dicembre 8, 2002
 E' scomparso l'avvocato Pietro Petrecca @ 0.26.52
di a cura della redazione

E" scomparso oggi a Venafro l"avvocato Pietro Petrecca. Aveva 76 anni. Sindaco della città dal 1977 al 1985, presidente del Consiglio di amministrazione dell"ospedale "Ss. Rosario" a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, ha speso la sua vita tra la brillante carriera di avvocato e la gestione della cosa pubblica. E" stato Presidente dell"Ordine degli Avvocati della Provincia di Isernia e componente del Consiglio nazionale dell"Ordine forense. Era stato nominato proprio di recente dal presidente Ciampi Grande Ufficiale della Repubblica per meriti professionali. Attualmente era consigliere comunale in carica. Per pochi voti, nel 2000, non è stato eletto sindaco. Persona stimata, sia come professionista che come amministratore pubblico, era stato protagonista dell"ultima stagione di grande splendore della città di Venafro, alla quale è sempre stato molto legato. Tra l"altro si deve a lui l"acquisizione al patrimonio del Comune del Castello Pandone e dell"ex chiesa di Sant"Agostino, destinata a biblioteca comunale, oltre che le iniziative per l"apertura del museo archeologico di Santa Chiara. Persona di grande cultura e di grande umanità, nella sua lunga carriera di avvocato ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti nazionali. Con lui se ne va un pezzo di storia di Venafro e del Molise. Questa mattina al Tribunale di Isernia sono stati sospesi tutti i processi in segno di lutto. L"avvocato Petrecca è stato commemorato anche presso il Tribunale di Cassino. I funerali si terranno domani alla Cattedrale di Venafro alle ore 15. Alla sua famiglia vanno le più sentite condoglianze da parte del direttore Antonio Sorbo e di tutto lo staff del nostro giornale.

(Venafro, 4 dicembre 2002)


novembre 22, 2002
 E' morto a Teramo il dottor Gaetano Ancona, magistrato molisano @ 9:45:52 PM
di Marco Ceravolo

E" morto a Teramo il dottor Gaetano Ancona, magistrato molisano che da alcuni decenni si era trasferito nella città abruzzese. Ancona era nato a Forli del Sannio. Viveva a Teramo dal 1947, quando fu nominato sostituto procuratore al tribunale di Teramo. Divenne poi procuratore capo della Repubblica, sempre a Teramo, nel 1958, e ricoprì l"incarico fino al 1971. Gaetano Ancona divenne poi presidente della Corte d"assise d"appello dell"Aquila e tre anni dopo fu nominato Avvocato generale presso la procura generale, sempre all"Aquila. Incarico che mantenne fino a quando andò in pensione, a 68 anni. Una carriera nella magistratura proseguita poi dal figlio Carlo, attualmente giudice presso il tribunale di Trento.


novembre 9, 2002
 Giuseppe Abiuso e la dolce terra molisana @ 1.34.40
di Orlando Abiuso

Negli anni ’60 il noto presentatore della Rai Silvio Gigli, girava per l’Italia realizzando uno spettacolo radiofonico settimanale “ I due campioni”(alla ricerca dal paese dove si amano di più musica e poesia), diffuso in differita sulla rete nazionale la domenica mattina.Selezionava, per ogni regione, il paese vincitore che forniva il cantante e il poeta migliori.
Nel Molise il presentatore toscano registrò lo spettacolo un sabato sera dal vivo, nella piazza Umberto I° di Riccia, e andò in onda sulla rete nazionale la domenica mattina.
Vi parteciparono sette paesi, selezionati da Radiosquadre che visitarono tutti i paesi in provincia di Campobasso.
I paesi in gara a Riccia erano: Gambatesa, Riccia, Cercemaggiore, Gildone, Macchia Valfortore, Sepino e San Giuliano del Sannio.
Animavano lo spettacolo un gruppo di popolani gambatesani che presentavano al pubblico un paese alla volta, con una strofetta di “Majtunata” introduttiva. E il cantante Gino Latilla, ospite della trasmissione e membro della Giuria, della quale facevano parte il giornalista campobassano Guido Massarelli per la stampa molisana, un funzionario del Provveditorato agli Studi di Campobasso.
Due attori della Rai intervenivano, quando necessario, per recitare le poesie dei paesi in gara.
Per la cronaca, vinsero la gara i due campioni di Cercemaggiore, ma risultò molto apprezzata dalla critica e dal pubblico la poesia in gara per Gambatesa intitolata “Il mio paese”, inviata dalla Calabria da Giuseppe Abiuso, poeta molisano noto, preside di scuola media in quella regione.
Al Molise, in questi giorni salito alle luci della ribalta nazionale nella triste cronaca massmediale del terremoto che l’ha colpito, e che ha provocato anche la morte di 26 bambini di scuola elementare. Alla terra molisana (rimasta oscurata per secoli nel panorama della geografia e della storia social-economica del nostro paese fino ai nostri recenti giorni, come è risultato da un recente sondaggio nazionale), come figlio di questa terra e come nipote del poeta Giuseppe Abiuso morto nel 1981, figlio anch’egli di questa molisana che tanto amava, ripropongo la lettura della sua lirica scritta per quella trasmissione radiofonica.



IL MIO PAESE

Tra tutti i paesi del mondo
- il cuor vi ha lasciato un brandello di sé -
di tutti, il più bello
mi riconduce al cuor la nostalgia,
la mia terra natia:
l’umile, dolce terra molisana,
sospirata e lontana.
Non azzurre distese di mare al mio paese:
un mare vedere soltanto vi puoi,
un fantastico mare,
che appare e dispare d’incanto.
Lo vedi affiorar,
dilagare aereo sul profilo delle colline
e labile, poi, dileguare.
Fantastico mare, che appare e dispare.
Né vette al ciel protese nimbate di turchese.
Modesto di rilievo,
uniche forme son le colline stesse,
forme monotone e tonde,
ma nulla più dolce di esse
allor che tremare nell’onde verdi
del molle frumento le vedi:
fuggire nel vento tiepido della primavera,
morbide divenute e terse,
come plaghe di cielo a sera.
Quì, dove il mare con carezza d’onda (1)
alla calabra terra il dolce fianco bacia,
sommerso in un alone bianco
di vanescente spuma,
e la Montèa, tricuspide, nell’aria adagia (2)
la sua grazia solitaria
sì che la roccia in ciel, ecco si sfuma.
Qui mi riaffiora al cuor, con nostalgia,
la mia terra natia:
umile, dolce terra molisana,
sospirata e lontana.

Giuseppe Abiuso




(1)a Belvedere Marittimo in provincia di Cosenza, sulla costa calabra dove il poeta viveva.
(2)la sommità della montagna che sovrasta Belvedere M. alta m.1785
_________________________________________________________________

GIUSEPPE ABIUSO, …è nato a Gambatesa nel Molise, ma ha vissuto moltissimi anni in Calabria dove svolgeva la sua attività di uomo della scuola. Preside di Scuola Media, ha pubblicato alcuni libri di poesie, dai non più introvabili “Passiflore” (Gastaldi, Milano, 1950) e “ Brindisi alla primavera” (Intelisano, Milano, 1961), ai recenti “ Sul cuore, un’alba” (Gabrieli, Roma, 1969) e “Il pettirosso e l’edera” ( Albatros, Roma,1981).
Ha pubblicato su “Ausonia” (Siena) traduzioni dai Lirici greci e dai maggiori poeti latini.
Molto apprezzata una sua traduzione di Favole di Fedro.
Ha vinto parecchi premi letterari ed ha fatto parte della Giuria del Premio Nazionale di Poesia e Giornalismo “Calabria ‘79”.
E’ morto a Belvedere Marittimo (Cs) nel 1981.


ottobre 29, 2002
 Si è spento Aldo Savino, tra i fondatori della delegazione Cisl di Isernia @ 20.38.37
di a cura della redazione

