltre l’ufficialità, per diventare un piccolo raggio di speranza, un messaggio di fiducia nella vita che riprende il suo cammino dopo l’orrore della violenza e dell’odio.
Insomma, una terra che vuole girare pagina, cancellare il peso straziante degli incubi di terrore e violenza, riprendere a vivere. E che ha bisogno di tante cose.
- Di che cosa avete veramente bisogno, don Kolë, domandiamo (grazie alla cortesia di un giovane interprete, Walter, kossovaro anche lui)?
- Di case e strade certamente, ci risponde, ed è per questo che sono qui a ringraziare, ma soprattutto di essere aiutati a rimettere in moto la nostra macchina produttiva.
Al nostro moto di stupore (“macchina produttiva?”), Nicola Riccitelli, che pazientemente e attivamente assiste al colloquio, spiega che gli abitanti del Kossovo sono, tra le altre popolazioni della zona i più evoluti, i più intraprendenti, i più colti. Non a caso l’università di Pristina funziona, e bene. Dunque la ripresa è possibile, le risorse umane ci sono, perciò hanno bisogno soprattutto di essere aiutati a risollevare le sorti di un tessuto produttivo non avanzato, certo, ma che era funzionante: caseifici, per esempio.
- Che prospettive politiche, di governo, si aprono oggi dinanzi a voi?
- Aspettiamo un vero governo democratico. Dopo il sanguinario Milosevic, Kostunica non promette niente di veramente nuovo. Noi speriamo in un governo nostro, indipendente, con cui uscire fuori dall’emergenza della forza militare europea (KF) che attualmente è insediata sulle nostre terre. Noi speriamo in Rugòva, nel mite Rugòva, il pacifista, il “Gandhi” di queste terre che hanno conosciuto atrocità inaudite, per rimetterci in piedi e riprendere a camminare a testa alta.
Dignitoso, e severo, l’animo del kossovaro.
Lo scopriamo dopo una domanda, forse ingenua.
- Don Kolë, non avete pensato a un sistema di adozione a distanza per i bambini poveri e senza famiglia?
No, ci risponde, perché da noi nessuno è propriamente senza famiglia. Uno zio, un cugino, i nonni, altri parenti sono famiglia. Qui c’è sempre un aggregato vasto di nuclei famigliari (il clan, pensa l’intervistatore) che fa scattare la rete della solidarietà. Ma anche per un’altra ragione non ci piacciono le adozioni a distanza: si creerebbero squilibri e disuguaglianze nel villaggio, tra i pochi fortunati e i molti non fortunati.
Ci becchiamo la lezione di questa risposta e ricordiamo che non lontano dalla terra di don Kolë è nata, guarda un po’!, Madre Teresa di Calcutta.
Azzardiamo ancora qualche domanda di politica. Ma Peshter è piccola e periferica, i grandi temi internazionali o anche le grandi questioni nazionali non sono in cima agli interessi di questo prete di frontiera, che ha davanti agli occhi le miserie e i drammi di uomini e donne precisi, individuabili, bisognosi qui e subito di un aiuto concreto.
Tutto quello che vuole, in sintesi, è un almeno graduale avvio di vita democratica dopo le prossime elezioni politiche.
Con questo giudizio concorda Walter, l’interprete che si è “sacrificato” per noi più di un’ora e mezza.
E’ un po’ tardi, ormai.
Lasciamo don Kolë al suo incontro con gli operatori Caritas, non senza portare nel cuore e nella mente l’ultima lezione che ci consegna: qui da noi – egli dice – cristiani e musulmani vivono bene in pace, in armonia. Si sposano tra loro, insieme partecipano alle feste religiose e tradizionali. Non c’è nessun problema che scaturisca dalle stolte presunzioni di superiorità di una civiltà sull’altra.
Sei venuto a ringraziarci, don Nicola Giuseppe (Kolë Zefi), per quel poco che ti abbiamo saputo dare, non sapevamo (o forse soltanto sospettavamo) che, salutandoti, siamo noi che dobbiamo dirti un grazie rotondo e commosso. A presto.
Andrea de Lisio
|
| Created by leenas.net newsView |