dicembre 14, 2002
 Il Molise, una bandierina già scolorita @ 17.58.12
di Caterina Sottile

Il consigliere regionale DS, Nicola D’Ascanio denuncia la possibilità che il Governo, fra telecamere e grandi abbracci pubblici, finirà per innalzare un bel muro di gomma contro il Molise e la sua tragedia infinita. Un muro che sembra già in via di realizzazione, vista l’assenza nella legge finanziaria di stanziamenti concreti per l’emergenza terremoto. L’ultimo incontro al Senato tra i Sindaci dei Comuni terremotati e i rappresentanti del Governo per discutere dell’inserimento nella Finanziaria di risorse straordinarie per la fase di ricostruzione nel Molise si è rivelato pressoché inutile e pare che i rappresentanti del Governo non abbiano avuto neppure la gentilezza di “far finta” di ascoltare. I nostri politici sono stati ignorati, quasi snobbati. Ci pareva, infatti, che non dovevamo fidarci. Molto più chiaramente Italo Di Sabato parla di assenza, indifferenza, supponenza ecc.ecc.ecc. Io vorrei rivolgermi a tutti i politici regionali ed in particolare al Presidente della Provincia, Augusto Massa che ha, in questa fase, un ruolo fondamentale. Una posizione scomoda dal punto di vista politico perché dovrà portare a casa dei risultati pur dovendo sempre mediare con una controparte che non è solo istituzionale ma anche implicitamente politica. Il problema è che il Molise ha preteso di assumere un ruolo autonomo, isolazionista quasi, in questa fase emergenziale che riguarda anche la Sicilia, la Puglia, il Nord; non è facile trattare interventi e finanziamenti con chi non vorrebbe farti contare, ed è ancor meno facile trattare con chi non ha molta considerazione di te. In fondo, siamo una bandierina blu e rossa nella cartina fatata di Emilio Fede e non credo che avremo mai alcun potere di negoziazione, se non proporzionato alla nostra dimensione territoriale. Non sarebbe stato più ragionevole ed efficace andare al tavolo delle discussioni, anzi, “trattative”, con delle proposte invece che delle preghiere? Non avremmo dovuto andare al Senato con una proposta univoca, condivisa da tutte le Regioni colpite da calamità, dalla Sicilia al Piemonte? Non avremmo dovuto “spiegare” al Governo che non vogliamo fare i bravi della classe, amici del figlio del preside…perché è questa l’impressione che finiremo per dare…e, piuttosto, andare a Roma nel ruolo di politici, di rappresentanti dei cittadini e delle Istituzioni per portare la nostra testimonianza parziale di una tragedia molto più ampia e molto più vasta del solo territorio molisano. Una parte di Italia che andrebbe a discutere col Governo Italiano a cui nessuno potrebbe concedere solo dieci minuti. Rispetto alla Sicilia ed alla Puglia abbiamo avuto i morti, la più terribile delle tragedie. Ma i finanziamenti non si ottengono sulla base dell’emotività bensì sulla capacità di progettazione, di organizzazione e di negoziazione. Insieme alle altre regioni avremmo rappresentato qualcosa. Da soli, siamo una bandierina, peraltro già un po’ scolorita.


dicembre 11, 2002
 Il terremoto toglie ossigeno all'economia @ 19.35.37
di Caterina Sottile

Il terremoto del 31 ottobre, oltre alle drammatica scia di morte che ha lasciato dietro di sé, ha “fermato il respiro” alla nostra economia. Tutto il fragile reticolato produttivo del Molise è ora in attesa di ricominciare a respirare. E l’ossigeno necessario dovrà inevitabilmente provenire da scelte ed interventi mirati, dettati dalla conoscenza del territorio e dei suoi problemi. Parole che assumono un senso concreto soltanto quando ci si confronta con le aspettative e le difficoltà degli imprenditori, dei commercianti, degli agricoltori, dei disoccupati. Perché è dalla loro voce che si può capire come il terremoto non sia stato la causa di tutti i mali ma rappresenti pericolosamente un crocevia, un punto di ripartenza fondamentale da cui scegliere la direzione giusta. Una analisi chiara la si può trarre dall’intervento di Giuseppe Cristofano, presidente della Confederazione Agricoltori del Molise che nell’ambito del Congresso regionale CIA ha posto le basi di una discussione “possibile e razionale” sulle difficoltà da cui il mondo agricolo parte oggi e le prospettive di sviluppo realizzabili: “Una regione che oltre alle storiche carenze strutturali, al rischio concreto di veder chiusa la FIAT, ad una carenza del sistema agro-alimentare si è vista estromessa dall’Obiettivo 1 ed oggi si trova a dover superare la dura prova del sisma…Ora è necessario rialzare la testa , ricostruire non solo i paesi, i beni materiali ma soprattutto rilanciare l’economia, trovare i finanziamenti, elaborare i progetti e scongiurare il rischio dell’isolamento e dello spopolamento. La CIA, da parte sua si è attivata a livello nazionale per raccogliere fondi per un centro culturale multimediale a San Giuliano di Puglia, emblema di questo terremoto; l’idea di un centro di questo tipo ha lo scopo di sottolineare la volontà di rinascita, la tensione verso il futuro, la voglia di ristabilire una socialità vera.”In una regione in cui l’agricoltura non ha ancora trovato una dimensione produttiva ampia, in cui la commercializzazione del prodotto è delegata a strutture esterne e che esercitano un enorme potere vincolante sui prezzi e sulle scelte produttive, la svolta potrebbe provenire soltanto da una concorrenzialità che provenga dalla qualità: Produrre meno, produrre meglio è uno slogan che Giuseppe Cristofano ha citato proprio per ricordare come sia quanto mai necessario oggi affrontare i mercati con la consapevolezza di avere un prodotto migliore e diverso, capace di attrarre l’attenzione malgrado la presenza preponderante delle multinazionali. Ma Cristofano affonda la lama nella ferita storica della nostra agricoltura denunciando una carenza di risorse che per il Molise sarà fatale: “Non abbiamo mai avuto una Finanziaria tanto punitiva per l’agricoltura come quella di quest’anno, malgrado vi sia con il Ministro Alemanno un dialogo assolutamente costruttivo………..La recente conversione in legge del decreto 200/2002 ha introdotto il sistema delle polizze multirischio per il risarcimento dei danni dovuti a calamità. Ma la copertura, rispetto al ripetersi degli eventi calamitosi, rimane esigua e bisognerebbe convincersi che la partecipazione dello Stato ai costi delle assicurazioni, lievitati vertiginosamente, conviene sia agli agricoltori che allo Stato stesso; sarebbe utile uno sforzo finanziario maggiore, sul modello assicurativo oggi praticato in Spagna e negli Stati Uniti.” In pratica, sembra che un settore accusato da sempre di iper protezionismi da parte dei Governi si trovi oggi ad essere abbandonato a se stesso per una sorta di “pregiudizio” non giustificato dalla realtà. Le aziende agricole molisane, dopo i finanziamenti previsti dalla legge sul primo insediamento non sono riuscite ad acquisire il potere di negoziazione necessario per essere competitive e per camminare da sole. Crisofano spiega questa impossibilità di incidere sui mercati con l’inefficienza del sistema agro-alimentare: “Ad un giovane allevatore a cui è stato concesso il premio per il primo insediamento non è stata offerta la certezza di una svolta finanziaria rimodernando tutto il sistema produttivo della sua azienda. E’ come regalare delle scarpe da corsa a chi è su una sedia a rotelle! Spessissimo questi ragazzi hanno firmato cambiali per avere una qualità migliore del latte ma ad un prezzo diminuito anche del 50%. Tutto questo perché non esiste una vera filiera e la maggior parte dei trasformatori preferisce acquistare il latte all’estero per venderlo come prodotto locale. Oltretutto si favorisce la commercializzazione del latte microfiltrato, interamente prodotto e lavorato all’estero che produrrà un ulteriore calo dei prezzi del nostro latte. E questo accade anche per la carne, per i cereali. I nostri agricoltori devono cedere alle richieste del commerciante di turno pur di collocare il proprio prodotto sul mercato. Nel periodo dell’infezione da BSE, i nostri vitelli, pur sani, erano sottopagati e svenduti. Perché siamo più bravi a produrre, ma il valore aggiunto non rimane agli agricoltori.”Ed uno dei temi più seri e complessi trattati dal presidente CIA è senz’altro la difesa del territorio. Per gli agricoltori molisani la gestione delle acque e la preservazione dalle forme più pericolose di inquinamento è vitale. Questo è un settore che non potrà convivere con le centrali turbo gas o con la carenza idrica; L’indirizzo economico che si darà al futuro della regione dipenderà dalla chiarezza. L’impresa agricola non può vivere sull’ambiguità o sulle indecisioni ataviche che hanno portato la nostra Regione a non trovare la propria reale vocazione economica: la presenza di centrali turbo gas ed il ritardo con cui si è gestito il piano irriguo determinerà immancabilmente la vita o la morte dell’agricoltura quale strumento di sviluppo e fonte occupazionale. Giuseppe Cristofano interviene sulla riforma dell’Ersam con un rigore che non lascia spazi ai temporeggiamenti:” Sono cinque anni che si parla di riforma dell’Ente di Sviluppo; la prima proposta fu fatta dall’allora assessore D’Ascanio. Ad oggi, abbiamo ancora una struttura anacronistica, dove regna sovrana la stagnazione. Forse si ha paura di mettere mano ad una struttura che è diventata un santuario delle compagini politiche succedute in Molise. La riforma non si attua cambiando il nome o diminuendo il numero dei componenti del Consiglio di Amministrazione; l’Ersam è un bene della collettività e vanno lasciati fuori gli interessi politici perché sono il vero cancro della società!” Cosa manca, insomma, all’agricoltura molisana per diventare fonte di occupazione reale? Peso politico, capacità imprenditoriale, visibilità? I nostri nonni, mezzo secolo fa, facevano i contadini ma la maggior parte dei terreni non erano di loro proprietà. Però avevano, paradossalmente, un potere di acquisto maggiore o uguale rispetto al proprietario di quei terreni. Tant’è, che i nostri padri hanno potuto fare gli agricoltori lavorando “la loro terra”; ma avendo un “potere di acquisto” inferiore rispetto alle persone che lavoravano per loro: forse il problema, perlomeno in Molise, è che lo sviluppo è stato sempre considerato un fatto casuale, una sorta di “tiro della corda” con cui si è cercato di salvare il salvabile finanziando tutti e tutto, e praticamente, nessuno. E’ ovvio che l’agricoltura necessita di interventi che sortiscano un effetto ampio, che determinino lo sviluppo armonico di tutte le forze di un territorio: un agricoltore ha bisogno di finanziamenti ma ha bisogno anche di politiche sociali ed economiche in grado di trainare l’economia su più fronti. Ed è urgente anche stabilire se un contadino è realmente un imprenditore o rimane soltanto sospeso a metà fra un lavoratore dipendente ed un lavoratore autonomo. Perché fino ad oggi sembra avere tutti i problemi dell’imprenditore e nessuna delle sue reali potenzialità, ed al contempo tutte le fragilità del lavoratore dipendente ma nessuna delle sue garanzie.


dicembre 8, 2002
 Ecco lo spillo @ 19.17.42
di Caterina Sottile

Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio ed aspirante Presidente della Repubblica italiana prende allegramente a calci i lavoratori della Fiat parlando della cassa integrazione come di "una opportunità" grazie alla quale i cassaintegrati potranno arrontondare l"80 per cento dello stipendio a cui hanno diritto trovandosi qualche lavoretto in nero. Una bella fortuna potersi permettere il doppio stipendio! Non ci avevamo pensato. Ci serviva il più grande manager del secolo per insegnarci a campare. Illuminante l"articolo de "il Riformista", quotidiano che da qualche giorno sembra aver trovato uno spirito giornalistico degno di tal nome:EM:MA, uno degli editorialisti più interessanti del nuovo quotidiano parla di Berlusconi in questi termini:"Il Cavaliere sostiene che se la Fiat fosse affidata alle sue cure, uscirebbe dai guai. Disse lo stesso anche riguardo alla “azienda Italia”, e sappiamo come è finita. In effetti, Berlusconi, come imprenditore, ha saputo uscire dai suoi guai: lo fece rivolgendosi a Craxi, presidente del Consiglio, e seguendo con attenzione in Parlamento la legge Mammì. " Il guaio é che Silvio Berlusconi non è uno che va in giro con un cartello del tipo:"libero pensatore",dalle parti di palazzo Chigi o Palazzo Madama. Lui in Parlamento ci entra proprio, e con la scorta, le macchine blu e l"ordine del giorno per discutere sulla devolution. Ora, é possibile che la Costituzione italiana debba essere così maltrattata, umiliata, derisa da uno che non distingue la Legge dalle furberie, la realtà dalle ballerine delle sue televisioni, la Morale da Emilio Fede? A me comincia a essere simpatico. Non può essere davvero così estraniato dal mondo. Sembra il Dittatore di Chaplin che giocava col mappamondo gonfiabile. WE", D"Alema, se non hai lo spillo te lo diamo noi!