Si è spento a San Benedetto del Tronto all"età di 79 anni Aldo Savino, sindacalista della Cisl. Già responsabile dell’Unione Pensionati della Cisl, nonchè tra i soci fondatori dell’Università della Terza Età sambenedettese e dell’Antea, l’associazione di volontariato del sindacato che si occupa dell’assistenza sanitaria agli anziani, aveva praticamente «fondato» le delegazioni Cisl di Brescia e di Isernia, sedi nelle quali aveva prestato servizio come impiegato delle Poste. Ad Isernia sono molti i "vecchi" cislini che lo ricordano. Era andato in pensione alla fine degli anni "70 tornando nella sua terra d"origine dove aveva ricoperto la carica di responsabile provinciale della federazione pensionati Cisl. I funerali si sono svolti domenica pomeriggio.


ottobre 22, 2002
 LA STORIA - A 61 anni non perde il vizio di rapinare banche, in carcere un isernino @ 8:47:10 PM
di a cura della redazione

DAL CORRIERE DELLA SERA DEL 22 OTTOBRE 2002

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I banditi sessantenni hanno atteso l’apertura della cassaforte a tempo. La polizia ha riconosciuto i loro volti


Manette ai rapinatori di mezza età

Filmati da una telecamera durante l’assalto in una banca di via Canonica

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Hanno l’età della pensione, ma Fernando Comparetti, 59 anni, di Cagliari, noto per aver rubato un paio d’anni fa la cassaforte della residenza per anziani di via Leone XIII e Giovanni Frangione, 61 anni, di Isernia, con in testa, ancora conficcata, la pallottola esplosa da una guardia giurata durante un fallito assalto datato 1974 a un furgone portavalori, non vogliono saperne di ritirarsi dalla scena della malavita. I due, che il 19 agosto scorso sono ricaduti in tentazione, assaltando con un taglierino la Banca Carige di via Canonica 74 e raccogliendo un bottino di sessantamila euro, sono stati riconosciuti e arrestati dagli agenti dell’antirapina della squadra mobile. Come è spesso accaduto nella loro vita di piccoli balordi, a tradirli è stata un’informazione sbagliata. Il basista aveva garantito che la banca non aveva un servizio di videosorveglianza interna. Così i due, berrettino da baseball in testa per coprire la calvizie, avevano agito a volto scoperto, finendo per farsi riconoscere dai poliziotti.
Comparetti e Frangione, che per sostenersi in questi anni non più verdi avevano deciso di andare a vivere in via Abbiati 7, hanno tentato di negare tutto. Ma quando hanno visto le immagini ricavate dalla cassetta della banca, hanno ammesso di essere gli autori del colpo. Un assalto condotto comunque con una punta di genialità. I due in tempi in cui le rapine agli istituti di credito rendono non più di cinque, seimila euro, taglierino in pugno erano entrati in azione pochi minuti prima che la filiale chiudesse. All’interno c’erano soltanto due impiegati.
«Non possiamo darvi che pochi spiccioli perché le casseforti sono a tempo. Neanche noi sappiamo quando si apriranno automaticamente», si erano affrettati a spiegare i dipendenti. Comparetti e Frangione, preparati anche a quell’evenienza, si erano accomodati su due poltroncine e avevano atteso per almeno mezz’ora l’apertura dei forzieri. A quel punto, riempito un sacchetto di denaro sotto l’occhio elettronico di quella telecamera che non avrebbe dovuto essere accesa, erano fuggiti. Arrestati più volte in tempi recenti per furto, i due banditi attempati erano rimasti a San Vittore per pochi giorni. Motivo: le loro precarie condizioni di salute non sono compatibili con la vita in cella.

Paolo Chiarelli


settembre 25, 2002
 E' scomparso a Roma l'avvocato Amedeo Moauro @ 17.17.30
di Tonino Palomba

Il Sindaco, Pasquale Di Filippo; gli assessori; il Consiglio Comunale e la popolazione di Poggio Sannita partecipano al lutto che ha colpito le famiglia Moauro per la scomparsa del l’avv. Amedeo Moauro (nella foto) deceduto a Roma il 25 settembre.

L’avv. Moauro era nato a Poggio Sannita il 26 ottobre 1914, dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli si era trasferito a Roma. Sposato con la sig.ra Italia Del Moro da cui ha avuto un figlio, Raffaele.

Personalità dalla cultura profonda e cultore in particolare della poesia dialettale poggese, fu uomo schivo e restio ad ogni forma di protagonismo, tanto che la sua unica pubblicazione “Na ‘nze de fantasia” fu dovuta più all’incitamento di alcuni amici e parenti che alla sua effettiva volontà. Nel volumetto sono descritti i momenti più significativi della vita quotidiana di Poggio Sannita. Il componimento più famoso del MOAURO resta “La vellégna”, scritta nel 1936 in occasione della prima “Sagra dell’Uva”. In tale componimento, con colori molto vividi, viene descritta la “festa” della vendemmia. Il libro, pubblicato nel 1992 con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Poggio Sannita, racchiude le migliori canzoni e poesie di Amedeo MOAURO e viene citato anche nella “Letteratura dialettale molisana” di M. Gramegna .


settembre 7, 2002
 Il tenente colonnello Luongo al vertice del Reparto Carabinieri di Roma @ 4.25.32
di a cura della redazione

Il tenente colonnello Salvatore Luongo è il nuovo comandante del Reparto territoriale dei carabinieri di Roma. Proveniente dal Comando generale dell"Arma, dove ha rivestito la carica di capo ufficio del capo di Stato Maggiore. Luongo, 40 anni, venafrano, laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, nella Capitale ha guidato in passato le compagnie Casilina e Trastevere. L"alto ufficiale è "figlio d"arte": il padre è stato a lungo comandante della stazione carabinieri di Venafro.


agosto 26, 2002
 Molinaro, il pacioccone bacchettato da Forza Italia @ 1.12.06
di Giorgio Duri

Lo conoscete Antonino Molinaro? E" un imprenditore di Trivento con la passione per il calcio, è una persona simpatica e non si capisce - sinceramente - cosa ci faccia insieme ai "trinariciuti" di Forza Italia, partito per il quale è stato candidato ed eletto consigliere regionale. Molinaro è anche colui che, caso forse unico in Italia, ha tenuto una conferenza stampa per fare il bilancio dei primi 100 giorni da... presidente di Commissione. Bene, su Molinaro è arrivata in queste ore una grandinata proveniente proprio da Forza Italia che lo ha bacchettato duramente. Perché? Perché Molinaro ha osato esprimere una sua opinione. Ma nella Casa delle Libertà non tutti sono liberi di dire quello che pensano. Molinaro, in consigliere "pacioccone" di Trivento, ha osato rilasciare una dichiarazione nella quale afferma che "Cinque direttori generali sono una vera esagerazione per la struttura regionale". Molinaro ha indirettamente criticato il provvedimento con il quale la giunta Iorio, solo poche settimane fa, ha nominato i cinque nuovi direttori generali, uno in più rispetto al numero dei direttori generali nominati dal Governo Di Stasi. Apriti cielo! Il gruppo di Forza Italia alla Regione in una nota prende le distanze dalle dichiarazioni di Molinaro, "in merito all"eccessivo numero di direttori generali alla Regione". Molinaro si sarà anche dispiaciuto, ma, da "furbacchione" e "pacioccone", può rispondere tranquillamente: "E chi se ne frega...". Lui, infatti, pur eletto con Forza Italia, si è iscritto nel gruppo del "Polo per il Molise", il gruppo di Michele Iorio - leader molisano degli "azzurri".