dicembre 2, 2002
 Il post-terremoto riguarda tutti @ 19.37.20
di a cura della redazione

Si sono scritte tante cose in questi giorni sul terremoto. Si sono scritte poche cose sulla ricostruzione post-terremoto. Qualcosa l"abbiamo scritta noi, qualche altra cosa è comparsa in giro, quasi in sordina. E sono i giornalisti che scrivono per testate nazionali più che i giornalisti molisani a sembrare preoccupati per quanto potrebbe accadere con l"arrivo del fiume di miliardi per la ricostruzione. Su questo argomento abbiamo letto in questi giorni un articolo, uno dei pochi per la verità di qualche interesse, pubblicato dal mensile "Il Primo", diretto da Gennaro Ventresca, che ci è piaciuto. E" firmato da Adalberto Cufari. Con Cufari c"è un antico rapporto di "frequentazione professionale" che risale ai tempi della sua direzione di "Molise Oggi". E, ritengo, anche un reciproco rapporto di stima, anche quando siamo stati "concorrenti" diretti. Quando Cufari fu costretto a lasciare la direzione di "Molise Oggi" per ragioni "politiche", anche io cessai la collaborazione con quel giornale. Ci sono però molte, troppe cose che ci hanno diviso in questi anni e ci dividono ancora. Ma il confronto a distanza - che pure qualche volta c"è stato - è stato sempre improntato alla correttezza, alla lealtà e al rispetto. Penso che il suo impegno politico abbia penalizzato, e non poco, il suo impegno giornalistico, portandolo qualche volta ad avere una visione troppo parziale di alcune situazioni. Ma è una mia opinione, che esprimo - come è mia abitudine - ad alta voce, nella consapevolezza che il parlar chiaro in questa nostra categoria, sempre più affollata di ruffiani e portaborse, voltagabbana e opportunisti, trasformisti e presuntuosi, sia una nota di merito, al di là delle capacità professionali di ognuno. Per questo motivo ho letto con interesse, anche quando non ne condividevo il contenuto, gli articoli di Cufari. E devo dire che, se c"è una cosa che accomuna me e Cufari, è proprio quella di parlar chiaro, anche se per dire spesso cose diverse. Oppure per dire, raramente per la verità, cose sostanzialmente simili partendo da punti di vista diversi, talvolta opposti. Scrivo questo non per fare un "pistolotto" perché io non sono certo il tipo e perché Cufari, come me, ha sempre diffidato dei "pistolotti". Da domani magari torneremo a polemizzare, duramente, come due spadaccini di altri tempi. Mi sono un po" dilungato perché le cose dette finora servono a spiegare perché ho deciso - fatto non proprio usuale per il nostro giornale - di ripubblicare l"articolo di Cufari uscito su "Il Primo". Non voglio certo interpretarlo. Ognuno lo legga con la mente libera da posizioni preconcette. Buona lettura.

Il direttore

****

IL DOPO TERREMOTO CI RIGUARDA TUTTI

di Adalberto Cufari

Un suggerimento agli amministratori locali: state lontani dalle tentazioni. Il dopo terremoto sta mettendo in moto meccanismi spefici per diventare un affare. Piovono miliardi sul Molise, raccolti con sottoscrizioni popolari, aste televisive, slanci umanitari e stanziamenti dal bilancio governativo. Miliardi di cui bisognerà fare la conta, nel più breve tempo possibile, perché non sfuggano al controllo dell"opinione pubblica e vadano ad intrufolarsi tra le pieghe del sistema burocratico che in queste circostanze riesce sempre ad inventarne di diavolerie contabili per mettere fuori gioco le anime pie. Le quali, per essere pie, sono di per se stesse aliene dal pensare male. E invece no. Non è solo mosso dai cattivi pensieri il dovere di pretendere che il dopo terremoto non divenga una questione per soli addetti ai lavori. Abbiamo troppo viva e presente la storia del dopo terremoto in provincia di Isernia e ciò che l"ha contraddistinta nella fase acuta e in quella successiva che sta ancora perdurando, sottolineata dal mantenimento in vita di uffici e piccole anse tecniche ed amministrative in cui vivacchia personale a suon di ore di straordinario e missioni fuori le mura, ed ancora sono da definire contributi, sussidi, rimborsi e parcelle. Ad Isernia fu coniato icasticamente un motto per evidenziare, a qualche mese di distanza dall"evento sismico, l"abnorme circolazione di macchine di lusso cui fu cambiato (icasticamente) il nome da Lancia Thema in Lancia Trema, per parafrasare in versione utilitaristica il lato più spaventevole del sommovimento tellurico. Non vorremmo che fossero altre marche automobilistiche ad evidenziare visivamente il cambio... di marcia delle risorse per la ricostruzione.
Il terremoto del 2002 si porta quindi dietro esperienze e accadimenti di cui non possiamo menare certo vanto, per i quali è necessario correggere le distorsioni. Finora abbiamo dato una dimostrazione avvilente di scarsa reattività all"evento. Siamo vittime di una strana astenia collettiva che ci rende assorti, attoniti, in balia di noi stessi e totalmente assoggettati a quel manipolo di volontari venuti dalle regioni che il terremoto lo hanno subito (che siano benedetti!) e assoggettati al Commissario governativo, Bertolaso, che si agita e si muove con vitalità ma che alla lunga potrebbe cedere alla stanchezza e, quel che temiamo di più, alla vischiosità politica di chi ci amministra, alla capziosità speculativa di chi detiene titoli tecnici e amministrativi per interferire, di chi demagogicamente, facendosi scudo del dolore e dei patimenti altrui, potrebbe trarre indebiti vantaggi. Proprio il rimanere estranei a ciò che si va sviluppando nelle sacrestie politiche ed amministrative, nei rapporti Stato-autonomie locali, Regione-Enti locali, Ordini professionali (ingegneri, architetti, geologi, agronomi ecc.) è il male da debellare sul nascere. Così come lo è quello relativo al crescente antagonismo tra questi vari spezzoni appena accennati, quando l"uno viene sovrastato dall"altro o non ottiene ciò che vorrebbe gli fosse dato.
Il sistema mass-mediatico (giornali e tv in particolare) deve uscire allo scoperto, deve cominciare ad arginare l"inondazione dei comunicati stampa per andare, invece, in assoluta libertà e sollevato da ogni pregiudizievole sudditanza professionale, a tenere i riflettori accesi là dove si discute e si decide, si raccolgono le risorse e si distribuiscono. Ciascun cittadino molisano sappia che esistono gli strumenti legislativi e normativi per accedere alle informazioni, per ottenere ragguagli, notizie, per avere documenti, atti amministrativi ed elaborati tecnici da confrontare, esaminare, valutare, attaccare se necessario. Esistono le leggi (la 241 del Novanta e le successive modifiche e integrazioni) che possono, se compulsate a dovere, dare sostegno alla responsabilità e alla moralità collettiva. La nostra storia sociale e il nostro divenire sono appiattiti sull"antico modello sull"assistenza, del sussidio, del favore, dell"arrangiarsi per evitare il peggio. Il terremoto, vogliamo e dobbiamo credere, oltre a ferire le strutture più deboli e meno adeguate, sia riuscito a scuotere le coscienze intorpidite, gli animi acquietati dall"andazzo, le menti ottundate dal benessere che le ha pervase senza meriti diretti.
Se guardiamo intorno con attenzione ci accorgiamo che c"è una gran massa di molisani che sta purtroppo a guardare quasi inebetita ed assente, ed una piccola parte che invece ha capito tutto. Ha capito di avere tra le mani uno strumento aggiuntivo di potere, una enorme straordinaria possibilità di manovra, che può indirizzare dove e quando vuole le risorse e farlo al riparo, della propria autorità e del proprio esercizio decisionale. Quella piccola parte può decidere del destino di tutti. Ma temiamo che decida prima (e solo) del proprio e dei propri interessi.
I post-terremoto hanno una ricca letteratura di indebiti arricchimenti. Facciamo in modo che la pagina del Molise sia in controtendenza. Ma perché accada, chi deve scriverla, è bene lo faccia sotto dettatura dell"intera comunità molisana, non solo di quella "eletta". La quale, ogni qualvolta è stata lasciata libera, non ha dato una buona dimostrazione di sé.

(da "Il Primo", n. 9 del novembre 2002)


novembre 30, 2002
 Bertolaso, Iorio e il partito dei sindaci @ 16.06.49
di Caterina Sottile

Enzo Jannacci diceva che “per fare certe cose ci vuole orecchio. E bisogna averlo tutto, anzi parecchio”! Per gestire i fondi del terremoto in Molise ci vuole uno pratico. Io facevo il tifo per Guido Bertolaso, semplicemente perché mi è simpatico. E nell’era della devolution e dell’ autonomia sfrenata, la simpatia mi sembra un elemento più che sufficiente per affidare a qualcuno un compito o un altro. Il Direttore di Altromolise non condivide la mia opinione, né, evidentemente, quella del Governo. E propone di affidare ai sindaci la gestione di quei soldi, di cui, peraltro, tutti parlano ma nessuno ha ancora visto scritti da nessuna parte. Va anche detto, per dovere morale, che chi parla del terremoto come di una opportunità di rinascita economica del Molise o è scemo o vive ad Aosta: l’economia molisana, e non solo, era già in crisi profonda. I commercianti di Campobasso sono sull’orlo di una crisi di nervi per il calo perpendicolare delle vendite. Gli agricoltori molisani sanno che per loro era già crisi nera; una famiglia che vive di agricoltura, citando un esempio standard, produce mediamente 50 quintali di grano all’anno, 300 di olive, 300 di uva. Quest’anno, non a causa del terremoto ma del clima impazzito o forse della pessima gestione dell’ambiente e del territorio, la stessa famiglia standard ha prodotto un terzo rispetto all’anno scorso: e forse non tutti sanno che un quintale di grano costa circa 36000 lire; ti ci compri un paio di calze. Un terzo della produzione standard che abbiamo appena citato equivale a circa 15 milioni di lire, da cui vanno detratte le tasse, le spese di gestione, le spese impreviste ecc. ecc. Per i commercianti è sicuramente più difficile. Le tasse sono molto più alte, non hanno ferie pagate, coperture per la malattia, risarcimenti speciali per le calamità o interventi straordinari per le grandinate. Ed è giusto che sia così, trattandosi di lavoratori autonomi. Se impresa libera deve essere, sia! Volendo credere che Guido Bertolaso non potesse conoscere i retroscena come i sindaci, personalmente e direttamente coinvolti, è ovvio che la teoria del Direttore Antonio Sorbo è più che ragionevole. Ma allora, la Politica è morta davvero! E nessuno mi ha avvertito. I sindaci dovrebbero essere espressione di un gruppo politico, di solito sono legati ad un riferimento istituzionale con cui hanno in comune l’appartenenza partitica; in tal senso, non possono essere così autonomi rispetto al presidente regionale o al Governo in carica da rappresentare di per sé una garanzia di trasparenza: ed è, ovviamente, una affermazione necessaria al contesto di questa discussione e non vuole mancare di rispetto a nessuno, tantomeno ai sindaci molisani. E’ solo un modo per sollevare un problema plausibile: non succederebbe, ad esempio, che i sindaci vicini al Governo avrebbero vie d’accesso più larghe e più comode ai fondi e tutti gli altri no? O, al contrario, non potrebbe accadere che, estromesso il Presidente della Regione Molise, i sindaci dovrebbero forzatamente assumersi la responsabilità di gestire, schivare, arginare le pressioni e gli interessi localistici degli imprenditori, dei dirigenti di partito ecc. ecc. Oltretutto, dovendo comunque avere come riferimento il Governo, non mi sembra un gran vantaggio, rispetto allo status in quo. I sindaci sono politici ed è probabile che molti di essi aspirino a future candidature: si presume che le scelte di oggi peseranno moltissimo sulle candidature future. La mia preoccupazione è che potrebbero essere travolti da una responsabilità troppo grande, in una situazione che richiede assoluta libertà, serenità di giudizio. Quale potrebbe essere la soluzione meno rischiosa? La presenza di un garante super partes, ad esempio lo stesso Bertolaso non poteva piacere al Governo perché, implicitamente, legittima un “partito dei sindaci”, apolitico o addirittura super-politica, giusto nella sua essenza morale e civile, ma imbarazzante e politicamente destabilizzante. Troppi soldi e troppe influenze da delegare agli amministratori locali, in questo momento più attenti alle aspettative della propria gente e del proprio territorio che agli interessi esterni al Molise. Alla fine, chiunque si assumerà la responsabilità di gestire la ricostruzione del Molise commetterà degli errori. La differenza sostanziale è nella buona o cattiva fede. E la giustezza delle scelte si misurerà non sulle cifre stanziate e sul numero delle inaugurazioni e dei tagli di nastri che ci dovremo sorbire, ma sulla dimostrabilità scientifica, oggettiva delle ragioni che hanno portato a quelle scelte. Il Molise non avrebbe la forza di rialzarsi che ebbe il Friuli, a dispetto delle spese gonfiate o dei ritardi. Noi siamo già stati derubati molte volte dalla storia. E forse, Direttore, al fianco dei sindaci dovrebbero esserci i giornalisti, quelli che sanno fare il mestiere dei giornalisti. Perchè ci vuole fegato, altro che chiacchiere. Se scrivi, semplicemente se scrivi come sai, non sotto dettatura e non copiando veline vaganti diventi "antipatico, rompicoglioni, fuori dal giro". Prima non ti sorridono più, poi non ti salutano, poi ti querelano. O danno così tanti soldi a qualcuno di “affidabile” che riescono comunque a farti faticare il triplo per lavorare. Diventi uno di quelli che fanno solo polemiche e che non sono costruttivi, uno che strumentalizza tutto. E ti ritrovi a fare l"eroe, che é la morte intellettuale del Giornalismo perché diventa una battaglia per se stessi e si depaupera del suo scopo. I giornalisti non sono eroi. Se lo diventano, siamo in dittatura; la dittatura non é solo quella delle camicie nere e delle parate militari come non si è ladri non solo quando si ruba, ma anche quando si creano i presupposti per impedire alle persone di vivere secondo i propri principi, di lavorare secondo le proprie capacità, di operare secondo le proprie possibilità. Si é ladri anche quando si ruba l"intelligenza di una comunità. E quando si amministra a danno di chi vorrebbe essere libero di non chiedere. E si è ladri, allo stesso modo, quando dall"altra parte del potere si consente, tacitamente, tutto questo. Buon lavoro, a chiunque andrà a gestire questa emergenza, molto ambita pare, e sono in tanti gli aspiranti re Mida. Mi viene in mente una canzoncina che mi cantava mio padre:"Quant"è bella stà figlia, tutt’ a vonn e nessuno s’a piglia, se la piglia u’ scardalane e la fa murì de fame".