(Campobasso, 8 agosto 2002)


agosto 25, 2002
 Lepore, lo speedy-assessore, ci riprova... @ 3.57.34
di Barbablù

Lo ricordate? Sì, è proprio lui. E" Pierluigi Lepore. Lo avevamo lasciato dopo che aveva battuto un record mondiale, quello dell"assessore più "veloce" del mondo. Veloce a far che? A uscire di scena, ovviamente. Michele Iorio lo aveva appena nominato assessore regionale in modo ufficiale e solenne. Lui, l"ex presidente provinciale di An, aveva avuto il tempo di vedere il suo nuovo ufficio, di pensare a chi doveva chiamare nella sua segreteria particolare, a rilasciare interviste nelle quali illustrava i suoi buoni propositi. Ma il "sogno" non è durato nemmeno una settimana. Arrivato in Consiglio regionale, Michele Iorio lo ha sostituito con Filoteo Di Sandro. Il povero Pierluigi uscì di scena senza dire una parola. Trombato alle elezioni, fuori dagli incarichi di vertice del partito, sembrava davvero destinato a lasciare la politica (e molti, anche in An, si auguravano che ciò accadesse). Lepore ha trascorso mesi e mesi a meditare nella sua edicola di Larino. Tra un "Novella 2000" e un "Famiglia cristiana", alla fine ha deciso che la politica molisana non poteva rinunciare a lui. E poi Iorio lo aveva detto: gli troveremo un"altra sistemazione. E così è stato. Lepore è stato nominato rappresentante dell"Apt (!?) al Consorzio Industriale e, con l"intercessione di Iorio, Vittorio Rizzi - l"eterno presidente (quanti anni sono che è al vertice del Consorzio?) - lo ha nominato assessore. Non è la stessa cosa, certo. A Palazzo Santoro poteva contare sull"auto blu, sull"autista, su uno stuolo di segretari, sul telefonino gratuito, su 16 milioni al mese e su un sacco di altre cose. Ma meglio di niente. L"indennità di carica al Consorzio Industriale si avvicina allo stipendio di un dirigente pubblico. E poi si può sempre coltivare l"illusione di essere utili alla collettività e soprattutto a... se stessi. Lepore, naturalmente, prima di ufficializzare la notizia ha aspettato qualche giorno. Non si sa mai...

(Termoli, 11 agosto 2002)


agosto 22, 2002
 TRIVENTO: FINALE REGIONALE DI MISS MONDO ITALIA @ 15.39.37
di redazione

 
SUCCESSO PIENO PER L’ATTESISSIMA FINALE REGIONALE DEL CONCORSO MISS MONDO ITALIA, VERSIONE ITALIANA DI MISS WORLD. SI E’ IMPOSTA LA 20ENNE SERNA ZAMPILLI, DI SESTO CAMPANO.

 
E’ Serena Zampilli la Ragazza Eleganza Molise 2002. Mora e statuaria la bellissima 20enne di Sesto Campano ha affascinato pubblico e giuria, riscotendo unanimi consensi. Con questo successo Serena scavalca le fasi interregionali del concorso e accede direttamente alle finali nazionali, entrando nel novero delle 100 ragazze in grado di rappresentare al meglio, in ambito internazionale, la bellezza delle donne italiane.
In 20, a Triveneto, nella tarda serata di domenica 18 agosto, si sono date battaglia per guadagnare l’accesso alle fasi interregionali e nazionali di Miss Mondo Italia, versione italiana di quello che indiscutibilmente è il massimo concorso di bellezza su scala planetaria: Miss World. Presto alla Serena Zampilli potrebbero affiancarsi altre ragazze a rappresentare la nostra regione; una specifica commissione tecnica, infatti, ha decretato meritevoli delle selezioni interregionali (dalle quali pure è possibile raggiungere le finali) altre tre ragazze: Maria Angelone di Venafro, Giulia Porquiè di Filignano e la campobassana Valeria Mascioli. Ad una di loro potrebbe toccare l’ambito titolo di “Miss Mondo Molise” e raggiungere la Zampilli in finale nazionale. Per quanto riguarda la categoria delle “Ragazze Cioè”, le minorenni, ben cinque di loro hanno guadagnato l’accesso alle selezioni interregionali: Norma Calleo di Pozzilli, Annalisa D’Aloia di Isernia, Maria Rosaria Pistacchio di Venafro, Katia Pasquale di Campobasso e Lidia Varsalone di Trivento.

 
E’ stata una finale regionale da incorniciare; un pubblico foltissimo ha gremito la scalinata “San Nicola” nell’intera sua lunghezza. Applausi scroscianti hanno costantemente accompagnato le ragazze e gli artisti, a partire dalla Cabarettista Teresa Lallo che con il suo esilarante show sta calcando i più prestigiosi palcoscenici italiani. Lo spettacolo è iniziato alle 22,00, nella suggestiva scenografia della scalinata che è il simbolo della città. A garantire la riuscita dell’evento un cast di professionisti di indiscusso valore, a partire dal presentatore Sandro Iadanza di radio Rai e dalla madrina della serata, l’affascinante Silvia Recine di “Sarabanda”, cui ha fatto da contorno la giovanissima show girl Katiuscia Feuda. Vere protagoniste della manifestazione, tuttavia, sono state le concorrenti; 20 splendide fanciulle quasi tutte molisane. Degna di nota anche la presenza a Trivento dei titolari della Ezeta Comunicazione (licenziataria italiana del concorso Miss World), con Enzo Zanca accompagnato dal figliolo Francesco.
La scelta di svolgere a Trivento la finale regionale del concorso di bellezza di maggior blasone internazione, non è stata certo casuale. Caldeggiata direttamente da un triventino DOC, l’Assessore Regionale Antonino Molinaro, l’ipotesi è diventata realtà grazie all’interesse della locale Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Pasquale Corallo. Entrambi entusiasti della buona riuscita dell’evento, i due politici hanno manifestato a caldo l’intenzione di ripetere la manifestazione anche negli anni a venire. “il nostro fine” –ha dichiarato il primo cittadino di Trivento – “è la rivalutazione in chiave turistica della nostra città.. In tal senso è necessaria la riscoperta di quell’autentico scrigno di arte e cultura che è il centro storico di Trivento. Crediamo pertanto che manifestazioni come quella di domenica sera, capaci di attrarre tanta gente e l’interesse dei mass media, siano da promuovere e incentivare”.
Un concetto chiaro ed esplicito quello espresso dal Sindaco Pasquale Corallo, ampiamente condiviso dall’intera Amministrazione comunale, in particolare dall’Assessore alla cultura Marisa Pavone. In sintonia anche i vertici della Pro – Loco, rappresentati dal Presidente Massimo Gaspare e dal suo vice Ninì Santarelli, che particolarmente si sono adoperati per la buona riuscita della manifestazione.

- MISS WORLD: BELLEZZE SENZA FRONTIERE -

MISS WORLD, il più antico ed importante concorso di bellezza su scala planetaria, si svolge ininterrottamente da ben 52 anni. Scopo del concorso in Italia è quello di designare ogni anno la candidata che andrà a rappresentare ufficialmente il nostro paese alle finali internazionali di MISS WORLD. A livello nazionale i concorsi Miss Mondo Italia, Mister Mondo Italia e Ragazza Cioè, articolati in circa 200 tappe e gestiti dalla E Zeta Comunicazione di Roma, toccano tutte le regioni e si concluderanno ufficialmente a fine estate con le finali regionali e nazionali.
Per il Centro Italia responsabile dei concorsi è la Chiarore Spettacoli di Frosinone; limitatamente al territorio molisano, invece, la gestione è stata affidata alla TG Service. Nella nostra Regione sono in svolgimento le selezioni provinciali, in vista della finale regionale che avrà luogo a Trivento il 18 agosto. Tutte le manifestazioni saranno divulgate a livello planetario tramite i siti internet www.missmondoitalia.it e www.tgservice.net, dai quali è anche possibile iscriversi ai concorsi. Le aspiranti miss, di età compresa fra i 14 e i 26 anni, possono iscriversi anche con una semplice telefonata al n. 338.1048800.
FOTO:
- Serena Zampilli
- Serena Zampilli raggiante con la fascia
- Serena Zampilli fra Antonino Molinari e Pasquale Corallo
- Salita San Nicola gremita di gente
- Logo del concorso
I TITOLI REGIONALI:

MISS MONDO MOLISE – possono concorrere ragazze maggiorenni (almeno 18 anni entro la data del 30 settembre ’02), con un"adeguata preparazione culturale e buona conoscenza della lingua inglese, in grado di rappresentare a livello mondiale la bellezza della donna italiana;

MISTER MONDO MOLISE - possono concorrere ragazzi maggiorenni (almeno 18 anni entro la data del 30 settembre ’02), con un"adeguata preparazione culturale e buona conoscenza della lingua inglese, in grado di rappresentare a livello mondiale la bellezza del maschio italiano;

RAGAZZA CIOE" MOLISE - possono concorrere ragazze minorenni (almeno 14 anni entro la data del 30 settembre ’02), non necessariamente bellissime, ma spigliate, simpatiche e spontanee, nelle quali possano riconoscersi le loro coetanee.