novembre 29, 2002
 Un terremoto vi salverà la faccia @ 20.03.09
di Caterina Sottile

Da Santa Venerina a Pordenone, passando per il Molise, l"Italia ha superato il mese più lungo della sua storia: straziata dal terremoto, dai conati fuligginosi dell"Etna, dalle alluvioni che sciolgono i ponti come budini. Uno sconquasso, solo apparentemente causato dalla natura, o solo indirettamente. Ed é un"onda anomala che lascia in ginocchio l"economia di intere città, di intere regioni. Persino Milano, la ricchissima Milano sembra paralizzata. Figuriamoci la Sicilia, figuriamoci il Molise. Centinaia gli sfollati alle pendici dell"Etna, qualche migliaio i molisani senza più casa e senza lavoro, diecimilia gli sfollati del Nord. Che sembra persino strano da pronunciarsi: sfollato ha sempre fatto rima con Sud, poveri, disoccupazione. Dove prenderemo i soldi per ricostruire su tante macerie? La natura, povera Natura, in Italia ha provocato gli stessi danni che Bin Laden ha procurato a New York dopo l"11 Settembre; una paralisi economica che passa sulle strutture portanti della società occidentale, sugli schemi prestabiliti dell"economia, sugli equilibri fragilissimi ma perfetti della nostra sopravvivenza, come l"aratro nel terreno. E si porta via tutto ciò che vive attorno alle zolle del nostro sistema di vita. Il lavoro é un concetto assai precario: basta una scossa tellurica e perdi il negozio, la piccola azienda, gli attrezzi agricoli, le scuole, gli uffici, le banche, le Istituzioni. Si ferma la città, invasa dall"acqua e non puoi muoverti, non puoi comprare, non puoi curarti, non puoi studiare. Il vulcano sputa lava come un vecchio marinaio inviperito e chiudi la macelleria, la pasticceria, il salone di bellezza, la tabaccheria, il negozio di calzature. Natura snaturata, certo, ma anche tangenti date per una licenza edilizia che non doveva essere concessa, per una strada che non doveva essere costruita, per un argine che non doveva essere cementificato. Per un quartiere che non doveva sorgere sul terreno argilloso. O per un orto che non doveva diventare parcheggio. E per decine di chilometri di costa che non dovevano diventare proprietà privata, villette a schiera, locali e pizzerie, paninoteche e garages sotterranei. Tanto poi arrivano i revisionisti e ci spiegano che le tangenti non sono brutte e cattive come le toghe rosse hanno voluto farcele vedere. E ci spiegano anche che i grandi statisti non possonobadarea queste sfumature. E forse hanno ragione: ci ricordiamo bene quando il Governo di Sinistra fece abbattere le case abusive in Sicilia, a pochi metri dalle "sacre pietre agrigentine": un atto di dolore e di coraggio impopolare, tutto pieno di quel moto intellettuale tipico della Sinistra impegnata, decisa ad amministrare piuttosto che a coltivare clientele e a fomentare piccole e grandi corruzioni che distruggono la Legge. E che successe dopo? Persero le elezioni! E ve la ricordate la crociata blasfema, ahimè, di Willer Bordon contro le antenne di radio Vaticana? Che successe dopo? Persero le elezioni! E ve lo ricordate Di Pietro e la sua toga svolazzante? Che successe dopo? I molisani stessi gli fecero perdere le elezioni! E la Bindi? Ve la ricordate la sua riforma della Sanità? Coraggiosa, impietosa, autorevole, austera. Che successe dopo? Perse le elezioni! Ve lo ricordate Prodi e i suoi appelli ai sacrifici, allo sforzo per raggiungere L"Europa? E ve le ricordate le ultime elezioni politiche in Molise? Vi ricordate esattamente i candidati, le scelte che portarono a quei risultati, le ragioni vere che determinarono i risultati? Ora, ve la immaginate una Sinistra che abbia il coraggio e la serietà di chiedere i fondi per la ricostruzione, in Molise come in Sicilia, in Piemonte, come in Liguria dichiarando, senza pudori e senza mezzi termini che quei fondi dovranno attingere dalle entrate fiscali? Secondo voi, che succederebbe? Riperderebbero le elezioni! E chi prometterà milioni di miliardi di posti di lavoro, ballerine e cotillons avrà sempre un terremoto o un alluvione che gli salverà la faccia.


novembre 24, 2002
 Il terremoto nel Molise e la Quercia caduta di Pascoli @ 7:25:31 PM
di Orlando Abiuso

Il terremoto che si è abbattuto violento su alcune contrade del Molise, provocando enormi danni alle abitazioni dei paesi colpiti ed una strage di bambini innocenti sotto le macerie di una scuola crollata a San Giuliano di Puglia, è stato una catastrofe naturale che ha colto alle spalle le popolazioni della Provincia di Campobasso, una calamità che si vorrebbe non fosse mai accaduta e che non accadesse mai al alcuno.
Una tragedia per tutti noi italiani: e tuttavia, a qualche giorno di distanza dall’evento, le reazioni alla calamità naturale si prestano, a guisa di cartina al tornasole, ad una lettura più obiettiva dei comportamenti delle popolazioni residenti colpite, del popolo nazionale soccorritore e solidale, dei massmedia e dei loro animatori, dei politici e della autorità dello Stato.
Nella poesia “La quercia caduta” , che tanta commozione suscitava in me negli anni di scuola, Giovanni Pascoli scrive:
…La gente dice: Or vedo: era pur grande!…
…Dice la gente: Or vedo: era pur buona!…
…Nell’aria, un pianto…d’una capinera.
Che cerca il nido che non troverà.
La comunità nazionale si è accorta dell’esistenza geografica e sociale della regione Molise con questo terremoto che ha distrutto, la mattina dell’ultimo giorno di ottobre, San Giuliano di Puglia ed altri paesi limitrofi, provocando 29 vittime, poche se si considera il numero in confronto alle vittime di precedenti calamità naturali, immensamente tante in relazione alla giovane età dei bambini sacrificati: un’intera scolaresca di prima elementare, alunni primini nati nel 1996 a San Giuliano di Puglia, cancellati dall’anagrafe di quel comune. Cancellata in poche ore la generazione di quell’anno, la leva militare dell’anno 1996 di quel paese.
Antonio Di Pietro nella sua rubrica su “Oggi” del 7 nov. 02, rievocando le “26 piccole stelle” del terremoto ha scritto: ” Mi è venuto in mente che la settimana precedente il Molise aveva già fatto parlare di sé. Per la prima volta, in verità e solo per far rilevare che, da un recente sondaggio si era scoperto che la quasi totalità degli italiani, ne sconoscevano persino l’esistenza”.
I chiacchiericci lamentosi della sacerdotesse e dei sacerdoti “chiagnoni” onnipresenzialisti che abbiamo ascoltato dai massmedia erano dunque di circostanza, ci si commuoveva per morti e disgraziati dei quali si ignorava l’esistenza; erano lamenti di archivio, come i “coccodrilli” giornalistici stipati in archivio di redazione, pronti per la stampa quando se ne renda necessaria la pubblicazione per onorare la memoria delle vittime.
Più vera, sostenuta da sensi di colpa, la solidarietà della raccolta dei fondi per soccorrere le popolazioni e ricostruire quanto il terremoto ha demolito. Tra le somme donate dai cittadini e quelle stanziate dal governo si è toccato la soglia dei 100 milioni di euro che fanno tremare i molisani, la più grande raccolta di fondi della nostra storia.
Niente può ripagare tanto dolore delle mamme e dei papà molisani dei bambini morti, delle 29 vittime il cui ricordo lasciamo nel silenzio. Resta la dignità di questa comunità umile e fiera, delle esemplari insegnanti di quella scuola crollata, l’impegno civico dei genitori che ora si investe per i vivi e per la ricostruzione dei paesi crollati.


novembre 23, 2002
 LA POLEMICA - Pecorelli, il morto che non conta nulla @ 1:31:06 AM
di Giovanni De Litis

Andremo anche contro corrente, in questi giorni in cui tutti, dall"estrema destra all"estrema sinistra, stanno facendo la corsa per esprimere la loro solidarietà al senatore Giulio Andreotti per la sentenza della Corte d"assise d"appello che lo ha condannato a 24 anni di reclusione per l"omicidio di MIno Pecorelli. Non entriamo nel merito della vicenda, anche perché non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza. E nemmeno vogliamo evidenziare come quelli che esprimono solidarietà ad Andreotti, condannato dopo un processo durato anni per il reato di omicidio (e senza fare nemmeno un giorno di carcere), siano gli stessi che hanno accolto con applausi ed entusiasmo gli arresti disposti dalla Procura di Cosenza per 20 no-global accusati addirittura di "cospirazione politica" e che in carcere ci sono finiti davvero senza ancora essere processati. Vogliamo parlare di qualcun altro che, in questi giorni di solidarietà, di prime pagine di giornali, di "Porta a porta" eccetera, è stato completamente dimenticato, lasciato nel suo dolore che dura da oltre 20 anni. Vogliamo parlare dei familiari di Mino Pecorelli. Chi ha espresso loro solidarietà? Chi ha sentito le loro ragioni? Perché non si ha verso di loro quanto meno lo stesso rispetto e la stessa deferenza che si ha per il condannato Andreotti? Perché il presidente Ciampi, Berlusconi, Fassino e tutti gli altri non hanno speso una parola per un giornalista che è stato ammazzato - questo è l"unico dato certo emerso dalle indagini, l"unico movente possibile - solo perché scriveva cose scomode per il potere? Non vogliamo spezzare questo incantesimo da "buonismo" generalizzato, ma, siccome non ci piace l"ipocrisia, poniamo queste domande con la speranza che qualcuno risponda e che, almeno nel piccolo del nostro piccolo giornale, si apra un dibattito.