RAGAZZA ELEGANZA-SCHWARZKOPF MOLISE - possono aspirare ragazze maggiorenni (almeno 18 anni entro la data del 30 settembre ’02), dotate di un portamento da indossatrice, che sappiano interpretare in passerella l’eleganza dell’hairstylist più attuale, del quale Schwarzkopf è leader in tutto il mondo;

RAGAZZA LINEA SPRINT MOLISE - dovrà essere scelta dalla giuria tra le candidate maggiorenni, votando la ragazza più “sprint”, cioè quella con maggior grinta e personalità.

RAGAZZA WEB/TGSERVICE - Viene eletta via Internet. Gli "internauti" potranno scegliere la loro reginetta preferita “sfogliando” foto e biografie delle concorrenti sulle pagine del sito www.tgservice.net . La vincitrice sarà ufficialmente incoronata a fine anno.


agosto 9, 2002
 IL PERSONAGGIO - Carlo Astorri sfrattato da Forza Italia. E ben gli sta... @ 0.50.50
di Giorgio Duri

Carlo Astorri era uno degli “azzurri” più convinti. Era stato tra i più entusiasti, tra quelli anche più “duri”. Era insomma un esponente di spicco di Forza Italia. Lui, consigliere comunale a Campobasso eletto per il secondo mandato consecutivo, era stato uno dei più fieri oppositori del sindaco Massa a Palazzo San Giorgio e tra i principali sostenitori di Michele Iorio nella sua corsa verso la presidenza della Regione. Adesso Forza Italia gli ha mandato lo… “sfratto”. Astorri era entrato in polemica con i vertici regionali del partito. Rimasto deluso da alcune scelte dei dirigenti "azzurri", non aveva rinnovato la tessera ma era rimasto comunque nel gruppo forzista a Palazzo San Giorgio. Di Giacomo, coordinatore regionale di Forza Italia, gran fustigatore del conflitto di interessi di alcuni esponenti del Polo, ha precisato che Astorri, ogni volta che apriva bocca per intervenire in questioni politiche o amministrative, parlava a titolo personale e che con Forza Italia non aveva più nulla a che fare. Lui, il consigliere, ha ribattuto che la legge gli consente di stare nel gruppo anche senza essere iscritto e che Di Giacomo a Campobasso ha ormai solo otto tesserati. Adesso è arrivato sul povero “Carletto” – così lo chiamano gli amici – il colpo di grazia. Il circolo cittadino di Campobasso di Forza Italia non solo ha detto con un comunicato che Astorri è fuori dal partito, ma lo ha anche invitato a lasciare al più presto il gruppo degli “azzurri” a Palazzo San Giorgio. Un altro ex illustre, calpestato e travolto dal “nuovo corso” di Forza Italia. Verrebbe da dire: ben gli sta…


luglio 25, 2002
 Giovanni Palatucci, il Perlasca molisano @ 2:53:19 PM
di a cura della redazione

Lo hanno definito il Perlasca molisano. Giovanni Palatucci, poliziotto molisano, potrebbe essere beatificato. Su questo personaggio è stato anche scritto un libro intitolato "Giovanni Palatucci - Il poliziotto che salvò migliaia di ebrei". Il volume, dopo la presentazione tenutasi a Roma il 20 luglio scorso, è stato presentato anche a Campobasso. In oltre 150 pagine sono contenute le testimonianze, corredate di foto e documenti, che raccontano come Palatucci riuscì a salvare migliaia di ebrei rischiando la vita. Fu l"ultimo questore di Fiume, poi la città finì in mano ai partigiani di Tito, fu sottratta all"Italia ed entrò a far parte della federazione jugoslava. Proprio nella sua veste di funzionario riuscì a sottrarre migliaia di ebrei alla deportazione dei nazisti. Sono stati proprio i sopravvissuti, coloro che evitarono una morte certa grazie al poliziotto molisano, a portare all"attenzione dell"opinione pubblica questa figura dando un contributo decisivo alla pubblicazione del libro. I proventi ricavati dalla vendita di questo volume saranno destinati alla istituzione di borse di studio intitolate a Palatucci.


luglio 10, 2002
 E' morto a Roma Gennaro Morra, storico e studioso molisano @ 0.29.28
di a cura della redazione

Gennaro Morra, storico molisano, uomo di cultura e intellettuale, è morto a Roma. Autore di decine di libri, era nato a Venafro il 22 novembre del 1922. Laureato in Giurisprudenza, è stato dirigente generale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Ricercatore, si devono a lui studi e scoperte di grande importanza per la storia locale. Da alcuni anni ricopriva l"incarico di direttore onorario della biblioteca comunale di Venafro. Pur essendosi trasferito a Roma negli anni del dopoguerra, era legatissimo alla sua città di origine dove conservava una casa nel centro storico e dove tornava spesso. A causare la morte le complicazioni di un malanno che lo aveva colpito nelle scorse settimane, in occasione di un viaggio in medio Oriente, dove si era recato per alcune ricerche. Proprio nei giorni scorsi era uscito il suo ultimo libro, una monumentale storia di Venafro dalle origini al medioevo. @ltroMolise lo ricorda per la sua onestà intellettuale, per la sua instancabile attività di uomo di cultura lontano dai riflettori, per la sua modestia ed umiltà e per la sua grande disponibilità. Una grave perdita per la città di Venafro e per il Molise intero.

(Venafro, 7 luglio 2002)


giugno 10, 2002
 Commemorata a Curtatone la figura del venafrano Leopoldo Pilla @ 3.56.04
di a cura della redazione

Con una solenne cerimonia, a Curtatone, in Provincia di Mantova, è stato ricordato l’eroe-scienziato Leopoldo Pilla. Nato a Venafro il 20 ottobre 1805 e divenuto Geologo di gran fama (gli venne offerta una cattedra all’Università di Napoli), Leopoldo Pilla nell’autunno del 1847 scoprì la sua anima “rivoluzionaria” entrando a far parte della Guardia Civica di Pisa. Il 21 marzo dell’anno successivo si iscrisse tra i volontari toscani che decisero di partire con le armi alla volta di Modena e Parma per aiutare gli insorti di quei Ducati. Il battaglione dei volontari (Pilla aveva il grado di Capitano) allestì il proprio quartiere generale nei pressi di Curtatone dove, il 29 maggio 1848, iniziò la battaglia con gli Austriaci. Leopoldo Pilla cadde colpito da una cannonata mentre impartiva ordini ai suoi soldati.
Da allora questa nobile figura di eroe-scienziato, morto per la liberazione dell’Italia, continua ad essere un riferimento, non solo per i venafrani. Una lapide marmorea lo ricorda nell"aula consiliare del Comune di Venafro, mentre una targa bronzea "a imperitura memoria del figlio diletto" il 28 maggio 1994 è stata deposta nel Sacrario Militare di Curtatone, per volere dell’allora sindaco Vincenzo Ottaviano.
In occasione del 154° anniversario della morte dell’eroe, il Comune di Venafro ha inviato a Curtatone una delegazione ufficiale guidata dall’Assessore alla Cultura Angela Maria Tommasone. Alla cerimonia ha preso parte anche il Tenente Pietro Mennone, che è stato recentemente comandante pro-tempore della Compagnia Carabinieri di Venafro e che ora guida la Compagnia di Viadana, in Provincia di Mantova.
“Sono rimasta colpita dall’accoglienza riservataci – ha dichiarato l’Assessore Tommasone –, nel suo discorso ufficiale, il Sindaco di Curtatone ha usato parole benevole nei confronti di Venafro e del suo nobile figlio Leopoldo Pilla. L’auspicio è che questo gemellaggio ideale fra i due comuni, alimentato dalla fiamma inestinguibile dell’eroe, abbia a rafforzarsi nel tempo.”


May 19, 2002
 Sabelli, manager molisano che ha sfiorato il vertice dell'Enel @ 9:03:09 PM
di Giorgio Duri

Il manager molisano Rocco Sabelli è arrivato ad un passo dal vertice dell"Enel. Quarantotto anni, nativo di Agnone, con una passione per il calcio (e qualche stagione giocata da difensore nella squadra del suo paese), Sabelli era entrato nel gran valzer che ha portato alla sostituzione del presidente e dell"amministratore delegato dell"azienda elettrica, Chicco Testa e Franco Tatò. Il nuovo presidente è Piero Gnudi, mentre amministratore delegato è stato nominato Paolo Scaroni. Incarico, quest"ultimo, al quale Sabelli non è arrivato per un soffio. Racconta il "Corriere della Sera": "L"altro candidato che figurava nella lista ristretta sottoposta da Tremonti a Berlusconi, l"ex manager di Telecom Italia, Rocco Sabelli, era già, nei fatti, fuori dalla competizione. Se non altro per una ragione molto concreta. Quando, a settembre dello scorso anno, Sabelli ha lasciato la società telefonica appena conquistata da Marco Tronchetti Provera, ha firmato un patto in cui si è impegnato a non passare prima di un certo lasso di tempo a una società concorrente, e l"Enel come è noto controlla Qind. Se avesse "tradito" il patto di non concorrenza avrebbe dovuto restituire integralmente la buonuscita di qualche miliardo". Sabelli, che è stato il numero due di Telecom nell"era Colaninno, è però in corsa per altri incarichi di prestigio. E presto potrebbero esserci notizie che lo riguardano.


April 23, 2002
 Perna, industriale molisano self-made men @ 9:43:55 PM
di Orlando Abiuso

Il nome Antonio è molto diffuso nel Molise, reso familiarmente diminutivo in Tonino, e Tony per le famiglie molisane emigrate nei paesi anglosassoni.
Due sono però i “Tonino “ per antonomasia, quelli che hanno costretto gli operatori dell’informazione scritta e televisiva a ristudiarsi la cartina geografica dell’Italia per localizzare con esattezza il Molise tra le regioni del Sud, ristabilendo una dignità geografica perduta., confusa con la Basilicata o l’Abruzzo.

Tonino ( Di Pietro) nazionale, ex magistrato di “Mani Pulite”, ora leader dell’Italia dei Valori, di Montenero di Bisaccia nel Bassomolise, e l’altro Tonino (Perna), industriale molisano che ha conquistato la moda e carte di credito (maison Ferrè e Diners Club Europa, ma anche molti altri affari; prossimo obiettivo: portare il fatturato complessivo di 2 mila miliardi di lire) di Pettoranello, nell’Altomolise.

Il primo, cinquantunenne della provincia di Campobasso; il secondo, cinquantatreenne dell’area di Isernia: due storie molisane di successo, parallele e contemporanee, avviate nel natio Molise per estendersi in seguito sull’intero territorio nazionale. Entrambi figli di contadini.
Giuseppe e Annina sono i nomi dei genitori di Di Pietro; Sebastiano e Amalia sono i nomi dei genitori di Perna, piccoli agricoltori molisani rispettivamente nelle campagne di Montenero di Bisaccia e in quelle di Pettoranello del Molise.

E Tonino Perna ancora oggi ha la base della sua industria al suo paese molisano, dove ha costruito un vero impero economico: difficile da quantificare visto che la Gtp Holding (che sta per Gruppo Tonino Perna) , ora denominato It Holding, fa spesa a raffica ed aggiunge “pezzi” nuovi praticamente ogni mese.
In un recente profilo dell’industriale molisano sulle pagine di Economia del “Corriere della sera” ,a firma di Raffaella Polato, Tonino Perna affermava: ”oggi movimentiamo almeno 12 mila miliardi e , oltre ai 5 mila dipendenti diretti, con l’indotto diamo lavoro ad altre 6-7 mila persone”.
L’ultimo colpo lo ha fatto comprandosi la maison di Gianfranco Ferrè, e successivamente ha rilevato da Citigroup, la Diners Club Europa.
Ne ha fatta di strada il figlio di contadini che nel ’71, poco più che ventenne e con pochi soldi nelle tasche dei pantaloni, in società con il fratello Remo prendeva in affitto una stanza a Isernia, assumeva tre operai e cominciava a produrre jeans “ perché qui in Molise nessuno li faceva, e dopo il ‘68 avevamo scommesso sul loro successo”.
In seguito la strada dei due fratelli si separerà, senza “ nessuno attrito- assicura Tonino nel citato profilo sul “Corriere della sera”- e non mi piace parlarne. Sono cose di famiglia e la famiglia per me è tutto…e poi invece che al passato preferisco pensare al futuro…per avere successo bisogna avere idee, idee e ancora idee, e io penso di averle”.
Parole insolite e rassicuranti da “self-made men “ del Nord, sulla bocca di un molisano che crede molto nelle sue idee e risorse personali, nel rischio, nell’intraprendenza, nell’autonomia, e che non si aspetta contributi da nessuno.
E lo dichiara apertamente : ”Quando mi invitano – ai convegni - a parlare del Sud, rispondo no grazie. Perché poi devi stare li a sentire ogni volta la solita lamentela. E’ vero che le nostre regioni sono svantaggiate. Ma mi sono stancato: ci si chiede sempre che cosa possano fare gli altri per noi, mai cosa possiamo fare noi per noi”.
Una scuola di formazione dove si preparano i manager della moda si affianca all’azienda di Pettoranello. Sul supplemento del “Corriere della Sera” di venerdi 12 aprile u.s.(“Corriere Lavoro”) compare il bando di un concorso per 24 opportunità per 24 neolaureati che potranno accedere a due corsi in Fashion manegement organizzati dalla Corporate School di It Holding.
Al termine dei corsi i neolaureati potranno essere inseriti nelle strutture del gruppo ( azienda leader nel mercato dei beni di lusso).


April 20, 2002
 Alberto, sedotto e abbandonato @ 2:42:58 AM
di Pablo

Era il leader indiscusso del Ccd molisano. Era (o meglio, sarà ancora per poco) il sindaco di Termoli. Poteva diventare onorevole o assessore regionale o, proprio se voleva accontentarsi, presidente della Provincia di Campobasso. Ma Alberto Montano pensava che il Ccd gli stava stretto. Un partito troppo piccolo per le sue ambizioni troppo grandi. E così accettò le "tentazioni" di Michele Iorio, Gianfranco Conte e Ulisse Di Giacomo. D"altronde, in cambio del suo passaggio in Forza Italia, i vertici "azzurri" gli promettevano mari e monti. Ti candidiamo al Parlamento. E invece, quando sono andati a spartirsi le candidature, il nome di Montano è sparito. Non ti preoccupare, ti ricandideremo a sindaco di Termoli e se proprio il tuo nome non dovesse passare sarai tu il nostro candidato alla presidenza della Provincia di Campobasso. Ma ancora una volta il nome di Alberto è sparito, cancellato. Non sarà nè il candidato sindaco di Termoli né il candidato alla presidenza della Provincia. Per usare la parola giusta è stato "scaricato" senza troppi complimenti. Quelli che dovevano fare le barricate sul suo nome si sono arresi subito. Montano è un"altra vittima dell"abbraccio mortale con Michele Iorio. Uno dei tanti. La lista delle "vittime del presidente" è lunga, talmente lunga che si potrebbe costituire una associazione. I nomi eccellenti? Massimo Torraco, Pierluigi Lepore, Rosario De Matteis, Alfredo D"Ambrosio, Angelo Di Stefano, Giovanni Giorgetta, Emilio Orlando, Mariano Nucci, Raffaele Teodoro, Vittorio Rizzi e, in parte, anche Aldo Patriciello. Dicono che Montano avrebbe preferito ricevere una coltellata in pieno petto e non la notizia della sua "trombatura preventiva" decisa al tavolo romano del Polo delle Libertà. Una notizia che gli ha fatto schiumare rabbia. Dai vertici di Forza Italia è subito arrivato l"ordine di cercare di addolcire la pillola con tutti i mezzi possibili. Così oggi abbiamo sentito servizi televisivi agiografici sul "sindaco amato dai suoi cittadini", domani leggeremo, sui giornali allineati, "pistolotti" sull"uomo per bene che paga il prezzo delle "logiche dei partiti". Nessuno dirà la verità: cioè che Alberto Montano è un dilettante della politica (non come Remo Di Giandomenico, un vero professionista, con il quale il sindaco voleva mettersi in competizione in una partita impossibile: è come se uno di noi sfidasse Mike Tyson in un incontro di pugilato). Montano ha commesso un errore strategico gravissimo mettendo la sua carriera politica nelle mani dei vertici molisani di Forza Italia e ciò che gli è accaduto è l"effetto delle sue scelte scellerate. Dice un vecchio adagio: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Adesso fa sapere che lo sollecitano a presentare una lista civica. Lo sollecita chi? Farebbe bene ad uscire di scena con eleganza, prendendo atto del suo fallimento e meditando sui suoi errori. E non si faccia convincere a fare il semplice consigliere comunale o il consigliere provinciale. Sarebbe patetico.