novembre 15, 2002
 Arbitri senza... Sensi @ 16.36.16
di Paolo De Chiara

“Gli arbitri – ha dichiarato il presidente della Roma, Franco Sensi – sono un’associazione a delinquere. Una corporazione mafiosa”. Queste sono state le gravi affermazioni, che aggiunte a quelle del presidente del Como, Enrico Preziosi, di domenica 10 ottobre scorsa: “esiste una cattiva organizzazione – ha urlato Preziosi – del calcio in Italia, è un sistema che non fa chiarezza. In Trentalange ho visto malafede, come se avesse un mandato preciso contro la mia squadra...Non credo, come ha affermato il mio amico Sensi, che ci sia un’associazione a delinquere, ma è chiaro che quello che sta succedendo non favorisce la regolarità del campionato e io non ci sto a pagare per tutti”, hanno spazzato via la credibilità di tutti gli arbitri italiani. A questi attacchi gratuiti è doveroso aggiungere l’esternazione di un ex calciatore, Aldo Serena, che si è permesso di dichiarare alla trasmissione “Controcampo”, che: “gli arbitri a fine carriera sono corruttibili”. La ciliegina sulla torta spetta al giornalista-direttore della redazione del Tg5, Enrico Mentana, che la settimana prima affermò, chiaramente, che contro determinati arbitri devono intervenire i tifosi, entrando in campo per aggredirli. La situazione è grave. Come arbitro effettivo di calcio di seconda categoria, appartenente alla Sezione di Isernia, mi sento tremendamente offeso ed indignato dalle gravi ed indelebili parole di fuoco da parte di determinati dirigenti e giornalisti. Forse sono io che non riesco a capire e a comprendere. Ma, intendo il calcio, come tutti i miei colleghi, come una mera attività sportiva. Non posso accettare di essere accusato di appartenere ad un’associazione malavitosa, come la Mafia, che nel corso degli anni ha assassinato gente onesta, come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e altri personaggi che hanno servito in modo degno lo Stato. Non ci sto a questo pessimo gioco. Oltre a subire i calciatori ogni domenica e i tanti tifosi, che nel loro piccolo ci causano dei problemi, non posso sopportare o meglio ascoltare “personaggi” che ci accusano, che autorizzano i tifosi, attraverso le loro parole, a inveire materialmente, nei nostri confronti, che ci definiscono mafiosi. Ma, almeno conoscete il significato della parola “mafioso” o la storia di questa associazione, con le sue reali “cosche”. Più penso a queste gravi affermazioni e più ho voglia di abbandonare questa bella attività che svolgiamo ogni domenica, solamente per passione e non per arrivare a fine carriera e venderci le partite. Se questo è il nostro fine, caro Serena, significa che non abbiamo capito nulla dell’arbitraggio. Quello che mi lega fortemente a questa associazione e mi distoglie dal compiere il passo decisivo per uscire da queste inutili polemiche è la purezza che esiste all’interno di questa organizzazione. Io e i tanti miei colleghi, l’arbitraggio lo intendiamo solo come una grande famiglia dove poter crescere insieme. In questo momento siamo utilizzati come delle vere e proprie “calamite”, sulle quali attirare le vere colpe e il marcio che esiste nel mondo del calcio. Noi siamo arbitri con la “A” maiuscola, onesti e professionali. Questo ci viene insegnato all’interno delle sezioni e forse dovrebbe essere materia di insegnamento anche per altri. L’arbitro ha la sola funzione di direttore di gara, di giudice e non di “contabile”, che deve pensare a non commettere errori (siamo uomini come i calciatori e sicuramente commettiamo molti errori durante una partita) per evitare che una determinata squadra possa retrocedere o perdere ingenti investimenti per una normale sconfitta. Tutto si può contestare di noi, ma mai la nostra onestà. L’unico modo di rispondere a queste accuse non sono certo le parole, ma le denuncie, che dovrebbero funzionare da deterrente per evitare che determinate persone possano far parte del gioco più bello del mondo. Sono pienamente d’accordo con le parole pronunciate a caldo dal presidente della Lega Calcio, Galliani. La mia solidarietà va a tutti i colleghi italiani, di tutte le categorie, dalla serie A alla III categoria, soprattutto nei confronti del collega Trentalange, che pacatamente ha affermato: “non posso accettare di essere definito mafioso, anche perché faccio l’educatore professionale. Si può sempre discutere di un rigore o di una punizione, ma dell’onestà no… Se adirò a vie legali, lo farò a difesa dello sport e di QUEI GIOVANI ARBITRI CHE OGNI DOMENICA SCONTEREBBERO IL PESO DI CERTE DICHIARAZIONI”. Voi siete i responsabili indiretti delle tante aggressioni, verbali e materiali, che noi arbitri delle serie minori subiamo ogni domenica. Se gli arbitri, definiti incompetenti e mafiosi non sono all’altezza del campionato italiano, perché non vi servite di colleghi stranieri?
Paolo De Chiara
(Arbitro di Calcio – Sezione di Isernia)
E-mail: rwkdec@tin.it


novembre 9, 2002
 La Fallaci, i no global e un sacco di sciocchezze @ 18.39.31
di Caterina Sottile

Mentre i molisani erano occupati a scavare tra le macerie del terremoto cercando il futuro perduto, lo sviluppo ingoiato dalle pietre, le certezze impolverate di cemento, lo scorso 6 Novembre sulle prestigiose pagine del "suo" Corriere della Sera, Oriana Fallaci urlava il proprio disperato appello al popolo di Firenze, al mondo civile, alla gente per bene che lavora e produce, esposta, giorno per giorno, ai dardi dell"avversa ideologia. Sempre minacciata da questi delinquenti di no global, che chissà che vogliono dalla gente comune. E l"appello di Oriana, una sorta di lettera al "Paese mai nato" che ella sognava e sogna é un tuono, un ruggito, come quello del leone della MGM con cui si aprivano i film di Hollywood: "Fiorentini, abbiate dignità. Non siate inerti, non siate rassegnati, esprimete il vostro sdegno. In maniera civile. Educata, civile! Chiudete i negozi. Inclusi quelli dei generi alimentari. Tanto cinque giorni passano presto, e in cinque giorni non si muore certo di fame. Chiudete i ristoranti, i bar, i mercati. Chiudete i teatri, i cinema, le farmacie.
Chiudete tutto, abbassate le saracinesche, metteteci il cartello che i coraggiosi misero nel 1922 cioè quando i fascisti di Mussolini fecero la marcia su Roma. «Chiuso per lutto». Lo stesso cartello che dovrebbe stare all"ingresso degli Uffizi, degli altri musei tenuti aperti dal Municipio, del Battistero, di Santa Maria del Fiore, di tutte le chiese, nonché sul Ponte Vecchio e sul Ponte a Santa Trinita. E non mandate i bambini a scuola. Non rivolgete la parola a coloro che come minimo vogliono imbrattare i nostri monumenti. Non guardateli nemmeno, non rispondete alle loro provocazioni. Imponetevi una specie di coprifuoco, sentitevi come vi sentivate nel 1944 cioè quando i tedeschi fecero saltare in aria i nostri ponti e via Guicciardini, via Por Santa Maria. Offrite al mondo il doloroso spettacolo di una città offesa, ferita, tradita e tuttavia orgogliosa.
Orgogliosa!Perché è possibile che quei gentiluomini e quelle gentildonne usi a imbrogliare con la parola più sputtanata del mondo, la parola Pace, non ci devastino Firenze. E" possibile che per non perder la faccia e i privilegi di sindaco, di presidente della Regione, di deputato, di senatore, di ministro, di segretario generale, gli squallidi mecenati del Social Forum li convincano a rimangiarsi la minacciosa promessa «Non sarà una manifestazione non violenta». Cioè a non fare ciò che hanno fatto a Seattle, a Praga, a Montreal, a Nizza, a Davos, a Napoli, a Quebec City, a Göteborg, a Genova, a Barcellona. E" possibile, sì, e augurandomi di non sbagliare aggiungo: con le dovute eccezioni, secondo me andrà così. Non oseranno spaccarli i genitali del David e del Biancone. Non oseranno romperle le braccia del Perseo di Cellini. Forse non oseranno nemmeno assaltare le banche e i consolati e le caserme. Ma non esiste solo la violenza fisica. La violenza che nutrendosi di cinismo va in cerca del morto da santificare, che per trovarlo scaglia pietre o estintori contro il carabiniere terrorizzato. La violenza che nutrendosi di cretineria imbratta le facciate degli antichi palazzi, frantuma le vetrine, saccheggia i Mac Donald, brucia le automobili. Che occupa le case e le banche e le fabbriche, che distrugge i giornali e le sedi degli avversari. Che (non avendo studiato la storia loro non lo sanno) ripete gli sconci cari ai fascisti di Mussolini e ai nazisti di Hitler.
Esiste anche la violenza morale, perdio. Ed è la violenza che si manifesta con le demagogie e i ricatti, che si esprime con le minacce e le intimidazioni. La violenza che sfruttando la legge umilia la Legge, la ridicolizza. La violenza che servendosi della democrazia oltraggia la Democrazia, la dileggia. La violenza che approfittandosi della libertà uccide la Libertà. La assassina. E questa violenza Firenze la subisce in misura sfacciata. Scandalosa......"

Come se non bastasse, Gabutti, nientemeno Diego Gabutti,
dalle pagine del "non suo" Il Nuovo, le pone l"altra guancia, pronto a subire lo schiaffo di questa coercizione letterata: "Non s"invoca la censura contro le opinioni d"Oriana Fallaci (magari fallaci e senz"altro opinabili, come tutte le opinioni, specie quelle troppo urlate). S"invoca la censura contro lo spirito dei tempi, che Oriana Fallaci non ha suscitato ma al quale ha semplicemente prestato la sua voce. È un rito magico, un abracadabra in stile Mago Otelma, col quale l"intellighenzia a sinistra della sinistra, dopo l"11 settembre, tramontata per sempre l"era delle semplificazioni ideologiche, vorrebbe allontanare il malocchio che l"ha fulminata."

Mi chiedo cosa sia accaduto a questi grandi giornalisti. Forse troppo ricchi per sperare e troppo soli per capire, hanno cominciato ad inveire, come se conoscessero la società di cui scrivono, come se sapessero interpretarla più di chi in questa società vive. Ho capito il commento di Gard Lerner che ha promesso alla signora Fallaci di disegnare due bei baffoni sulla sua foto, così, per farla ridere, per invitarla a rilassarsi un pò. Cattivissimo Lerner, che non avevo condiviso, si era ribellata la femminista che è in me! Di solito, quando una donna alza la voce, come Lerner stesso dice, la si liquida con una diagnosi di isterismo acuto, e zitta e mosca! Ma, rialzatami, non solo metaforicamente, dal terremoto, ho letto quel pianto greco a tutta pagina e, Lella Costa mi perdoni.... ho pensato che fosse una vecchia zitella isterica! Davvero. Nulla di politico, nessuna considerazione filosofica. Ha fatto soltanto riemergere tutto il calcare pregiudiziale che mi porto dentro.

L"impressione è che quando si diventa monumenti di se stessi ci si sgretola, come indeboliti dall"inquinamento, dalle intemperie. Non ha torto, secondo me, Sua Eccellenza Fallaci. Non avrebbe torto se fosse una madre di famiglia, una di quelle donne coraggiose e senza grilli per la testa che la mattina deve fare la spesa e uscire di casa per pagare le bollette. Avrebbe tutte le ragioni per inveire contro quegli invasati, invadenti dei no global. Ma la signora Fallaci é una intellettuale, una giornalista: chi salverà le idee e l"umanità che da quelle idee nasce, se non lei? Se alla signora Fallaci arreca disturbo la violenza feroce ed incontrollabile del moto perpetuo del Pensiero collettivo si faccia da parte, rinunci al suo ruolo, guadagnato e legittimo, ma rinunci. Forse non é più tempo per lei. Per vivere bisogna avere coraggio, per raccontare la realtà bisogna esserne al di sopra. E ci vuole ancora più coraggio, ci vuole forza fisica, ci vuole resistenza. Altrimenti ci si innervosisce al minimo rumore. E a Gabutti Diego invece, vorremmo dire che il Molise delle pecore e dei tratturi (da Il Riformista) ha un legame insospettato con i no global, più di Seattle, più di New York: quelle leggi di mercato che chiamiamo sviluppo qui hanno ucciso, hanno distrutto, più del terremoto. I sei gradi della scala Mercalli non hanno potuto nulla contro le case di quelle donne sempre vestite a lutto che taluni giornalisti illuminati e fuori dal mondo hanno raccontato con tanto amabile folklore.
Molto di più possono e potranno le speculazioni, gli sciacallaggi di Stato, le parate, le strizzate d"occhio e le solite buffonate che seguono alle tragedie. I no global sono dei delinquenti, dei teppisti e degli irresponsabili. Ma parlano di Morale, di Coscienza, di Giustizia. Rompono le macchine e le scatole. Ma fanno anche inacidire le intellettuali amorfe. W i no global!