March 19, 2002
 Myrna, molisana per amore dei propri figli @ 7:07:47 PM
di Barbara Bertolini

Sono tante le mamme coraggio che si battono ogni giorno per i loro figli, ma la storia di Myrna è davvero speciale. Si svolge tra il Centro America e il Molise e ha tutti i caratteri di un’epopea che ricalca il famoso libro “Dagli Appennini alle Ande”, anche se qui è la mamma che va alla ricerca delle sue creature.
Questa storia nasce dall’emigrazione molisana. Tra gli anni ’50 e ’60 questo flagello colpisce interi paesi che dimezzano quasi la popolazione di questa regione. Tra i tanti a lasciare il Molise vi è anche Antonio (è un nome di fantasia) che parte a 15 anni per il Brasile, per raggiungere un parente. L’adolescente in quel paese solare trova condizioni di vita durissime, aggravate dalle cattive relazioni che intrattiene con i familiari che lo hanno fatto venire e, però, appena raggiunta la maggiore età, fugge da tutto e da tutti alla ricerca della felicità. Approda a Panama, in Centro America che grazie al canale che collega i due oceani, è diventato un nucleo importante di scambi commerciali. Ma anche lì la vita è grama. Però lui è intelligente, pieno d’ingegno e di sogni che vuole realizzare, per questo si adatta a far di tutto, anche il “vu cumprà”. In effetti si imbatte su una organizzazione napoletana che lo addestra a questo mestiere e, in breve, il molisano diventa bravissimo in quest’arte. Tanto che lo mandano nei vari paesi del Centra America a piazzare orologi Rolex, vestiti e quant’altro, tutto in pura imitazione.
Il ragazzo riesce a guadagnare abbastanza da pagarsi l’alloggio in albergo, bei vestiti e un’automobile. E’ proprio questo che trarrà in inganno una giovane onduregna benestante che lo incrocia per mesi nelle vicinanze della scuola dove studia: bello, occhi verdi, ben vestito, con un aspetto così diverso dai suoi connazionali dell’Honduras. L’albergo di Antonio è, infatti, adiacente al suo istituto e i due, a forza di guardarsi, finiscono per conoscersi. Per conquistare questa ragazza dolce, solare, dai lineamenti metà maya e metà catalani, Antonio mette a frutto le sue arti di imbonitore e racconta alla ragazza di essere uno studente italiano in vacanze. Mirna è conquistata e concede al bell’Antonio più di quello che dovrebbe. Il molisano è il suo primo uomo importante, e la ragazza da quella relazione si aspetta solo il matrimonio. Ma Antonio non la pensa così e non intende concludere. E’ la mamma di Mirna, donna di polso, che obbliga il molisano a sposare la figlia; in quei tempi e da quelle parti non si poteva essere sedotte e abbandonate perché significava la morte civile. Il matrimonio si fa ma rimane sempre zoppicante, anche se nascono tre figli. Comunque Antonio riesce a conquistare l’intera famiglia. Infatti, l’intraprendente straniero si occupa del commercio familiare e poi, aiutato economicamente dalla madre e dalla sorellastra, che ha ereditato dal padre italiano (primo marito della mamma di Myrna) un bel gruzzolo, avvia un piccolo commercio di generi alimentari che nelle sue mani diventa sempre più importante. Con i guadagni gestisce insieme alla cognata (che non ha mai voluto maritarsi) un ristorante, mentre sua moglie resta a casa a badare ai figli. Antonio è il tipico “gallo italico” per cui, con il successo economico arriva anche quello presso il gentil sesso e Myrna questo proprio non l’accetta.

La situazione precipita con la morte della mamma, cui segue, nel giro di pochi mesi, un secondo dramma, la morte del fratello. Questi sono gli avvenimenti spartiacque tra la vita di Myrna vissuta fino a quel momento nel benessere e quella allo sbaraglio che l’aspetta. Infatti, i dissapori nella coppia si fanno sempre più pesanti e lui chiede a gran voce il divorzio. Stremata, in piena crisi esistenziale dopo questi lutti, l’onduregna finisce per concedere al marito quello che vuole.
Il divorzio pone dei problemi insormontabili perché Antonio vive nella casa dell’ex suocera che appartiene a tutte e due le figlie. Inoltre Myrna non lavora, come fare per mantenere la sua prole? Per questo la giovane mamma decide di partire per un breve periodo per la vicina Florida, dove il lavoro si trova con facilità, lasciando i figli alla custodia della sorella. Ma questa decisione si rivela negativa per la sua immagine di madre. Sarà un’arma in mano al marito che l’accusa di abbandonare i figli.
Al suo ritorno, per il bene dei figli prende allora una delle sue più coraggiose decisioni: lasciare al-. marito benestante la loro custodia. E il molisano, con un colpo da maestro che riesce a mettere insieme capra e cavoli, decide di mandare i figli, ormai affidati a lui, in Italia da sua madre, anche perché ha sempre desiderato dare loro un’educazione europea. Convince nello stesso tempo la sorellastra di Myrna, che nata in Honduras aveva sempre sognato di vivere nel bel paese, a trasferirsi con loro per accudirli, mentre lui curerà i loro affari nel Centro America. Una bella pensata che lo libera così anche della cognata-socia.
Proposito che invece sprofonda Myrna nella costernazione: spediti i figli all’altro capo dell’Atlantico come li potrà vedere lei che non ha soldi? A conti fatti, non le rimane che prendere la seconda coraggiosa decisione: con o senza il consenso dell’ex marito lei andrà in Italia, non importa se clandestina e senza lavoro, non importa se dovrà fare la serva o la sguattera, lei che ha sempre avuto la servitù!. Una soluzione sul posto la troverà sempre, pensa. La sorella che l’ha sempre sostenuta, fa la sua parte anche in questa occasione poiché l’aiuta di nascosto a pagare il biglietto aereo che le permetterà di raggiungerli.