 L'INTERVENTO - Dateci chip, non panchine @ 1.27.04
di Federico Pommier

Francamente non si sentiva il bisogno del "viaggio tra le rovine di san Giuliano", pubblicato due giorni fa da " il Riformista". Ne emerge un quadro da "guida del touring" in cui scopriamo che in questo lembo di basso Molise passa il tratturo degli antichi pecorai, che le donne sono vestite di nero, gli uomini si incontrano al bar e i contadini si sono trasformati in ligi operai della Fiat.
Ma forse sarebbe utile far sapere, ai riformisti e non, che nel territorio violentato dal sisma c"è qualcosa di più e che negli ultimi anni, si è mosso anche qualcosa di diverso dai triti clichè "sudisti" e "fordisti" usati a piene mani da molti commentatori in questi giorni tristi del post-terremoto. Ovvero, nonostante le note difficoltà politiche e strutturali e una classe dirigente non all"altezza, un alto tasso di scolarizzazione, un"università che forma agronomi e futuri manager, piccole aziende multimediali, prodotti alimentari di qualità, medici, ingegneri e avvocati formati nei grandi atenei che sono pronti a tornare nelle loro terre. A Casacalenda c"è addirittura un museo di arte contemporanea e conosco ragazzi che vanno matti per il nuovo cinema italiano di Piccioni, Piva e Garrone.
Oggi il terremoto ha posto il Molise a un bivio: sparire dalla storia e dalla geografia (del resto non ci vorrebbe molto a spostare 300.000 abitanti) o rinascere sulla base di un modello innovativo. E" questo il fulcro della ricostruzione fisica e morale, non certo il parco giochi in provetta annunciato dal costruttore buono e/o Presidente del Consiglio. La prossima volta, che "il Riformista" aggiorni i suoi itinerari molisani. E che arrivino chip, non panchine.

(Articolo pubblicato su "Il Riformista" dell"8 novembre)


novembre 7, 2002
 Il virus berlusconiano ha colpito anche il Molise di Iorio @ 18.18.21
di Orlando Abiuso

E’ noto che la corruzione del pesce parte dal capo, per gradi si estende a tutto il corpo fino alla coda.
Nella cultura popolare questo degrado biologico viene concentrato in una locuzione molto comune, che a Napoli e dintorni, così suona: “ ’O pesce fete d’à capa”, con il quale si allude metaforicamente anche ai cattivi esempi o alla corrotta gestione di chi comanda.
Il degrado di civiltà giuridica in atto nel nostro paese con approvazioni di leggi “ad usum delphini” (accomodate ai fini di interessi personali) ad opera di parlamentari-peones, che la cronaca televisiva di questi giorni ci ha mostrati all’opera nell’arena più alta delle istituzioni, il Senato della Repubblica.
*Senatori improbabili, collaborazionisti senza scrupoli che appartengono alla maggioranza e hanno votato, allungando la mano lesta sulla tastiera, per i compagni vicini di banco assenti, anche più volte, ribaltando i modelli dei codici pedagogici e della morale comune. (Leggere le dichiarazioni d’orgoglio dell’on. pianista Lucio Malan di Forza Italia).
Sotto la veste del rinnovamento e di un riformismo libertario, gli attori del centrodestra nascondono passioni trasgressive e le nudità del proprio corpo.
Il degrado in atto si materializza con l’ informazione massmediale appiattita verso palinsesti di comodo per elettori teledipendenti: un degrado civile che dal Governo di Roma si propaga, per modellamento, al rimanente territorio della nazione, producendo sintomi plateali a livello delle regioni (Vedere l’allegra approvazione di una leggina in Regione Calabria per l’assunzione di un folla di portaborse per 12 monopartiti sorti come funghi ).
Nel Molise, una regione ritenuta oasi indenne dai turbamenti corruttivi legati alla politica e al progresso industriale, sulla sedia di Governatore regionale siede, in stato di incompatibilità istituzionale, l’on. Angelo Michele Iorio di FI, eletto deputato a Montecitorio e quindi leader della Giunta Regionale della CdL, nel silenzio connivente degli organi di stampa e di chi è preposto a tutelare la legge.
Il neo governatore del Molise non se ne fa un problema: siede ancora oggi sui due scranni istituzionali, percepisce due stipendi, che sommati gli fruttano un introito mensile di circa cinquanta milioni di lire.
Complimenti, onorevole Cuccagna molisano! Alla faccia dell’etica politica, dell’incompatibilità istituzionale e del modesto fastidio arrecato dalla flebile voce del dissenso!
“Mala exempla trahunt” (i cattivi esempi trascinano): se il premier nazionale di FI, on. Silvio Berlusconi, eletto capo del Governo si è poi attribuito anche “l"interim” di ministro degli Esteri, che male c’è se l’on. Angelo Michele Iorio, eletto Governatore nel Molise, si è tenuto il seggio di deputato a Montecitorio!
L’ultimo affondo alla giustizia il Governatore Iorio l’ha sferrato in queste ore, con lo scandalo Iorio-Martino.
I fatti in sintesi.
L’avvocato Tonino Martino, leader del Partito Popolare Progressista di Ispirazione Cristiana nel Molise, già candidato consigliere (perdente) alle ultime elezioni regionali che hanno portato al potere l’on. Michele Iorio, avrebbe gradito, come da promessa fatta, qualche incarico dal governatore neoeletto, nel sottobosco del sottopotere regionale, in segno di gratitudine per i meriti acquisiti come avvocato che ha patrocinato il ricorso elettorale che ha portato allo scioglimento del precedente consiglio regionale, e alla vittoria successiva di Iorio.
Il Governatore Iorio si dimostra irriconoscente e non ci sta, e l’avv. Tonino Martino patrocina al Tar regionale un nuovo ricorso per irregolarità elettorali questa volta contro la vittoria dell’on. Iorio e compagni della Casa delle Libertà.
Il Tar del Molise doveva pronunciarsi nel merito il 6 novembre, e la sentenza (che non c"è stata) è stata preceduta da voci di una gola profonda che ipotizzano un possibile accoglimento del ricorso.
Da un giornale locale vicino al centrodestra, arriva la notizia che l’avv. Tonino Martino ha ritirato il ricorso contro Iorio e la sua coalizione, e su altra pagina del giornale si legge che il Presidente della Regione, aveva nominato l’avv. Tonino Martino commissario dello Iacp di Campobasso.
Con il ritiro del ricorso il Tribunale amministrativo regionale non esprimerà più la sentenza.
“Esiste un collegamento tra questa nomina e il ritiro del ricorso?”, si è chiesto in un editoriale Antonio Sorbo, direttore del giornale telematico Altromolise.it, voce dissidente e critica nel Molise, già destinatario di una querela per presunta diffamazione, presentata dal direttore di rete di una tivù locale.
Nella terra natale di Antonio Di Pietro, ex magistrato del pool di Mani Pulite, fondatore dell’Italia dei valori per la difesa del patrimonio genetico della giustizia, è sbarcato il virus che colpisce la legge.
Un virus che si è propagato forse dalle parole dell’on. Berlusconi pronunciate in un intervento pubblico nel Molise, dove non casualmente aveva scelto il debutto in campagna elettorale per le politiche. In quell’occasione pronunciò parole dure ed offensive sull’ex pm di Mani Pulite: “Io non credo che Di Pietro abbia onorato la sua terra, penso l’opposto. Io ho orrore di Di Pietro”.
Nessun molisano replicò in sua difesa, e le pesanti e denigratorie affermazioni pronunciate dal leader di FI nel teatro “Ariston” di Campobasso, ebbero con tutta evidenza effetti intossicanti ed ipnotici sui politici molisani, simili a quelli provocati dal gas segreto usato dalle teste di cuoio russe nell’operazione antiterroristica svoltasi nel teatro di Mosca.

(questo articolo è stato pubblicato sull"ultimo numero di "Nuovi Orizzonti", quindicinale, giornale de "L"Italia dei Valori").


 Terremoto: e adesso i politici non calpestino la dignità delle popolazioni terremotate @ 12.51.53
di Caterina Sottile

La terra del Molise continua il suo ballo inesorabile, assolutamente sorda alle polemiche drammatiche che si consumano al di sopra del cemento “disarmato” della scuola di San Giuliano. I genitori dei 26 bimbi "che non ci sono più" si sono recati a Larino per chiedere ai giudici della Procura frentana che l"inchiesta inizi subito: chiedono che si accertino le cause di quel crollo, giudicato anomalo dallo stesso procuratore generale. I genitori di San Giuliano hanno espresso preoccupazione per il rischio che, superata questa fase, tutto possa stemperarsi nel corso lento della nostra atavica superficialità.Ma il mondo ci guarda, ci osserva la stampa internazionale e seppure volessimo ignorare la coscienza non potremmo sfuggire all’attenzione del resto del mondo. Enrico Fierro, in un editoriale pubblicato sull’Unità, descrive così gli eventi di queste ore: “In una realtà, il Molise, dove emergono fatti inquietanti, che raccontano una realtà ad alto rischio ambientale, con un sistema di prevenzione e sicurezza allo sfascio…. I giornalisti del cattolico "Avvenire", mercoledì si sono cimentati nella lettura delle annate della Gazzetta Ufficiale, documento che più pubblico non si può, e hanno scoperto che San Giuliano, insieme ad altre 362 città e paesi italiani, era inserito in un elenco di comuni a rischio sismico. Il decreto della Presidenza del Consiglio, Dipartimento della protezione civile, porta la data del 12 giugno 1998, quattro anni fa, e prevedeva finanziamenti per l"adeguamento sismico degli edifici pubblici. Soldi, utili per rendere sicure le scuole, ad esempio, e che sono utilizzabili fino al 31 dicembre del 2003. Alcune domande si impongono: il Comune di San Giuliano era a conoscenza di questo decreto e della possibilità di utilizzare fondi pubblici per rendere sicura e antisismica la scuola della morte? L"amministrazione era stata informata dalla Regione o dalla Protezione civile? Insomma, si sapeva che il paese era giudicato a rischio, non solo dai geologi, ma anche da un decreto del governo?” Enrico Fierro forse non sa che il Sindaco di San Giuliano, Borrelli ha perso sua figlia Antonella in quel crollo. E non credo che avrebbe mai mandato la sua bimba in quella scuola se avesse avuto conoscenza del rischio. Perché quando arriva il terremoto di solito siamo distratti da altro, di solito stiamo vivendo: ho ascoltato il racconto di un medico che ha avvertito le scosse del 31 Ottobre mentre operava una paziente, nell’ospedale di Larino. Lui non sa che ascoltavo, i giornalisti, (o presunti tali) sono sempre un po’ vigliacchi: “ Ho capito che era il terremoto ed ho visto l’infermiera scappare ma non potevo lasciare la paziente con la ferita aperta. Ho sollevato il bisturi, non riuscivo a tenerlo fermo, ho preso fiato ed appena il pavimento si è fermato ho ricucito velocemente. Dopo, solo dopo ho avuto tempo per tremare, di paura. Per fortuna sono riuscito a finire il lavoro!” Un Paese organizzato ha i mezzi, anche culturali, per affrontare questo tipo di situazioni. Certo, ci chiediamo da dove traggano la forza di essere così dignitosi quei genitori pugnalati dalla loro terra. Ci chiediamo se non sarà meglio convincerci che il terremoto è un evento ineffabile e non ci si può difendere. Sappiamo che così non é.E torno a citare Enrico Fierro che incalza con una j’accuse drammaticamente documentato denunciando che nessun sismografo era in funzione in Molise nei giorni precedenti il sisma: “ Eppure di sismografi ce n"erano ben dieci, uno era stato piazzato a Casacalenda, paese a pochi chilometri da San Giuliano. Dal 1996 gli aghi di questi preziosi strumenti sono paralizzati, i sismografi sono spenti. Domenico Mainella è lo specialista che nel 1986 siglò con la sua azienda - la Mae - una convenzione con la Regione Molise per creare una rete diffusa sul territorio di rilevazione dell"andamento sismico e racconta come sia riuscito ad acquisire una serie di dati interessanti, tra cui sciami sismici proprio nell"area colpita dal terremoto di fine ottobre. La rete, poi, venne smantellata per una gara d"appalto contestata. Proprio così. Scaduta la convenzione con la ditta dell"ingegner Mainella, la Regione indisse una gara d"appalto col metodo del massimo ribasso. Come dire, si giocava al risparmio massimo su una materia delicatissima. Iniziarono una serie di ricorsi e controricorsi, poi l"annullamento delle elezioni e il rinnovo del Consiglio regionale fecero il resto. I sismografi ora sono fermi e arrugginiti” Sempre nell’editoriale dell’Unità si legge come i Vigili del Fuoco molisani siano "disarmati": “Le tv non hanno detto che questi eroi con la giubba bianca di polvere e gli occhi pieni di lacrime, sono disarmati. I vigili del fuoco del Molise che possiedono un elmetto con la lampada - indispensabile per calarsi negli spazi aperti all"interno di macerie e detriti - sono solo quattro. Avete letto bene: 4. L"elmetto in questione costa appena 20 euro. Le grù, indispensabili per sollevare tetti e solai crollati, quelle che avete visto all"opera sulla scuola di San Giuliano, sono tutte di ditte private. L"unica autogrù a disposizione dei vigili molisani è utilizzabile per gli incidenti stradali, non certo per tragedie di questo tipo. Per non parlare delle "pinze divaricatrici", strumenti necessari quando sei sulle macerie e devi spezzare i ferri del cemento armato per aprirti varchi e creare punti di passaggio. Quelle in dotazione ai vigili del Molise sono di vecchio tipo, pesano 34 chili e sono praticamente inutilizzabili su cumuli di macerie e di detriti dove ci si deve muovere con agilità e rapidamente. Gli eroi disarmati non hanno strutture per il puntellamento degli edifici lesionati e a rischio crolli, quando verrà il momento, anche per puntellare le case danneggiate dal terremoto di San Giuliano si dovrà ricorrere a costosissime ditte private. Come di un privato era l"escavatore usato in paese dopo la scossa, perché i vigili del fuoco molisani non dispongono di un camion per il trasporto delle ruspe. Sulle macerie della scuola della morte abbiamo visto in azione termofoni (apparecchi che rilevano la presenza di un corpo umano attraverso il calore) e geofoni (utilissimi per carpire suoni e voci), ma il termofono l"hanno fatto arrivare da Pescara, quando ormai sotto le macerie non c"era più un bambino vivo. Per quanto riguarda il geofono, c"è invece da dire che i vigili molisani ne hanno uno solo. La verità, sottolinea Cinzia Dato, senatrice della Margherita eletta qui, "il Molise è una zona a rischio, non solo sismico, ma a rischio ambientale. E" una zona priva di strade, di vie di comunicazione. I tempi medi di percorrenza europei dalla sede dei vigili del fuoco al luogo in cui si verifica un disastro sono di venti minuti. Il 70 per cento del Molise dista invece oltre un"ora, quando le strade vengono percorse con mezzi normali, figurarsi con i mezzi pesanti".Una denuncia dura. Eppure in questi giorni al Senato, Prima Commissione, si sta decidendo di abolire l"Ispettorato dei vigili del fuoco del Molise per accorparlo a quello dell"Abruzzo. “Una decisione che Cinzia Cinzia dato definisce “scellerata” perché è una scelta che renderà ancora più debole le strutture di soccorso in questa regione. La senatrice, peraltro, sottolinea come, per quanto scellerata sia comunque una scelta in linea con le decisioni del governo, che ha tagliato del 10 per cento i fondi a disposizione del corpo. Noi che in Molise ci viviamo e ci siamo nati ci stavamo già chiedendo, prima che lo facessero, puntualmente, gli osservatori internazionali, come mai ce la siamo cavata fino ad oggi. E ci chiediamo come faremo a gestire una tragedia di queste dimensioni e come faremo ad evitare le speculazioni che ne seguiranno. Ci chiediamo chi, tra i dirigenti molisani di tutte le istituzioni pubbliche, politiche o non, sarà in grado di operare senza vessazioni e senza condizionamenti per la ricostruzione. Perché in Molise talvolta può succedere che si trascuri un particolare rilevante come la sicurezza non certo per "consapevoli mire delinquenziali" ; talvolta accade di essere tolleranti con certe disattenzioni semplicemente perché le commettono persone che conosciamo, che potrebbero esserci utili, ecc. ecc. Se ci é concesso di insinuare una opinione nelle maglie rigide della legge e della conoscenza tecnica dei fatti direi che se una scuola crolla non può essere colpa di una sola persona, di una sola circostanza. Sarebbe come dire che se ci fosse un riversamento di arsenico nella diga del Liscione e quell"acqua arrivasse nei nostri rubinetti senza "filtri" si tratterebbe di una circostanza ineffabile? Comunque, chi si aspettava piagnistei ed elemosinanti in cerca di assistenza è rimasto deluso, molto deluso: nessuna sceneggiata è stata concessa al pregiudizio di chi non conosceva i molisani e li considerava semplicemente “meridionali”. Ci aspettiamo, ad onore della dignità dimostrata, che la classe politica molisana sia all’altezza degli uomini e delle donne che rappresenta. E dei bambini, soprattutto dei bambini.


novembre 6, 2002
 Giro giro tondo, casca l'Italia democratica @ 20.15.27
di Paolo De Chiara

I “Girotondi”, i movimenti e le varie manifestazioni “impazzano”, ormai, sull’intero territorio nazionale e locale. Molti isernini, per protesta, vorrebbero trasferirsi nella provincia di Campobasso, dove governano i “rossi”, sia alla provincia, che al comune con lo stesso personaggio politico. Ma non ci hanno fatto sempre credere che nella coalizione di centro-sinistra non esiste dialogo per la presenza di molti “capi”? E’ possibile dedurre due soluzioni: la prima è che nella sponda molisana “rossa” esiste un solo politico comunistaccio. Ma forse, si è capito come governare all’intero della coalizione, che nell’ultimo anno si trova in minoranza, anche per colpe “private” gravi (vedi la famosa Bicamerale). Chissà se in quei luoghi “infernali” (ma il diavolo, che è anche rosso, non è il simbolo del club del cavaliere? Ci sarà stata, sicuramente, una svista… cambiatelo.) si vedrà “Sciuscià” di Michele Santoro e il “Fatto” di Enzo Biagi, definiti i “criminali” del pluralismo dell’informazione? I palinsesti e i direttori generali ci debbono far capire che non è, assolutamente, vero che esistono sei reti private, ormai uniformate, del tutto governative. Questo poteva accadere solo nei periodi dittatoriali, quando venivano eliminati personaggi “scomodi” (ma saranno scomodi pure Santoro, Biagi e Luttazzi, come il deputato Matteotti?). Noi, oggi, viviamo in piena libertà, mica ci sono le “squadracce”, i “manganelli”…Si, ci sono degli esponenti “strilloni”, dei ministri che espongono cartelli propagandistici, indicando il buco di bilancio (sbugiardato dall’Unione Europea). Però in Molise e ad Isernia non possiamo lamentarci. Da noi si organizzano incontri mondani, spendendo qualche miliarduccio. Da noi andrà in vigore il ticket sanitario, verranno immesse le Centrali TurboGas per l’energia elettrica. Non ci possiamo lamentare. Comunistacci che non siete altro, ecco come si governa… un po’ ci si diverte, un po’ si fa spendere qualche euro ai bravi cittadini e un po’ si altera il clima. Prendetelo come esempio per il vostro futuro governo, che ci sarà tra un “ventennio” (ogni riferimento è puramente casuale), soprattutto, dopo che il presidente del consiglio, l’operaio “specializzato”, faccia l’esperienza al Quirinale. Abbiate Fede…non Emilio, per carità! Non perché, come disse quel “Pinocchio” di Benigni, è come sparare sulla Croce Rossa, anche perché noi rispettiamo questa associazione, ma perché chi ama, deve essere perdonato. “Anzi se potrebbe, per il grande amore, il direttore se lo “inculerebbe” al Cavaliere”. Ma queste “banali” proteste distolgono la grande mole di lavoro del Governo, impegnato nell’emanazione di tanti ddl (non si può perder tempo nel far passare le leggi nel Parlamento, nell’organo sovrano. E’ meglio far subito…non si sa mai!). Non è possibile che quasi un milione di persone si riuniscano, si incazzino, solo per assistere alle varie “Feste di Protesta” organizzate dal “ribelle” Nanni Moretti, con i suoi “compagni” di ventura, tra i quali Rita Borsellino, la sorella del giudice Paolo, ucciso dalla (vigliacca) Mafia. Qualcuno ha, però, affermato che bisogna convivere con la mafia… Anche ad Isernia giorni fa, si è organizzata una manifestazione, uno Sciopero Generale, indetto dalla Cgil, a livello nazionale, che non firma i “Patti” (anzi lo fa solo per l’articolo 18). I motivi devono essere ricercati nella bella Tremonti bis, molto “propensa” per il rilancio del Sud ladrone, per la politica del ministro “interista” e per l’abolizione dell’articolo, ormai definito, “maggiorenne”. Sarà mica un Legittimo Sospetto…caro Cirami? Ma cosa credete, che al Governo ci sono degli “spendaccioni”, bisogna rimboccarsi le maniche e “tagliare” dalla sanità alla giustizia, dalla scuola pubblica (si badi bene pubblica, non privata) ai salari. In queste condizioni le tasse non possono scendere e le pensioni non possono salire… e il famoso “Contratto con gli italiani” stipulato dal notaio Vespa? Mah... Servono soldi per organizzare il rimpatrio degli immigrati, grazie all’innovativa legge Bossi-Fini, fatta per la salvaguardia del “puro italiano”, delle stesse persone che furono accolte, tanti anni fa, in America e in altri Paesi…dove impiantarono tradizioni nostrane, come “Cosa Nostra”. Servono fondi per una guerra giusta (ma ne esiste una) contro Saddam, che dieci anni fa, Bush senior lo risparmiò, per far “divertire” oggi il figlio, il boia (per la sua convinzione sulla pena di morte). Speriamo che quest’ultimo non voglia far divertire, tra qualche anno, anche suo figlio... Cosa combina il petrolio e la politica… Questa è la bella e tranquilla situazione della nostra Nazione, dalla quale fuggono i “pochi” cervelli impegnati nella scienza e nella ricerca. I soldi devono essere utilizzati per combattere e per distruggere, non per innovare. È rappresentativo il pensiero di Platone: “Intelligente, Politico ed Onesto, sono tre qualificazioni che, in un individuo si possono combinare solo due per volta. Non si riscontrano mai tutte e tre insieme. Chi è intelligente e politico, non è Onesto. Chi è Onesto e politico, non è intelligente. Chi è intelligente e Onesto, non è politico”. Vorrà dire qualcosa… In questo clima politico, si può solo affermare, dopo il “Resistere” di un Procuratore della Repubblica, ormai, in pensione: “Non Perdiamoci di Vista…ora che ci siamo ritrovati…Non Perdiamoci di Vista”.


novembre 2, 2002
 Non servono le parole @ 11:49:11 PM
di Caterina Sottile

Non servono le parole. A che servono le parole? A quei bambini scandalosamente, angosciosamente in fila nelle bare servono coperte e giocattoli. Le madri hanno voluto che avessero una coperta, per non avere freddo. E finalmente, dopo due giorni, ci viene da piangere e da urlare. Abbiamo capito, finalmente, che è arrivata la morte in Molise. La morte più vile, quella che non ti fa dormire e non ti fa mangiare e non ti vuole rassegnato, mai! La morte dei cuccioli. La morte dei bambini di una scuola si è presa i futuri ingegneri, le future maestre, le future dottoresse, il futuro camionista o il futuro infermiere. Si è presa la carne e l’anima, la mente e il cuore. E dopo la paura, la corsa verso le scale, il disorientamento e la risata liberatoria, il caffè condiviso per strada e le sigarette passate di mano in mano, aspettando che passi, abbiamo capito che era passata la morte. Ora lasciateci piangere, lasciateceli piangere quei pezzi di cuore che non vogliono staccarsi e non si staccheranno mai. Vi prego, ora lasciateci piangere. Ho trovato stomachevole quel salvataggio in diretta su Rai Uno che ci dava in pasto un bimbo in trappola, anima mia, anima nostra, in mezzo al cemento. L’ ho trovato insopportabile; e come si doveva sentire la mamma di quel bimbo a vederlo lì? E come si dovevano sentire le mamme dei bambini che da lì non sono usciti mai? Cosa avranno sentito, cosa avranno visto tra tutta quella polvere? Ma poi, Angelo, così ci hanno detto che si chiama, ha urlato ai suoi soccorritori e a noi, guardoni ed impotenti:”Guaju’, fate subito”! Bello, piccolo, grande uomo che ci ha urlato in faccia tutta la sua serietà. W Angelo! Spero che diventi un ingegnere, un architetto, un contadino, un professore, un camionista; tutte queste cose insieme. Spero che diventi alto e forte. Grande, lo è già!


ottobre 28, 2002
 Comune di Isernia: Sportello Unico, interrogazione di Cefalogli @ 21.07.16
di a cura della redazione

Giovanni Cefalogli, consigliere comunale dei Ds di Isernia, ha presentato una interrogazione al sindaco Gabriele Melogli sulla gestione dello Sportello Unico del Comune. Ecco il testo.