L’arrivo in Italia è complicato dal fatto che la compagnia aerea perde tutti i bagagli di Mirna (rimborsati poi con una cifra irrisoria). Anche nel Molise le cose non vanno per nulla bene. Le è difficile trovare lavoro perché la famiglia di lui la ostacola. Vede i figli di nascosto in casa della sorella. Mentre loro vivono questa situazione come una punizione, una condanna da parte di mamma e papà per chissà quali colpe. Intanto le femminucce sono messe in collegio a Benevento perché la scuola è lontana dal paese dove vivono e la nonna non vuole responsabilità. Finiti quei pochi soldi disponibili, Myrna riesce a trovare un lavoro a Roma: una vecchietta che prende a cuore la sua sorte e che la fa vivere con lei. La domenica, però, l’onduregna scappa ad abbracciare i suoi figli: una settimana da una parte e una dall’altra.
Strano caso del destino, un altro molisano-abruzzese entra nella vita di Mirna in quegli anni, è uno scapolo che vive e lavora a Roma e che s’innamora di questa donna mite, piena di bei sentimenti. A presentarli è la vecchietta romana che conosce le grandi qualità umane di quest’uomo. Infatti egli la sosterrà e l’aiuterà con determinazione in questa sua lotta di madre. La sorella di Myrna lo definirà un angelo custode inviato dal cielo.
I due si sposano e scelgono poi di trasferirsi nel Molise per permettere a lei di stare finalmente vicina ai figli alla luce del sole. Nel frattempo i ragazzi si sono diplomati, sono diventati adulti e il padre naturale, che ha raggiunto una discreta posizione economica, gli ha comperato casa nel Molise, mentre la sorellastra di Myrna, dopo qualche anno è ritornata in Honduras ad occuparsi dei suoi affari.

Tutto è bene ciò che finisce bene direte voi. Neanche per sogno, perché il Molise non è l’Eldorado, anzi è quasi restato, dal punto di vista occupazionale, come ai tempi della partenza di Antonio, solo con più benessere e, comunque, il lavoro per tutte le belle e giovani intelligenze che vi gravitano non si trova. Per cui i due figli più giovani, dopo aver cercato invano per alcuni anni una decorosa occupazione, decidono di raggiungere il padre e lavorare nelle sue attività in Centro America, mentre una figlia preferisce rimanere in Italia. L’ennesima separazione per Myrna che dovrà rimanere tutta la vita in bilico tra due nazioni, Italia e Honduras e due culture la maya e la sannita. Però questa volta sa che le sue creature sono diventate adulte e non hanno più bisogno di lei. Infatti, è ritornata per due anni di seguito in Honduras, che ormai non sente più come la sua patria, per il matrimonio dei figli minori che lì hanno infine trovato un approdo e il benessere economico.
Quante sorprese bizzarre riserva la vita!, tra lei e il suo ex marito le parti si sono invertite: lui, molisano, è diventato onduregno, mentre lei, onduregna, è diventata molisana per l’amore dei propri figli.


March 7, 2002
 Joe Fiorito, dal Canda al Molise alla ricerca delle proprie radici @ 10:31:00 PM
di Orlando Abiuso

Scrittore e giornalista canadese di origini molisane, Joe Fiorito è nato a Fort William (nell’Ontario). Suo nonno paterno Matteo Fiorito, emigrò in Canada nel lontano 1890 o poco dopo, da Ripabottoni in provincia di Campobasso. In Canada conobbe e sposò Angela Maria Del Vecchio, una compaesana: dal matrimonio nacquero cinque femmine e sette maschi.
L’ultimo dei sette figli maschi di nonno Matteo, ha nome Dusty ed è il padre di Joe e di altri cinque fratelli tutti nati in Canada. Dusty è portalettere simpatico e popolarissimo nella cittadina di Fort William, e nel tempo libero suonatore di trombone, banjo e contrabasso nei caffè e nelle balere, grande bevitore.
Abile narratore di storie di famiglia e di altre accadutegli nel corso della sua esistenza, ne fa partecipe anche i figli che lo ascoltano, iterando il costume della narrazione orale contadina e molisana. Lo ascolta attentamente il figlio Joe, che registra nei dettagli le storie paterne nella sua memoria: le riascolterà con orecchio adulto dalla voce del padre morente, seduto per molte notti a fianco del letto d’ospedale dove il padre giace malato terminale di cancro.
Dopo la morte di Dusty, Joe rielaborerà le narrazioni paterne in un libro “Le voci di mio padre”, edito recentemente in Italia dalla casa editrice Garzanti. Scritto sul filo di una appassionante e filiale rievocazione della figura mitica del padre e spesso del Molise, lontano ed in penombra sullo sfondo di molte storie della famiglia.
Lo scrittore visitò il Molise e Ripabottoni una sola volta nel 1994, alla ricerca delle sue radici molisane, lasciandone un resoconto nel libro già citato. Riproduciamo di seguito il brano del libro che racconta il viaggio che fece nel Molise, in particolare a Campobasso e Ripabottoni.

* * * * *
“ Quando si ammalò (ndr . il padre Dusty), prima che la gravità del male si manifestasse appieno, quando l’idea di una fine imminente ed inevitabile sembrava ancora qualcosa di esagerato, io partii per l’Italia. Per recarmi a visitare il paesino di mio nonno.
Ripabottoni, nella valle del Biferno.
Partii con una vaga idea in testa: pensavo che fosse possibile vedere qualcosa che avrebbe aiutato mio padre a morire. Lui era curioso, lo so, del paesello natio di suo padre, ma non aveva mai avuto i soldi necessari per un viaggio in Italia. Forse c’era, a Ripa, qualche indizio su di noi, una qualche risposta a domanda non formulata.
Mia moglie ed io andammo in aereo in Francia, approfittando di una tariffa ridotta, e poi proseguimmo in macchina. A bordo di una piccola automobile di latta, presa a nolo, varcato il confine imboccammo un’autostrada bordata di fiori…Pernottammo a Rapallo…E poi un’altra lunga scarrozzata, rasentando Roma, diretti a Campobasso. Mio padre diceva che di là venivano, come uno di Westfort direbbe che viene da Lakehead.
Campobasso è un’antica città-prigione, vecchia-nuova, brutta-bella, con strade strette ed edifici in pietra. Ci arrivammo a metà pomeriggio: Susan (ndr.la moglie ) sedeva al volante. Si fermò davanti a una pompa di benzina, anche per farsi indicare la strada. Fare il pieno di benzina non era la cosa che più premeva. Lasciai che se la sbrigasse lei.
C’era qualcosa di cui avevo urgente bisogno.
Attiguo alla stazione di servizio c’era un piccolo bar: uno specchio alla parete, una sfilza di bicchieri, alcune bottiglie di liquore, una macchina per gli espressi, una conca di zucchero con un cucchiaino del manico lungo. E quattro uomini che mi guardavano. Mi pareva di “udirli “pensare: costui è un turista, un uomo di pastafrolla, uno che ha troppi soldi e non abbastanza giudizio, ovviamente non è un uomo che lavora.
Guarda, lascia che guidi la donna.
Li guardai e sostenni il loro sguardo abbastanza a lungo per fargli intendere che mi trovavo lì per ragioni che non erano affari loro. Avevo appreso quella “ sguardata” da mio padre e dai miei zii: lo sguardo fermo, risoluto, che ti dice: non mene frega chi sei, e quello che pensi tu non mi riguarda. Sono qui, è nel mio diritto essere qui. E se ciò ti crea problemi, peggio per te.
Avevo bisogno di una sigaretta. Se c’è una cosa per cui il fumo torna utile, è che è una maniera per segnalare ad altri uomini che tu devi essere preso sul serio: il segnale è contenuto nel modo in cui maneggi la sigaretta, come usi l’accendino, nel modo in cui tiri la prima boccata.
Mi appoggiai al bancone come se fossi lì di casa ed emisi un sospiro da viaggiatore stanco. Il barista si appressò. Chiesi una grappa: avevo segnato un punto. Nel mezzo di una torrida giornata di sole, un cicchetto non ha niente a che fare con la sete.
La grappa è un drink da uomini.
Stavo rendendo omaggio alla presenza di mio nonno, al suo odore nell’aria di qui, a questa sporcizia, a quegli alberi accanto ai quali egli doveva essere passato quando veniva a Campobasso dal paese, per qualche festa religiosa, o per assistere ad una messa solenne nella cattedrale.
Due di quegli uomini che erano lì presenti stavano guardando mia moglie dalla finestra: le sue gambe nude. Gli altri guardavano me. Non reagire. Non lasciar capire nulla. Io non provoco, e non voglio essere provocato.
Il barista depose un bicchierino davanti a me e lo riempì. Io alzai il bicchiere in direzione di quegli uomini: “Salut!”. Essi annuirono e sorrisero e io feci un brindisi silenzioso alla memoria di mio nonno Matteo, e ingollai la grappa d’un solo sorso. Una lunga sete soddisfatta.
A questo punto Susan, fatto il pieno, stava pagando il benzinaio. Guardai i quattro uomini. Augurai loro una buona giornata e uscii dal bar. Essi sorrisero. Io salii in macchina, misi in moto e partii.
Cenammo quella sera in una trattoria. Alla fine il trattore ci portò una bottiglia di grappa fatta in casa: una grappa all’arancio, che lasciava in gola l’odore del fieno: era l’antesignana della Northen Orange di zio Frank? Forse mio zio aveva imparato da suo padre a farla, e suo padre l’aveva appreso, a sua volta qui nel Molise.
Il suo sapore era, per me, una prova sufficiente.”