***

Al Sindaco di Isernia
e.p.c. A S.E. il Prefetto della Provincia di Isernia
All’Assessore Delegato al SUAP
Al Responsabile SUAP
Agli Organi di Informazione

Oggetto: Problematiche delle Sportello Unico per le Attività Produttive. -interrogazione

sig. Sindaco,
nei giorni scorsi, consultando il sito internet dello Sportello Unico per le Attività Produttive, sono rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto che, dopo mesi di completa inattività, era pubblicata la convocazione di ben 6 conferenze di servizio da tenersi tra il 16 ottobre e oggi 28.

Avrei voluto scriverLe per complimentarmi con Lei per la ripresa delle attività, volevo altresì complimentarmi con l’ufficio SUAP per la puntualità con cui aggiorna il sito internet dello sportello.

Conoscendo tale puntualità oggi ho pensato di consultarlo di nuovo per informarmi su come erano finite le conferenze convocate; ho così scoperto che tutte le conferenze di servizio previste non sono state tenute perché andate deserte per mancanza di numero legale! Si tratta si un fatto di inaudita gravità e mai successo nel passato!

In queste conferenze di servizio si doveva discutere di interventi importanti per lo sviluppo della nostra città, doveva trattarsi della costruzione di un pastificio industriale, di un pastificio artigianale, di una sede per logistica d’impresa, di attività edilizie, di attività per il sostegno alla commercializzazione e alla produzione di merletti per citare solo alcune iniziative a più alto impatto occupazionale.

L’assenza alle conferenze di servizio da parte degli Enti che devono esprimere i pareri sulle iniziative è un fatto gravissimo che limita le possibilità di sviluppo e le occasioni di occupazione nella nostra città.

Il fatto che gli altri Enti, contravvenendo agli obblighi di legge, sottovalutino le iniziative del SUAP è un segno evidente della scarsa autorevolezza e della poca credibilità della Sua Amministrazione.

Ancora più sconcertante appare l’assenza, a ben tre conferenze su sei, dell’Assessore da Lei delegato, il quale oltre a svolgere un forte ruolo di rappresentanza dell’Amministrazione Comunale in sede di conferenza di servizio dovrebbe anche fungere da stimolo nei confronti delle altre amministrazioni.

Se il primo ad essere assente è il rappresentante dell’Amministrazione Comunale come è possibile pretendere l’impegno degli altri Enti?

A ciò va aggiunto che ad una prima verifica risulta che numerosi procedimenti, già conclusi con l’approvazione in Consiglio Comunale, ancora oggi a distanza di mesi non sono stati completamente definiti creando notevole disagio alle imprese e riducendo le opportunità di lavoro per i nostri giovani.

Mi corre l’obbligo di ricordare che nel passato mai si era verificata una situazione di stallo come quella odierna, anche grazie all’autorevole contributo del Prefetto di Isernia che ha sempre dato impulso allo sviluppo del SUAP e che in alcune occasioni ne ha anche apprezzato i risultati conseguiti.

Per quanto sopra esposto il sottoscritto:
 INVITA S.E. il Prefetto a richiamare l’Amministrazione Comunale di Isernia e tutti gli enti coinvolti nei procedimenti SUAP al rispetto di quanto previsto dalla normativa in materia di Sportello Unico per le Attività produttive
 INVITA il Sindaco di Isernia a voler relazionare nel prossimo Consiglio Comunale, sullo stato dei procedimenti in corso e su quelli già portati in Consiglio ma non conclusi dagli uffici.


Sig. Sindaco il sottoscritto non crede che Lei possa essere portatore, o complice, di un disegno politico teso a depotenziare l’ufficio, o che voglia limitare l’uso di procedure pubbliche e trasparenti come le conferenze di servizio per rimettere in campo vecchie pratiche clientelari.

Il risultato sarebbe solo la paralisi dello sviluppo e una perdita di importanti occasioni di lavoro per le imprese e i giovani disoccupati.

In conclusione il sottoscritto spera che l’attuale situazione sia dovuta solo a pressappochismo e incapacità e pertanto si dichiara disponibile a dare ogni possibile contributo per affrontare i problemi dello sviluppo e della occupazione.

Tocca a Lei sig. Sindaco dimostrare che non si tratta di un precisa volontà politica a non far funzionare il SUAP e a provocare uno scatto di reni alla Amministrazione Comunale per farla uscire dal torpore, dall’ignavia e dai litigi improduttivi.

Fino ad oggi la Sua Amministrazione brilla per incapacità e assenza sui temi dello sviluppo e della occupazione, pertanto la invito ancora una volta a prendere seriamente l’impegno di Sindaco e a costringere i suoi collaboratori a porre in campo quell’azione Amministrativa coerente e autorevole di cui la nostra città ha bisogno.

L’occasione è gradita per porgere distinti saluti.

Isernia 28 Ottobre 2002


Giovanni Cefalogli
Consigliere Comunale DS
Gruppo Consiliare Ulivo


ottobre 21, 2002
 Socialisti a confronto, archeologia politica ma senza retorica nostalgica @ 10:58:33 PM
di Caterina Sottile

Molta "archeologia politica" pur senza retorica nostalgica nell"incontro dei Socialisti Riformisti di Angelo Sollazzo e del vate Claudio Signorile. Seduti ed attenti Carmine Trematerra, Minicozzi, Sammarone hanno affiancato Angelo Sollazzo, Claudio Signorile e Daniele Del Bene al tavolo dei relatori. Una lezione di politica da far venire i brividi agli ingenui avventori dell"idealismo post-comunista dei frequentatori delle "piazze letterarie" che imperversano sulle scene della nouvelle politique. Questa, più o meno, l"opinione che Angelo Sollazzo ha della Sinistra popolar-chic di Moretti e Flores d"Arcais che l"ex onorevole definisce: "Un regista ed un professore non troppo amato". Sollazzo, in un intervento molto sanguigno si è posto come unico, ragionevole interlocutore della Destra imprenditoriale e vorace dei berlusconiani. E teorizza una sinistra moderata e pragmatica, capace di gestire con concretezza e cognizione di causa gli affari complessi della grande economia e le attese semplici ma urgenti del popolo di sinistra. I nuovi socialisti, stufi degli "zero-virgola" emersi dai risultati elettorali dello Sdi, del nuovo PSI e di tutte le particelle impazzite in cui si erano frantumati dopo il big bang di tangentopoli, ora riscoprono la loro vocazione a governare e si pongono, per diritto storico e per statura politica come tassello mancante e risolutivo nel puzzle della Sinistra italiana. Claudio Signorile incanta i presenti nella sala convegni della "Pineta" di Ferrazzano, ripercorrendo gli anni in cui i Socialisti "contavano", quegli stessi uomini, ex compagni di Martelli e di Craxi, che in ruoli diversi avevano gestito e traghettato i successi e le implosioni, i conflitti e le degenerazioni della Politica riformista di Bettino, hanno mostrato una chiara consapevolezza di essere prosecutori di un progetto ancora valido, niente affatto delegittimato dalle vicende giudiziarie che arrestarono l"ascesa del "Qualunquista" che portò l"Italia al tavolo di Reagan e colorò le piazze invase dal nuovo benessere di splendide "trussardine" e di garofani geneticamente modificati per fiorire perfino sul cemento. E non hanno mostrato alcun complesso, alcun imbarazzo per la propria storia politica lasciando emergere, con inquietante discrezione la concretezza del progetto che si va realizzando proprio in Molise. Non sono mai scivolati, questi eterni ragazzi perennemente spettinati come Martelli e allegramente vivaci come De Michelis nella auto commiserazione o nel livore degli estromessi: fra i presenti aleggiava una sorta di imperscrutabile certezza di aver conservato l"asso e di poter riaprire la partita al momento giusto. Signorile cita e ri-cita Riccardo Lombardi, astro della illuminata area autonomista socialista, il compagno Lombardi a cui, come qualcuno ricorderà, rimase fedele fino al congresso di Torino; in quel congresso Signorile scelse Craxi e la storia dei Socialisti cambiò percorso. Oggi si ripropongono con un manifesto politico di ampie vedute: nell"intento di riunire tutti i Socialisti senza provocare conflitti con le loro attuali aree di appartenenza, Claudio Signorile ha illustrato un programma di riaggregazione per gradi, una sorta di richiamo responsabile alle armi che non precluda i rapporti dei singoli con i partiti in cui militano. I Socialisti tornano ad essere socialisti ma rimangono guest stars dei partiti a cui oggi sono iscritti perché, secondo Signorile, il pluralismo è l"unica via per ottenere un consenso degno di nota: "La fine dell"unità a Sinistra è irreversibile e la Grande Quercia non può continuare ad esercitare la sua egemonia sulle "fronde" minoritarie del resto della Sinistra... Io non sono un anti-comunista, rappresento una Sinistra a sé, portatrice di valori propri, non antagonisti al post comunismo, ma altra cosa da esso.." E continua: "La malattia sottile della sinistra è l"infantilismo ma la Politica si spacca sui programmi e CISL E UIL hanno scelto un percorso più difficile ma più concreto." Il messaggio emerso con maggiore evidenza sembra essere la voglia di un ritorno alla Politica gestita dalla Politica, in contrapposizione ai personalismi della Destra di Silvio Berlusconi ma senza stravolgerne i contenuti: una alchimia ingegnosa tra moderatismo e populismo, tra pragmatismo e socialismo europeo che non scontenti nessuno. Gli operai si sentiranno rappresentati con forza dai Valori storici del Socialismo e gli imprenditori non troveranno di fronte a sé i muri irresponsabili del pregiudizio comunista: i lupi giocheranno con gli agnelli, disse qualcuno che ci capiva di Politica. E non si riferiva alla Fiat. Né ai disoccupati. Ora la cosa s"è fatta più complessa. Ma, pare, quando il gioco si fa duro i Socialisti cominciano a giocare!


 Il giornalismo molisano e la musica @ 12:19:20 AM
di Vincenzo Cimino

Tutti i mezzi di informazione regionale da qualche anno seguono con interesse anche gli avvenimenti culturali. Una moda, lasciatemelo dire, copiata da Nuovo Molise che con la gestione Sorbo, grazie alla collaborazione tra il sottoscritto e il direttore, relazionava sulle attività musicali, sul Conservatorio di Campobasso, sui corsi, Master Classes... Ma quelli erano altri tempi, il "96, il 97, il "98. Era un"era in cui a dirigere un giornale (e lo sanno in pochi), c"era un tale Sorbo che di musica ne capisce, non a caso condivideva con me, una grande preparazione jazzistica. Ricordi a parte, noto con grande piacere, giornalisti che fanno la cronaca dei concerti, di qualsiasi tipo essi siano. Ad informare l"opinione pubblica, giornalisti che farebbero meglio a parlare d"altro. Ed allora accade che i servizi, gli articoli siano sempre gli stessi. Per ogni esibizione, avvenimento artistico, giornali e televisioni aprono sempre con lo stesso stile: «GRANDE SUCCESSO». Indipendentemente dalle formazioni artistiche, dal repertorio, dall"acustica, dalla tradizione, nel Molise suonano sempre i m igliori artisti e le esecuzioni sono sempre impeccabili. Complimenti per la valenza dei giornalisti che dimostrano quanto di musica ne sappiano poco, a cominciare dai colleghi RAI la cui redazione campobassana "vanta" un grande esperto, modesto suonatore di organetto, capace di riportare fedelmente la brochure. Ma in Molise il giornalismo musicale è questo: nessuna critica. Poi chissà perchè la nostra terra non sforna grandi talenti, in pochi vincono concorsi e troppi artisti vivono di stenti e sono costretti ad emigrare. Ci sarà pure un motivo. Perchè poi nessuno ci spiega come mai talune associazioni non fanno esibire i molisani ed i repertori sono sempre gli stessi? Complimenti.