( Da “ Le voci di mio padre” di Joe Fiorito, edito in Italia da Grazanti-Milano)


February 27, 2002
 Michele Santelia, il mondo al... contrario @ 1:29:28 AM
di Barbara Bertolini

“Persona dotata di capacità mnemoniche eccezionali, capace di scrivere testi alla rovescio in varie lingue contemporaneamente su 16 tastiere di computer assolutamente bianche, cercansi disperatamente”.
C’è da sfidare chiunque, nei cinque continenti, a rispondere positivamente a questo annuncio. Però, non metteteci la mano sul fuoco come il famoso eroe romano Muzio Scevola, perché rischiereste di bruciarvela. Infatti, questa perla rara esiste e, se abitate Campobasso, potrebbe anche essere il vostro vicino di casa. Si chiama Michele Santelia, ha 40 anni, è felicemente sposato, ha due bellissime figlie e svolge, nel capoluogo molisano la professione di ragioniere. Santelia ha dato prova delle sue qualità fuori dal normale già in varie occasioni pubbliche perché, da quando si è sparsa la voce sulle sue capacità, se lo contendono tutti quei programmi televisivi che hanno bisogno di geni per stupire l’audience (“Scommettiamo che?”, “Maurizio Costanzo Show”, “Strano ma vero”, “Domenica Inn”, “L’incontro” ecc.) E per stupire, il campobassano Santelia stupisce, non c’è che dire. Il suo straordinario talento gli consente di scrivere al contrario vari testi contemporaneamente, alla velocità di 400 caratteri al minuto. E questo sia in lingue antiche che moderne, senza mai guardare né le tastiere, né il videoterminale. Riesce infatti a scrivere nello stesso tempo 16 testi diversi su 16 tastiere totalmente prive di caratteri impressi sui tasti. Certo, chi scrive spesso al computer misura appieno le capacità del molisano Santelia perché, per un comune mortale scrivere su una sola tastiera, con le lettere alfabetiche ben evidenziate e un solo testo in mente, oltretutto al dritto, la sua velocità massima supera raramente le duecento battute al minuto e gli sbagli si contano a migliaia.
La spiegazione che egli dà della sua abilità è che, contrariamente ad un computer che analizza dati semplici e li trasforma in dati complessi, il suo cervello ha la capacità di trasformare cose complesse in semplici per cui, dice lui, riesco a scrivere al contrario senza alcun sforzo intellettivo, anche lingue difficili come il cirillico, l’arabo, il latino, l’albanese, lo slavo e perfino la lingua celtica.

Tra le opere principali scritte alla rovescio, La Divina Commedia e la Bibbia Michele Santelia le ha donate ai potenti della terra come Bill Clinton, Carlo Azeglio Ciampi, George Bush, che si sono congratulati per il suo talento. La “Biblia Vulgata” scritta al contrario in latino è stata, invece, il suo biglietto da visita che gli ha permesso di ottenere un incontro con il Pontefice in piazza San Pietro, che l’ha anche benedetta. Il nostro ha inoltre realizzato con estrema cura questi libri; infatti sono rilegati in pelle antica, fregiati con borchie di metallo in stile medievale, insomma belli da vedere ma impossibili da leggere.
Altri classici originali scritti al contrario da lui sono i Promessi Sposi del Manzoni, il Macbeth di Shakespeare, Cyrano de Bergerac di Rostand, Das Urteil di Kafka, Candide ou l’Optimisme di Voltaire ecc. Per esempio “Bucoliche”, l’opera di Virgilio in latino, l’ha digitalizzata in un solo pomeriggio e, per gli scettici, ha preso cura di videoregistrare la performance con telecamera fissa.
Per capire lo sforzo biblico del nostro recordman, le opere complete da lui realizzate fin qui sono 15 che formano 17 volumi registrate su 27 floppy disk per un totale di 8.542.671 caratteri, 5.500 pagine, 1.233.075 parole, 88.217 paragrafi, 120.767 righe, impiegando in tutto per digitarle al contrario 587 ore e 24 minuti. E, con questo calcolo meticoloso, smascheriamo “il ragioniere”, l’uomo razionale con i piedi ben piantati sul pianeta Terra.

Come è nato questo talento?
Ma come è arrivato a scoprire questo talento? Michele Santelia dice che si è manifestato una decina di anni fa, e che, ancora adesso, ignora le sue potenzialità perché si accorge di scoprire, man mano che va avanti, nuove aree del cervello che prima non riusciva a controllare, che gli permettono di fare cose che ad altri sembrano impossibili come parlare al telefono e nello stesso tempo scrivere sulle tastiere o, sempre in contemporanea, vedere la televisione senza perdere nulla di quanto detto.
Questo dono non lo ha quindi scoperto precocemente, ma della sua infanzia ricorda un fatto particolare sui computer: non avendoli mai visti perché ancora non inventati nella forma attuale (il primo personal è stato inventato dalla IBM nel 1981), ha sempre immaginato come fossero, anche nei minimi particolari, per cui quando ha avuto i primi approcci con loro non ha dovuto imparare nulla, come se già li conoscesse. In questa ultima affermazione c’è n’è abbastanza per scatenare la forte invidia di tutti quelli che debbono, invece, lottare ogni giorno con quella diabolica scatola.

L’altra grande passione di Santelia sono gli ufo. Ha realizzato una propria homepage su questo argomento che potete visitare all’indirizzo http://digilander.iol.it/santelia/homepage.htm. Ha inoltre scritto, questa volta nel senso giusto, il libro “In compagnia degli Ufo” pubblicato nel 1999. Un viaggio ideale nel tempo e nello spazio che vuole dimostrare l’esistenza degli extraterrestri. Volume che ha ottenuto una menzione d’onore al Premio letterario internazionale Città di Sarno (Ce).

Oltre a scrivere libri alla rovescio, illeggibili per tutti, come potrà sfruttare le sue capacità veramente supernormali? Questo è il grande interrogativo che ci si pone. Certo sarebbe interessante poter analizzare scientificamente queste facoltà e capire, soprattutto, da dove vengono: perché il suo cervello funziona a “comparti stagni” mentre il mio non mi consente di fare più di una cosa alla volta?
Inoltre, il suo particolare curriculum non potrebbe che far gola ai Servizi Segreti. Infatti, in questi tempi di caccia al “terrorista”, una persona capace di analizzare un’infinità di informazioni in un lasso di tempo ristretto per ora è solo virtuale: è il mitico James Bond!


Intanto lui va avanti per la sua strada e, tempo e danaro permettendo, ha intenzione di continuare le sue performance perché pensa di essere capace anche di scrivere in contemporanea su 32 tastiere e più . Per ora sta cercando di far omologare con grande fatica i suoi record dal Guinness dei primati i cui curatori, tuttavia, si trovano in una impasse: dalle loro investigazioni, non risulta nessun altro su questo pianeta capace di scrivere opere letterarie internazionali al contrario, quindi sono impossibilitati ad omologare le imprese di Michele Santelia perché non c’è il confronto.
A ben vedere, però, uno che ha scritto alla rovescio c’è, ma bisogna andarlo a cercare in un’altra epoca, è il più grande scienziato di tutti i tempi, Leonardo da Vinci!


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