Vincenzo Cimino Giornalista e musicista


ottobre 20, 2002
 Convegno sui Longobardi dei Ducati di Spoleto e Benevento, ignorato S.Vincenzo al Volturno @ 11:59:35 AM
di Franco Valente

In questi giorni si tiene un importante convegno organizzato dal prestigioso Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo di Spoleto, articolato in due distinte sedi: dal 20 al 23 ottobre a Spoleto; dal 24 al 27 ottobre a Benevento. L’argomento é “I Longobardi dei Ducati di Spoleto e di Benevento”.
E’ significativo che nessuna sessione sia dedicata a S. Vincenzo al Volturno mentre molte relazioni riguardano luoghi ed avvenimenti sicuramente meno importanti.
La questione dell’esclusione di S. Vincenzo non va sottovalutata. Al convegno partecipano da grandi attori Richard Hodges e Jhon Mitchel che chiuderanno i lavori a Benevento il 27 ottobre. Per chi non lo ricorda, Richard Hodges é il massimo studioso di S. Vincenzo, letteralmente cacciato dai nuovi archeologi che si sono appropriati in maniera del tutto singolare del Monastero vulturnense dopo aver espropriato (così almeno ritengono) l’abate di Montecassino dei beni che da oltre 13 secoli gli appartengono.
Il Ministero per i Beni Culturali ha versato ben DUE MILIARDI di lire per le prestazioni intellettuali della nuova missione archeologica guidata dal prof. Federico Marazzi che si sta distinguendo alle sorgenti del Volturno nella realizzazione della più colossale invenzione disneyana di questo nuovo millennio. Lo Stato italiano, con l’indifferenza dei boiardi del Ministero che fanno finta di nulla, con la connivenza di Ispettori Centrali che definiscono leggere abrasioni i colpi delle benne dell’escavatore cingolato, in due anni ha speso oltre 10 miliardi di lire e il prof. Marazzi non é stato neppure invitato a relazionare sulle sue singolari interpretazioni archeologiche che stanno sconvolgendo tutte le teorie del restauro e stanno determinando una irreversibile modificazione di oltre sessantamila metri quadrati di superficie archeologica.
Tutto questo nel totale dispregio di un accordo sottoscritto tra la Regione Molise (presidente Veneziale) e il Ministero per i Beni Culturali (Ministro Melandri) e nel totale disinteresse dei funzionari che erano tenuti a vigilare sul rispetto dei tempi e dei risultati.
S. Vincenzo al Volturno, grazie a questa terrificante esperienza archeologica degli ultimi anni, é tagliato fuori da qualsiasi contesto culturale. L’isolamento oggettivo conseguente ad una campagna di restauri dilettanteschi e all’applicazione di metodi di studio finalizzati solo all’esaltazione mistica della cultura materiale, ha definitivamente consacrato il fallimento di tutti gli obiettivi che la Soprintendenza sbandierava insieme al massimo responsabile di quello che sta accadendo a S. Vincenzo al Volturno: il prof. Federico Marazzi, coordinatore generale degli sterramenti e dell’uso degli escavatori cingolati.
Da due anni é fatto divieto assoluto di accedere alle aree interessate da scavi estensivi, condotti al di fuori di qualsiasi regola consolidata nel campo del restauro archeologico.
Gli attuali archeologi, nuovi artefici di una “damnatio memoriae”, con una cura meticolosa tentano di allontanare il fantasma di Richard Hodges dagli scavi di S. Vincenzo, dopo aver tentato miseramente di sconsacrare i sepolcreti cristiani con una sistematica violazione di tombe e di cadaveri, fuori del comune senso del pudore.
A Castel S. Vincenzo un terrificante pachiderma di acciaio doveva costituire il museo archeologico. Il termine per la consegna, chiavi in mano, era fissato al 2 aprile 2001. I soldi sono finiti e non se ne parla neppure di completare le strutture!!!
Il prof. Marazzi aveva garantito che decine di giovani alla fine dell’estate avrebbero ricavato un reddito dall’area archeologica di S. Vincenzo. Andate a vedere lo squallore delle recinzioni insuperabili, inesorabilmente chiuse ai visitatori, e le distese di fango sulle parti da poco scavate. Migliaia di metri quadrati di insulse coperture continuano a raccogliere acqua per riversarla nelle parti dissotterrate mentre il team degli archeologi ride affacciandosi al sito internet della Missione. Il tutto a spese dei cittadini italiani.


ottobre 18, 2002
 Le centrali turbogas servono al nostro povero Molise..... @ 8:50:48 PM
di Caterina Sottile

Le centrali ci servono. E se non ci servono, serviranno. Come accade sempre agli inesperti, quando le cose importanti succedono non ce ne accorgiamo. Ne prendiamo atto soltanto dopo. Ora il Molise sta compiendo una scelta, una di quelle scelte che determinano la vita delle persone. Ed é stato così semplice, in fondo. Credo che i responsabili delle società che costruiranno la centrale di Termoli si stiano ancora chiedendo come mai sia stato così semplice convincere i molisani. Scommeto che altrove avrebbero perlomeno dovuto faticare un pò. Ma il Molise é un universo unico, impermeabile alle seduzioni del mondo esterno: agisce, o non agisce, in assoluta, stoica autonomia. E poi, c"è la Fiat! Il Presidente Paolo Fresco ha suggerito la possibilità di riassorbire in parte le "unità lavorative" a rischio di licenziamento se si potranno realizzare almeno dieci centrali, progetto in cui il gruppo Fiat entrerebbe mediante Italenergia: una riconversione di prospettive ed intenti produttivi che darebbe al gruppo ossigeno sufficiente per rilanciarsi in un settore gigantesco come è quello dell"Energia. Ed una proposta a doppio cappio: i licenziamenti incombono ed è obiettivamente difficile scartare per prudenza o per principio qualunque ipotesi di salvaguardia del lavoro; tutti i politici sarebbero oggi disposti a difendere la causa della salute e dell"ambiente ma nessuno oserebbe mai esporsi in una emergenza come quella che riguarda gli operai di Termoli. In realtà, è vero che l"energia può di per sé creare occupazione, ma non la creerebbe a Termoli e, per tutte le ragioni già ampiamente esposte, annullerebbe definitivamente ogni altra possibilità di progettazione e di piccola impresa. Ma chi oggi è favorevole all’insediamento delle centrali turbo gas pensa alla Fiat, ma guarda anche oltre. Se la storica fabbrica di automobili dovesse malauguratamente emigrare verso altri lidi, o semplicemente ridurre la produzione a Termoli, il Molise, nuovo polo energetico d’Europa sarebbe già bello e pronto per i nuovi eventuali investitori esterni. E come si può smontare un simile “sillogismo socio- finanziario”? Quale sindaco, quale partito, quale assessore avrebbe realmente il coraggio politico di sbarrare la strada agli investimenti per salvaguardare il territorio e l’ambiente? Si tratta di moneta sonante in cambio di una ipotetica, solo ipotetica preservazione dell’aria e dell’acqua. Peraltro, se il Governo dovesse realmente decidere di intervenire come “parte in causa” a sanare i bilanci Fiat, non si può non pensare che l’attuale presidente del Consiglio, egli stesso imprenditore, non chiederebbe in cambio una legittima ed equa ammenda. Potrebbe, per esempio, desiderare il patrimonio dell’informazione di una parte dell’Italia molto più appetibile del Molise: penso al Nord leghista, penso al nord ovest delle imprese, penso a quelle parti del Paese in cui gli interessi editoriali degli Agnelli hanno, di fatto, costruito la storia economica e culturale del Novecento; non può certo essere sfuggito a Berlusconi! In tal senso, a liberare il Molise dai vincoli romantici e poetici degli ambientalisti non interverrebbe soltanto quella silenziosa ed autorevole intellighenzia politica molisana che da sempre gestisce l’economia, a prescindere dai nomi e dalle alleanze, ma diverrebbe necessità e virtù anche per la sinistra: innanzitutto perché c’è in ballo il destino dei lavoratori; oltretutto, se il Nord, con i suoi giornali, con le sue ampie aperture transalpine “distraesse” la Maggioranza di Governo, la Sinistra avrebbe un po’ di fiato in più per contrattare e ridefinire il proprio ruolo nella locale, ma non trascurabile, gestione dell’editoria e dei mezzi di informazione in genere. Magari rinunciando a qualche reparto ospedaliero in più, si potrebbe far contenti tutti. Ma c’è un allarme inquietante che aleggia non tanto sull’azienda Fiat, quanto sul futuro del Paese e della sua forza democratica: molte sono le accuse alla azienda dell’Avvocato per aver miracolosamente fatto convivere i vantaggi del liberismo più spregiudicato con i vantaggi dell’assistenzialismo più conservatore; la Fiat ha assolto egregiamente alla sua funzione di ammortizzatore sociale imprenscindibile ma ottenendo sempre e comunque un supporto sostanziale e costante, tipico dei regimi statalisti. Un vero e proprio mostro a due teste, capace di mangiare da due mangiatoie e di rimanere comunque “potere a se stante”. Ma rimane il fatto che, dal dopo guerra ad oggi, i figli degli operai Fiat sono diventati medici, avvocati, dirigenti, imprenditori proprio grazie a quella alchimia discutibile ma evidentemente efficace. Eppure, questa non è solo una delle tante crisi che l’azienda attraversa, questa sembra davvero la crisi politica dell’impero Fiat, non solo finanziaria. Malgrado saranno state tante le volte che i presidenti del Lingotto hanno incontrato rappresentanti di Governo per chiedere aiuti, per negoziare assistenza, questa è stata la prima volta in assoluto che un Presidente del Consiglio abbia ricevuto il management della “Fabbrica Italiana Automobili Torino” a casa propria. Mai s’era visto. Berlusconi ha discusso degli eventuali interventi per arginare i danni della crisi di una azienda italiana ad Arcore, probabilmente seduto sulla poltrona del suo studio. Probabilmente in pullover “finto casual”, per non mettere in imbarazzo una famiglia importante, ma pur sempre in difficoltà. Proprio come aveva fatto con gli operai, prima che riuscisse ad essere eletto per la seconda volta: allora li volle ricevere in tuta e scarpe da tennis aspettandosi applausi e pacche sulla spalla, battute sul Milan e complimenti per le trasmissioni. Ed in effetti, ne ottenne una simpatia elettorale che oggi gli ha consentito di ricevere più o meno allo stesso modo persino gli Agnelli. Io sono Juventina, non ho mai avuto il papà in Fiat, ma non mi farebbe piacere lo stesso essere ricevuta in scarpe da tennis da una persona che non conosco. E tutto questo mi sembra inquietante. Anche perché, tra la poltrona dello studio del Cavaliere, le mire spregiudicate di Paolo Fresco, ansioso di trattare con la General Motors, ed il silenzio angosciante ed imperioso dell’Avvocato ci sono gli operai. E c’è un terremoto con cui il Mezzogiorno si staccherà come pezzi di ghiaccio in via di scioglimento dal Nord, lontanissimo dalle nostre inutili discussioni sulle segreterie di partito e sui ricorsi a prezzo di svendita. E fra qualche mese le centrali ci sembreranno bellissime, come le navi degli americani che attraccarono in Sicilia e a Bari, con un carico pieno di cioccolata e scarpe nuove. Ma loro portavano il piano Marshal e la Democrazia, i piani di sviluppo, li avrebbero gestiti uomini come De Gasperi, come Togliatti o come Mattei, o gli stessi Agnelli, appunto. Erano anni di fame in cui la Democrazia era il presupposto fondante dello sviluppo. Non significava, semplicemente, ricevere qualcuno più povero in scarpe da tennis, che è un’altra cosa, e non è neppure tanto divertente.


Created by leenas.net newsView